Esercizi spirituali 2013
“IL CAMPO E’ IL MONDO”
2° giorno, giovedì 17 ottobre: “Uscì il seminatore a seminare”
Non c’è nessuna ragione per essere impazienti
se si è seminato e annaffiato bene.
La nostra attesa non è priva di senso
perché nasce dalla speranza e non dalla disperazione,
dalla fede e non dalla sfiducia,
dall’umiltà davanti ai tempi di questo mondo e non dalla paura …
Un’attesa del genere è qualcosa di più
che stare semplicemente ad aspettare.
E’ la vita in quanto partecipazione gioiosa al miracolo dell’Essere.
(Vaclav Havel, 1992)
Preghiamo con i salmi di compieta
Preghiamo con il salmo 15 di compieta
Proteggimi, o Dio: * in Te mi rifugio
Ho detto a Dio: "Sei tu il mio Signore, * senza di te non ho alcun bene".
Per i santi, che sono sulla terra, uomini nobili, *
è tutto il mio amore.
Si affrettino altri a costruire idoli: +
io non spanderò le loro libazioni di sangue, *
né pronunzierò con le mie labbra i loro nomi.
Il Signore è mia parte di eredità e mio calice: *
nelle tue mani è la mia vita.
Per me la sorte è caduta su luoghi deliziosi, *
la mia eredità è magnifica.
Benedico il Signore che mi ha dato consiglio; *
anche di notte il mio cuore mi istruisce.
Io pongo sempre innanzi a me il Signore, *
sta alla mia destra, non posso vacillare.
Di questo gioisce il mio cuore, + esulta la mia anima; *
anche il mio corpo riposa al sicuro,
perché non abbandonerai la mia vita nel sepolcro, *
né lascerai che il tuo santo veda la corruzione.
Mi indicherai il sentiero della vita, +
gioia piena nella tua presenza, *
dolcezza senza fine alla tua destra. Gloria al Padre ….
Preghiamo
Apri il nostro cuore, Signore,
per conoscere le meraviglie della tua Parola.
Apri il nostro cuore, Signore, e accendilo di fuoco,
come quando spiegavi le Scritture ai due discepoli
in cammino sulla strada di Emmaus.
Raggiungici, questa sera sulla nostra strada
e insegnaci ad amare come hai amato Tu.
IL SEMINATORE USCÌ A SEMINARE
Questa sera vogliamo metterci in ascolto dalle parabole del seme.
Ci domanderemo che cosa dicono, cercheremo di capire per chi Gesù le pronuncia e che cosa aveva nel cuore mentre le diceva.
Leggiamo le parabole del seme (Mc.4,1-9. 26-30
1Cominciò di nuovo a insegnare lungo il mare. Si riunì attorno a lui una folla enorme, tanto che egli, salito su una barca, si mise a sedere stando in mare, mentre tutta la folla era a terra presso il mare. 2Insegnava alla folla molte cose con parabole e diceva loro nel suo insegnamento: 3«Ascoltate. Ecco, il seminatore uscì a seminare. 4Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. 5Un’altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c’era molta terra; e subito germogliò perché il terreno non era profondo, 6ma quando spuntò il sole, fu bruciata e, non avendo radici, seccò. 7Un’altra parte cadde tra i rovi, e i rovi crebbero, la soffocarono e non diede frutto. 8Altre parti caddero sul terreno buono e diedero frutto: spuntarono, crebbero e resero il trenta, il sessanta, il cento per uno». 9E diceva: «Chi ha orecchi per ascoltare, ascolti!».
26Diceva: «Così è il regno di Dio: come un uomo che getta il seme sul terreno; 27dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce. Come, egli stesso non lo sa.
28Il terreno produce spontaneamente prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga; 29e quando il frutto è maturo, subito egli manda la falce, perché è arrivata la mietitura».
