Andare d'accordo in famiglia - Catechesi febbraio 2017

Catechesi adulti

Una catechesi sulla famiglia - 16 febbraio 2017
Andare d'accordo in famiglia

Cammina insieme in famiglia verso un grande cuore.
“E’ bello stare insieme da fratelli” (Salmo 133)

Andare d’accordo in famiglia.
            Ogni anno in questo periodo si fa la festa della famiglia.
È una occasione per fermarci e riflettere insieme sulla famiglia; per dire grazie al Signore per il dono grande della famiglia. È un dono prezioso amarsi e sentirsi amati per sempre. L’amore rende bella la vita, la colora con i colori dell’arcobaleno. L’amore dà alla vita una dimensione di eternità.
L’amore vero non muore mai perché nasce da Dio.
Noi amiamo perché Lui ci ha amato e ci ama sempre per primo.
“Andare d’accordo in famiglia” è il titolo che vogliamo dare a questo incontro: vogliamo riscoprire il cuore della famiglia e camminare insieme  verso questo grande cuore.

Gesù e la famiglia nel Vangelo
            Dice papa Francesco nell’”Amoris laetitia”  n.21:
Gesù nasce  in una famiglia modesta: deve fuggire in una terra straniera.
Gesù entra nella casa di Pietro dove la suocera giace malata (Mc 1,30-31). Gesù si lascia coinvolgere nel dramma della morte nella casa di Giairo e in quella di Lazzaro (Mc. 5,22-24.35-43; Gv. 11,1-44). Gesù ascolta il grido disperato della vedova di Nain davanti al figlio morto (Lc. 7,11-15): Gesù accoglie l’invocazione del padre dell’epilettico in un piccolo villaggio di campagna ( Mc. 9,17-27). Gesù incontra pubblicani come Matteo e Zaccheo nelle loro case ( Mt.9,9-13; Lc. 19,1-10). Gesù conosce le ansie e le tensioni delle famiglie e le inserisce nelle sue parabole:  il figlio che se ne va di casa ( Lc.15, 11 ss)… Gesù si preoccupa per le nozze  dove manca il vino (Gv. 2,1-10) …
            Da questi brevi accenni Gesù ci appare attento alla vita della famiglia Possono questi brani diventare oggetto di riflessione.

La famiglia luogo di relazioni belle
Ciò che fa vivere la famiglia sono le relazioni
            L’uomo è relazione, se le relazioni sono riuscite, l’uomo è riuscito.
Se sono bloccate, false o distorte, l’uomo è bloccato, falso distorto.
L’uomo è le relazioni che ha: se ha relazioni positive cresce, mentre se ha relazioni negative, ingannevoli, deperisce come persona. (Martini)
            Ognuno di noi si costruisce e cresce nelle relazioni e nella comunicazione. Comunicare non è un’attività facoltativa: senza comunicazione non c’è esistenza, né sviluppo.  L’uomo è fatto per comunicare e per amare: Dio lo ha fatto così.  Di qui si spiega anche l’immensa nostalgia che ciascuno di noi ha di poter comunicare a fondo e autenticamente.
Non c’è nessuna persona umana che sfugga a questo intimo desiderio.
Ogni parlare umano è dire qualcosa a qualcuno: qualcosa che  deve innanzitutto nascere dentro.
Per comunicare è necessario cogliere la propria interiore ricchezza.
Molte forme di loquela non sono vera comunicazione, perché nascono da un vuoto interiore: sono chiacchiera, sfogo superficiale, esibizionismo ..

