Prioritaria è la formazione - Novembre 2013

Mercoledì 13 novembre 2013 dopo la Messa delle ore 20.30

in casa parrocchiale 11° sessione del Consiglio Pastorale

Prioritaria è la formazione

Ecco i punti dell’ordine del giorno:

Comunicazioni di don Enrico

1. Lettera dell’Arcivescovo, “il Campo è il Mondo”, cap. II, “Il buon seme”

  • Portare la lettera
  • Leggere da pag. 17 a pag. 24.

L’Arcivescovo commenta la parabola del “buon seme e della zizzania” ( Mt. 13, 24ss)

Possiamo farne una lettura tenendo lo sguardo sulla nostra comunità parrocchiale.
Dice l’Arcivescovo:
1) Gesù pronuncia questa parabola in un contesto di rifiuto: l’insegnamento di Giovanni Battista viene rifiutato, Gesù viene criticato pesantemente

2) Noi ascoltiamo la parabola di Gesù nel contesto di oggi dove la stragrande maggioranza dei cristiani vive la separazione tra fede e vita.  

3) Con questa parabola Gesù ci dice

  • che la comunità cristiana deve lasciarsi sorprendere da Dio, perché, anche oggi la sua iniziativa è presente nella comunità e precede sempre ogni nostra iniziativa
  • che la comunità cristiana  deve imparare a vedere innanzitutto l’agire di Dio, il buon seme che Dio ha seminato e continua a seminare per lasciarsi provocare e per discernere le scelte da fare perché il buon seme porti frutto, prima di guardare alla zizzania presente nel campo e lamentarsi.
  • che la comunità cristiana non deve mai dimenticare che c’è anche la presenza della zizzania, non sottovalutarla perché con essa occorre sempre fare continuamente i conti
  • che la comunità cristiana non deve mai farsi prendere dall’impazienza, né dall’affanno, ma coltivare uno sguardo paziente perché non esistono casi veramente “irrecuperabili” finché si rimane nel terreno della vita.

* Possiamo riflettere insieme su questi punti e domandarci che cosa dicono alla vita della nostra parrocchia?

 

2. Ciò che è emerso nell’incontro del 9 ottobre 2013.

Alcune riflessioni emerse dalla lettura del cap. I della lettera pastorale “Il Campo è il Mondo”:

  • È reale anche nella nostra comunità il fenomeno che l’Arcivescovo chiama dell’”ateismo anonimo”, cioè vivere di fatto come se Dio non ci fosse. Questa è, in particolare la condizione delle generazioni intermedie tra i 25 e 50 anni.

* Come affrontare questo fenomeno?

  • Nella nostra comunità è ancora piuttosto forte la presenza di un cristianesimo di tradizione, un cristianesimo di devozione, un cristianesimo un po’ individualistico; più debole, invece, un cristianesimo di convinzione.  Il vero cammino cristiano deve essere un cammino di interiorità e di convinzioni.

“Senza libera convinzione interiore non c’è cristianesimo” ( Martini)

* Quali scelte pastorali fare per educare un cristianesimo di convinzioni?

  • Non bisogna mai dimenticare che Dio ha seminato anche nel campo della nostra comunità il buon grano: Dio ci precede sempre con il suo amore, Dio è già nel cuore di ogni uomo.

“ A noi tocca né seminarlo, né svegliarlo, ma anzitutto riconoscerlo, accoglierlo,
assecondarlo, fargli strada, andargli dietro”.
(Martini)

* che cosa dice alla nostra comunità il fatto che Dio ci precede sempre con il suo amore?

 

3. Prioritaria è la formazione

            Sicuramente la scelta prioritaria che la parrocchia è chiamata a fare è quella della formazione.

La Parola di Dio deve mettere radici nel “cuore”, cioè nell’intimo delle persone, nel luogo dove si prendono decisioni profonde e veramente umane.
Il vero cammino cristiano è un cammino di interiorità e di convinzioni, non solo di gesti e di abitudini.
I gesti e le abitudini sono utili, se nascono da una convinzione interiore.
È necessario tracciare il cammino di formazione nella nostra comunità.

È un cammino di cinque tappe:

1) Innanzitutto ritessere un tessuto umano.

            Occorre fare della parrocchia un luogo ricco di umanità, dove le persone sono aiutate a vivere in pienezza la propria umanità, dove i valori umani sono ricercati, vissuti, sperimentati: rispetto per le diversità, l’accoglienza di tutti senza distinzioni, lotta ai privilegi, capacità di ascoltarsi, mettere le persone nella condizione di tirar fuori le domande che hanno dentro senza sentirsi giudicati, gareggiare nello stimarsi a vicenda, assenza di ogni giudizio o pregiudizio, superamento delle divisioni, far sentire ciascuno a proprio agio, come a casa sua …….  È la prima condizione assolutamente necessaria.
Senza questo terreno umano tutto il resto non può essere seminato, soprattutto non fa frutto.

