
Scuola della Parola
Una giornata di Gesù
Per la festa patronale
03.09.2015
Il prete, un uomo chiamato da Dio a scommettere sul Vangelo
Introduzione.
In preparazione alla festa patronale della nostra parrocchia dove ricorderemo i 50 anni di ordinazione sacerdotale di don Pierangelo, ci prepariamo meditando una pagina del Vangelo di Marco1,21-45 che racconta una giornata di Gesù.
La vita del prete, la nostra vita è fatta di tante giornate.
Il Salmo 89 dice: “Signore, insegnaci a contare i nostri giorni per giungere alla sapienza del cuore”. Imparare a contare i nostri giorni per giungere alla sapienza del cuore vuol dire imparare a vivere i nostri giorni avendo lo sguardo e il cuore fissi su Gesù. È a Lui che dobbiamo guardare, Lui imitare e seguire.
Leggiamo il Vangelo di Marco 1,21-45.
Che cosa dice questo racconto?
Rileggiamo insieme
La giornata di Gesù
Dopo l’annuncio del Regno (Mc.1,15) e la chiamata dei primi discepoli ( Mc.1,16ss), S. Marco descrive una giornata di Gesù.
È sabato e Gesù entra nella sinagoga di Cafarnao: spiega, insegna e poi libera un uomo dallo spirito maligno. La gente è piena di stupore e si domanda che cosa sta succedendo. Subito dopo Gesù si reca nella casa di Simone e Andrea e guarisce la suocera di Pietro ammalata, la quale si mette prontamente a servirli. Sul far della sera arrivano malati da ogni dove e Gesù li guarisce fino a tarda notte. Al mattino presto, quando era ancora buio, si alza e si ritira in un luogo solitario a pregare. E ricomincia una nuova giornata che apre un nuovo cammino: “andiamocene altrove” (Mc.1,38) ….
1) Gli attori
Nella giornata di Gesù descritta dal Vangelo di Marco ci sono tutti i principali attori che svolgeranno un ruolo nel racconto del Vangelo: Gesù, i discepoli, Satana, la folla, mancano solo gli avversari.
I discepoli sono nominati accanto a Gesù. Satana è in lotta da subito con Gesù ed è chiaro che Satana è lo sconfitto da Gesù. Fra Gesù e la folla c’è un atteggiamento ambivalente: Gesù cerca la folla e nello stesso tempo prende da essa le distanze.
2) La struttura temporale
Interessante è anche la struttura temporale della giornata: è sabato, viene la sera, dopo il tramonto del sole, al mattino, quando era ancora buio …
Marco non chiude la narrazione alla sera, ma la mantiene aperta sul domani ( v.35). La giornata di Gesù non è un’esperienza che si chiude, ma è aperta a un nuovo giorno. La giornata di Gesù è segnata dalla fretta: l’avverbio subito scandisce la narrazione. Gesù è in perenne movimento, ha molte cose da fare, a volte non trova neppure il tempo per mangiare (3,20; 6,31).
La sua faticosa giornata inizia prima dell’alba ( v.35; 11,20) e finisce a sera tardi (v.32; 4,35). È una fretta, quella di Gesù che non è l’affanno che disperde e rovina le giornate. Gesù è incalzato dall’urgenza del Regno: “il tempo è compiuto e il Regno di Dio è imminente”( 1,15). Ricordiamo che cosa dice Gesù nel Vangelo di Luca 9, 62 a quello che gli chiedeva di andare prima a congedarsi da quelli di casa e poi l’avrebbe seguito: «Nessuno che ha messo mano all’aratro e poi si volge indietro, è adatto per il Regno di Dio»
Gesù ha fretta, ha molte cose da fare, tuttavia trova il tempo di ritirarsi in solitudine a pregare (1,35). Nella sua giornata non manca mai lo spazio per il colloquio con Dio, al mattino presto (1,35) o alla sera tardi dopo aver licenziato la folla ( 6,46).