Che cosa impedisce un’autentica relazione familiare?
                Si potrebbero forse dire tante cose. Elenco tre cause che mi sembrano ricorrenti: la fretta, la paura, l’alibi
        1) La fretta. La fretta è il difetto che balza immediatamente all’occhio. Oggi non si ha tempo di fermarsi di guardarsi negli occhi, di ascoltarsi.
Una relazione, qualsiasi relazione domanda tempo, tanto tempo
“L’altro è un volto da scoprire, contemplare e accarezzare” (Lévinas)
Dobbiamo essere volti rivolti. Se un volto non è rivolto verso l’altro non è più un volto. Dovremmo vivere l’uno per l’altro, in famiglia, essere un volto rivolto all’altro, volto che si rapporta all’altro.
Noi dovremmo dire: “il tuo volto io cerco, fammi scorgere il tuo volto”.
Una relazione si costruisce nel tempo
La fretta rende impossibile ogni relazione vera, autentica
        2) La paura. Dietro la fretta spesso si nasconde una realtà più grave, la paura. La paura di impegnare la propria persona.
Ogni relazione impegna a fondo. Se ci si ferma e si intesse un rapporto con le persone non si sa che cosa potrà accadere: ci vuole tempo, pazienza  e bisogna essere pronti a tutto. Occorre prepararsi a dare senza condizioni e riserve.
La comunicazione domanda un coinvolgimento, domanda un arrendersi alla persona.  Dobbiamo cercare di vincere la paura del dono di noi stessi.
Questo domanda di abbandonare le pretese possessive e maturare la capacità di piena dedizione.  Purtroppo, invece, la sensibilità odierna spesso inclina solo verso ciò che  piace, che non costa troppo sacrificio, che non impegna per sempre.
        3) L’alibi. La nostra fretta e la nostra paura trovano il loro alibi per cui facilmente si trovano scuse le più svariate; si delega ad altri e non ci si impegna in prima persona, si danno le cose come scontate.  Si diventa persone che sfuggono alle situazioni, trovano sempre una scusa per non affrontarle e, spesso, si diventa estranei gli uni agli altri, pur vivendo insieme.

Mai senza l’altro
            In famiglia dovremmo dire: “mai senza l’altro”.
      L’altro ci chiede di fermarci, ci chiede silenzio, ascolto, ci chiede di ridimensionare i nostri desideri su di lui, la nostra voglia di dominio, ci chiede spazio nella nostra vita …..L’altro è portatore di bisogni, soprattutto del bisogno di attenzione, di relazioni, di essere riconosciuto. L’altro è portatore di dignità: il compito che ci affida è quello di riconoscere la sua dignità. L’altro non è un peso per l’io, ma è la voce che ci chiama per nome, che ci impedisce di ripiegarci su noi stessi.
La nostra vera identità sta nell’essere persone che non possono fare a meno dell’altro, degli altri; sta nelle relazioni che riusciamo a coltivare.

Un cammino per coltivare relazioni belle in famiglia.
            È un piccolo cammino di quattro tappa sul quale, poi, confrontarsi.
1. tappa: cercarsi  
        1) Cercarsi significa preoccuparsi dei bisogni, delle domande, dei desideri profondi dell’altro, fare attenzione a ciò che si muove nel cuore dell’altro, alle inquietudini magari doloranti che gridano nel silenzio; capire la fatica di ciascuno;  farsi ascoltatori attenti delle sofferenze, per lenirle. Cercarsi vuol dire guardare le persone con un occhio attento, leggere in profondità, accorgersi di quello che c’è nel cuore di ciascuno.
        2) Cercarsi significa, in tante occasioni, fare il primo passo, muoversi per primo, prevenire, essere vigilanti ... Chi ama previene sempre
        3) Cercarsi significa cercare una continua riconciliazione: la vita di famiglia è fatta di una continua riconciliazione, è un offrire continuamente all’altro la possibilità di ricominciare: è un luogo di speranza
        4) Cercarsi significa correggersi: fare della famiglia un luogo di correzione fraterna. La famiglia vive, condivide la storia delle persone, custodisce i segreti, custodisce le scelte delle persone. E le accompagna
La famiglia è il luogo dove si possono trovare le parole giuste da dire perché ognuno sia sempre richiamato, corretto, incoraggiato nel suo cammino..
        5) Cercarsi significa, anche, saper trarre il bene anche dal male: non pensare mai che ci sia qualche situazione irrecuperabile.
2. tappa: ascoltarsi
            Oggi le persone hanno più bisogno di ascolto che di parole.
Soltanto quando diamo ascolto all’altro con attenzione e non distratti, con pazienza e non di fretta, con meraviglia e non annoiati, acquistiamo il diritto e l’autorevolezza di parlargli al cuore. Efficientisti come siamo diventati, a volte crediamo che il tempo dedicato all’ascolto sia perso, se pensiamo così, forse è perché non abbiamo tempo a disposizione per altri, ma soltanto per noi stessi e per i nostri interessi. Non di rado “il parlare” esprime voglia di potere sull’altro … mentre “un ascolto attento” diventa un grande servizio e un effettivo aiuto ...
La gente ha bisogno di raccontare i propri problemi a qualcuno che li capisca, per sdrammatizzarli, per non sentirsi solo di fronte a situazioni angoscianti, per confrontarsi sui modi di uscirne.                 (C.M. Martini)
                * Una tentazione nel dialogo familiare è quella di pretendere di essere ascoltati senza disporsi all’ascolto. Per imparare ad ascoltare occorre coltivare la stima vicendevole, vincendo l’egocentrismo che ci fa sembrare interessante solo ciò che interessa a noi. C’è un modo di ascoltare che conduce l’altro a dire il meglio di sé, ad andare più in profondità … E c’è anche un ascolto che spesso è fatto solo di vicinanza e di silenzio . E’ dire, con il silenzio: guarda che ci sono
3. tappa: farsi carico
                La famiglia è il luogo dove ognuno impara a accettare e a vivere  la propria vita di ogni giorno. E’ il luogo dove le situazioni si sdrammatizzano, dove si impara l’arte del sorridere, del non darsi troppa importanza, dell’esprimere  gratitudine per ogni attenzione che si riceve. E’ il luogo dell’incoraggiamento, dove si insegna che ci sono molte ragioni di gratitudine e di bontà. E’ il luogo dove si impara a guardare la vita positivamente, dalla parte della speranza.
E’ il luogo dove sai che puoi sempre ritornare, perché lì sei sempre  accolto, perdonato.
4. tappa: rallegrarsi
                E’ la gioia di vivere insieme come fratelli, di andare d’accordo, cioè di camminare insieme verso la costruzione di un grande cuore nella famiglia.
E’ la gioia di vivere relazioni belle, sincere, gratuite .
Anche con tutti i suoi peccati, la famiglia, pur con tutti suoi difetti è quel  luogo destinato a mostrare a una società frammentata e divisa che  possono esistere legami gratuiti e sinceri, che non ci sono solo rapporti di convenienza o di interesse, che il primato di Dio significa anche l’emergere di ciò che di meglio c’è nel cuore di ogni  persona.
La famiglia è chiamata, con tutti i nostri difetti, a diventare un segno di  riconciliazione e di pace sul territorio che abitiamo.

