Riflessioni sull’educare in oratorio - 11 gennaio 2018

Comunita' educante

11 gennaio 2018
ALCUNE RIFLESSIONI
SULL'EDUCARE IN ORATORIO su cui confrontarci

            Sono alcune riflessioni abbozzate da approfondire: domandano il contributo della comunità educante.

Sono riflessioni che mi venivano e facevo mentre andavo ad incontrare le famiglie per la benedizione di Natale.
Ci avviciniamo anche alla settimana dell’educazione che ogni anno viene fatta dal 21 al 31 gennaio.

1). Tentativo di lettura della situazione
Dopo la Cresima i ragazzi se ne vanno.
Se ne vanno non solo dal momento del catechismo, ma dalla pratica religiosa, dalla pratica religiosa anche prima.
La stessa cosa avviene per i preadolescenti, per gli adolescenti, i giovani, per gli adulti.
È come se la vita della comunità cristiana non interessasse per niente, non c’entrasse con la vita che si vive.
Ne rimane un numero molto ristretto …..
Perché questo abbandono?  questa distanza dalla vita cristiana?
Come accorciare questa distanza?
            Una cosa che dobbiamo evitare è quella di ricercare e gettare la colpa sugli altri …..

2). La crisi di una comunità nasce dalla crisi di desideri
            Una della cause, forse la causa principale è che non sappiamo più cogliere, ascoltare, i  desideri veri, profondi che ci sono nel cuore delle persone oggi.
Fra oratorio ( la comunità cristiana) e ragazzi viene a mancare la dimensione  della gratuità.
Il desiderio può essere scoperto e narrato solo in un contesto gratuito
Il desiderio non è qualcosa di romantico o di sentimentale, né qualcosa di frivolo banale cui la nostra cultura lo ha ridotto.
La capacità di desiderare è tra le capacità fondamentali della persona, è la vocazione di ogni persona, è ciò che una persona è chiamata ad essere, a diventare, è il senso da dare alla propria vita.
            Occorre riflettere sui desideri delle persone, soprattutto occorre creare un contesto dove ognuno può ascoltare il suo desiderio e lo possa narrare.

3). Ascoltare il desiderio
            Come oratorio e come comunità educante è necessario creare un contesto di ascolto dei desideri veri  che sono oggi nel cuore delle persone.
Un desiderio è vero quando non muore, soprattutto quando, come Abramo, Dio ti chiede di perderlo di darlo in sacrificio come ha fatto lui con il figlio Isacco.
Devi essere pronto a donarlo, perché sicuramente arriva l’ariete e con l’ariete arriva la discendenza più numerosa delle stelle del cielo.
Un desiderio vero è quello che fa uscire da sé, che fa perdere la vita per ritrovarla davvero, rende capaci di amare, di fare della propria vita un dono.
Solo l’ascolto del desiderio dei ragazzi può far vivere l’oratorio, renderlo attuale, non sorpassato.
Il contesto in cui siamo è povero di umanità.
L’oratorio deve mettere al centro della sua vita, della sue iniziative la persona, ogni persona, perché ritrovi in pienezza la sua ricchezza umana.
Oggi il desiderio che può far vivere l’oratorio è il ricupero dell’umano, di una umanità guarita …
Ogni ragazzo deve essere fatto oggetto di grande attenzione, perché ognuno è qualcuno e nessuno è nessuno.
Solo in un luogo dove la persona conta per davvero è possibile narrare i propri desideri, raccontare il Vangelo, incontrare Gesù, cogliere la propria chiamata, la propria vocazione altrimenti la proposta cristiana diventa una  proposta vuota, astratta,  ideologica.

4). Liberarci dal doping dell’ideologia
            È importante mettere in discussione il nostro modo di fare la proposta cristiana, il catechismo.
Noi pensiamo di trasmettere la vita cristiana, di far crescere la fede trasmettendo una dottrina, facendo partecipare a dei riti, tante volte fine a se stessi..
Noi pensiamo che uno è cristiano perché ha ricevuto i Sacramenti.
La nostra catechesi è soprattutto finalizzata al ricevere i Sacramenti.
Poi, una volta ricevuto il Sacramento della Cresima, tutto finisce.
Uno pensa di essere cristiano anche se non prega, non viene più in chiesa, non si Confessa più, non ascolta la Parola, non si lascia guidare dal Vangelo …. fa i suoi interessi, i suoi comodi, pensa a se stesso, non paga le tasse, non contribuisce alla costruzione del bene comune …..

