Alzati, va' verso mezzogiorno: lo Spirito e la missione - SdP maggio 2015

Catechesi adulti

Scuola della Parola
Alzati, va' verso mezzogiorno:
lo Spirito e la missione

SCUOLA DELLA PAROLA N. 4

Sugli Atti degli Apostoli 07.05.2015

Introduzione.
           Continuiamo la lettura degli Atti degli Apostoli per conoscere da vicino la Chiesa degli Apostoli, soprattutto gli inizi della missione della Chiesa.
Questa sera leggiamo Atti 8,26-40.

Leggiamo Atti 8,26-40.
( Cfr. testo biblico)

Che cosa dice e ci dice questo brano?
Un angelo del Signore parlò a Filippo.
1) Tre personaggi: l’Etiope, Paolo, Cornelio
In questo brano si parla di un Etiope, eunuco, funzionario di Candace, amministratore dei suoi beni. È un “proselito”, cioè  un credente nel Dio di Israele, ma non appartiene al popolo di Israele, non è un Ebreo.  S, Luca non dice il nome, perché quest’uomo rappresenta ogni “proselito” che si converte.
Nel capitolo successivo S. Luca racconta la conversione di S. Paolo.  Paolo rappresenta il giudeo osservante che si converte.
Infine una terza figura che incontreremo è quella di Cornelio, un centurione romano che, insieme alla sua famiglia, si converte. Cornelio rappresenta ogni pagano che si apre a Gesù e diventa discepolo.
2) Il Vangelo è destinato a tutti
Attraverso questi tre personaggi, S. Luca ci vuole dire che il Vangelo è destinato a tutti. La Parola di Dio è in grado di raggiungere e convertire tutti. Il Signore cerca ogni uomo. Non esiste nessuna persona del tutto impenetrabile alla Parola di Dio. Le tre figure indicano una totalità, l’universalità della salvezza che in Gesù può arrivare a tutti.
A Pentecoste, a Gerusalemme persone provenienti da ogni dove hanno ascoltato nella propria lingua madre, l’annuncio della salvezza, ora da Gerusalemme la Parola percorre tutte le strade, fino agli estremi confini della terra, come aveva detto Gesù ai dodici prima dell’Ascensione  (At. 1,8).  Avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi e mi sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea, la Samaria fino agli estremi confini della terra.
3) Il diacono Filippo e l’Etiope.
S. Luca ci presenta Filippo uno dei sette diaconi ( At. 6,1-7). Dopo l’uccisione di Stefano la prima comunità si disperde e si incomincia ad annunciare il Vangelo fuori da Gerusalemme.
Un angelo parla a Filippo: le figure angeliche rimandano nella Bibbia alla presenza di Dio, all’azione dello Spirito, al manifestarsi della sua volontà. Nel resto del racconto non si parlerà più dell’angelo, ma  dello Spirito che guida Filippo ad incontrare l’Etiope.
S. Luca sottolinea il legame tra la missione della Chiesa e lo Spirito.
Anche oggi Lo Spirito ci parla, spinge la Chiesa alla missione. Il problema è quello di mettersi in ascolto, di coltivare un’abituale attitudine all’ascolto, imparando a conoscere i modi e i tempi che Dio usa per parlare alla sua Chiesa.

Alzati va’ verso mezzogiorno
1) Alzati, va verso mezzogiorno
L’angelo chiama Filippo alla missione. E la prima parola  è un invito preciso: alzati!. Prima ancora di mettersi in cammino, occorre mettersi in piedi, occorre scuotere un’inerzia, occorre vincere una stasi.
“Alzati” è un invito che ritorna spesso nella Scrittura:
“Alzati e mangia” dice per ben due volte l’angelo al profeta Elia in fuga; “Alzati, ti chiama dice la folla al cieco Bartimeo; “fanciulla, io ti dico alzati dice Gesù alla figlia di Giairo …
Alzarsi è il primo movimento da compiere, è soprattutto un movimento interiore, perché c’è sempre una tendenza in noi, nella Chiesa a “sedersi”.
È il primo passo da compiere dal basso verso l’alto, una piccola risurrezione che permette di rendere efficace l’ascolto e possibile la missione.
2) Va’ sulla strada, verso mezzogiorno, essa è deserta
C’è qualcosa di strano in questo invito: che cosa ci va a fare su una strada deserta, in un’ora improbabile? Non sempre lo Spirito ci dà da capire subito la ragione della sua chiamata. Tante richieste ci sembrano, oggi, incomprensibili, assurde. È necessario aprirsi alla fiducia.
Filippo si alzò e si mise in cammino: ci si può mettere in cammino, oggi, solo se ci si apre alla fiducia dello Spirito e non ci si fida dei nostri calcoli.

