Voi siete sale della terra e luce del mondo - SdP 7 gennaio 2019

Catechesi adulti

Scuola della Parola - 7 gennaio 2019
Voi siete sale della terra e luce del mondo

 

La scuola della Parola         
            È importante ricuperare nella  vita spazi di silenzio, momenti di distacco dall’incalzare delle cose, tempi di riflessione per non essere travolti dagli impegni quotidiani.
È necessario ricordare che l’ansia della vita non è la legge suprema, non è una condanna inevitabile.  Essa è vinta da un senso più profondo dell’essere dell’uomo, da un ritorno alle radici dell’esistenza.
Occorre ritornare al silenzio, all’ascolto della Parola, all’adorazione, alla riflessione, alla meditazione.
Noi siamo come una terra in attesa del seme ( ricordiamo la parabola del seminatore Mc. 4,3-8).
Siamo una terra ricca di potenzialità pronta a ricevere il seme della Parola di Dio, capace di accoglierlo e di fargli produrre frutto. La terra senza seme è brulla e infruttuosa, la terra seminata può diventare un giardino rigoglioso.
Noi siamo fatti per accogliere la Parola, fruttifichiamo in misura dell’accoglienza della Parola. Non esiste nessuna persona che sia per natura del tutto impenetrabile alla Parola.
È necessario diventare ascoltatori attenti e fedeli della Parola di Dio

Preghiamo
Signore, facci comprendere il mistero del tuo amore;
            donaci un cuore grande,
            capace di accogliere i tuoi desideri
            e di modellare su di essi le nostre scelte.
Aprici ad accogliere la tua Parola,
            a riconoscerla come luce per i nostri passi,
            come dono capace di dare senso alla nostra vita. ( C. M. Martini)

Sale e luce del mondo
        Dal Vangelo di Matteo 5,13-16:
13Voi siete il sale della terra; ma se il sale perdesse il sapore, con che cosa lo si potrà render salato? A null'altro serve che ad essere gettato via e calpestato dagli uomini.
14Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città collocata sopra un monte, 15né si accende una lucerna per metterla sotto il moggio, ma sopra il lucerniere perché faccia luce a tutti quelli che sono nella casa.
16Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli.
            Nel Vangelo di Matteo le Beatitudini vere e proprie sono seguite da due paragoni (sale e luce) che ne rappresentano, in un certo senso, la conclusione e mostrano con efficacia il primato di Dio nella vita del discepolo.
            Le due immagini sono espresse con verbi all’indicativo: “Voi siete.”
Indicano un fatto più che un ordine: qualcosa che già si è, non qualcosa che si deve diventare.
            Il plurale “siete” mostra che l’essere sale e luce si addice al discepolo in quanto  appartenente alla comunità, più che ai discepoli singolarmente presi.
            I due genitivi “sale della terra, luce del mondo”  hanno probabilmente il doppio senso di nel mondo e a vantaggio del mondo.
            L’orizzonte è universale, senza restrizioni: terra, mondo, gli uomini, tutti quelli della casa.

Voi siete sale della terra
            Il sale ha la qualità di dare sapore, di rendere gustose le vivande.
Ha pure la qualità di conservare i cibi, di impedirne la corruzione. È un ingrediente importante: dà tono, gusto, suppone e fa riferimento a una massa.
Ma se il sale perdesse il suo sapore, con che cosa lo si potrà rendere salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dagli uomini. ( Mt.5,13)
È un paragone all’indicativo: denota un fatto, una situazione certa.
Voi siete, non voi siate. È una affermazione di Gesù che sembra piuttosto azzardata. È una sorta di scommessa fatta su dei discepoli non immuni da debolezze e incongruenze.
Questa parola risuona come una provocazione fatta a noi.
Il discepolo è reso sale e luce in virtù del suo essere alla sequela del Maestro.
            È un paragone    anche interrogativo: ricorda  un rischio possibile e suona, perciò, come un avvertimento. Se il sale perdesse sapore? Cioè, se il sale non sala più, non è più sale e non serve a niente.   Una comunità scipita, che non fermenta, non ha senso.
            Si danno soltanto due possibilità, senza sfumature di sorta: o la comunità è sale capace di salare, o non è nulla.  Se la Chiesa non è sale della terra ha smarrito se stessa, ha perso il senso stesso della sua missione nel mondo. La Chiesa rischia di diventare un’organizzazione del tutto inutile agli occhi del suo Maestro.
Essere sale significa sia parlare di Dio, esplicitandone il primato,  sia rivoluzionare il sistema delle relazioni umane.
Così anche i discepoli: se perdono la forza di salare sono inutili “gettati fuori” e persino “calpestati”, disprezzati.
La metafora usata da Gesù non lascia scampo ad alternative possibili per il cristiano. Non c’è alternativa all’essere sale.
In altre parole o il discepolo è sale, oppure non è nulla.