2) Narrare la storia di Gesù

            Occorre fare della parrocchia un luogo dove si narra la storia di Gesù, dove è possibile ascoltare e conoscere la storia di Gesù. È  la bella notizia del Vangelo. Gesù è la Parola di Dio detta all’uomo perché l’uomo sia felice, perché la sua vita abbia un senso.
La storia di Gesù va narrata a tutti, tutti devono poterla conoscere.  La parrocchia non deve proporre una dottrina o insegnare una morale, ma far conoscere Gesù, narrare la sua storia.
Ecco l’importanza della scuola della Parola, della catechesi

3) Incontrare Gesù

            Occorre fare della parrocchia il luogo dove è possibile conoscere Gesù e la sua storia, il luogo dove Gesù viene incontrato perché Gesù è vivo, è presente  in mezzo a noi “tutti i giorni fino alla fine del mondo”.
Noi lo possiamo incontrare nella preghiera e nei sacramenti, nell’Eucaristia, nella Confessione.
Nei sacramenti, nella liturgia noi incontriamo Gesù ci sentiamo amati, perdonati, chiamati da lui
Ecco l’importanza della preghiera, dell’educazione alla preghiera, nel ricercare una regola di preghiera.
Ecco l’importanza di una liturgia ben fatta, della fedeltà alla Messa, alla Confessione, della celebrazione curata dei vari Sacramenti

4) Vivere nella comunità

            Occorre fare della parrocchia il luogo dove fare esperienza della comunità cristiana.
Dall’incontro con Gesù nasce la vita della comunità cristiana come luogo della fraternità, della condivisione, dell’amarsi gli uni gli altri come Gesù ha amato noi.

La comunità cristiana è un ideale di fraternità in divenire, destinato a mostrare a una società frammentata e divisa che possono esistere legami gratuiti e sinceri, a partire dal Vangelo e che non ci sono solo rapporti di convenienza o di interesse  (Martini)

Dobbiamo ricordare che

  • l’amore cristiano che ha la sua sorgente nell’incontro con Gesù nell’Eucaristia, prima di essere un’opera o una iniziativa, è un clima spirituale, un complesso di atteggiamenti, una unità misericordiosa di intenti entro la comunità
  • l’amore cristiano che ha sua sorgente nell’incontro con Gesù nell’Eucaristia, si impegna a fondo di fronte alla sofferenza dei fratelli, la condivide, l’attraversa, ma sa che la vittoria ultima sul male viene direttamente dal cuore del Padre. L’amore cristiano diventa, allora incrollabile anche di fronte ai pericoli e alle sconfitte
  • L’amore cristiano che ha la sua sorgente nell’incontro con Gesù nell’Eucaristia,  dice anche le sue preferenze: si tratta di coloro che Gesù ha maggiormente amato: i piccoli, i poveri, gli indifesi, gli emarginati, gli stranieri … per annunciare loro la presenza di Cristo, per dire loro che anche nella loro condizione è possibile far nascere un germe di amore, perché se si riesce a credere nell’amore e a vivere nell’amore, si trova la salvezza.

5) dare la vita, servire

            Occorre fare della parrocchia il luogo dove imparare a fare della propria vita un dono.
La vita acquista senso, la si ritrova solo se la si dona.
Nel Vangelo “servire” è una parola seria dai contorni evangelici precisi.
Il Figlio dell’uomo  non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la vita ( Mc. 10,45)

  • Servire per il cristiano è una dimensione dell’intera esistenza, non un frammento del nostro tempo Servire tocca la persona, non semplicemente le sue azioni e le sue cose. Servire è un modo di esistere, uno stile di vita.
  • Servire significa vivere sentendosi responsabile degli altri, solidale con gli altri, capaci di vedere e di capire come lo sguardo del samaritano che si è accorto del ferito e si è fermato
  • Servire non è soltanto venire incontro a un bisogno, ma accogliere la persona. Servire vuol dire fare spazio nella propria vita, nella propria casa, nelle proprie preoccupazioni al fratello in difficoltà.

* proviamo a tracciare concretamente un cammino di formazione nella nostra comunità,  considerando tutte queste cinque tappe

Varie ed eventuali

Un saluto.
Don Enrico