La parrocchia, una comunità chiamata ad educare

2 marzo 2Comunita' educante016
La parrocchia, una comunità chiamata ad educare
Qualche riflessione per confrontarsi e riflettere insieme

Dove siamo? da dove partiamo?
            Riflettendo sulla nostra situazione di oggi, sul clima educativo che si respira nella nostra comunità, sulle proposte che abbiamo fatto, sugli incontri dei genitori, sulla pochissima partecipazione … possiamo fare qualche riflessione.

1. Non c’è interesse ( poco interesse) alla proposta educativa della parrocchia.
Nella comunità parrocchiale il discorso educativo fatica a rendersi presente, sembra assente, non interessa … L’oratorio non è frequentato, non è preso in considerazione, c’è molto individualismo.

2. I ragazzi sono soli di fronte al discorso educativo della parrocchia, sono abbandonati a loro stessi; non sono seguiti. Il discorso di un’educazione religiosa, anche il catechismo non è visto come parte della vita e della crescita dei ragazzi.

3. le proposte che la parrocchia o l’oratorio fa non vengono prese in considerazione, spesso si  ha l’impressione di parlare al vento. C’è un’aria indifferente, di menefreghismo in quello che viene fatto e proposto.

4. Anche nell’opinione pubblica, nella mentalità comune quello che fa la comunità viene all’ultimo posto, prima vengono tutte le altre cose (sport, e attività varie …) Non si finisce mai di correre dietro alle diverse situazioni, ma con scarsi risultati. Non si è mai sicuri di niente.

5. Quando va bene ( ma anche questo non è sicuro) c’è il catechismo, ma non si riesce a dare continuità al catechismo: è un catechismo a se stante che non può incidere perché è un catechismo senza Messa, senza oratorio, senza niente .. dove, normalmente la famiglia non segue quanto viene fatto.

6. L’oratorio è visto non come un luogo che deve educare, al massimo un luogo che deve divertire, come il paese dei balocchi, ma l’oratorio non deve fare questo e allora viene abbandonato.

7. E’ difficilissimo un discorso continuativo, nel tempo, dare seguito ad una iniziativa: tutto normalmente finisce una volta fatta,  e tutto passa senza lasciare traccia.

8. l’iniziativa deve sempre attirare, se non attira non vale o vale poco. Non si giudica la bontà dell’iniziativa in sé, per la proposta che contiene … il giudizio è sempre sul numero. Se c’è un numero buono l’iniziativa è riuscita, altrimenti no …

9. Di fronte a questa situazione è molto facile e di fatto avviene incolpare “la comunità”  (o chi per essa), o andare alla ricerca del colpevole perché la ricerca del colpevole mette la coscienza in pace, ci fa sentire a posto ...Oppure è facile andare alla ricerca di soluzioni strane, di iniziative che possono interessare sempre di più, attirare … e dimenticare quello che è il compito proprio, specifico che una comunità è chiamata a svolgere per educare: giudicare e perseverare nella validità della proposta. In questo modo la comunità rimane nella confusione, in balia di tutti e di tutto, perché tutti si sentono professori con le soluzioni in tasca e la comunità e l’oratorio perde la sua identità.

10. Questa, forse, è una lettura che sembra pessimista, ma l’invito è non chiudere gli occhi, guardare in faccia alla situazione, non illuderci e non colpevolizzarci inutilmente, ma renderci conto che oggi siamo chiamati  a prendere coscienza che possediamo, perché ci è stato dato, il seme buono del Vangelo e a gettarlo con abbondanza a piene mani,( questa è la fatica da fare,)  e a badare di meno al raccolto

La comunità educante e il discorso educativo
La situazione in cui ci troviamo dice, ancora una volta,  l’importanza della comunità educante nella comunità parrocchiale. È necessario centrare l’attenzione, dare visibilità e sostanza alla comunità educante.
La comunità educante è chiamata a elaborare un progetto educativo e a sostenerlo, richiamando sempre tutta la comunità al suo impegno di educare. È un impegno primario.
Si avvicina l’estate, ci sarà l’oratorio feriale che deve diventare un momento fortemente educativo.
Possiamo tracciare alcune linee che possono aiutare  la nostra comunità educante a  definire una proposta educativa possibile ed efficace

1. Puntare sulle relazioni, più che sugli eventi.
            Tessere rapporti è più importante che compiere grandi imprese. Coltivare insieme una coscienza educativa è più promettente che potersi vantare di risultati ottenuti. Tessere rapporti è più gradito a Dio e più efficace che avviare iniziative che attirano. Ecco l’impresa che ci aspetta: favorire gli incontri, la conoscenza, la condivisione per la passione educativa. Coltivare un tessuto comunitario che ha il suo centro nella Messa alla quale è importante trovarsi insieme.

