
Scuola della Parola:
BEATI GLI AFFLITTI
5 dicembre 2013
Dice un apologo orientale:
Un maestro indù mostrò un giorno ai discepoli un foglio di carta con un puntino nero nel mezzo. “Che cosa vedete?”, chiese. Ed essi: “Un punto nero!”. “Come? Nessuno di voi è stato capace di vedere il grande spazio bianco tutt’attorno?”
Il rischio è che passiamo la vita a lamentarci per le amarezze dell’esistenza, a elencare tutto quello che non va … Lo sguardo è spesso proteso ai puntini neri che costellano il cielo della nostra vita e della storia … e non ci accorgiamo quasi mai del tanto, anzi dell’immenso candore dell’amore, della giustizia, della verità che popolano i nostri giorni e la nostra terra.
Beati gli afflitti.
Le Beatitudini, nel racconto evangelico di Matteo, si riferiscono, per lo più, ad atteggiamenti che l’uomo cerca di esprimere: la povertà di spirito, la mitezza, la misericordia, la pace, la purezza di cuore, la fame e sete della giustizia. Ce ne sono, però alcune che evocano situazioni non direttamente dipendenti dall’uomo: l’uomo le accetta, le subisce, le patisce, così è per la beatitudine dell’afflizione.
Essere afflitti non è ordinariamente un atteggiamento che noi scegliamo: lo siamo nostro malgrado, a motivo di realtà, di fatti, di condizioni non causati da noi … D’altra parte, sono moltissimi gli uomini e le donne che nel mondo soffrono.
Gesù dice: Beati gli affitti perché saranno consolati. ( Mt. 5,4).
Ci domandiamo:
* Come mai qualcosa che ci capita addosso e che ci fa male, che ci affligge, può essere fonte di beatitudine, di felicità, di gioia?
* Che cosa vuol dire afflitti e perché sono chiamati beati?
* Che cosa vuol dire che gli afflitti saranno consolati?
Sono interrogativi grandi, difficili che ne suppongono un altro:
* L’afflizione è davvero una situazione che dobbiamo accettare passivamente, che dobbiamo subire o possiamo viverla anche come positività?
Per meglio comprendere le parole di Gesù, ci chiediamo:
* Che cosa vuol dire afflitti? E perché sono proclamati beati?
* Che cosa vuol dire che gli afflitti saranno consolati?
Gli afflitti consolati.
1. “Beati gli affitti” (Mt.5,4)
La Bibbia della CEI traduce: “beati gli afflitti, perché saranno consolati”.
La Bibbia interconfessionale dice: beati coloro che sono nella tristezza, perché Dio li consolerà.
Il termine “afflitti” comprende sia l’afflizione che la tristezza e richiama il lutto, le lacrime … Gli afflitti sono coloro che sono in pianto.
Il senso del vocabolo si allarga a tutte le realtà che procurano dolore, sofferenza, amarezza, pena.
1) Una pagina del profeta Isaia ci permette di cogliere alcuni sinonimi dell’afflizione: Lo Spirito del Signore è su di me … mi ha mandato a portare il lieto annuncio ai miseri, a fasciare le piaghe dei cuori spezzati, a proclamare la libertà degli schiavi, la scarcerazione dei prigionieri, … per consolare tutti gli afflitti, per allietare gli afflitti di Sion …(Isaia 61,1-3):
Il profeta parla di afflitti e li mette in parallelo con i miseri, con i piagati, con coloro che hanno il cuore spezzato, con gli schiavi, con i prigionieri.
Allora possiamo dire che afflitti sono tutti coloro che subiscono una disgrazia, che vivono un dolore personale, ma anche sociale, politico, religioso.
2) Il Nuovo testamento, poi, illumina di ulteriori significati la parola “afflizione”. Nel Vangelo di Luca 19,41, Gesù piange su Gerusalemme che non ha compreso la via della pace. Nel Vangelo di Giovanni, Gesù scoppia in lacrime presso la tomba dell’amico Lazzaro ( Gv. 11,35). Ancora nel Vangelo di Luca 22, 62, Pietro, dopo aver rinnegato il suo Maestro, piange amaramente. Paolo scrive alla comunità di Corinto una lettera severa (2 Cor. 7) che rattrista i cristiani di Corinto di una tristezza però che li porta a pentimento, e quindi produce, alla fine, la gioia.
3) La tradizione cristiana, commentando questa beatitudine, ha sottolineato soprattutto l’afflizione della penitenza, di colui che, consapevole del mistero grande dell’amore di Dio, è dispiaciuto dei suoi peccati e di quelli dell’umanità. Allora gli afflitti sono “beati” non in quanto afflitti, ma perché, vivendo l’afflizione in senso positivo, saranno consolati, “Dio li consolerà”
2. “Saranno consolati”. Dio li consolerà.
La consolazione è quell’insieme di gioia, letizia, esultanza, vittoria che riempie il cuore superando e travolgendo le onde dell’afflizione.
Io consolerò gli afflitti, ( Cfr. Is. 61,1) dice il Signore.
