
Esercizi spirituali 2016
“SCEGLI IL BENE”
Se c’è una scelta da compiere è per il bene,
quel bene che è Gesù, l’amicizia con Lui ….
la comunione con Lui
Gesù è alleato della nostra felicità…
Gesù desidera solo aiutarci
a realizzare il desiderio di felicità
che abita la nostra vita …
2° giorno, giovedì 13 ottobre
"Vogliamo vedere Gesù"
"Quando sarò innalzato da terra attirerò a me tutti”
Preghiamo con il salmo 15 di compieta
Proteggimi, o Dio: * in Te mi rifugio
Ho detto a Dio: "Sei tu il mio Signore, * senza di te non ho alcun bene".
Per i santi, che sono sulla terra, uomini nobili, *
è tutto il mio amore.
Si affrettino altri a costruire idoli: +
io non spanderò le loro libazioni di sangue, *
né pronunzierò con le mie labbra i loro nomi.
Il Signore è mia parte di eredità e mio calice: *
nelle tue mani è la mia vita.
Per me la sorte è caduta su luoghi deliziosi, *
la mia eredità è magnifica.
Benedico il Signore che mi ha dato consiglio; *
anche di notte il mio cuore mi istruisce.
Io pongo sempre innanzi a me il Signore, *
sta alla mia destra, non posso vacillare.
Di questo gioisce il mio cuore, + esulta la mia anima; *
anche il mio corpo riposa al sicuro,
perché non abbandonerai la mia vita nel sepolcro, *
né lascerai che il tuo santo veda la corruzione.
Mi indicherai il sentiero della vita, +
gioia piena nella tua presenza, *
dolcezza senza fine alla tua destra.
Gloria al Padre ….
Preghiamo
Donaci, o Gesù,
di tenere lo sguardo
fisso su di Te.
Tu sei colui
da cui la nostra fede deriva,
sei colui che la porta a perfezione,
colui che ha corso nella prova prima di noi,
colui che ci conduce,
che non ci lascia sbagliare il cammino.
Fa’ che noi ti contempliamo con affetto profondo
e possiamo trovare forza e gioia
nel seguirti anche nelle scelte difficili.
“VOGLIAMO CONOSCERE GESU’”
Vogliamo iniziare questo secondo incontro ringraziando il Signore che ci permette di incontrarci in queste sere e di fare insieme un cammino
Ieri sera abbiamo visto, meditato insieme sul racconto del giovane ricco, abbiamo cercato di capire che cosa è e che cosa domanda la preghiera.
Il rischio dell’accidia
Questa sera vogliamo partire da un atteggiamento che ben conosciamo e di cui facciamo spesso esperienza: l’accidia.
E’ una parola un po’ strana, ma riassume diversi atteggiamenti come la pigrizia, l’infedeltà, un legame poco vivo con il Signore, la dispersione, la mancanza di un centro della vita ….
Sono tutti quegli atteggiamenti che ci fanno volare basso o che ci tarpano le ali e quindi sono molto pericolosi per un cammino spirituale. Pur non essendo cattivi in sé rappresentano un abbassamento di tensione che preparano scelte negative o fanno nascere la paura di scegliere.
È soprattutto quando siamo chiamati a vivere una quotidianità un po’ dura e ripetitiva che veniamo tentati dall’accidia.
Siamo tutti capaci di passare da un’emozione all’altra, ma quando la vita incomincia a diventare regolare ed esigente, allora deve emergere una continuità paziente, fedele e perseverante.
Noi diventiamo adulti nella fede quando impariamo che la vita si costruisce, giorno per giorno, con perseveranza e non solo con slanci.
L’accidia interviene come ostacolo per costruire davvero qualcosa..
Le scelte adulte nella vita sono scelte perseveranti.
Coltivare un legame vivo con il Signore
Una delle cause dell’accidia è vivere un legame poco vivo con il Signore. L’accidia nasce dal considerare il Signore come “passivo” nella costruzione del nostro legame con Lui.
Noi possiamo coltivare un legame con il Signore, senza veramente considerarlo come il Signore vivo, vittorioso, risorto, che intercede per noi, e considerarlo piuttosto uno che sta a guardare, con le braccia conserte, in modo che tocchi a noi fare tutto.