2. Essere fedeli al pensiero di Cristo
            Essere fedeli al pensiero di Cristo è più importante che cercare di non scontentare nessuno.

L’oratorio è chiamato ad accompagnare alla bellezza di conoscere Gesù e il suo Vangelo.  È importante non scendere a compromessi, non agire per attirare, ma per servire il Vangelo. La regola del Vangelo è più utile alla vita che tante parole o iniziative che illudono. L’oratorio deve ritrovare il suo volto, perché l’oratorio ha un volto , non deve scimmiottare  nessuno, né entrare in competizione con nessuno, né correre dietro alle attese di un momento

3. Introdurre nella vita della comunità cristiana
            Non basta una catechista che sappia fare un bel discorso, perché l’educazione cristiana non si può ridurre a una lezione da spiegare .Serve una comunità di persone che, vivendo la vita cristiana così come sono capaci, la rendano bella, desiderabile.  Un bel discorso non convince nessuno se non esprime la vita di una comunità che meriti di essere condivisa. Dare forza a un discorso comunitario, superare la logica e la chiusura dei vari gruppi, lavorare insieme, Condividere insieme valori, proposte, impegni, attività, oratorio, non solo quello che piace. Fare solo quello che piace crea solitudine

4. Avere cura degli spazi
            Rendere gli spazi accoglienti, educativi. Non è che in oratorio si possa fare di tutto e di più. Lo spazio dell’oratorio non è per ogni cosa, richiede alcune attenzioni perché non perda la sua fisionomia educativa

5. Dare importanza al tempo.
            Occorre tenere in grande considerazione il tempo. Noi cresciamo nel tempo; il discorso educativo ha bisogno di tempo per crescere e portare frutto. Occorre offrire una continuità accompagnando il cammino educativo. È grazie alla ripetizione che noi apprendiamo. Da un punto di vista educativo non ci si può limitare a iniziative episodiche

Tre proposte concrete su cui incominciare a puntare

1. Educare alla ferialità 
La vita è fatta soprattutto di ferialità, non di evasioni, di cose straordinarie
            Se non si valorizza la quotidianità, nella vita si cercherà sempre di evadere e la vita quotidiana verrà vista come un peso da evitare, come una noia da fuggire
            Occorre ritrovare  gusto e gioia per quello che si fa e si vive quotidianamente:  andare a scuola, studiare, il lavorare, vivere in famiglia … è la nostra vita, la vita che ci appartiene.
Vivere con gusto la propria vita quotidiana vuol dire crescere in umanità
Occorre trovare le ragioni per vivere e far vivere con gusto e con impegno la propria vita di ogni giorno, perché  non può essere solo un peso, una fatica ….
Io sono convinto che i fatti di bullismo, di violenza, tanti comportamenti che deploriamo, tra le altre cause è perché non riusciamo a dare gusto, gioia, significato alla scuola, alla vita quotidiana

2) Fare dell’educazione religiosa qualcosa che ci appartiene, che è dentro la vita,
che è parte della nostra vita, non è un’aggiunta, non è un di più, non è qualcosa che si può fare o non fare; non è il cacio sui maccheroni, ma è i maccheroni.
È qualcosa di cui non si può farne a meno.
Non si può fare a meno della Messa, della preghiera, della Confessione, dell’ascolto della Parola …
Questo deve partire da noi

3) Educare alla gratuità, al servizio altrimenti nella vita saremo degli eterni insoddisfatti
            La vita va donata: occorre educare a dare, a fare qualcosa per gli altri: il tempo va regalato, le proprie capacità messe a disposizione …
            Educare al servizio, creare una vera vita di gruppo su proposte costruttive, una capacità di stare insieme con tutti, non solo con i propri amici …
Lo stare insieme solo con i propri amici non fa crescere, non apre, ma chiude.
È uno stare insieme selettivo
La vita va aperta, allora cresce, perché non siamo noi  il centro della vita.