Passi incontro a Gesù - incontro 12 nov. 2015

Incontro del Consiglio Pastorale e degli operatori pastorali sullo strumento
“Passi incontro a Gesù” per fare il progetto pastorale

12 novembre 2015

Che cosa siamo chiamati a fare?

            Siamo chiamati a elaborare e a stendere il progetto pastorale della nostra parrocchia.

Siamo chiamati a prendere per mano la nostra parrocchia per condurla sulla strada del Vangelo a diventare una Chiesa tra le case, vicina alla vita quotidiana della gente; una Chiesa accogliente, attenta a tutti, dove tutti si sentono a casa; una Chiesa dove vince l’incontro e non lo scontro.

La parrocchia è il grembo in cui si viene generati alla fede; è uno spazio per credere; il luogo dove si diventa cristiani.

Il progetto Pastorale

            Il progetto deve tenere presente ed essere inserito nella storia della parrocchia:  la nostra parrocchia ha una lunga storia. Questa storia va letta e riletta; questa storia siamo chiamati a continuarla

            Il progetto deve far camminare in avanti, far fare passi in avanti alla parrocchia. La parrocchia non può ripetere o accontentarsi di copiare un passato o il si è sempre fatto così.

            Il progetto alla luce della Parola di Dio, in continuo ascolto della Parola di Dio, deve essere in grado di leggere e di rispondere alla situazione di oggi, perché oggi la parrocchia è chiamata ad annunciare il Vangelo; il Vangelo è una Parola che deve farsi carne oggi.

            Il progetto deve aiutare la parrocchia a crescere in umanità: il punto di riferimento è l’umanità di Gesù.

Obiettivo del progetto pastorale

            Fare della parrocchia una Chiesa in uscita, una chiesa sul territorio, vicina alla vita della gente che annuncia la gioia del Vangelo, cioè

  • Una chiesa con le porte sempre aperte che non si chiudono mai a nessuno che chieda sinceramente asilo
  • Una Chiesa che prende l’iniziativa, che fa il primo passo, che non sta ad attendere, ma va incontro, cerca i lontani, offre sempre misericordia
  • Una Chiesa non ripetitiva, ma creativa, che non guarda indietro in modo nostalgico, ma guarda indietro per andare in avanti; non vive di nostalgia, sa mettersi in discussione
  • Una Chiesa che sa vedere e ascoltare le ferite della gente e sa, come il samaritano chinarsi sulla ferite e versare olio e vino
  • Una Chiesa che cerca di puntare sull’essenziale: l’essenziale è che siamo amati da Dio
  • Una Chiesa che crede nel tempo, cioè nel lavoro costante, quotidiano, paziente, più che ai grandi eventi, perché il tempo è superiore allo spazio.

Un progetto che metta al centro la persona

            Un progetto che si fa incontro all’uomo, percorrendo tre strade:

1). La strada difficile, perché attraversa tutta la vita dell’uomo, passa attraverso tutte le situazioni, si fa carico di tutti e di tutto ( casa, scuola, lavoro, ospedale, gioie, sofferenze, progetti, scelte …..)

2). La strada larga perché c’è posto per tutti, nessuno va lasciato fuori; una strada larga, accogliente, aperta dove non c’è paura per nessuno. Non è un sentiero per iniziati, né una setta: ci sono quelli che vengono a Messa tutti i giorni, quelli che vengono qualche volta; quelli che vengono una volta l’anno o nelle occasioni, e quelli che non vengono mai …

            3). La strada stretta perché non è un cammino di una massa, di una folla, ma di un popolo, di una comunità. È un cammino che rispetta sempre la libertà di ognuno, domanda una decisione personale, domanda di coltivare una interiorità. Senza libera decisione interiore non c’è cristianesimo

Un progetto che vuole far vivere una Chiesa sul territorio

            Una chiesa che metta radici sul territorio, che si renda visibile sul territorio, che si fa prossimo, vicina alla gente del territorio. Il territorio dice tutti, tutti quelli  che qui abitano.

La parrocchia deve coltivare quattro attenzioni sul territorio:

1). Creare spazi di silenzio, incontri di silenzio, di deserto, momenti di silenzio, “un silenzio che sia un silenzio vero, colmo della Presenza, risonante della Parola, teso all’ascolto, aperto alla comunione”

La capacità di vivere un po’ del silenzio interiore connota il vero credente e lo stacca dal mondo dell’incredulità. Allora le chiese devono essere sempre aperte; nelle famiglie è importante aiutare a vivere momenti di silenzio …

2). Creare sul territorio  relazioni che vincano l’individualismo e la paura dell’altro: nessuno deve essere straniero ( un estraneo), uno sconosciuto

            3) Creare luoghi e spazi di dialogo, di confronto nella ricerca del bene comune: è il bene di tutto l’uomo e di tutti gli uomini che qui abitano

            4) Creare luoghi accoglienti, un territorio accogliente, strade accoglienti, case accoglienti

Un progetto per annunciare la gioia del Vangelo

            Che cosa deve fare la parrocchiale per annunciare sul territorio la gioia del Vangelo?