Il settenario del comunicare
            Sette piccole regole per imparare a comunicare in famiglia
        1. Una vera comunicazione nasce dal silenzio e dal raccoglimento. Ogni parlare umano è dire qualcosa a qualcuno: qualcosa che deve anzitutto nascere dentro. Per comunicare non occorre una moltitudine di parole; occorre, invece, far tacere le chiacchiere perché nascondono un vuoto interiore.
        2. Una vera comunicazione ha bisogno di tempo. Per comunicare occorre saper cogliere i momenti giusti, senza bruciare le tappe.  Il comunicare autentico domanda tempi e momenti, richiede attenzione all’insieme; non si può comunicare tutto d’un colpo; non bisogna aver  fretta, né pretendere tutto subito.
        3. Una vera comunicazione è fatta di luci e di ombre.  Non bisogna spaventarsi dei momenti di ombra: luci e ombre sono un fatto normale nell’esperienza del comunicare    Chi nel rapporto interpersonale vuole solo e sempre luce, chiarezza, certezza assoluta, dà segno di voler dominare piuttosto che comunicare, cade nella gelosia e si aliena l’altro.
        4. Una vera comunicazione non può mai essere trasparente in modo assoluto.  E’ necessario custodire e difendere il segreto dell’altro; bisogna non forzare mai la soglia del segreto dell’altro per non cadere nella banalità.
        5. Una vera comunicazione coinvolge sempre la persona che comunica. Chi parla dice e dona sempre qualcosa di sé all’altro. Per comunicare è necessario non nascondersi, ma mettersi in gioco.
        6. Una vera comunicazione domanda di ascoltare l’altro, prima ancora di pensare di dire qualcosa. L’abitudine ad ascoltare l’altro ci rende sensibili a tante sfumature; ci aiuta a cogliere dove stanno i blocchi comunicativi; ci fa capire come si possono  superare.
        7. Una vera comunicazione intende suscitare una risposta.  Ogni comunicazione autentica incomincia dall’attenzione a ciò che l’altro sente, vive, desidera.  Ogni comunicazione autentica suscita una risposta, fa nasce un dialogo.

L’amore vero ricomincia ogni giorno da capo:
Non è l’opera del giorno festivo, ma della ferialità vissuta col cuore in festa

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