Voi siete la luce del mondo
            Nel secondo paragone le immagini sono più mosse (luce, città sul monte, lucerna accesa).
La luce, nel Vangelo di Giovanni è attribuita a Gesù: Io sono la luce del mondo.
E’ quindi assai grande l’impresa che Gesù affida alla comunità dei discepoli.
La luce per sua natura è fatta per illuminare, per farsi vedere, non per nascondersi.
Il pericolo che Matteo sembra denunciare non è che la luce si spenga, ma che si nasconda.
La città posta sopra un monte è visibile; così la comunità dei discepoli nel mondo deve essere visibile,  non può non operare nel mondo e per il mondo. La sua sorte è connessa inscindibilmente con quella del mondo.
            La lucerna non si può mettere sotto il moggio.
Il moggio è uno strumento per misurare il grano, grande come un secchio.
La lucerna non va nascosta, ma messa sopra il lucerniere perché faccia luce a tutti coloro che sono nella casa
Gesù conclude con una nota interessante: così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli.
La visibilità e la missionarietà sono dimensioni native, necessarie della comunità dei discepoli, come il sale è fatto per salare e la luce per illuminare.
Se la comunità non svolge questo compito, nessuno potrà svolgerlo al suo posto. E se non lo svolge, la comunità dei discepoli non ha più senso.
            Non va dimenticato che essere sale della terra e luce del mondo comporta una dimensione universale.
La luce deve risplendere davanti agli uomini, non deve limitarsi a un gruppo ristretto di persone.
L’universalità, l’apertura, l’uscire sulla strada  è uno dei segni peculiari del nostro Dio.  Un Dio di parte, chiuso nel piccolo non è il Dio cristiano.
Il Dio cristiano è di tutti.
Diventare testimoni di questo Dio significa essere capaci di attirare l’attenzione di tutti, quasi con ostinazione.
La comunità cristiana ha questa vocazione di essere segno dell’amore generoso di Dio, che travalica i confini ristretti della comunità.
Il cristianesimo non è una religione che si consuma in un ambito meramente privato, ma è una fede pubblica, della strada.

Fare opere buone che rendano gloria al Padre
Gesù dice che per essere sale della terra e luce del mondo bisogna compiere opere buone che raccontino la bontà del Padre.
Opere buone che siano visibili agli  uomini.
Nel mondo giudaico le opere buone erano l’elemosina, le preghiere, i gesti di carità.
Per i discepoli di Gesù le opere buone sono  il vivere il discorso della montagna, in particolare le Beatitudini..
            Gli uomini non possono non restare colpiti dai cristiani che vivono le beatitudini, che vivono la giustizia del Regno, che evitano l’ira, che sono fedeli al matrimonio, che sono sinceri, onesti, miti, arrendevoli, che non giudicano, che perdonano, che usano misericordia verso tutti, che operano per la pace, che si affidano al Padre senza preoccuparsi vanamente del vitto e del vestito.
Le opere buone che il cristiano compie, devono avere tutte come scopo quello di suscitare negli altri l’ammirazione, non tanto per la Chiesa e meno che meno per chi le compie, quanto piuttosto devono indirizzare l’attenzione unicamente a Dio, devono raccontare Dio..
Gli uomini restandone colpiti danno, in qualche modo, gloria a Dio.
Oggi, tutti sentiamo un immenso bisogno di imparare a vivere insieme come diversi, rispettandoci, non distruggendoci a vicenda, non ghettizzandoci, non disprezzandoci e neanche  soltanto tollerandoci, perché sarebbe troppo poca la tolleranza …
Piuttosto” fermentandoci” a vicenda in maniera che ciascuno sia portato a raggiungere più profondamente la propria autenticità, la propria verità di fronte al mistero di Dio ..Le parole del discorso della montagna toccano ogni cuore, ogni religione, ogni credenza, ogni non credenza.
Come rispondiamo a questa Parola di Gesù?
            Davanti al Signore sentiamoci interpellati da questa Parola.
Domandiamoci Signore che cosa vuoi da me?

Preghiamo
Signore, noi ti ringraziamo
            perché ci raduni alla tua presenza.
Tu ci metti davanti la tua Parola,
            quella che hai ispirato ai tuoi profeti,
            fa’ che ci accostiamo alla tua Parola
            con reverenza, con attenzione, con umiltà;
            fa che non sia sprecata,
            ma sia accolta in tutto ciò che essa dice.
Noi sappiamo che il nostro cuore è spesso chiuso,
            incapace di comprendere
            la semplicità della tua Parola.
Manda il tuo Spirito in noi,
            perché possiamo accoglierla
            con verità, semplicità;
            perché essa trasformi la nostra vita.
Fa’ che il nostro cuore sia aperto
            e che la nostra mano non resista;
            che il nostro occhio non si chiuda,
            che il nostro orecchio non si volti altrove,
            ma che ci dedichiamo totalmente a questo ascolto.
Te lo chiediamo, o Padre,
            in unione con Maria
            per Gesù Cristo nostro Signore. Amen.
                                    ( C. M. Martini)