In realtà dobbiamo imparare che c’è, sì, il nostro darci da fare, ma c’è anche il suo darsi da fare per noi, quel suo intercedere continuamente per noi di cui parla la lettera agli Ebrei 7, 25: Lui può salvare perfettamente quelli che per mezzo di Lui si avvicinano a Dio: egli infatti è sempre vivo per intercedere a loro favore.
C’è quel suo offrirsi per noi, pregare per noi, donare la sua vita per noi, che poi si esprime nell’Eucaristia, intesa non semplicemente in senso statico (Gesù è là), ma in senso dinamico (Gesù si dona).
Gesù si dà da fare continuamente per noi, è più attivo di noi.
E’ Lui la nostra attività, è Lui il vero rimedio alla nostra accidia
Questa consapevolezza di essere in comunione con Gesù attivo, vivo, risorto è importante per fare luce sul nostro cammino.
Dare un centro alla nostra vita
C’è anche un’altra causa dell’accidia collegata con questa, è la mancanza di un centro della vita.
La mancanza di un centro della vita fa sì che le azioni si disperdano e, così disperse, appaiano monotone e ripetitive e senza gusto.
Il centro della vita è ancora una volta il Signore risorto e vivo. E’ un centro affettivo e non semplicemente celebrale, che dà unità e sicurezza alla vita.
Il Signore vivo e risorto ci dà sicurezza nell’Eucaristia: in essa intercede per noi ed esprime ciò che Egli vive presso il Padre: la sua continua sollecitudine per noi, il suo continuo perdono, la sua continua misericordia, il suo continuo rifarci e ricostruirci
La considerazione attenta a questo centro che è l’Eucaristia costituisce un rimedio certamente fondamentale all’accidia.
Attirerò tutti a me
Leggiamo il Vangelo di Giovanni 12, 20-33
20Tra quelli che erano saliti per il culto durante la festa, c'erano anche alcuni Greci. 21Questi si avvicinarono a Filippo, che era di Betsàida di Galilea, e gli chiesero: "Signore, vogliamo vedere Gesù". 22Filippo andò a dirlo ad Andrea, e poi Andrea e Filippo andarono a dirlo a Gesù.
23Gesù rispose: "È giunta l'ora che sia glorificato il Figlio dell'uomo. 24In verità, in verità vi dico: se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. 2
5Chi ama la sua vita la perde e chi odia la sua vita in questo mondo la conserverà per la vita eterna. 26Se uno mi vuol servire mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servo. Se uno mi serve, il Padre lo onorerà. 27Ora l'anima mia è turbata; e che devo dire? Padre, salvami da quest'ora? Ma per questo sono giunto a quest'ora! 28Padre, glorifica il tuo nome". Venne allora una voce dal cielo: "L'ho glorificato e di nuovo lo glorificherò!".
29La folla che era presente e aveva udito diceva che era stato un tuono. Altri dicevano: "Un angelo gli ha parlato". 30Rispose Gesù: "Questa voce non è venuta per me, ma per voi. 31Ora è il giudizio di questo mondo; ora il principe di questo mondo sarà gettato fuori. 32Io, quando sarò elevato da terra, attirerò tutti a me". 33Questo diceva per indicare di qual morte doveva morire. .
34Allora la folla gli rispose: "Noi abbiamo appreso dalla Legge che il Cristo rimane in eterno; come dunque tu dici che il Figlio dell'uomo deve essere elevato? Chi è questo Figlio dell'uomo?".
35Gesù allora disse loro: "Ancora per poco tempo la luce è con voi. Camminate mentre avete la luce, perché non vi sorprendano le tenebre; chi cammina nelle tenebre non sa dove va. 36Mentre avete la luce credete nella luce, per diventare figli della luce".
Gesù disse queste cose, poi se ne andò e si nascose da loro.
Attirerò tutti a me
Sostiamo un momento su questa Parola di Gesù, “attirerò tutti a me”.