Coloro che piangono, che si affliggono per i loro peccati e per quelli dei fratelli, coloro che hanno il cuore spezzato, coloro che soffrono per i mali della società, per la corruzione, per il malcostume politico, per i mali delle nazioni, saranno consolati
Dio tergerà ogni lacrima dai loro occhi. Non ci sarà più la morte, né lutto, né lamento, né affanno, perché le cose di prima sono passate. (Ap. 21,3-4)
Dio asciugherà ogni lacrima dagli occhi, sarà il loro conforto.
Così viene descritto il Regno di Dio: tutte le afflizioni scompariranno.
Quale messaggio per noi?
Siamo invitati a interrogarci sui nostri pianti e sulle nostre consolazioni-
1) Quali sono le cause delle nostre lacrime, della nostra tristezza?
Ci sono sofferenze visibili, come la malattia o la perdita di una persona cara e ci sono sofferenze morali interiori spesso più pungenti, più profonde, più schiaccianti.
Quante lacrime nelle famiglie per momenti difficili riguardanti l’uno o l’altro membro, l’uno o l’altro rapporto deteriorato, sbagliato.
Possiamo essere afflitti anche per tanti fatti dolorosi della società, per la violenza dilagante, per gli insulti alla vita, per gli aborti, per la droga, per le scorrettezze politiche, per la guerra, per il venir meno dei valori morali.
Spesso ci addoloriamo e giustamente, anche per i mali della Chiesa che non sempre è come dovrebbe essere, che non sempre testimonia il mistero di Cristo, mostrando al suo interno meschinità, litigi, invidie, gelosie.
Nella Bibbia c’è un intero libro dedicato alle Lamentazioni, attribuito al profeta Geremia che dà voce alle sofferenze personali e sociali …
Si tratta di una lamentazione, fatta davanti a Dio.
La Bibbia ci insegna che lamentarsi in presenza del Signore può essere non solo lecito, ma salutare e purificante.
2) Quali sono le nostre consolazioni?
A nessun cristiano che riflette con serietà sulla fede che vive, mancano le consolazioni.
Ci sono in noi consolazioni provenienti dalla speranza di ciò che Dio ci prepara. Dice S. Paolo (Rm. 8,18) io ritengo che le sofferenze del momento presente non sono paragonabili alla gloria futura che dovrà essere rivelata in noi. S. Paolo dice che non c’è paragone: se pensa alle sofferenze di questa vita si sente abbattuto, ma se pensa alla gloria futura che le spazzerà via, che lo ricompenserà di tutto, allora il suo cuore è stracolmo di gioia.
Tuttavia per chi soffre con umiltà e con abbandono in Dio c’è fin d’ora la consolazione delle visite di Dio. Si tratta di momenti nei quali veniamo improvvisamente rischiarati da una luce interiore, veniamo colmati di pace, di conforto, esperimentiamo un abbandono che ci ripaga di molte amarezze; momenti nei quali la serenità si accompagna al buio, facendoci intuire che Dio ci è vicino, che ci tiene per mano nonostante le apparenze contrarie.
Tali consolazioni sono elargite in modo particolare a chi coltiva un rapporto personale con il Signore.
Qualche domanda
1) Sappiamo lamentarci con Dio prima che con gli altri?
Quando qualcosa ci disturba, noi siamo normalmente portati a comunicarlo con stizza e nervosismo a chi ci sta intorno.
Perché non imparare a lamentarcene prima con il Signore, come facevano i profeti, come facevano i santi, come ci insegnano i Salmi?
Se leggiamo i Salmi non tarderemo a trovare le parole giuste del lamento della fede, parole che non soltanto non accrescono l’amarezza, bensì le danno sfogo aiutandoci a entrare a poco a poco nella consolazione di Dio.
E’ importante imparare a dipanare davanti al Signore le nostre afflizioni; sperimenteremo la promessa della divine consolazioni.
2) Gli afflitti sono persone che piangono per la sorte del Regno di Dio; sono persone che si affliggono perché le cose sono “storte”.
Non dobbiamo mai abituarci alle cose storte.
Il cristiano è colui che non si rassegna mai a dire: le cose vanno così, non c’è niente da fare, accettiamole …”
No! Dobbiamo continuare a rovinarci un po’ il fegato di fronte alle cose “storte”, di fronte alla sofferenza ingiusta, di fronte a un povero diavolo emarginato, messo fuori dalla fila. Dobbiamo difenderlo.
* Sono capace di sdegnarmi per le ingiustizie?
* Mi impegno per le cause giuste?
Così scriveva Etty Hillesum, una giovane donna ebrea in un lager nazista.
Verrà eliminata ad Auschwitz, ove già era stata cancellata tutta la sua famiglia. Di fronte all’orrore e alla morte che la circonda riesce a pronunciare queste parole di vita e di speranza:
Alla sera, quando il giorno si è inabissato dietro di noi,
mi capita spesso di camminare lungo il filo spinato
e dal mio cuore si innalza sempre una voce che dice:
“la mia vita è una cosa splendida e grande.
A ogni nuovo crimine o orrore dovremo opporre un nuovo pezzetto d’amore e di bontà che avremo conquistato in noi stessi.
Possiamo soffrire, ma non dobbiamo soccombere.”
Una preghiera degli amici dei lebbrosi
Non piangere, rialzati ora,
e afferra la mia mano,
quella notte è finita, ora è un giorno nuovo.
Non piangere, apri gli occhi, guarda il cielo,
Dio ti dona la sua mano, e anche la nostra mano.