
Scuola della Parola - 14 novembre 2019
La speranza: sperare perché?
Iniziamo il tempo dell’Avvento
Dice il nostro Arcivescovo nella lettera pastorale “la situazione è occasione”: la dimensione della speranza e l’attesa del compimento sono sentimenti troppo dimenticati nella coscienza civile contemporanea e anche i discepoli del Signore ne sono contagiati. Il cristianesimo senza speranza, senza attesa del ritorno del Signore si ammala di volontarismo, di un senso gravoso di cose da fare, di verità da difendere, di consenso da mendicare.
Questa sera vogliamo chiederci che cosa la Parola di Dio dice riguardo alla speranza.
Charles Peguy dice: La fede che preferisco, dice Dio, è la speranza.
La fede non mi sorprende. Io risplendo talmente nella mia creazione, nel sole e nella luna e nelle stelle, In tutte le mie creature che, per non vedermi realmente, queste povere persone dovrebbero essere cieche.
La carità, dice Dio, non mi sorprende. Queste povere creature sono così infelici che, a meno di aver un cuore di pietra, come potrebbero non aver carità le une per le altre?
Ma la speranza, dice sempre Dio, la speranza, sì, che mi sorprende.
La speranza non va da sola La piccola speranza avanza fra le due sorelle maggiori e su di lei nessuno volge lo sguardo.
Non si fa attenzione che alle due sorelle maggiori che badano alle cose più urgenti al tempo presente, all’attimo momentaneo che passa. Quasi non si vede quella ch’è al centro. La piccola, quella che va ancora a scuola. E che cammina persa fra le gonne delle sorelle.
Noi amiamo credere che sono le due grandi a portarsi dietro la piccola per mano. Ciechi che siamo a non veder invece che è lei al centro a spingere le due sorelle maggiori. È lei, questa piccola, che spinge avanti ogni cosa.
Sperare è la cosa più difficile.
La cosa più facile è disperare, ed è la grande tentazione.”
La speranza non è l’attesa di un futuro, la speranza è per l’oggi.
La speranza è la certezza che la vita sarà bene per noi, perché va dove Dio la conduce, e allora sei contento, qualsiasi cosa accada, anche faticosa, anche avversa, perché sai che Dio porta sempre a termine le sue promesse
Il fondamento della speranza
Le ragioni contro la speranza
La Bibbia conosce diverse ragioni che congiurano contro la speranza.
Dice il libro di Qoelet Vanità delle vanità, tutto è vanità: che senso ha l’affannarsi sotto il sole? ( Qo 1,2).
È la deludente constatazione che il mondo non cambia mai: gli arroganti sono sempre più arroganti, gli uomini curvi sempre più curvi.
Nel Magnificat cantiamo che Dio abbassa i superbi e innalza gli umili, ma quando e dove?
C’è sempre la grande domanda degli uomini di ogni tempo: se Dio è Dio, perché la prepotenza è più forte della giustizia? Fino a quando, Signore? (Ab 1,1) dice il profeta Abacuc.
Lo stesso lamento si legge nell’Apocalisse ( 6,10): Le anime di coloro che furono immolati a causa della Parola di Dio… gridarono: fino a quando, Sovrano, tu che sei santo e veritiero non farai giustizia...?
C’è anche la nostra ripetuta esperienza del peccato, della fragilità che non si riesce a scrollarsi di dosso, e la constatazione che la Parola di Dio pare più debole della Parola degli uomini, non capita, rifiutata, inefficace...
La speranza evangelica
Per comprendere la speranza evangelica nelle sue contraddizioni, come nelle sue ragioni, occorre collocarsi al centro della storia Gesù, soprattutto della sua morte, scandalo della speranza e insieme fondamento che la sorregge.
La speranza evangelica non si identifica con la speranza mondana, bensì la converte profondamente, rinnovandola.
Il vangelo suggerisce un modo nuovo di pensare la speranza.
Nella logica mondana il fondamento della speranza si colloca all’interno dell’esperienza dell’uomo: è un fondamento debole, che sconfina con l’illusione.
Non è così la concezione cristiana.
Nella prima lettera ai Tessalonicesi (1,2-3), forse il testo più antico del Nuovo Testamento, la speranza è collocata dopo la fede e la carità e il suo fondamento è Gesù Cristo: rendiamo sempre grazie a Dio per tutti voi, ricordandovi nelle nostre preghiere e tenendo continuamente presenti l’operosità della vostra fede, la fatica
della vostra carità e la fermezza della vostra speranza nel (del) Signore nostro Gesù Cristo, davanti a Dio e Padre nostro.
Il cristiano vive un legame particolare con Gesù che è detto da S. Paolo: speranza del Signore nostro Gesù Cristo
Si tratta di un legame molto stretto.
La speranza cristiana non solo trova il fondamento in Gesù Cristo, ma è la stessa speranza di Gesù Cristo.
Per capire la speranza cristiana occorre guardare la speranza che Gesù ha vissuto. La speranza cristiana poggia sulla speranza di Gesù.
Il volto della speranza di Gesù?
Gesù nel Vangelo si presenta come scandalo della speranza e come fondamento della speranza.
Gesù non si presenta come un semplice profeta che annuncia il futuro avvento di Dio.
Gesù dichiara che il Regno di Dio è già arrivato nella sua persona, nelle sue parole e nella sua attività.
Con la sua venuta iniziano i tempi nuovi: accoglierlo o rifiutarlo è per l’uomo una questione decisiva.
Tuttavia, questa pretesa di Gesù sembra continuamente smentita.
L’opposizione e il rifiuto si fanno sempre più chiari e la venuta del Regno di Dio sembra annullato dalla Croce.
La storia di Gesù porta con sé lo scandalo della sconfitta.