Anche se non si riferisce direttamente all’Eucaristia, essa, letta nel contesto del brano di Vangelo di Giovanni 12,20-33, può aiutare a capirne il senso profondo, perché illustra l’interiore energia della Pasqua, di cui l’Eucaristia è la memoria e la manifestazione.
1) Alcuni greci, saliti a Gerusalemme per la festa di Pasqua, desiderano vedere Gesù. Anche il mondo non ebraico incomincia a interessarsi di Lui. (Gv. 12, 20-21).
Sta per giungere il grande momento dell’incontro con tutti i popoli.
Gesù potrebbe attirarli a sé con qualche gesto affascinante.
Invece la sua reazione è, in apparenza, deludente.
Essi non vedono nulla di straordinario; vedranno solo un chicco di grano, che cade nella terra, scompare e muore. (Gv. 12,23-24).
Se si vuole davvero vedere Gesù, lo si deve vedere sulla Croce.
E’ proprio questa morte che rivelerà definitivamente l’amore del Padre e sarà principio della vita.
Quando sarà innalzato sulla Croce, Gesù apparirà agli occhi di tutti come il Salvatore del mondo, attirerà a sé tutti gli uomini, per coinvolgerli nel suo stesso movimento di dedizione all’amore del Padre (Gv.12,32-36)
I Greci, saliti a Gerusalemme per la festa della Pasqua, vedranno la Pasqua nuova e definitiva, il passaggio, il ritorno di Gesù al Padre, inizio del grande ritorno di tutta l’umanità riconciliata e salvata.
2) La Pasqua di Gesù, proprio per attuare la sua efficacia universale di riconciliazione e di comunione, dovrà suscitare un gesto, un segno, uno strumento, con il quale raggiungere ogni uomo di ogni tempo per attirarlo a Gesù e, insieme con Gesù, verso il Padre.
Tale gesto, memoria della sua Pasqua l’ha compiuto Gesù nell’ultima cena, il giovedì santo che viene ripetuto, in memoria di Lui, nella storia perché tutti gli uomini di tutti i tempi possano essere raggiunti dalla Pasqua di Gesù.
La Messa è la Pasqua di Gesù che raggiunge la nostra vita, che tocca e penetra la nostra esistenza.
La Pasqua di Gesù è il momento più alto della comunicazione di Dio a noi.
La Pasqua di Gesù ci raggiungere nel rito simbolico della Messa.
3) L’Eucaristia è il centro della comunità cristiana e della sua missione. Non si tratta di una centralità geometrica, o statica….
L’Eucaristia è un centro dinamico: ci accoglie dalle disperse regioni della nostra lontananza spirituale, ci unisce a Gesù e ai fratelli e ci spinge con Gesù e con i nostri fratelli verso il Padre.
E’ come un sole che attira a sé la terra degli uomini e con essa cammina verso un termine misterioso, eppure certissimo…
L’Eucaristia attua così nel mondo il Regno, non per la forza dell’uomo, ma in virtù dell’agire dello Spirito del Risorto.
Mettere l’Eucaristia al centro vuol dire riconoscere questa forza plasmatrice dell’Eucaristia e disporsi a lasciarla operare in noi
Il Signore Gesù che ha detto: ‘Attirerò tutti a me, continua ad attrarre a sè l’universo e tutti gli uomini e le donne della nostra terra per unirli a sè nel suo dono al Padre.
Egli si offre a noi sotto le specie della debolezza e dell’insignificanza come pane di vita che ci sostiene nel cammino, facendosi compagno compassionevole della nostra fatica di vivere: ‘non temete... Io sono con voi tutti i giorni. (C.M. Martini, “Parlo al tuo cuore” n. 18)
L’Eucaristia è la Pasqua di Gesù che ci raggiunge
L’Eucaristia, prima di essere qualcosa che noi facciamo, prima di essere un’azione della Chiesa, è la Pasqua di Gesù che ci raggiunge
L’Eucaristia è la Pasqua che supera la storia e si rende contemporanea a noi; è l’amore infinito del Padre, presente nella morte e nella risurrezione di Gesù, che ci raggiunge, ci tocca, ci prende, ci afferra, cerca di penetrare il nostro cuore, la comunità cristiana e cerca di plasmare anche la società di quello spirito di gratuità da cui è nata.