1). Vincere l’accidia, la pigrizia, infedeltà, il poco legame con il Signore, la nostalgia del passato. La tentazione dell’accidia è facile nella vita della parrocchia perché la parrocchia si prende cura della quotidianità della gente. Una parrocchia cresce e diventa Chiesa tra la gente quando impara che la vita si costruisce con perseveranza e non solo con slanci.

2) Superare la frustrazione cioè il fare le cose di malavoglia, senza gioia; è il perdere il senso di quello che si fa; è puntare su obiettivi che disorientano, come puntare su risultati gratificanti (il numero) e non puntare sulla forza della Parola, su l’iniziativa buona fatta non tanto sul risultato …… Quando fai una cosa falla nel segreto: il Padre vede nel segreto …. Non bisogna mai dimenticare che va sempre rispettata la libertà e il cammino di ciascuno, quello che conta è la validità della proposta fatta ….

3) Coltivare un rapporto vivo con il Signore, un rapporto vivo. Il Signore non sta a guardare, non è passivo ma il Signore è attivo, si dà da fare.  Quando celebriamo l’Eucaristia non siamo noi ad andare verso il Signore, ma è Lui che ci viene incontro con la sua Pasqua, con quanto ha di più prezioso. Occorre mettere l’Eucaristia al centro della vita della Parrocchia e della sua missione

            4) Ritrovare il centro nella Pasqua di Gesù: il centro della vita della Parrocchia è l’Eucaristia. La mancanza di un centro crea dispersione. Occorre lasciarsi raggiungere dalla Pasqua di Gesù, lasciarci toccare, prendere, cercare, plasmare dalla Pasqua di Gesù. La Pasqua di Gesù è espressione grande della gratuità di Dio: la gratuità è il Vangelo, sorgente e punto di arrivo della vita della Parrocchia.

            5) Lasciarsi guidare dallo Spirito alla sequela di Gesù: una Chiesa che mette l’Eucaristia al centro è una Chiesa che si lascia guidare dallo Spirito; una Chiesa che cammina alla sequela di Gesù; che  dà  il primato alla Parola, che  si sente sempre in cammino e cerca di assomigliare sempre più a Gesù

            6) Risvegliare l’entusiasmo, cioè entrare nel dinamismo di Dio che fa uscire dalla depressione, dalla noia, dalla banalità, perché si dà spazio alla ricchezza di Dio. L’entusiasmo sta alla radice dell’evangelizzazione. Per alimentare l’entusiasmo

  • occorre nutrirsi di Dio, della Parola;
  • occorre percepire e toccare con mano la nostra povertà e inadeguatezza; presumere di essere all’altezza può diventare pericoloso. Occorre vivere una povertà contenta perché mette la sua fiducia in Dio. Dio ci ama molto di più delle nostre capacità.
  • occorre imparare a leggere la storia, a discernere ciò che è mosso dallo Spirito da ciò che è contrario allo Spirito.
  • occorre lasciarsi guidare dalla forza della compassione , imparando a condividere la vita della gente, non lasciandosi prendere dal lamento, ma dal voler bene. La compassione fa superare il lamento, il disgusto, la frustrazione.

La parrocchia è ancora valida? Quale è il futuro della parrocchia?

  • La Parrocchia è sempre attuale se diventa  Chiesa aperta al territorio, vicina alla vita della gente, accogliente, non ripiegata sul passato, piena di misericordia, che va incontro all’uomo e annuncia la gioia del Vangelo
  • La Parrocchia, oggi domanda la scelta personale di appartenenza: il vero cammino cristiano è un cammino di interiorità e di convinzioni, non solo di gesti e di abitudini
  • La Parrocchia, oggi, è un piccolo seme; è una minoranza impegnata che porta il peso della maggioranza.

La Parrocchia, oggi è quello che Gesù chiamerebbe piccolo gregge, minuscolo seme, pugno di lievito…. È alla piccolezza e inadeguatezza che viene offerta la gioia del Vangelo: piccolissimo è il granello di senape gettato nella terra, poca cosa è il pugno di lievito nascosto nella pasta, insignificante il piccolo gregge di fronte alle mandrie sterminate Eppure anche la pochezza umana e l’apparente insignificanza storica, possono diventare albero frondoso, far fermentare una massa, rallegrare un pascolo … ( C. M. Martini)

  • Quale progetto pastorale fare per la nostra parrocchia?
  • Quale icona biblica ci potrebbe guidare?