
Scuola della Parola
La Chiesa di Antiochia
Una Chiesa in uscita
7 aprile 2016
Introduzione
Questa sera facciamo la scuola della Parola continuando la lettura del libro degli Atti degli Apostoli.
Stiamo facendo il progetto pastorale della nostra parrocchia. La Chiesa degli apostoli ci fa da modello.
La nostra comunità deve riscoprire, rivivere e attualizzare il modo di vedere, giudicare e agire degli Apostoli, dei primi discepoli; i loro atteggiamenti, le loro scelte, il loro amore per il Signore Gesù, la loro obbedienza al Padre, la loro docilità allo Spirito, la loro costante attenzione alla Parola, la loro carità creativa verso i fratelli, lo slancio missionario. Questa sera guarderemo alla Chiesa di Antiochia, una Chiesa mandata, in uscita.
Leggiamo Atti 11,19-26; 13,1-3.
La Chiesa di Antiochia
Noi siamo soliti identificare il Vangelo con l’Europa, in realtà il cristianesimo ha avuto quale prima destinazione l’area dell’est verso le regioni dell’Asia ( Fenicia, Cipro, Antiochia, Tarso…)
Puntiamo la nostra attenzione sulla città di Antiochia. Era la terza città dell’Impero Romano, contava circa cinquecento mila abitanti. Qui nasce una comunità cristiana. È interessante vedere come sono nate molte comunità nella Chiesa delle origini. Ad Antiochia, poi, incomincia la missione della Chiesa. Per la prima volta qualcuno parte con l’intenzione esplicita di annunciare il Vangelo e fondare nuove comunità.
Antiochia è per noi un modello di chiesa aperta alla missione, disponibile alla chiamate dello Spirito.
Come e quando nasce la comunità di Antiochia
Il testo degli Atti degli Apostoli che abbiamo letto parla della persecuzione scoppiata a motivo di Stefano.
È questo il punto di partenza: un momento di persecuzione.
La persecuzione diventa l’occasione per la diffusione del Vangelo. La parola del Vangelo non sarebbe mai arrivata in questi luoghi se la persecuzione non avesse spinto i primi discepoli a fuggire lontano da Gerusalemme..
La persecuzione resta in sé un male perché qualcuno soffre, qualcuno subisce violenza e Dio non vuole mai la sofferenza di nessuno, ma lo Spirito si serve di tutto questo, anche della sofferenza e la trasforma in una occasione di bene. È una grande regola di vita spirituale: non tutto è voluto da Dio … ma l’amore di Dio sa trarre il bene dal male, sa trasformare il male in qualcosa di nuovo (cfr. Lc 6,27)
La persecuzione diventa l’occasione per la diffusione del Vangelo.
Nella comunità cristiana non deve trovare posto il lamento, lo scoraggiamento, ma deve risuonare sempre la domanda: questa situazione difficile, di difficoltà, di sofferenza ( che Dio non ha causato e non vuole), quali possibilità apre?
S. Paolo dice: (Rom. 8,28): Tutto concorre al bene per quelli che amano Dio” Tutto concorre al bene non in modo automatico, ma solo se viviamo nella certezza di essere da Lui amati e ci sentiamo dentro il circuito del suo amore. Allora diventiamo capaci di una risposta di amore, di fiducia, di speranza in ogni situazione, anche in quella più dolorosa.
Un gran numero credette e si convertì
La gente che fuggiva dalla persecuzione era gente impaurita, esule, anche poco adatta a diffondere il Vangelo. Eppure una diffusione decisiva del Vangelo verso est è dovuta a questi anonimi e la loro azione diventa determinante per il futuro del cristianesimo. Nella comunità coloro che non hanno un nome preciso e che spesso sono trascurati e dimenticati, possono essere molto importanti
Alcuni di questi anonimi, provenienti da Cipro e da Cirene, cominciano a parlare di Gesù anche ai Greci, cioè rompono gli schemi, perché non è un passaggio programmato dalla Chiesa di Gerusalemme, che non aveva pensato di annunciare il Vangelo ad altre etnie, ma solo ai Giudei. Pensiamo all’episodio di Pietro e Cornelio: Pietro aveva paura di andare da Cornelio ed è il centurione romano a chiamarlo. ( Cfr. Atti, 10) E’ un fatto insospettato che interroga la Chiesa di Gerusalemme perché ha conseguenze inaspettate.