30Diceva: «A che cosa possiamo paragonare il regno di Dio o con quale parabola possiamo descriverlo? 31È come un granello di senape che, quando viene seminato sul terreno, è il più piccolo di tutti i semi che sono sul terreno; 32ma, quando viene seminato, cresce e diventa più grande di tutte le piante dell’orto e fa rami così grandi che gli uccelli del cielo possono fare il nido alla sua ombra».
A queste parabole potremmo aggiungere anche la parabola della zizzania e del buon grano di Matteo 13,36-40 alla quale fa riferimento la lettera pastorale del nostro Arcivescovo “Il campo è il mondo”
Che cosa dicono le parabole del seme?
Ci fermiamo in particolare sulla prima che è un po’ la porta, la chiave per capire le altre.
Ci sono tre parole che ricorrono tre volte: insegnamento, mare, folla.
Nella Bibbia una parola ripetuta tre volte è una parola importante
1) Insegnamento: indica che Gesù agisce come un maestro.
Gesù è maestro di vita: vuole, con le parabole, farci fare un cammino di conoscenza. Dona anche a ciascuno di noi, Signore, di fare il cammino
che tu hai voluto far fare con le tue parabole.
Insegnaci ciò che desideravi comunicare
2) Il Mare: l’insegnamento di Gesù è presso il mare, anzi il suo sedersi nel mare ha una forza simbolica.
Mentre il monte è il luogo della presenza di Dio: sul monte Gesù sceglie i dodici, il mare è il luogo delle turbinose vicende umane, il luogo del pericolo, del rischio, della confusione, dell’instabilità.
Gesù viene presso la fragilità umana, là dove c’è tutta la folla di malati, di miserabili, di gente che non sa neanche bene che cosa vuole.
Gesù viene tra la gente, presso i poveri, i più disperati.
Gesù addirittura entra nel mare e il ricordo va a Dio che ha diviso le acque del Mar Rosso e ha liberato il suo popolo e a Dio che all’inizio ha diviso la terra dalle acqua. Gesù allora è presente nella vicissitudini, nei momenti difficili della vita. Gesù è tra la gente, cammina con noi.
Signore, tu sei Signore del mare,
tu sei presente con la forza del tuo amore nella vicissitudini dell’umanità.
Tu sei , Signore, in mezzo ai cammini tortuosi della storia
e noi ci affidiamo a Te, ci mettiamo presso di te in ascolto
della tua Parola che è capace di illuminare le strade oscure
e spesso impenetrabili della giungla della vicenda umana.
3) La parabola è inquadrata da un doppio invito ad ascoltare:
comincia dicendo “ascoltate” e termina con la parola: “chi ha orecchi per ascoltare, ascolti.” Gesù maestro ci dice: “state attenti!”.
Gesù vuole avvisarci “Sto per dire qualcosa che vi riguarda da vicino,
per la quale dovete esercitare l’intelligenza”
Siamo invitati ad un ascolto attento, perché, lo dirà dopo Gesù (v. 12),
c’è il rischio di guardare e non vedere, di ascoltare e non capire …
Gesù chiede un ascolto intelligente.
Le quattro situazioni del seme
Ecco il Seminatore uscì a seminare ..(v.3)
1) parte del seme cade sulla strada, è una situazione sbrigata rapidamente; vengono gli uccelli e lo mangiano
2) parte del seme cade sul terreno sassoso, perché non c’era molta terra, non aveva profondità la terra, non aveva radice. Il concetto viene ribadito tre volte: terra, radice, profondità. Il seme viene bruciato.
3) parte del seme cade sulle spine che lo soffocano e non dà frutto. Germoglia, ma non c’è fruttificazione che è lo scopo ultimo del crescere. Possiamo ricordare immagini analoghe: il fico dalle grandi foglie che non dà frutto. ( cfr. Lc. 13, 6-9)
4) altre parti caddero sulla terra buona e danno frutto e questo frutto cresce, sale in alto, aumenta. La pienezza è descritta accuratamente.
