Mercoledì 7 maggio dopo la Messa delle ore 20.30 in Santuario,
alle ore 21.15 in Oratorio 17° sessione del Consiglio Pastorale
Corresponsabili della missione della Chiesa
Siamo quasi al termine di un anno pastorale.
1. È tempo di tirare un po’ le fila, di fare il punto della situazione.
1) E’ necessario guardare indietro al cammino percorso dalla nostra comunità per cercare di guardare davanti al cammino che la nostra comunità è chiamata a percorrere perché diventi sempre più una Chiesa di tutti, una Chiesa, come dice il Papa parlando ai laici di Azione Cattolica, che assume il dinamismo missionario per arrivare a tutti, privilegiando chi si sente lontano e le fasce più deboli e dimenticate della popolazione. Si tratta di aprire le porte della parrocchia e lasciare che Gesù possa andare fuori. Tante volte abbiamo Gesù chiuso nelle parrocchie con noi, e noi non usciamo fuori e non lasciamo uscire fuori Lui. Aprite le porte perché Lui vada, almeno Lui! Si tratta di una Chiesa “in uscita”: sempre Chiesa in uscita.
2) Non bisogna mai dimenticare i tre pilastri su cui cresce la comunità parrocchiale: il primato della Parola, la centralità dell’Eucaristia, l’urgenza della carità.
3) Questo domanda alla Parrocchia alcune scelte precise: l’impegno per la formazione, l’educazione alla corresponsabilità, la cura di coltivare uno stile evangelico ( Cfr. odg.del CP del mese di aprile)
2. Qualche annotazione sulla formazione
È compito della parrocchia offrire momenti di formazione precisi.
Deve essere una formazione alta, accessibile a tutti, nella vita quotidiana che ritma con i suoi momenti ( scuola della Parola, catechesi, momenti di preghiera, momenti di formazione …) la vita ordinaria della parrocchia.
Deve essere offerta sempre a tutti, ma deve essere considerata necessaria, non opzionale da chi svolge qualche servizio o qualche responsabilità nella comunità.
Ogni operatore pastorale è chiamato alla cura della propria formazione cristiana, individuando i passi più utili a partire da quanto proposto in parrocchia ( Card. C. M. Martini)
* È necessario fare una verifica del cammino e dei momenti di formazione proposti in questo anno pastorale nella nostra parrocchia e fare qualche proposta per il futuro
3. Qualche riflessione sulla corresponsabilità
Sulla corresponsabilità nella nostra parrocchia è necessario fare qualche passo più preciso.
Occorre passare dalla collaborazione, dall’essere disponibili ( nella nostra parrocchia c’è molta disponibilità, tanta gente si presta …) alla corresponsabilità.
Essere corresponsabili vuol dire ritrovare il cuore della vita cristiana, cioè riconoscere il valore assoluto della sequela del Signore Gesù, significa comprendere e vivere che la Parola, l’Eucaristia, la domenica, la vita sacramentale, la preghiera, la comunione fraterna sono l’essenziale per vivere oggi da discepoli; vuol dire praticare l’esperienza del silenzio per entrare in contatto profondo con sé, con gli altri e con il Signore; vuol dire coltivare il gusto della riflessione che permette di essere attenti, vigilanti non passivi nei confronti di ciò che accade; vuol dire scegliere di vivere non per se stessi e perseguire l’impegno a non appartarsi, ma costruire legami autentici di fraternità e di comunione, di attenzione ai piccoli e ai poveri per crescere facendo crescere, così che la Parola possa compiere la sua corsa sulle strade degli uomini;
Per crescere nella corresponsabilità Papa Francesco ci consegna tre verbi che possono, come dice lui, costituire una traccia di cammino.
1) Il primo verbo è rimanere in Gesù
Ma non rimanere chiusi, ma rimanere con Gesù, rimanere a godere della sua compagnia.
Per essere annunciatori e testimoni di Cristo occorre rimanere anzitutto vicini a Lui.
È dall’incontro con Colui che è la nostra vita e la nostra gioia, che la nostra testimonianza acquista ogni giorno nuovo significato e nuova forza. Rimanere in Gesù, rimanere con Gesù.
2) Il secondo verbo è andare ai confini.
Mai una parrocchia ferma. Andare per le strade del vostro territorio e annunciare che Dio è Padre e che Gesù Cristo ce lo ha fatto conoscere, per questo la nostra vita è cambiata e si può vivere da fratelli, portando dentro una speranza che non delude. Ci sia dentro la parrocchia il desiderio di far correre la Parola di Dio fino ai confini, rinnovando così l’impegno a incontrare ogni uomo, dovunque si trovi, là dove soffre, là dove spera, là dove ama e crede, là dove sono i suoi sogni più profondi, le domande più vere, i desideri del suo cuore. È qui che ci aspetta Gesù. Questo significa andare fuori, uscire.
3) il terzo verbo vivere la gioia dell’appartenenza cristiana.
Gioire ed esultare sempre nel Signore! Essere persone che cantano la vita, che cantano la fede. Dire la fede, vivere la fede con gioia. … Persone capaci di riconoscere i propri talenti e i propri limiti, che sanno vedere nelle proprie giornate, anche in quelle più buie, i segni della presenza del Signore.
Gioire perché il Signore ci ha chiamati ad essere corresponsabili della missione della sua Chiesa.
Gioire perché in questo cammino non siamo soli: c’è il Signore che ci accompagna, ci sono i vescovi e i sacerdoti che ci sostengono, ci sono le comunità parrocchiali con cui condividere il cammino
Con questi tre atteggiamenti: rimanere in Gesù, andare ai confini e vivere la gioia dell’appartenenza cristiana possiamo portare avanti la nostra vocazione ed evitare la “quiete” che non ha niente a che fare con il rimanere in Gesù ed evitare la tentazione della chiusura e quella dell’intimismo, tanto edulcorata, disgustosa per quanto è dolce ….
Chiediamo al Signore occhi che sanno vedere oltre l’apparenza; orecchie che sanno ascoltare grida, sussurri e anche silenzi; mani che sanno sostenere, abbracciare, curare.
4. Che cosa fare concretamente?
1) La cura della qualità della proposta che la parrocchia fa
È necessario verificare la proposta che la nostra parrocchia ha fatto in questo anno e sta facendo.
Guardare al cammino percorso sottolineando gli aspetti positivi da mantenere e quelli invece da correggere.
È una verifica da fare nel Consiglio Pastorale, ma potrebbe essere utile fare una verifica con tutta la comunità
2) Uno sguardo a come è strutturata la pastorale della nostra comunità.
Uno sguardo a come funziona la vita della nostra parrocchia, a come lavorano le commissioni.
È importante porci alcune domande, per esempio
Le priorità non sono sempre le cose più importanti, ma sono le cose che vengono prima.
Una riflessione per concludere
Non temere, piccolo gregge, perché è piaciuto al Padre di darvi il suo Regno. (Luca 12, 32)
Dice il Card. Martini: possiamo dire che la Chiesa è oggi, per non pochi aspetti, quello che Gesù chiamerebbe un piccolo gregge, un minuscolo seme, un pugno di lievito …
La Chiesa interessa poco ai mass media per ciò che è veramente la sostanza della sua vita; interessa piuttosto per aspetti periferici, folcloristici o per il gusto di fantasticare su oscure dietrologie …
Ecco allora di che cosa dobbiamo preoccuparci
Varie ed eventuali
Un saluto.
Don Enrico