Ma S. Luca dice (Atti 11,21) che la mano del Signore era con loro e così un grande numero credette e si convertì al Signore.
Occorre essere attenti e aperti a questi fatti per saperli discernere, per vedere se vengono veramente dallo Spirito. S, Giovanni dice di non prestare fede ad ogni spirito, ma di mettere alla prova gli spiriti, per saggiare se provengono veramente da Dio ( 1Gv. 4,1)
Papa Francesco nellEvangelii Gaudium n,49 dice: Usciamo, usciamo ad offrire a tutti la vita di Gesù Cristo. Ripeto qui per tutta la Chiesa ciò che molte volte ho detto: preferisco una Chiesa accidentata, ferita, sporca per essere uscita per le strade, piuttosto che una Chiesa malata per la chiusura e la comodità di aggrapparsi alle proprie sicurezze … Se qualcosa deve santamente inquietarci e preoccupare la nostra coscienza è che tanti nostri fratelli vivono senza la forza, la luce e la consolazione dell’amicizia con Gesù Cristo, senza una comunità di fede che li accolga, senza un orizzonte di senso e di vita. Più della paura di sbagliare spero che ci muova la paura di rinchiuderci nelle strutture che ci danno falsa protezione, nelle norme che ci trasformano in giudici implacabili, nelle abitudini in cui ci sentiamo tranquilli mentre fuori c’è una moltitudine affamata e Gesù ci ripete senza sosta: “voi stessi date loro da mangiare” (Mc. 6,37) ..
La Chiesa di Gerusalemme
La Chiesa di Gerusalemme sente la notizia delle conversioni e interviene. È la Chiesa madre: ha il compito della vigilanza perché il Vangelo non deve essere compromesso. Può sembrare un controllo, ma quello che stava avvenendo ad Antiochia era una novità assoluta. E’ compito della Chiesa capire cosa sta avvenendo. La Chiesa non può non chiedersi da dove viene tutto questo. Non è questione di sospetto o di sfiducia, ma di discernimento e di responsabilità. Questo deve essere fatto con molta libertà, non mossi dalla paura, perché la paura chiude sempre. S. Paolo mette in guardia la comunità di Tessalonica dal rischio di bloccare l’iniziativa di Dio per un falso zelo e dice: Non spegnete lo Spirito, non disprezzate le profezie. Vagliate ogni cosa e tenete ciò che è buono ( 1 Ts 5,19-21) Non è una cosa semplice, tuttavia il compito e la responsabilità del discernimento cristiano, oggi, rimane tutta.
Barnaba è al servizio del Vangelo
La Chiesa di Gerusalemme manda ad Antiochia Barnaba chiamato “figlio dell’esortazione” ( At. 4,36), cioè un uomo capace di comprendere, di esortare, di incoraggiare. È la persona adatta per la nuova situazione.
Guardiamo a Barnaba per rilevare quali caratteristiche sono necessarie per una comunità cristiana che vuole servire il Vangelo.
Ne evidenziamo cinque.
1. Barnaba era un uomo virtuoso, pieno di Spirito Santo
Il dato fondamentale è che Barnaba era un uomo pieno di Spirito Santo: il riferimento è all’esperienza della Pentecoste, all’appartenenza alla comunità cristiana, ma ci sono altre caratteristiche sue. È virtuoso, cioè buono. La bontà è una virtù che va coltivata nella comunità che vuole annunciare il Vangelo. L’annuncio del Vangelo domanda una comunità che coltiva la propria fede, che attinge alla grazia del Battesimo e dei Sacramenti, insieme alla bontà, cioè ad una ricchezza di valori umani per essere capace di sostenere la fede dei fratelli. Il Vangelo passa da qui.