Ecco un Etiope
1) Un Etiope, chi è quest’uomo?
La sua terra di origine è l’Etiopia, una delle nazioni lontane. Il salmo 68 dice: “l’Etiopia tenderà le mani a Dio”. È un funzionario della regina Candace; è amministratore di tutti beni; possiede un carro da viaggio, e un rotolo del profeta Isaia ed è in grado di leggerlo. Non è un personaggio qualsiasi; è un proselito, cioè una persona che ha aderito alla fede del Dio di Israele, senza appartenere al popolo di Israele. È un uomo che si è messo in marcia per vivere il suo pellegrinaggio al tempio. S. luca ce lo presenta come un uomo in ricerca, un uomo che, leggendo la Bibbia, vuol capire.
È un eunuco, non sappiamo se si riferisce alla sua condizione fisica e più semplicemente a un titolo relativo alle sue funzioni presso la corte di Etiopia.
Secondo la legge di Israele gli eunuchi erano esclusi dalla partecipazione piena ai privilegi di Israele, erano esclusi dal culto ...Con questo episodio S. Luca vuole sottolineare che l’annuncio del Vangelo è proprio per tutti e sono arrivati i tempi in cui si compiono le promesse annunciate dai profeti.
2) Un incontro con tre movimenti
L’incontro di Filippo con l’Etiope avviene secondo tre movimenti che tracciamo una strada per uno stile missionario della Chiesa.
* a) Mettersi al passo dell’altro, mettersi accanto
Lo Spirito che dice a Filippo: va’, accostati a quel carro. Il primo movimento è mettersi accanto, camminare al passo dell’altro. Questo è importante, ma difficile perché l’altro ha i suoi tempi, i suoi modi che non coincidono con i nostri.  Ma questo è importante perché divenga possibile l’incontro
* b) Mettersi in ascolto.
È il secondo movimento: rendersi disponibili ad ascoltare la vita dell’altro, le fatiche, i non detti, i silenzi, le sofferenze; ascoltare la sua ricerca, il suo bisogno di verità, prima di dire; ascoltare anche ciò che l’altro non sa dire.
* c) Mettersi in dialogo
Dall’ascolto occorre far nasce un dialogo, porre domande e cercare insieme le risposte. Il punto di partenza e il punto di arrivo è sempre il Signore Gesù.
E’ tracciato quasi obbligato che ritroviamo anche altrove, per esempio nel racconto dei discepoli di Emmaus. Gesù accosta i due discepoli, li ascolta e poi, a partire dalla Legge e dai profeti apre loro la mente.
Lo stile missionario della Chiesa è lo stesso del Signore Gesù.