S. Marco non chiude la sua narrazione alla sera, ma la mantiene aperta sull’indomani. È come se dicesse: vi ho descritto una giornata tipo, ma tutte le altre sono come questa, sono da vivere così.
Possiamo anche ricordare che l’intero Vangelo si chiude con un mattino, il mattino della risurrezione (16,2). La storia di Gesù ( la sua laboriosa giornata) non è finita, ma continua, perché c’è sempre un mattino nuovo. C’è sempre un nuovo giorno davanti a sé: l’intera storia umana.
3) La narrazione
È interessante anche il modo con cui procede la narrazione: è un alternarsi di scene particolari e di annotazioni che spalancano sempre più vasti orizzonti: Gesù insegna nella sinagoga e libera un uomo dal demonio, ma subito Marco annota che la sua fama si sparge per tutta la Galilea (1,28); guarisce la suocera di Pietro, ma poi la sera si riunisce attorno a lui tutta la città ( 1,32-34); si ritira nella solitudine a pregare, ma poi il racconto si conclude dicendo che andò per tutta la Galilea (1,39); guarisce un lebbroso e anche questo episodio termina che l’annotazione che “venivano a Lui da ogni parte” (1,45).
La narrazione procede secondo un movimento che passa continuamente dal particolare all’universale. Con ciò si vuol dire che l’attività di Gesù è universale e ciò che Lui fa in un posto è un esempio di ciò che intende fare ovunque. Ogni azione, anche piccola che si compie non rimane mai nascosta, non è mai indifferente, ma ha sempre un dimensione universale, perché contribuisce a fare una storia più o meno bella a secondo di come è l’azione che si compie
Nella sinagoga di Cafarnao ( vv.21-28)
La narrazione (1,21) inizia con un verbo al plurale (entrarono), poi la narrazione passa al singolare. Gesù si presenta nella sinagoga con i suoi, ma il vero protagonista è soltanto Lui.
Tre volte ricorre il verbo insegnare, a differenza del verbo predicare indica qualcosa che lascia il segno, un insegnamento più approfondito.
Di sabato ci si riuniva nella sinagoga per la preghiera, per la lettura e la spiegazione della Scrittura e ogni israelita poteva chiedere la parola e intervenire.
Gesù a Cafarnao prende la parola per insegnare.
Due cose sono subito affermate con chiarezza: l’insegnamento di Gesù è nuovo e diverso da quello degli scribi, la sua autorità si impone persino sugli spiriti maligni.
“Erano stupiti del suo insegnamento perché insegnava come uno che ha autorità e non come gli scribi” (v.22); anche al v.27 si ripete “un insegnamento nuovo insegnato con autorità”. L’insegnamento di Gesù è nuovo. Nuovo non significa semplicemente qualcosa di non mai detto prima o di non mai sentito altrove, ma è nuovo perché in esso si avverte la novità di Dio, cioè qualcosa che rigenera, rinnova, sorprende perché è proprio quell’insegnamento che ognuno va cercando.
Non solo Gesù insegna, ma libera l’uomo dal male. Il primo gesto compiuto da Gesù che S. Marco racconta è di liberare l’uomo dalle forze del male: “taci ed esci da costui” Il racconto narra della lotta di Gesù con lo spirito del male che imprigiona l’uomo. Si parla al plurale: “sei venuto a rovinarci”.(V,24). Non si tratta di una semplice vittoria su un demonio, ma si tratta di una vittoria generale. S. Marco con questo racconto mostra che il Regno di Dio è vicino e che la rovina del regno di Satana è già iniziata.
Guarigione della suocera di Pietro ( vv.29-34)
Usciti dalla sinagoga si recarono subito in casa di Simone e di Andrea in compagnia di Giacomo e Giovanni. La suocera di Simone era a letto. Gesù la fece alzare prendendola per mano, la febbre la lasciò ed essa si mise a servirli.
L’intenzione di Marco non è soltanto quella di descrivere un miracolo di Gesù, ma di offrire un messaggio.
