Il Consiglio Pastorale è un laboratorio pastorale - Aprile 2015

CPGiovedì 30 aprile ore 21.00 in oratorio
1° incontro del Consiglio Pastorale

Il Consiglio Pastorale è un laboratorio pastorale

A tutti quelli che sono stati eletti o scelti a far parte del Consiglio Pastorale
e a tutti quelli che vorranno partecipare agli incontri del Consiglio Pastorale
perché vogliamo fare del nuovo Consiglio Pastorale un laboratorio pastorale.

La nostra Parrocchia ha un nuovo Consiglio Pastorale
Innanzitutto ringrazio di cuore il Signore perché la nostra parrocchia ha un nuovo Consiglio Pastorale.
Ringrazio di cuore anche ciascuno di voi per aver accettato di far parte di questo Consiglio Pastorale.
Insieme io, voi e quanti vorranno partecipare dobbiamo avere nel cuore la nostra parrocchia,
dobbiamo prenderla per mano e condurla a diventare una Chiesa tra le nostre case, una chiesa vicina e attenta alla vita quotidiana della nostra gente, impegnata a dare a ogni persona la possibilità di conoscere il Vangelo, di incontrare il Signore, di seguirlo.
La Parrocchia è il grembo in cui si è generati alla fede, è uno spazio per credere, è il luogo dove si diventa cristiani, perché cristiani non si nasce, ma si diventa, è un modo di vivere il Vangelo, anzi il modo più comune e quotidiano.
            La Parrocchia non è una Chiesa elitaria, fatta solo per alcuni, ma una Chiesa accessibile a tutti, capace di dialogare con le esperienze della gente.
            La Parrocchia deve rivolgersi a tutti e deve farsi carico della storia di ciascuno. Se per essere cristiani bisogna cercare una fonte spirituale lontana dalla vita ordinaria, quotidiana, allora la fede diventa un privilegio di pochi e una occasione perduta per i più. La Parrocchia, invece, deve rendere a tutti possibile una vita spirituale a pieno titolo.

Il Consiglio Pastorale e la Parrocchia
            Il Consiglio Pastorale scommette sulla Parrocchia.
La Parrocchia non è un oggetto, un contenitore dove ognuno può metterci dentro di tutto e di più, dove ogni gruppo fa quello che gli pare e piace, occupandola e sfruttandola per i suoi fini.
La Parrocchia è un soggetto unitario di pastorale capace di pensare, di progettare, di fare scelte pastorali,, di tracciare cammini  … tutto questo la parrocchia lo fa attraverso il Consiglio Pastorale
            Il Consiglio Pastorale ha un duplice fondamentale significato: da una parte rappresenta l’immagine della fraternità e della comunione dell’intera comunità parrocchiale di cui è espressione, dall’altra costituisce lo strumento della decisione pastorale comune dove il ministero della presidenza, proprio del parroco, e la corresponsabilità di tutti i fedeli devono trovare la loro sintesi.  (47° Sinodo diocesano alla costituzione n. 147)
Primo compito del Consiglio Pastorale è quello di elaborare il progetto pastorale per fare in modo che le singole decisioni relative alla vita della parrocchia vengano prese in continuità e in sintonia con il progetto stesso, garantendo così uno sviluppo unitario e armonico della vita parrocchiale.
Il progetto pastorale costituisce il punto di riferimento anche per il Consiglio per gli affari economici. È il progetto pastorale della parrocchia che deve guidare le scelte relative agli aspetti economici della parrocchia.

Consigliare e presiedere
Per il buon funzionamento del Consiglio Pastorale occorre mettere in atto sapientemente due atteggiamenti fondamentali: il consigliare e il presiedere e tra loro devono trovare una sintesi armonica.
Un consigliare ecclesialmente autentico esige un punto di convergenza e di responsabilità ultima nel presiedere; un presiedere  esercitato correttamente stimola il consigliare e lo fa nascere e crescere dove non esiste o è carente.
Il consigliare nella Chiesa non è facoltativo, ma è necessario per il cammino da compiere e per le scelte pastorali da fare.
Il Consigliare nella Chiesa non va pensato secondo il linguaggio corrente, ma va pensato  nel giusto senso ecclesiale, cioè l’attività del consigliare ultimamente va fatta risalire allo Spirito Santo.
Il dono del Consiglio è un dono dello Spirito Santo.
Il consigliare è una forma di discernimento
            Il Consigliare nella Chiesa chiede la capacità di andare oltre il piano della prudenza e della ponderatezza per giungere a ricercare e a rinvenire la volontà di Dio qui e ora. Il Consigliare è una forma di discernimento per aiutare la parrocchia a comprendere ciò che Dio esige da lei.
Il dono del Consiglio ci guida nella provvisorietà e nell’incertezza a non fare passi falsi, ci aiuta a discernere, a non essere precipitosi, a non assolutizzare nulla di ciò che è meno di Dio.
Nella parrocchia il dono del Consiglio va tenuto in gran conto e va sempre ricercato nella preghiera.
Per ben consigliare  sono necessarie tre attività: ascoltare i diversi consigli, cioè  raccogliere dati e pareri; giudicare e valutare i dati, i fatti alla luce della Parola di Dio, cioè discernere; decidere , cioè tradurre i consigli e le valutazioni emerse in scelte operative, in azioni.
Non esiste decisione saggia se precedentemente non c’è stata la capacità di ben consigliare in coloro che sono chiamati a dare consiglio e la docilità in coloro che devono rendersi disponibili a quanto viene consigliato.