2. Barnaba sa vedere la grazia di Dio.
Non è facile: solo chi vive nella luce dello Spirito e coltiva in sé la bontà, l’accoglienza e la fede sa vedere Dio all’opera, sa riconoscere ciò che viene da Dio. Una comunità che si mette al servizio del Vangelo deve avere uno sguardo acuto capace di riconoscere l’agire di Dio
3. Barnaba esortava tutti a restare fedeli al Signore.
L’opera di Barnaba, pieno di Spirito Santo, è di prolungare ciò che lo Spirito compie nei cuori, cioè esortare, consolare, sostenere, dare fiducia . Lo Spirito che è il Consolatore continua ancora oggi ad agire attraverso la comunità dei discepoli. Lo Spirito continua a consolare, a convertire i cuori. Lo Spirito non chiede miracoli, chiede piuttosto di lasciarlo agire e di non essere di ostacolo alla sua azione
4. Barnaba si ricorda di Saulo e lo va a cercare
Saulo (Paolo) era stato un poco emarginato dalla Chiesa dopo la conversione, forse perché poco gradito. Barnaba lo ricupera, lo porta con sé ad Antiochia. Ecco un’altra caratteristica della comunità che annuncia il Vangelo: saper riconoscere i doni altrui, le potenzialità di ciascuno e saperle valorizzare. Barnaba si assume la responsabilità di questa chiamata e insieme scommette su Paolo, sul fatto che sia una persona adatta in quella situazione. Discernimento e capacità di fare spazio ad altri sono fondamentali per una comunità che vuole annunciare il Vangelo. Occorre superare invidie, gelosie ..
5. Rimasero insieme un anno intero e istruirono molta gente
Un’ultima caratteristica è la capacità di collaborare con gli altri. La comunione e la collaborazione nella comunità tra coloro che sono chiamati ad annunciare il Vangelo è condizione indispensabile perché il Vangelo trovi la strada libera, perché il Vangelo va detto innanzitutto con la vita.
Ad Antiochia per la prima volta i discepoli furono chiamati cristiani
Cristiani vuol dire “di Cristo” appartenenti a Cristo.
È la prima volta che accade. S. Luca ci dice che i discepoli saranno sempre chiamati cristiani, ogni volta che saranno segno della presenza del Signore, nella comunione fraterna e nell’annuncio del Vangelo.
La forza della Parola
Ciò che colpisce nella Chiesa di Antiochia è la forza della Parola di Dio che, schiacciata a Gerusalemme, pressata, soffocata perché non possa respirare, si espande fuori e si diffonde. Tutti gli sforzi per farla tacere servono ad ampliarne il raggio di azione.
La chiesa primitiva ci richiama con insistenza ad avere fiducia nella forza della Parola. Talora diamo l’impressione che la Parola abbia poca forza e che sia necessario pomparla, aiutarla per farla risuonare. È un errore madornale.
È la Parola che ha forza; è il suo messaggio che ha forza.
E’ lo Spirito santo il fuoco che apre e scalda il nostro cuore.
A noi è richiesto soltanto di lasciarci infuocare la questo roveto ardente.
La Parola del Vangelo ha una efficacia nativa.
È Gesù, non noi, a cambiare l’acqua in vino, a donarci il vino buono.
Questa forza della Parola è una della caratteristiche fondamentali della Chiesa degli Apostoli La forza della Parola trascina e coinvolge.
Noi siamo invitati a rivolgerci a questa Parola per ricevere coraggio, gioia. Spesso la carenza di forza della comunità cristiana è carenza nel lasciarci infuocare da essa.
Riservate per me Barnaba e Saulo.
Lo Spirito parla e guida la sua Chiesa.
La missione della Chiesa non nasce da scelte strategiche o da valutazioni più o meno di opportunità, ma dall’ascolto e dall’obbedienza allo Spirito che si manifesta e diventa udibile se siamo interiormente disposti, se la comunità in quanto tale si è in qualche modo sintonizzata sulla sua voce.
Nella chiesa di Antiochia lo Spirito rivendica per sé due fratelli della comunità, Barnaba e Saulo. Si tratta della missione ai pagani, cioè di qualcosa che lo Spirito stesso ha deciso ed ora affida alla comunità di Antiochia.
Le scelte e le aperture più significative per la chiesa, nel corso dei secoli non sono mai venute da singole persone, ma da qualcosa di molto profondo, dallo Spirito che guida la sua Chiesa.
Il Vangelo non può essere annunciato da soli, può essere solo testimoniato da una fraternità, una fraternità possibile e dunque visibile.
Quali grazie il Signore ha riservato alla nostra comunità?
Quale conversione ci e mi domanda
Quale stile di vita cristiano e di chiesa questo suggerisce?