5). È necessario colmare la distanza tra il Vangelo e vita
Occorre mostrare la fecondità del Vangelo: il Vangelo è capace di dare compimento ai desideri veri della vita.
Occorre un oratorio in uscita, che si libera dai suoi schemi, che cerca di andare incontro, toccare ogni persona, come Gesù ha fatto che ha toccato il lebbroso e lo ha guarito.
Occorre mettere al centro ogni persona, coltivare rapporti personali.
Ogni persona deve sentirsi cercata, voluta, accolta.
Occorre imparare a comunicare a tu per tu, personalmente, meno con i messaggini che sono spesso impersonali.
Occorre che ogni persona senta di essere oggetto di attenzione.
Occorre rendere le nostre liturgie sempre più ricche di umanità.
Occorre rendere le nostre catechesi, i nostri incontri … ricchi di umanità, dove ognuno si sente ascoltato, capito, accolto, incontrato, non estraneo.
            Occorre imparare soprattutto ad ascoltare.
Occorre ascoltare di più quello che c’è nel cuore della gente.
Gesù ascoltava, guariva e annunciava la Parola del Regno …..
Qui dobbiamo rivedere il nostro modo di fare ….

6). Ripensare la comunità, ripensare l’oratorio
Nell’oratorio dobbiamo dare più importanza alle persone che alle cose, alle iniziative …..
Occorre far diventare le iniziative, le nostre feste … occasioni di incontro, di fraternità … dove ognuno si sente accolto, ascoltato, incontrato.
Le nostre liturgie devono diventare luoghi di vita, dove uno si sente bene … dove ognuno si sente toccato, guarito, dove incontra una comunità, una fraternità.
Le chiese diceva Cacciari sono diventate spesso scuola di ateismo … Nella gran parte di esse, la forza paradossale del Vangelo viene trasformata in un discorso catechistico e ripetitivo, un piccolo feticcio consolatorio e rassicurante, un idoletto.
I nostri incontri non devono diventare luoghi che fanno sentire un Dio lontano, assente dalla vita.
Devono diventare invece, luoghi dove si coltivano relazioni fraterne,
dove le relazioni non sono funzionali, interessate, ma gratuite, 
dove si sta bene insieme,
dove ognuno può capire che Dio è vivo, che il Vangelo è bello, che vale la pena di vivere la vita secondo i valori del Vangelo…
            Gli incontri di catechismo, le varie iniziative dell’oratorio devono diventare luoghi che umanizzano, riescono bene se fanno crescere in umanità.
Il Vangelo può mettere radici solo in un contesto guarito, ricco di umanità, a sua volta, poi, l’accoglienza del Vangelo fa crescere in umanità e diventa impegno per la costruzione di un mondo più umano, più fraterno …

7). La comunità educante chiamata a narrare nuovamente l’oratorio
            Le cose belle prima si fanno, poi si pensano (Oreste Benzi)
            La nostra comunità educante è chiamata ad aiutare l’oratorio a percorre questa cammino e a fare una nuova narrazione dell’oratorio.
            L’oratorio per essere vivo non deve guardare indietro, rimpiangere un passato, vivere di nostalgia, ma è chiamato a guardare in avanti, a dare risposte, oggi.
La narrazione ha bisogno della vita e del pensiero dell’oratorio di oggi.
Dobbiamo partire da qui per narrare di nuovo l’oratorio.
In questa narrazione tante cose della tradizione saranno ricuperate, ma l’oratorio non deve guardare solo al suo passato per  non diventare una ideologia, una mummia.
I Vangeli sono un esempio: non sono un’ideologia, non sono una dottrina, né una morale, sono una narrazione della vita che Gesù ha vissuto, della Parola che ha detto  che non ci ripiega su un passato, ma ci apre al futuro.
Siamo chiamati a narrare la vita del nostro oratorio, l’esperienza del nostro oratorio per dare stabilità e continuità alla proposta educativa.
In parte abbiamo già incominciato.