I Consiglieri
            I membri del Consiglio Pastorale si devono distinguere per vita cristiana, volontà di impegno, capacità di dialogo e conoscenza dei concreti bisogni della parrocchia e devono essere qualificati non solo da competenza ed esperienza, ma anche da uno spiccato senso ecclesiale e da una seria tensione spirituale, alimentata dalla partecipazione all’Eucaristia, dall’assiduo ascolto della Parola e dalla preghiera. Si devono preoccupare del bene dell’intera comunità, evitando lo spirito di parte o di categoria. ( Sinodo cost. 134)
Concretamente sono necessarie tre attenzioni:
1) Coltivare il pensiero umile
            Il pensiero umile è un pensiero in relazione. La verità non si possiede, ma ci possiede.
La verità richiede accoglienza, attenzione, ascolto perché possa essere detta.
Coltivare un pensiero umile ci impegna a camminare insieme, a metterci in ascolto gli uni degli altri; ci impedisce di ritenerci i detentori della verità; ci fa guardare benevolmente anche a chi la pensa diversamente da noi, anche a chi non crede …..
Il pensiero umile lascia spazio all’inquietudine umana, la custodisce; non riduce le proprie verità ad armi da usare contro i nemici, i lontani, i non credenti. Il pensiero umile ci pone dentro l’attesa dell’umanità e custodisce l’attesa di Dio, impedisce di rinchiudere la rivelazione di Dio nei propri schemi. Un pensiero che giudica, ma non accompagna l’uomo nella ricerca della verità è certamente fuori posto.
Dobbiamo imparare ad ospitare l’umanità di oggi con le sue domande, i suoi tentativi, i suoi dubbi…
Don Primo Mazzolari diceva ai cristiani presenti alla Messa che quando si entra in chiesa bisogna togliersi il cappello, non la testa.
Il nostro Consiglio Pastorale deve essere un Consiglio umile per far crescere una parrocchia dal volto umile, ospitale dove ognuno si sente accolto nella sua ricerca e nel suo cammino
2) Curare la formazione permanente
La formazione è assolutamente necessaria. Perché in parrocchia ci siano persone corresponsabili è necessaria una formazione permanente
La formazione deve aiutare a coltivare  una spiritualità evangelica, cioè un ascolto assiduo e fedele della  Parola di Dio; una spiritualità ecclesiale, cioè un sentire con la Chiesa; una spiritualità del servizio, cioè uno stile di servizio.
3) Custodire il privilegio degli ultimi
            Se vogliamo costruire una comunità accogliente, una comunità attenta a tutti, una comunità capace di accogliere il Vangelo, di vivere le Beatitudini, occorre ripartire dai piccoli, dai poveri, dagli ultimi.
Solidarizzare con gli ultimi non significa fermarsi a loro, ma partire da loro.
Bisogna imparare a guardare la realtà, il nostro territorio come ha fatto Gesù, cioè a partire dalla sua parte povera. Occorre andare in fondo alla fila, se si vuole accorgersi di come questa è fatta. Se camminiamo davanti, vediamo i forti e i sani, e non ci accorgiamo di coloro che si perdono lungo la strada.
La Parrocchia è una comunità in cui conta di più chi conta di meno agli occhi del mondo; il più grande è il più piccolo,; è una comunità dove il più piccolo non solo è il più grande, ma anche più difeso, dove il più debole e umile è da onorare e proteggere.  (Card. Martini)

Confrontiamoci

  • Proviamo a riflettere insieme e a confrontarci su questi punti che devono guidare il nostro lavoro nel Consiglio Pastorale
  • Quali sono quei punti che dobbiamo approfondire e mettere in evidenza?
  • Da dove potremmo partire a settembre quando incominceremo a lavorare insieme?

Alcuni adempimenti
1).Indicazioni per la formazione del Consiglio Affari economici, un terzo dei componenti va eletto dal Consiglio Pastorale
2) Dobbiamo nominare una segreteria che insieme al parroco fissa l’ordine del giorno e guida gli incontri

Un cordiale saluto
                        don Enrico