Mentre le prime tre categorie sono al singolare: una parte cadde sulla strada, un’ altra sulla pietra, un’altra sulle spine, qui si dice al plurale, altre.
Sulla terra buona cade una pluralità di semi.
Il seme della Parola viene seminato, affidato alla libertà umana; con fiducia, perché chi semina lascia il seme un po’ al suo destino; e con larghezza, senza stare a guardare dove semina, tanto è vero che un po’ di seme va fuori del campo. Il seme è nascosto, è appena percettibile all’inizio; è avversato e contrastato; e tuttavia, malgrado le sconfitte parziali, è vittorioso al centuplo, in maniera straordinaria.
Che cosa dice a noi questa parabola di Gesù?
La parabola ci invita a riflettere sul cammino della nostra fede, sulle prove che incontriamo quelle per le quali devono necessariamente passare tutti coloro che presso il lago o sul monte hanno sentito la chiamata e l’hanno ascoltata.
Le prove attraversate dalla nostra fede sono simili a quelle di coloro che erano con Gesù, dei primi cristiani, di tutti coloro che lo seguono.
Ecco alcune domande che sono nel nostro cuore:
* Perché Dio non ci fa migliori?
* Perché la Parola di Dio non ci ha trasformato?
* Perché il Vangelo non cambia il mondo?
* Perché la sofferenza?
La risposte di Gesù in parabole.
Gesù ci dice che la Parola di Dio non fa frutto automaticamente
La Parola di Dio in se è buona, farebbe frutto, ma il frutto non dipende soltanto dalla Parola, ma dalle diverse risposte.
Il mistero della Parola di Dio sfugge alle categorie dell’efficienza, non è che mettendo in atto alcuni mezzi si ottengono adeguati risultati.
Il seme della Parola di Dio è un mistero di dialogo: viene fatta una proposta che può essere accettata o trascurata, o respinta.
Il Regno di Dio va avanti attraverso un’umile proposta, la quale proprio perché proposta, ha in sé insito tutto il rischio della negligenza, della trascuranza, della non accettazione, dell’opposizione.
Il seme del Regno, pur essendo Parola di Dio, quindi la cosa più perfetta, più santa, più strapotente che esista, si adatta ad essere accolta dalle pietre, dalle spine, dal terreno sbagliato e accetta tali situazioni nelle quali non può fare frutto.
Dove la Parola non può fare frutto.
La parabola elenca tre situazioni: il seme che viene mangiato dagli uccelli, quello che cade tra le pietre e non ha radici, quello che cade tra le spine e viene soffocato
1) La prima difficoltà:il seme divorato dagli uccelli
Subito viene satana e toglie la parola seminata.
Nel Vangelo (cfr. Mc.8,33) Pietro è chiamato satana.
Satana è colui che porta nel cuore l’incomprensione delle vie di Dio. E’ colui che rifiuta di capire la via della croce. Chi ricerca se stesso, il proprio prestigio, il prevalere sugli altri, è come il seme mangiato dagli uccelli. Occorre tornare indietro
2) La seconda difficoltà: il seme senza radici.
Descrive la situazione dove la Parola è accettata solo esteriormente; non è stata accolta con quella profondità di adesione al Signore con quell’amore personale per Lui che soltanto permette di conservarla, senza scandalizzarsi di Lui. Altrimenti la Parola scivola via, viene subito dimenticata. Bisogna essere profondamente radicati in Cristo, come dice S. Paolo ( Col, 2,7) e nell’amore di Lui per poter rimanere nella sua Parola, altrimenti la Parola secca. Se uno non rimane unito a me viene gettato via come i tralci che diventano secchi e che la gente raccoglie per bruciare. Se rimanete uniti a me, le mie parole rimangono in voi … chiedete quello che volete ( Gv.12,6-7)
3) la terza difficoltà: il seme soffocato.