La Pasqua infatti è espressione della gratuità di Dio, dell’amore gratuito di Dio, del perdono, della misericordia, della prossimità.
La Pasqua di Gesù cerca di permeare ciascuno di noi di questo spirito di gratuità: il Padre si dona nel Figlio, nella potenza dello Spirito.
L’Eucaristia configura la comunità e la nostra vita secondo le esigenze del dono e della condivisione, anche se a tali esigenze possiamo opporre resistenze.
Questa visione dell’Eucaristia va a poco a poco percepita, assimilata.
L’Eucaristia è sia punto di partenza che punto di arrivo della vita cristiana. Il Concilio la chiama fonte e culmine.
Tutto parte dalla Pasqua (Eucaristia) per riportare tutta l’umanità al Padre
Come vivere l’Eucaristia come fonte e culmine?
1) Ascoltare con perseveranza la Parola
Per vivere l’Eucaristia come fonte e culmine, principio, fondamento e termine di tutta la realtà ecclesiale e sociale, occorre innanzitutto educarci a una visione contemplativa della realtà, imparare a leggere la realtà stessa, la nostra vita come mossa, attratta, pervasa dalla Pasqua di Gesù.
Di questo prendiamo coscienza anzitutto nell’ascolto della Parola.
Non possiamo capire la Pasqua soltanto contemplando l’Eucaristia.
L’adorazione dell’Eucaristia non ci parlerà a fondo, se non ascolteremo la Parola in tutta la sua estensione dell’Antico e del Nuovo Testamento.
La Parola ci spiega l’Eucaristia nella sue premesse, nella sue conseguenze, nelle sue estensioni.
Quindi l’Eucaristia viene davvero percepita come fondamento attraverso l’esercizio dell’ascolto della Parola, perché la Parola è Pasqua che si comunica, che si svela alla mente e che ci penetra il cuore.
È come avveniva ai discepoli di Emmaus, il cui cuore si riscaldava ascoltando la spiegazione delle scritture e si preparava a riconoscere Gesù nell’Eucaristia. Non lo avrebbero riconosciuto allo spezzare del pane, cioè, non avrebbero compreso la centralità dell’Eucaristia, se non fossero stati riscaldati dalla Parola, la quale percorreva, punto per punto, la legge, i profeti, i salmi, spiegando ciò che in essi riguarda Gesù.
L’ascolto fedele, perseverante della Parola, la scuola della Parola, è strettamente collegata alla conoscenza della centralità dell’Eucaristia.
Il rischio è quello di vivere l’Eucaristia come una devozione individuale, a nostro uso e consumo.
2) Offrire la vita per tutti
Per noi cristiani è fondamentale capire che il “si” totale e fedele di Gesù al Padre e agli uomini, che celebriamo nell’Eucaristia, significa il nostro “si” al Padre e il nostro “si” a tutti i fratelli e le sorelle compresi coloro che ci criticano, non ci accettano, ci disprezzano, si oppongono a noi.
L’Eucaristia sarebbe un segno vuoto se non si trasformasse in forza di amore per gli altri, perché le parole: “fate questo in memoria di me”, non sono magiche. Pronunciandole Gesù ci chiede di donare corpo e sangue, di offrire la nostra vita per tutti, di consegnarci.
Consegnarsi vuol dire avere una mentalità nuova che prende il posto della vecchia mentalità propria di chi pensa solo a se stesso senza occuparsi degli altri. La Cena del Signore non tollera di essere messa a servizio degli interessi mondani, esige un cuore indiviso perché è destinata a formare un unico Corpo di Cristo.
L’Eucaristia deve accettare e assecondare l’agire misericordioso di Dio.
La celebrazione dell’Eucaristia raccoglie tutta la nostra vita per darle l’autentica impronta di Cristo.
Allora accostarci all’Eucaristia domanda di lasciare mettere in questione la nostra vita dal dono totale di Gesù.
3) Essere al servizio della carità
La carità è un tema che ci deve stare molto a cuore e sul quale occorre registrare sempre più rigorosamente la vita della comunità e la nostra vita.
Come conclusione di questa meditazione accenniamo solo a qualche illuminazione che il servizio della carità riceve dall’Eucaristia.
