Mercoledì 10 aprile 2013 dopo la Messa delle ore 20.30
in casa parrocchiale 7° sessione del Consiglio Pastorale
Chiamati a dare un volto alla nostra parrocchia
Ecco l’ordine del giorno.
Non solo siamo chiamati a costruire tutti insieme la comunità parrocchiale, come abbiamo detto nell’ultimo incontro del Consiglio Pastorale, ma siamo chiamati anche a dare un volto sempre più preciso alla nostra comunità. La comunità parrocchiale deve tenere fisso lo sguardo nel volto di Gesù.
Parlando della comunità parrocchiale noi dobbiamo avere la coscienza che parliamo di Gesù.
Essere comunità cristiana vuol dire essere il Corpo di Cristo Crocifisso nella storia, la ripresentazione del suo volto nel tempo.
“In Lui misericordia fatta carne siamo chiamati a essere Chiesa della misericordia; in Lui povero per scelta siamo chiamati a essere Chiesa povera e amica dei poveri; in Lui appassionato per la comunione siamo chiamati a essere Chiesa della comunione e della fraternità; in Lui che perdona il ladrone e quelli che li mettono in croce siamo chiamati e essere Chiesa che perdona settanta volte sette; in Lui che prega il Padre, siamo chiamati a essere Chiesa che prega sempre senza stancarsi mai ….” (C. M. Martini)”
Fare memoria del cammino fatto per fare passi in avanti
Facciamo memoria del cammino che abbiamo fatto e che stiamo facendo nel Consiglio Pastorale e domandiamoci quale Chiesa vogliamo essere su questo territorio?
Con quale volto Gesù vuole la nostra parrocchia?
1. Una Chiesa di tutti
Vogliamo essere non una Chiesa elitaria, ma una Chiesa accessibile a tutti, capace di dialogare con le esperienze vere della gente. La parrocchia deve dire la possibilità della santità popolare offerta a ciascuno e a tutti. Tutti nella parrocchia devono sentirsi cercati, accolti, amati.
2. Una Chiesa di tutti nella vita quotidiana
Vogliamo essere una Chiesa di tutti nella vita quotidiana. Se per essere cristiano bisogna cercare una fonte spirituale lontano dalla vita ordinaria, quotidiana, allora la fede diventa un privilegio di pochi e una occasione perduta per i più. Nella vita normale, quotidiana della parrocchia deve essere dato tutto quello che è necessario per una vita spirituale a pieno titolo. Occorre ritmare la vita ordinaria, quotidiana della parrocchia con momenti capaci di offrire a tutti cammini di crescita nella fede.
3. Una Chiesa di tutti nella vita quotidiana che cresce attorno a tre punti nodali:
il primato della Parola, la centralità dell’Eucaristia, l’urgenza della carità.
Tre sono le caratteristiche della vita e della missione della Parrocchia: annunciare la gioia del Vangelo, promuovere la reciprocità tra Dio e l’uomo, testimoniare la carità
> 1) Il primato della Parola: annunciare la gioia del Vangelo
La comunità cristiana è il luogo dove si legge la Parola di Dio, dove si narra la storia di Gesù.
Il cristianesimo è un “lieto evento”: non va ridotto a una dottrina, né a una morale, per questo va raccontato più che insegnato. Nella comunità cristiana occorre raccontare la storia di Gesù, quello che Lui ha fatto e quello che Lui ha detto, perché lo si conosca, si creda in Lui, lo si segua.
La storia di Gesù va narrata sempre a tutti, ai piccoli e ai grandi: è la catechesi
> 2) La centralità dell’Eucaristia: promuovere la reciprocità tra Dio e l’uomo
La storia di Gesù narrata dalla Parola di Dio nella comunità cristiana non è una storia del passato, ma una storia che continua ancora oggi. Gesù è vivo, è presente nella sua comunità che si raduna attorno a Lui: ci parla, ci ascolta, prega con noi e a nome nostro proprio come faceva con i suoi discepoli.
* La liturgia nella comunità parrocchiale, cioè la celebrazione dell’Eucaristia e dei Sacramenti promuovono la reciprocità, l’incontro tra Dio e l’uomo.
La liturgia è stare attorno alla persona del Signore, ascoltarlo, parlargli, pregarlo, lasciarlo pregare in noi. Tutto ciò che i Vangeli riferiscono di Gesù tra la gente è un’anticipazione della liturgia, e, a sua volta, la liturgia è una continuazione dei Vangeli.
Noi ci raduniamo in assemblea liturgica non in primo luogo per compiere gesti che onorano Dio, bensì per stare attorno a Gesù. La liturgia è una danza attorno a Gesù risorto che conserva le piaghe della passione.
Il Risorto è il Crocifisso, cioè Colui che ci ama e ci ha liberati dai nostri peccati con il suo sangue, (Ap.1,5)
Noi danziamo attorno a Lui, con l’aiuto del Salmi, dei cantici, delle orazioni.
Noi lo ascoltiamo nelle letture, ci lasciamo inondare dal suo amore.
* La liturgia è anzitutto azione di Gesù a nostro vantaggio. La liturgia non è, in prima istanza, qualcosa che noi facciamo per Gesù; ma è Lui ad agire per la nostra santificazione. La liturgia sta a dirci che Dio ci vuole bene, che opera in noi per la potenza dello Spirito Santo. Allora la prima cosa che dobbiamo fare è entrare nei sentimenti di Gesù. Gesù è più grande di tutti i nostri sforzi di celebrare una buona liturgia.