Questo è di moltissimi. Le preoccupazioni della vita presente, l’attrazione esercitata dall’avere, dal potere, dal piacere, dal possedere. Per molti la preoccupazione del guadagnare è ostacolo alla Parola stessa. Tali preoccupazioni della vita presente hanno una applicazione molto vasta: pensiamo al rimprovero di Gesù a Marta: “Marta, ti preoccupi di troppe cose” (Lc.10,41). Lasciarsi prendere eccessivamente dalle cose, impedisce l’ascolto della Parola.
In conclusione, la Parola non fa frutto automaticamente, ma umilmente e, pur essendo divina, si adatta alle condizioni del terreno, o meglio, accetta le risposte che il terreno dà e che spesso sono negative.
Così si spiega perché la Parola di Dio non è efficace. Non è inefficace la Parola, ma è l’accoglienza che manca.
Si deve essere costanti nell’ascolto della Parola …
Siamo in un mondo ove si dice che le parole non contano più e ci vogliono i fatti. Io non sono convinto che il mondo di oggi non voglia parole. Non vuole parole stupide, inutili, chiacchiere. Il mondo desidera parole che spiegano, che ti chiarificano, che ti danno una speranza. Certo ci vogliono anche i fatti, ma i fatti devono essere spiegati dalle parole, un fatto non è sufficiente.
Se Cristo fosse morto in Croce senza dirci chi era, senza dirci perché è morto in Croce, noi avremmo, magari, ammirato il suo coraggio, ma nulla più. Non avremmo capito chi è Dio. ( B. Maggioni)
La parabola del seme che cresce da solo (v. 26-28)
La parabola del seminatore ci ha detto che la Parola non fa frutto da sola; La parabola del seme che cresce da solo afferma, invece, che il seme cresce spontaneamente, da solo.
Gesù vuole dire a noi che temiamo e spesso anche ci scoraggiamo perché la Parola è respinta ( pensiamo a tanti genitori, a tanti educatori che tante volte dicono di aver fallito, di aver fatto tanti sforzi inutilmente, perché sembra che non ci siano frutti …). che comunque la Parola fa frutto a suo tempo. Bisogna avere fiducia perché la Parola seminata non va persa, va avanti da sola.
Bisogna buttarla con coraggio, non bisogna stare indietro dicendo che il terreno non va e che bisogna aspettare condizioni migliori. Non siamo noi i padroni della Parola. Ciò che conta è spargerla e poi andare pure a dormire, essa da sola porterà frutto.
Mentre la parabola del seminatore esprime un insegnamento realista, la parabola del seme che cresce da solo ci dona un insegnamento di fiducia assoluta.
Basta seminarla con coraggio, con pazienza, con perseveranza.
Dobbiamo conquistare lo sguardo di Dio. Dio vuole i nostri occhi pieni di speranza. Allora dobbiamo guardare gli altri come li guarda Dio.
Dobbiamo cercare innanzitutto il positivo nelle persone che ci sono vicine, che vivono con noi, ma anche nelle persone che incontriamo. Solo il positivo di una persona ci dice la verità di lei: solo il bene rivela l’uomo. Il peccato, la zizzania non è verità, è parassita, è nemica, non è rivelatrice della verità dell’uomo.
La pazienza è essenziale per l’attesa cristiana.
Dobbiamo leggere e rileggere continuamente la parabola del contadino che attende ( Cfr. Mc. 4). Rapida è la semina, rapida la raccolta, ma fra le due scorre un lungo tempo di attesa; un tempo in cui il seme non si vede, e tuttavia germoglia; un tempo in cui il contadino è quasi inerte, quasi messo da parte. Questo è il momento in cui avviene il grande prodigio del seme che mette radici.
