La Chiesa di Corinto e la nostra Chiesa - SdP 5 maggio 2016

Catechesi adulti

Scuola della Parola
La Chiesa di Corinto e la nostra Chiesa
"Ho un popolo numeroso in questa città"

5 maggio 2016

Introduzione           
            Continuiamo la lettura del libro degli Atti degli Apostoli.
Facciamo un salto in avanti, andiamo al capitolo 18; puntiamo la nostra attenzione su Paolo, sul suo impegno di annunciare il Vangelo
Paolo era stato cercato e coinvolto da Barnaba per la chiesa di Antiochia; ora si è separato definitivamente da Barnaba, suo primo compagno e si è lanciato con altri discepoli nell’annuncio del Vangelo e nel fondare nuove comunità.
L’episodio che leggiamo accade durante il secondo viaggio di Paolo, il quale era partito con Sila e Timoteo, aveva attraversato l’Asia minore e, tra molte difficoltà, era riuscito a fondare due nuove comunità, a Filippi e a Tessalonica. Poi, per dei contrasti con i giudei, era ripartito da solo per Atene, in attesa di essere raggiunto dai suoi compagni, e infine era giunto a Corinto.  Qui Paolo rimane un anno e mezzo.
Leggiamo Atti 18, 1-11.

Paolo Lascia Atene e va a Corinto
            Paolo arriva a Corinto. Scrivendo ai Corinti, Paolo dice: Mi presentai a voi nella debolezza e con timore e trepidazione.
Paolo aveva tutte le ragioni di dire così, perché in questo secondo viaggio aveva dovuto affrontare gravi difficoltà: false accuse insieme alle bastonate e al carcere nella città di Filippi ( cf. At. 16,16-24), da lì era arrivato a Tessalonica, ma anche qui aveva dovuto fare i conti con i giudei e fuggire in tutta fretta (At. 17,1-15); aveva infine raggiunto Atene, ma anche qui era stato deriso, scaricato dai filosofi della città (At. 17,22-34); solo pochissime persone lo hanno seguito.
A Corinto Paolo incontra Aquila e Priscilla, anche loro da poco qui approdati perché cacciati da Roma in seguito all’ordine dell’imperatore Claudio che ingiungeva a tutti gli Ebrei di abbandonare Roma. Avevano dovuto abbandonare tutto e avevano ripreso il loro lavoro di fabbricanti di tende.
Paolo fa il loro stesso mestiere e così va ad abitare nella loro casa e Aquila e Priscilla diventano collaboratori di Paolo nel suo ministero.
È il Signore che guida il cammino della sua Chiesa.
A volte di fronte ai contrasti e alle chiusure cadiamo nella tristezza e nello scoraggiamento, ma il Signore non abbandona.
Non dobbiamo dimenticare che esiste il male che chiude la porta al Vangelo. Ma il Signore è sempre con noi non per sottrarci magicamente alle difficoltà della vita, ma per attraversarle con noi. Siamo chiamati a riconoscere  la presenza di Dio per noi.

La missione di Corinto
            Come Paolo si muove a Corinto, come costruisce la sua missione?
È una missione difficile, ma anche ricca di relazioni umane molto profonde.
Il brano che abbiamo letto descrive una galleria di figure, di amicizie, di collaboratori: Aquila e Priscilla, Sila e Timoteo, Giusto e Crispo abitanti di Corinti e molti altri Corinti che entrano in rapporto con Paolo.
La città di Corinto diventa un centro di irradiazione della fede.
Nelle lettera che Paolo scrive alla Chiesa di Corinto descrive la vita di questa comunità: una Chiesa viva, luminosa, bella, irradiante, ma oscurata anche da disordini laceranti e scandalosi
Nei primi sei capitoli Paolo parla di disordini, di scandali: le divisioni (1,10-4,21), il caso dell’incesto (5,1-13), il ricorso ai tribunali pagani (6,1-11), la fornicazione (6,12-20). Dal capitolo 7 al 15 Paolo risponde ai quesiti su problemi concreti e ci dà l’immagine della Chiesa che sogna.
Paolo a Corinto ha vissuto momenti molto difficili, di scoraggiamento.
Tante volte la paura e lo scoraggiamento accompagnano chi si è messo in cammino sulla Parola del Signore.
Paolo è stato tentato di tacere, di spegnere la Parola, di rinunciare.
Una notte il Signore appare in sogno a Paolo e gli dice:

Non avere paura, continua a predicare, Io sono con te
continua a parlare e non tacere,
perché io ho un popolo numeroso in questa città
Il Signore arriva a toccare il cuore di Paolo e a risvegliarlo alla fiducia.
Il Signore fa a Paolo due rassicurazioni: Io sono con te e in questa città ho un popolo numeroso.
1) Io sono con te
            La prima parola è un invito a non dimenticare che il Signore gli è accanto sempre: siccome sono con te, puoi stare tranquillo, continua ad annunciare il Vangelo. La paura viene dalla percezione di sentirsi soli, ma, gli dice il Signore: tu non sei solo.
Dice il  profeta Isaia: Non temere, perché io ti ho riscattato, ti hi ho chiamato per nome; tu mi appartieni. Se dovrai attraversare le acque, sarò con te, i fiumi non ti sommergeranno; se dovrai passare in mezzo al fuoco, non ti scotterai, la fiamma non ti potrà bruciare, perché io sono il Signore, tuo Dio .. Non temere, perché io sono con te ( Is, 43,1-5)
2) In questa città io ho un popolo numeroso
            La seconda parola della consolazione del Signore va in un altro senso.
Paolo è tentato di tacere, sente venire meno le sue forze. Il Signore vuole donargli una “una visione nuova”, lo vuole aiutare a vedere l’invisibile, cioè  farlo entrare nella “visione di Dio” e credere in qualcosa che ancora non c’è, ma che, nella fede, presto ci sarà, perché è nel progetto di Dio.
Il Signore apre a Paolo una prospettiva grande: un popolo numeroso.
Paolo non  riesce a vederlo, ma è sicuro perché appartiene già al Signore.
Compito di Paolo è semplicemente quello di farlo emergere dall’anonimato e ricondurlo al Signore.
Questo è anche il nostro compito: far emergere il progetto di Dio, cioè una comunità che è del Signore.
Quale deve essere il volto di questa comunità?
Quale è il volto della comunità nel progetto di Dio?
Quale volto di comunità emerge dalla lettera ai Corinti?
Nella lettera che Paolo scrive ai cristiani di Corinto possiamo individuare sette caratteristiche della comunità cristiana