Due frasi sono da evidenziare: “la fece alzare” (letteralmente “la fece risorgere”) e “si mise a servirli”.
Alla luce di queste due frasi il gesto di Gesù acquista un valore simbolico: è l’intervento di Gesù che fa risorgere l’uomo, lo guarisce dal suo torpore, dà senso e significato alla sua vita per incamminarlo sulla strada del servizio. Il servizio è l’atteggiamento che definisce il discepolo.
Gesù guarisce la suocera in casa di Simone, ma poi a sera si riunisce attorno a Lui tutta la città e guarisce tutti i malati e gli indemoniati. Gesù impone il silenzio a chi vuol divulgare quello che fa, perché c’è il rischio di intendere male la sua messianità. Occorre attendere la Croce: la messianità di Gesù prende il suo significato unicamente alla luce della Croce.
Tutti ti cercano (v.35-39)
Il ritmo intenso della giornata di Gesù non gli impedisce di trovare, al mattino presto, il momento della solitudine e della preghiera. (v.35). In questo contesto avviene il primo dialogo fra Gesù e i discepoli. Ma in questo dialogo si capisce che le visioni sono diverse: in un modo pensano i discepoli e in un altro Gesù. “Tutti ti cercano” dicono i discepoli aspettandosi che Gesù si affretti incontro alla folla, ma Gesù risponde: “andiamocene altrove perché io predichi anche là, per questo infatti sono venuto” ( v. 38)
Queste parole dicono la ragione profonda della missione di Gesù: è venuto per andare altrove, è sempre altrove. Non è venuto per una sola folla, ma per tutte le folle, non è venuto per predicare in un posto solo, ma dappertutto. Nessuna folla può impadronirsi di Lui, nessuna può vantare una precedenza. Gesù non può essere imprigionato da nessuno. Poco più avanti Gesù si comporta alla stessa maniera anche nei confronti dei parenti (3,31-35)
Gesù cerca le folle, ma nel contempo si separa, perché deve portare il messaggio dovunque. È venuto per andare altrove, non per fermarsi.
Così deve essere la vita di un prete.
La guarigione del lebbroso (vv.40-54)
Questa sezione del Vangelo si conclude con la guarigione del lebbroso.
È il racconto di un miracolo: il miracolo è sempre legato alla fede, suppone la fede “ se vuoi puoi guarirmi”. Anzi il vero miracolo è la fede, è l’affidarci a Dio. L’affidarci a Dio fa vincere tutti gli ostacoli, abbatte tutti i muri,
Il lebbroso era considerato un impuro, un colpito da Dio, doveva vivere al bando della società. Gesù tocca un intoccabile. Il Regno di Dio non tiene conto delle barriere del puro e dell’impuro. Non esistono uomini da accogliere e uomini da evitare. Il Regno di Dio è per tutti i poveri.
Che cosa dice a noi questo brano?
Il messaggio che questo racconto ci dà è davvero ricco.
Ci facciamo alcune domande, ma la cosa migliore è rileggere questa scheda davanti al Signore sottolineando con una matita quello che ci interpella di più della giornata di Gesù, quello che sentiamo più importante per noi, per le nostre giornate per giungere alla sapienza del cuore.
Guardiamo alle nostre giornate:
attorno a quali valori sono vissute le nostre giornate?
Che cosa rende le nostre giornate piene di luce? Che cosa invece le rende tristi, lamentose?
C’è spazio per l’insegnamento di Gesù, per l’ascolto della sua Parola per vincere il malessere che spesso ci opprime e vivere una vita libera?
Nella nostra giornata c’è un tempo e uno spazio per la preghiera?
Siamo convinti che la prima cosa da dare alla preghiera è il tempo?
Crediamo che la bellezza della vita sta nel non pretendere, ma nel dare, nell’amare gratis e nel servire?
Ci sentiamo impegnati a dare il nostro contributo per costruire una convivenza accogliente verso tutti, che abbatte recinti, che non alza muri dove non esistono persone che sono da accogliere e altre da rifiutare?