E’ una lezione fin troppo trasparente: le inutili ansie non sono il segno di un grande amore al Signore, ma il segno di poca speranza. (B: Maggioni)
La parabole del granello di senape ( v. 31-32)
Gli apostoli che sono attorno a Gesù, vedono che il loro gruppo rimane un piccolo gruppo, sempre una minoranza, non si sviluppa, molta gente non prende seriamente il Maestro, molti se ne vanno.
Gesù risponde con la parabola del granello di senapa, del piccole seme: il Regno di Dio comincia con poco. Non dobbiamo pretendere chissà quali risultati.
Dobbiamo lasciare che le cose si sviluppino gradualmente
Da piccoli semi, da invisibili inizi, nascerà il grande albero del regno di Dio dove molte specie di uccelli nidificano a loro vantaggio
Gesù chiede una cambiale in bianco, chiede fiducia assoluta in Lui.
Gesù ci dice di seguirlo senza condizioni.
Una conclusione dal Card. Martini
Noi siamo terra in attesa del seme, terra ricca di potenzialità, terra arricchita da molteplici doni del Signore.
Noi siamo terra pronta a ricevere il seme della Parola di Dio, capace di accoglierlo e di fargli produrre frutti. La terra senza seme è brulla e infruttuosa, la terra seminata può diventare un giardino rigoglioso.
Accogliere la Parola significa credere. Noi ci realizziamo nel credere, così come il terreno si realizza nel ricevere il seme …
Noi siamo fatti per accogliere la Parola, noi siamo capaci di accogliere la Parola, noi fruttifichiamo in misura della sua accoglienza della Parola.
Non si può forzare l’uomo al bene, è vano piegare la sua libertà con mezzi esterni: è soltanto dall’abbondante seminagione della Parola che è possibile sperare il frutto.
Non esiste nessuna persona che sia per natura del tutto impenetrabile alla Parola. Né esistono casi veramente “irrecuperabili” fin quando si rimane nel terreno della vita. …
Il vero protagonista di tutta la storia del campo è la Parola.
La Parola seminata, la Parola calpestata, la Parola soffocata, la Parola dissipata, la Parola accolta e che mette radici nel terreno per poi germinare fino a produrre il cento per uno. …
Terreno e seme sono stati creati l’uno per l’altro. Non ha senso pensare al seme senza una relazione con il terreno. E il terreno senza il seme è deserto inabitabile.
Se tagliamo ogni relazione con la Parola diventiamo steppa arida, torre di Babele. Difendere il nostro rapporto con la Parola è difendere semplicemente noi stessi, i nostri spazi di espressività e di relazione autentica, i nostri orizzonti.
Essere cristiani vuol dire avere riconosciuto il primato e la principalità della Parola di Dio; vuol dire che essa è attiva fin dalle origini del mondo, e che ci raggiunge e ci interpreta in ogni momento della nostra vicenda umana.
(Card. Martini , “Cento Parole di comunione” 1987)
Qualche domanda per riflettere davanti al Signore
Sta in silenzio, alla presenza del Signore:, cerca un dialogo con Lui
Che cosa mi dice il Signore questa sera?
Che cosa cerca la sua Parola in me?
Che terreno sono ?
Ho fiducia nella Parola? Cerco di coltivare uno sguardo positivo?
Rileggi, con una matita in mano, la scheda, sottolineando quello che più ti colpisce e segnando quello che, secondo te andrebbe più capito, più approfondito
Preghiamo
Padre nostro, sono qui davanti a Te.
Grazie per la Parola che mi hai detto.
La tua Parola è luce per i miei passi e guida al mio cammino.
Voglio rimanere nel tuo amore
perché la tua Parola possa rimanere in me e portare frutto.
Tu conosci la mia debolezza,
spesso la tua Parola non mette radici nella mia vita
Sai che faccio molta fatica a pacificare il mio cuore.
Aiutami a sostare in silenzio davanti a Te.
Donami il tuo Spirito, perché mi insegni a pregare,
perché la tua Parola porti molto frutto anche per i miei fratelli.