Di fronte a questa sconfitta Qoelet avrebbe esclamato; anche questo è vanità.
Lo stesso scandalo si introduce nell’esperienza della comunità dei discepoli, anche dopo la risurrezione. Passati i primi entusiasmi, i cristiani si sono ben presto accorti che il mondo continuava la sua strada, nella sua arroganza e nel suo peccato, e che addirittura il peccato e la divisione colpivano anche la comunità. Tutto
sembrava come prima.
Nasce allora la domanda: ma è possibile sperare?
La risposta è che è assolutamente necessario sperare: la caduta della speranza comporterebbe due rischi.
Il primo rischio è la rassegnazione. In una comunità priva di speranza la Parola del Vangelo risuona smorta, senza sapore e colore. Tutte le attività che si fanno diventano vecchie. La speranza allarga il cuore, la rassegnazione lo restringe.
Il secondo rischio è di cedere alla tentazione di sostituire le vie del Vangelo che sembrano lente e inefficaci, con le scorciatoie degli uomini.
L’importanza del successo che fatalmente accompagna una speranza dal fiato corto, porta necessariamente alla ricerca di mezzi mondani che contraddicono il progetto evangelico.
C’è il pericolo di confondere il Regno di Dio con un regno di uomini.
È la tentazione che Gesù incontra non solo nel deserto quando viene tentato, ma lungo tutta la sua vita, per. Esempio dopo la moltiplicazione dei pani quando vogliono farlo re.
Il Vangelo ci fa riflettere sulla nostra esistenza . Il senso è chiaro: chi si pone alla sequela di Gesù deve sapere che incontrerà ad ogni passo la tentazione, come l’ha incontrata Gesù nel deserto.
Per questo sono richieste al discepolo lucidità e vigilanza
C’è sempre la tentazione di far coincidere il progetto di Dio con un progetto costruito da noi, dall’uomo.
Alla base sta la paura di affidarsi completamente a Dio e alla sua Parola
Le condizioni per poter sperare
La speranza cristiana richiede alcune precise condizioni.
Il nuovo testamento ne indica almeno tre.
S. Paolo. Lo abbiamo visto, all’inizio della I lettera ai Tessalonicesi (1,2) parla delle tre virtù: la fede, la carità e la speranza. Ogni virtù è definita con una precisa parola.
La fede è opera, impegno, qualcosa di concreto. La carità è dura fatica.
La speranza è chiamata con un termine che significa forza di sopportare, di attendere.
La speranza è descritta da S. Paolo come la virtù della pietra: se anche la calpesti, non si lascia modificare.
La speranza è la virtù della durezza che ti fa restare quella che sei, qualsiasi cosa succeda.
Ma oltre che costanza nelle avversità, la speranza di cui parla S. Paolo è anche pazienza di attendere, non importa se a lungo.
La pazienza è essenziale per l’attesa cristiana, senza pazienza non c’è possibilità di speranza.
S. Giacomo scrive alle sue comunità (5,7-8): siate pazienti, fino alla venuta del Signore. Guardate il contadino: egli aspetta pazientemente il prezioso frutto della terra finché abbiano ricevuto le piogge d’autunno e le piogge di primavera Siate pazienti anche voi, rifrancate i vostri cuori.
Il termine che S. Giacomo predilige è larghezza d’animo, lo sguardo lungo, cioè l’atteggiamento di chi è abituato a vedere le cose in grande come il contadino che butta il seme e poi attende. Non è lui che stabilisce il tempo necessario per la crescita del seme, tuttavia non rinuncia a seminare.
Senza lo sguardo lungo non è possibile alcuna speranza.
S. Pietro scrive a una comunità piccola minoranza e perseguitata ( 1 Pt. 3-14-15): Non vi sgomentate per paura di loro, né vi turbate, ma adorate il Signore, Cristo, nei vostri cuori, pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi.
Rendere ragione della speranza vuol dire giustificare la speranza evangelica riconducendola al fondamento della fede, cioè alla Morte e Risurrezione di Gesù e indicare i segni, oggi, della speranza.
Fa parte della speranza cristiana l’intelligenza di guardare le situazioni in profondità, cogliendo anche dietro ai fallimenti i segni del rinnovamento.
Per vedere i segni occorre alzare lo sguardo: Levate i vostri occhi e guardate i campi che già biondeggiano ( Gv. 4,55). Chi si ripiega su se stesso non sarà mai una persona di speranza.
Il profeta Isaia, in una situazione che sembrava priva di speranza, dice (43,18-19): non ricordate le cose passate, non pensate più alle cose antiche: ecco faccio una cosa nuova, sta già germogliando, non ve ne accorgete?
Se si vuol sperare, non si deve rimane chiusi nel passato. Non è il passato che deve ritornare, ma qualcosa di nuovo che deve affacciarsi.
La nostalgia del passato chiude gli occhi e impedisce di scorgere le cose nuove. Chi tenta di riportare le cose indietro non è mai un costruttore di speranza.
Per essere una persona di speranza è invece necessaria l’apertura del cuore e molta capacità di stupirsi.
Qualche domanda per aiutare la preghiera e il dialogo con il Signore
Quali sono, in me e intorno a me i segni di mancanza di speranza?
Quali, al contrario, i segni positivi che vedo in me di speranza ?|
Dove ho più bisogno di speranza?
Signore Gesù, tu sei i miei giorni.
Non ho altri che te nella mia vita.
Quando troverò un qualcosa che mi aiuta,
te ne sarò intensamente grato.
Però, Signore, quand'anche io fossi solo,
quand'anche non ci fosse nulla che mi dà una mano,
non ci fosse neanche un fratello di fede che mi sostiene,
tu, Signore, mi basti, con te ricomincio da capo.
Tu sei il mio desiderio!".
( don Luigi Serenthà)