Filippo annunciò a Lui Gesù
1) Il Vangelo si annuncia con il Vangelo
Il punto da cui partire per annunciare il Vangelo può essere sempre diverso e inaspettato, dipende da tanti fattori, da tante situazioni, da dove uno di fatto si trova nella sua ricerca, nel suo cammino …. ma  il punto di arrivo è sempre lo stesso, è una persona, è il Signore Gesù.
L’Etiope sta leggendo e interrogandosi sul  profeta Isaia e da Filippo  è aiutato a comprendere la Parola e a riconosce Gesù.
È un richiamo forte alla Parola di Dio come strumento di evangelizzazione e di annuncio. Può sembrare scontato, ma non lo è affatto: l’evangelizzazione si fa con il Vangelo, la Parola si annuncia con la Parola.
2) Il primato della Parola di Dio
La Parola crea desiderio, apre il cuore, suscita domande e rende disponibili alla risposte. La Parola crea nuovi legami di comunione e di vicinanza che solo un istante prima sembravano impossibili.. Salire su quel carro, capire la Parola  è come fare un passo in più di fiducia e di vicinanza, Anche i due di Emmaus alla fine del loro cammino, dicono al viandante, resta con noi.
L’ascolto della Parola fa superare le distanze, raccoglie le domande e le attese più profonde e ci prepara all’incontro vero con la persona del Signore Gesù.

Che cosa impedisce che io sia battezzato?
1) Il Vangelo è dono gratuito
È l’Etiope, non Filippo a chiedere il Battesimo perché alla fede si giunge in consapevolezza e libertà. Il Vangelo è dono, è proposta di vita, può essere accolto e vissuto, oppure respinto. Ma tutto questo sempre in piena libertà.
La scelta della fede non va mai data per scontata;  è necessario riprenderla, rinnovarla, soprattutto è importante non dimenticare il carattere di dono, perché la fede è un dono.. È importante ogni volta imparare a saperci stupire e insieme gioire, mai assuefarci alla grazia del Signore, perché ciò che ci è dato non è mai scontato, dovuto, ma sempre dono inaspettato
2) Occorre rispettare i tempi di Dio
La richiesta del battesimo potrebbe anche tardare: si può rimanere a lungo su quel carro o lungo la strada sulla quale il Signore ci ha mandato. I  tempi di Dio e della nostra fede non sono mai a misura della nostra scarsa pazienza.. Noi vorremmo vedere in tempo reale il frutto delle nostre fatiche . Ma non è così. È l’opera dello Spirito che compie l’intervento decisivo, non la nostra capacità persuasiva …
L’Etiope e Filippo stanno a dirci, che al di là delle nostre persone e dell’incontro che è accaduto lunga la strada, è innanzitutto lo Spirito del Signore a essere il vero protagonista della missione della Chiesa.

Lo Spirito del Signore rapì Filippo
1) La capacità di uscire di scena
È così vero che è lo Spirito a guidare colui che annuncia il Vangelo che addirittura alla fine rapisce Filippo e l’Etiope non lo vede più. Il cuore dell’Etiope non ha più bisogno di Filippo e per questo può proseguire per la sua strada.  La stessa cosa avviene per i discepoli di Emmaus: il Signore risorto sparisce dalla loro vista  ed essi possono ritornare a Gerusalemme
La Chiesa non deve togliere a nessuno la propria libertà, ma consentire a tutti di continuare il proprio viaggio. Come Filippo sulla strada dell’Etiope e come il Signore nel cammino dei discepoli di Emmaus è necessario essere presenti per quel tanto che serve al cammino di ciascuno. Ciò che conta è restituire tutti alla propria libertà e alla propria responsabilità. E saper uscire di scena.
2) L’importanza della libertà interiore
L’importante è non legare nessuno a sé evitando ricatti morali o affettivi. . Il Vangelo deve passare solo in piena libertà e gratuità: quello che conta è servire il Vangelo non servirsi del Vangelo.
Bisogna vigilare molto su questi aspetti e permettere allo Spirito di rapirci, di costringerci a uscire di scena al momento giusto.
Il sintomo più importante che ci dice che siamo sulla strada giusta, è la gioia di cui S. Luca parla, la gioia  di chi è arrivato alla fede e continua il proprio viaggio facendosi  dono  per altri fratelli

Qualche domanda per una verifica e un confronto:

  • Pensando alle occasioni inventate da Dio per me, agli incontri inaspettati o più quotidiani della mia vita,  quali grazie, quali doni riconosco  per me e per la nostra Chiesa?
  • Quale conversione ci è chiesta?
  • Quale stile di Chiesa ci viene suggerito?