Le sette caratteristiche della comunità cristiana
1. Una comunità che si identifica con Gesù Signore
            Nel racconto della conversione di Paolo Gesù dice: Saulo, Saulo perché mi perseguiti? Io sono Gesù che perseguiti (At.9.4-5).  Il Risorto  si identifica con i discepoli che vengono perseguitati.  È questa l’intuizione di Paolo fin dall’inizio: tra Gesù e i suoi c’è una specie di identificazione.
            Parlando della Chiesa dobbiamo avere la coscienza che parliamo di Gesù, descrivendo il suo volto  facciamo riferimento a quello di Gesù.  Solo così il nostro parlare della Chiesa, delle sue strutture e delle sue attività, della sue figure di valore e delle sue regole è un parlare vero, purificante, pacificato, liberante.
Essere  Chiesa vuol dire voler essere il Corpo di Cristo crocifisso nella storia.
È il volto dell’umile che accetta di essere consegnato alla morte per amore nostro. È il volto di Colui che ci ha amato e vive in noi: Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me ( Gal, 2,20).
In Lui misericordia siamo chiamati a essere la Chiesa della misericordia; in Lui povero per scelta, a essere Chiesa povera amica dei più poveri ….  (Martini)
2. Una comunità che diventa corpo del Signore
            La comunità diventa il corpo del  Signore nell’Eucaristia.
Il pane che noi spezziamo, non è forse comunione con il Corpo di Cristo? Poiché c’è un solo pane, noi pur essendo molti, siamo un corpo solo: tutti partecipiamo dell’unico pane (1 Cor.10,16-17)
Nella comunione al Corpo di Cristo i Cristiani sono una cosa sola nell’unico Cristo. La Chiesa nasce dall’Eucaristia; la Chiesa è l’Eucaristia, è plasmata dinamicamente, continuamente come il corpo di Cristo.
L’Eucaristia ci raccoglie dalle nostre lontananze spirituali, ci unisce a Gesù e ai fratelli e ci sospinge con Gesù e con i fratelli verso il Padre (Martini)
3. Una comunità che è un solo corpo
            Paolo vede la comunità cristiana una.
Come il corpo, pur essendo uno, ha molte membra e tutte le membra, pur essendo molte, sono un corpo solo, così anche Cristo. In realtà noi tutti siamo stati battezzati in un solo Spirito per formare un corpo solo (1Cor.12,12)
Partendo dal corpo di Cristo Paolo legge la Chiesa come un’unità organica, viva dove le diverse parti formano una  cosa sola e devono aiutarsi reciprocamente, collaborare, vivere un’armonia profonda.  Per Paolo la comunità cristiana è una realtà bella, piacevole, attraente, che dà gioia come dà gioia all’orecchio  ascoltare un insieme gradevole di suoni diversi.
4. Una comunità tempio dello Spirito Santo
            Non sapete che siete tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi? (1Cor. 3,16) Noi tutti siamo stati battezzati in un solo Spirito … tutti ci siamo abbeverati a un solo Spirito ( 1Cor. 12,13)
Paolo ha una visione sacra della comunità. Il tempio  per un ebreo è il luogo della presenza divina, il  luogo dove si manifesta la santità di Dio, l’Altissimo.
Il Tempio è il luogo sacro per eccellenza. Nel tempio tutto è puro, incontaminato, tutto va trattato con somma cura, rispetto perché è proprietà di Dio.
Paolo dice che ora la Chiesa è il tempio, la presenza di Dio nel mondo, la manifestazione della sua gloria, perciò all’interno della comunità devono instaurarsi rapporti di delicatezza, di rispetto, di amore, perché voi siete il tempio di Dio
È una visione sacrale della Chiesa che santifica il mondo.
5. Una comunità fraterna
            La quinta caratteristica: la Chiesa per Paolo è una comunità fraterna, una comunità fondata sull’amore. Il cap. 13 della lettera ai Corinti illustra il volto della Chiesa sognato da Paolo: la carità è paziente, è benigna, non è invidiosa, non si vanta, non si gonfia, non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell’ingiustizia, ma si compiace della verità. Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta… (v. 4-7)
Una comunità paziente, che serve, che non si inorgoglisce, che non si irrita, che tutto crede, tutto spera, tutto sopporta; in essa si parla bene di tutti, si dà fiducia a tutti, si porta stima a  tutti.
6. Una comunità di edificazione
            Una definizione di Chiesa molto cara a Paolo è: una comunità che si edifica ed edifica grazie all’amore.
La comunità è una casa da costruire, un tempio da edificare. L’amore è la sola forza che non distrugge né con le opere, né con le parole, né con i pensieri.
L’amore stesso va costruito giorno dopo giorno, da qui la regola della comunità: promuovere ciò che edifica, evitare ciò che distrugge.
Poiché desiderate i doni dello Spirito, cercate di averne in abbondanza, ma per l’edificazione della comunità ( 1Cor. 14,12)
La regola è l’edificazione della comunità grazie all’amore.
7. Una comunità  che ringrazia Dio
            Infine Paolo sogna una comunità di lode, che rende grazie a Dio.
Quello della lode è un ritornello presente in tutte le lettere di Paolo: ringrazio continuamente il mio Dio, a motivo della grazia di Dio, che vi è stata data in Cristo Gesù, perché in Lui siete stati arricchiti di tutti i doni, (1 Cor. 1,4)
È la lode della comunità che si sente benedetta da Dio.
La comunità sognata da Paolo è la stessa che Gesù sogna. È il progetto di Dio dell’umanità chiamata ad essere in Cristo. Paolo ha compreso tale progetto a poco a poco, attraverso giorni felici e attraverso circostanze avverse. Fin dall’inizio, cioè dall’incontro con Gesù risorto, la sua vita è diventata, sempre e comunque, un inno di lode e di riconoscenza alla santa Trinità.

Conclusione
            1) Siamo abituati ad accettare la Chiesa come una realtà storica che esiste da secoli, a vederla come qualcosa di ovvio, di scontato. Di fatto è un dono grande di Dio, è il capolavoro di Gesù. Non c’è nulla di più gradito al Signore della nostra riconoscenza per questo mirabile dono; per la comunità concreta a cui apparteniamo.
            2) Proviamo a domandarci come vorrei la mia comunità? La sogno secondo le linee del disegno di Dio?  È importante amare e pregare per la propria comunità come faceva Paolo.