Mercoledì 9 aprile 2014 dopo la Messa delle ore 20.30
in oratorio (centro parrocchiale) 16° sessione del Consiglio Pastorale
Corresponsabili si diventa
per fare della Parrocchia una Chiesa di tutti
Ecco i punti dell’ordine del giorno:
Comunicazioni di don Enrico
1.La parrocchia una Chiesa di tutti.
Il segno distintivo della parrocchia è essere una Chiesa di tutti nella vita quotidiana, non una Chiesa elitaria per pochi fortunati, ma una Chiesa accessibile a tutti.
La fede non è un privilegio di pochi eletti e una occasione perduta per i più.
Uno per vivere da cristiano, per alimentare la sua vita di fede, non deve cercare altrove, lontano dalla vita ordinaria quotidiana o in forme devozionali che spesso alimentano una spiritualità soggettiva e disincarnata.
La Parrocchia deve offrire a tutti quello che è necessario per una vita di fede a pieno titolo.
Occorre ritmare la vita ordinaria, quotidiana della parrocchia con momenti capaci di offrire a tutti cammini di crescita nella fede.
2. I tre pilastri sui quali cresce la parrocchia Chiesa di tutti.
La Parrocchia chiesa di tutti cresce attorno a tre punti nodali: il primato della Parola di Dio, la centralità dell’Eucaristia, l’urgenza della carità.
3. Che cosa deve fare la Parrocchia per essere una Chiesa di tutti?
Perché tutto questo diventi possibile è necessario che la Parrocchia abbia molta cura della formazione, educhi con tenacia alla corresponsabilità, coltivi con coraggio uno stile evangelico di vita.
Dice il Papa nell’Evangelii gaudium n. 49: “Usciamo, usciamo ad offrire a tutti la vita di Gesù Cristo … preferisco una Chiesa accidentata, ferita, sporca per essere uscita per le strade, piuttosto che una Chiesa malata per la chiusura e la comodità di aggrapparsi alle proprie sicurezze … Più che la paura di sbagliare, spero ci muova la paura di rinchiuderci nelle strutture che ci danno una falsa protezione: , nelle norme che ci trasformano in giudici implacabili, nelle abitudini in cui ci sentiamo tranquilli, mentre fuori c’è una moltitudine affamata e Gesù ci ripete senza sosta: “date voi stessi da mangiare” (Mc.6,37)
1) Uno stile di essenzialità che chiede di saper scoprire e presentare chiaramente le priorità, tenere ciò che realmente serve e mettere in discussione ciò che non è essenziale e può diventare di peso all’annuncio del Vangelo: “Quando vi mettete in viaggio non prendete nulla, né bastone, né borsa, né pane, né denaro … i discepoli partirono, passavano di villaggio in villaggio annunziando dovunque il messaggio del Vangelo e guarendo i malati” ( Lc. 9, 3.6)
2) Uno stile di povertà che impone una sobrietà nel dotare la parrocchia di mezzi e strutture e di finalizzarle al servizio della Parola e alla carità
3) ) Uno stile di gratuità che esige di non offuscare in alcun modo la logica del dono vero e totale. Il Vangelo va annunciato sempre gratuitamente, perché “ gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date” ( Mt. 10,8). La gratuità garantisce la dignità di ogni persona, soprattutto del più debole, perché non si sente discriminato. Anche il povero si sente a pieno titolo parte della comunità, uguale agli altri.
4) Uno stile di fraternità che invita a mettere ogni persona a proprio agio, a farla sentire a casa, a fare della parrocchia una casa di tutti, una casa senza porte.
4. Una scelta obbligatoria per fare della Parrocchia una Chiesa di tutti
È vero che la Parrocchia è una Chiesa di tutti, ed è vero che la corresponsabilità nella Parrocchia è di tutti, ma per giungere a tutti occorre partire da alcuni.
È stata anche la scelta di Gesù. Gesù è sempre stato attento a tutti, ma si è preso cura di alcuni, dei dodici per arrivare a tutti: “ ne costituì dodici perché stesso con Lui e per mandarli” ( Mc. 3, 15)
Perché la parrocchia sia la casa di tutti e porti a tutti la gioia del Vangelo occorrono persone che scelgono la parrocchia come ambito di servizio cristiano perché mettono la loro vita, il loro tempo, la loro competenza, le loro energie al servizio della Chiesa e imparano a pensare e a lavorare insieme.
È necessario fare in parrocchia un momento per crescere anche in questa corresponsabilità.
Questa è la vocazione specifica dell’Azione Cattolica.
Occorre coltivare in parrocchia questa corresponsabilità se vogliamo fare della nostra parrocchia una Chiesa sinodale.
Parlando ai parroci, il Cardinal Martini diceva che la parrocchia deve essere come un fuoco acceso dagli scout nella notte, ai margini del bosco. Alcuni di loro si lasciano arrostire, buttano la legna sul fuoco, lo attizzano; altri si avvicinano per scaldarsi; altri ancora stanno lontano, hanno paura di avvicinarsi, però sono attratti.
È molto importante che questo fuoco ci sia, perché oggi o domani si accosteranno tutti e alla fine aiuteranno a mettere la legna.
Il Signore vuole la salvezza di tutti, la comunità opera anche a favore di chi vaga nel bosco e di chi è un po’ fuori, ai margini.
Anche la nostra parrocchia ha bisogno di persone che gettino la legna nel fuoco, lo tengano vivo e soffino sulla brace. La nostra parrocchia ha bisogno di persone che vivono questa corresponsabilità.
Tre domande su cui confrontarci:
1) Ciò che c’è nella nostra parrocchia: come è presente la corresponsabilità? + Quale corresponsabilità è presente? Come ci si forma alla corresponsabilità? Da quale realtà partiamo?
2) Ciò che non c’è: che cosa manca perché si viva una vera corresponsabilità? Quali sono i vuoti?
3) I passi concreti che possiamo fare: Da dove possiamo partire? Possiamo fare una verifica della scuola di formazione che stiamo facendo in questa quaresima.
Varie ed eventuali
1) La settimana santa: rifletteremo giovedì sera.
2) Il notiziario in tutte le case.
Un saluto.
Don Enrico