* La liturgia è anche azione della Chiesa. Attraverso la liturgia la Chiesa proclama a Dio il suo amore. La liturgia dice a Dio che gli vogliamo bene, dice a Gesù risorto che gli siamo grati per la sua presenza, per il dono della sua morte in croce quale culmine di tutti gli altri doni.
La nostra comunità è chiamata a mettere l’Eucaristia al centro della sua vita e della sua missione.
Mettere l’Eucaristia al centro vuol dire riconoscere la forza plasmatrice dell’Eucaristia; vuol dire dare alla nostra comunità i lineamenti del volto di Gesù. Da come una comunità si raduna attorno al suo Signore, celebra l’Eucaristia, canta, prega …. si capisce quale fede vive, quale volto di Gesù manifesta.
> 3) L’urgenza della carità: testimoniare la carità
* “Sono venuto per servire”. Gesù, la sera dell’ultima cena, si alzò da tavola,depose le vesti e si cinse un asciugatoio ai fianchi e passò a lavare i piedi ai suoi discepoli.
L’Eucaristia che celebriamo non sopporta la sedentarietà. Ci obbliga, ad un certo punto, ad abbandonare la mensa. Ci sollecita all’azione …Se non ci si alza da tavola, l’Eucaristia rimane un sacramento incompiuto.
Non possiamo accontentarci, come cristiani, di partecipare all’Eucaristia: dobbiamo alzarci ritornare alla vita di ogni giorno, ritornare dai fratelli.
Dobbiamo imparare ad uscire da noi stessi per andare incontro agli altri, nelle periferie dell'esistenza; muoverci noi per primi verso i nostri fratelli e le nostre sorelle, soprattutto quelli più lontani, quelli che sono dimenticati, quelli che hanno più bisogno di comprensione, di consolazione, di aiuto». (Papa Francesco)
* La sfida delle relazioni. Nel contesto di oggi segnato da un profondo individualismo che genera spesso solitudini di ogni genere, la comunità parrocchiale che si raduna per celebrare l’Eucaristia deve proporre la sfida delle relazioni; deve mostrare che è possibile vivere quella ricchezza di relazioni che danno senso alla vita. La parrocchia ha il volto delle relazioni che cerca di coltivare e di vivere.
La parrocchia sul territorio è chiamata a coltivare diversi tipi di relazioni: relazioni fraterne con tutti, relazioni di carità e di servizio verso i piccoli e i poveri; relazioni di riconciliazione, di perdono e di pace dove c’è divisione, invidia, cattiveria...; relazioni educative nei confronti dei ragazzi, dei preadolescenti, degli adolescenti, dei giovani…; relazioni di corresponsabilità perché il Vangelo compia la sua corsa….
Tutta la pastorale della parrocchia passa attraverso quelle relazioni che riusciamo a costruire…
* L’impegno per il bene comune. Compito della parrocchia è quello conoscere e di farsi carico del territorio, cercare sul territorio rapporti di prossimità con ogni uomo, il dialogo con tutti, la collaborazione con ogni persona di buona volontà per trovare di volta in volta l’intervento più adatto per costruire insieme il bene comune. Compito della parrocchia è quello di contribuire a costruire un territorio più riconciliato, più accogliente, più solidale; un territorio che non mette ai margini i soggetti deboli.
> 4. Una chiesa di tutti che coniuga continuamente questi tre punti nodali tra di loro
I tre punti nodali della vita e della missione della comunità parrocchiale vanno tenuti sempre in relazione tra di loro: chi nella comunità ha il compito di annunciare la Parola deve preoccuparsi che l’ascolto della Parola conduca all’incontro con il Signore nell’Eucaristia e si traduca in una vita di carità; chi cura il momento liturgico deve aver cura che il rito diventi il momento in cui la comunità professa la sua fede nella Parola ascoltata e che la celebrazione non si fermi ai gesti del rito, ma continui in una vita di fede e di carità; allo stesso modo non bisogna mai dimenticare che Il servizio generoso verso i fratelli, ogni lotta per la giustizia, a favore dei poveri; ogni sforzo di liberazione, ogni sollecitudine per i fratelli, per i poveri devono partire dalla tavola ,cioè dall’Eucaristia, dalla consuetudine con Gesù, dalla familiarità con lui, dall’aver ascoltato la sua Parola, dell’aver bevuto al suo calice, da una intensa vita di preghiera.
Tutte le commissioni parrocchiali, attraverso il loro lavoro, sono chiamate a dare il proprio contributo, nessuna commissione deve camminare e andare da sola, indipendentemente dalle altre, perché tutti insieme dobbiamo costruire il volto della nostra comunità parrocchiale
* Proviamo a confrontarci su questi punti, a vedere quanto interpellano la nostra parrocchia, a individuare qualche indicazione pastorale su cui camminare.
* Alcune note sul periodo dopo Pasqua.
N.B. Dobbiamo curare meglio lo svolgersi delle riunioni del Consiglio Pastorale perché siano ordinati, perché si stia a tema, perché a ognuno possa essere data la possibilità di intervenire, essere ascoltato da tutti senza essere interrotto, perché si possa arrivare alla fine a qualche conclusione utile.
Un cordiale saluto
Don Enrico e la segreteria