1) In primo luogo l’Eucaristia, lo abbiamo detto e ripetuto, dice che la carità è l’atteggiamento di coloro che si sono messi alla sequela di Gesù, che si sono lasciati attrarre da Lui.
La carità prima di essere un’opera o una iniziativa è un clima spirituale, un respiro, un complesso di atteggiamenti, un’unità misericordiosa di intenti dentro la comunità
2) In secondo luogo l’Eucaristia, come memoria della Pasqua, dice lo scopo cui tende il servizio della carità.
Nella Pasqua l’amore di Gesù che si è espresso in un radicale realismo, è sfociato nella risurrezione, ma si è sviluppato entro la coraggiosa accettazione della morte, della sconfitta, della cattiveria umana.
L’amore ha vinto queste realtà di male non eludendole, ma penetrando in esse, facendosene carico.
La carità che il cristiano riceve dall’Eucaristia, ha queste caratteristiche pasquali. Si impegna di fronte alla sofferenza, ma sa che la vittoria ultima sul male è dono ultraterreno, che viene dal cuore del Padre, anche se, d’altra parte, questo dono è realmente anticipato in quelle parziali vittorie su ogni tipo di male, che vengono raggiunte su questa terra con l’impegno di tutti.
Chi, per potersi impegnare di fronte al male, pretende di vedere un esito immediato e totalmente soddisfacente del proprio impegno, si condanna a pericolose delusioni. Pur tendendo a esiti efficaci, occorre credere che l’impegno della carità vale per se stesso, nonostante l’eventuale permanere delle difficoltà e anche delle delusioni.
Il cristiano riceve dall’amore pasquale presente nell’Eucaristia, un messaggio di speranza, che lo rende incrollabile, anche di fronte ai pericoli e alle sconfitte. Il cristiano entra nelle esperienze di sofferenza e di dolore con l’intento di superarle; ma le supera, anzitutto chiedendosi come, entro questi fatti, l’amore può produrre pazienza, fede, coraggio, perdono.
3) In terzo luogo l’Eucaristia dice a chi la carità rivolge la propria preferenza.
Si tratta di coloro che Gesù ha maggiormente amato.
La carità della comunità plasmata dall’Eucaristia cerca ogni uomo che soffre per qualsiasi motivo, ogni malato, emarginato, drogato, carcerato, immigrato … per annunciargli la presenza di Cristo; per dirgli che, anche nella sua condizione, è possibile far nascere un germe di amore; per assicurarlo che, se riesce a credere all’amore e a vivere nell’amore, ha trovato la salvezza.
Il prossimo non esiste già. Prossimo si diventa.
Prossimo non è colui che ha già con me dei rapporti di sangue, di razza, di affari, di affinità psicologica.
Prossimo divento io stesso nell’atto in cui, davanti a un uomo, anche davanti al forestiero, all’immigrato e al nemico, decido di fare un passo che mi avvicina, mi approssima ( C. M. Martini)
Nel silenzio.
Proviamo a rileggere queste pagine con una matita in mano, sottolineando quello che sentiamo più importante, più necessario per noi. Che cosa ci ha colpito di più e riteniamo necessario per la nostra vita cristiana
Quali aspetti riteniamo più importanti per noi, per il nostro cammino spirituale
Proviamo a interrogarci sul nostro modo di partecipare all’Eucaristia; su come fare perché diventi il centro della nostra vita Cristiana
Abbiamo qualche suggerimento da dare perché la celebrazione dell’Eucaristia diventi il centro della vita della nostra comunità
Preghiera
O Gesù,
noi crediamo
che il tuo Corpo è veramente cibo,
che il tuo sangue è veramente bevanda per la nostra vita.
Noi crediamo
che nell’Eucaristia ti fai nostro contemporaneo,
ci comunichi la tua capacità di amare,
ci sostieni nel cammino verso l’eternità…
Fa’ che l’Eucaristia sia davvero il centro,
il cuore della nostra vita cristiana,
la sorgente inesauribile della riconciliazione,
la medicina che guarisce i peccati,
che accende la carità
e rende più solida la comunione nella comunità.