Sulla tua Parola getterò le reti - Esercizi spirituali 2016 - 3

Esercizi spirituali
Esercizi spirituali 2016
“SCEGLI IL BENE”

 

Se c’è una scelta da compiere è per il bene,
quel bene che è Gesù, l’amicizia con Lui ….
la comunione con Lui
Gesù è alleato della nostra felicità…
Gesù desidera solo aiutarci
a realizzare il desiderio di felicità 
che abita la nostra vita …

3° giorno, venerdì 14 ottobre
"Sulla tua Parola getterò le reti"
"Prendi il largo e calate le reti”

Preghiamo con il Salmo 87
Signore, Dio della mia salvezza, * davanti a te grido giorno e notte.
Giunga fino a te la mia preghiera, * tendi l'orecchio al mio lamento.
Io sono colmo di sventure, * la mia vita è vicina alla tomba.
Sono annoverato tra quelli che scendono nella fossa, *
sono come un uomo ormai privo di forza.
E' tra i morti il mio giaciglio, * sono come gli uccisi stesi nel sepolcro,
dei quali tu non conservi il ricordo * e che la tua mano ha abbandonato.
Mi hai gettato nella fossa profonda, * nelle tenebre e nell'ombra di morte.
Pesa su di me il tuo sdegno * e con tutti i tuoi flutti mi sommergi.
Hai allontanato da me i miei compagni, * mi hai reso per loro un orrore.
Sono prigioniero senza scampo; * si consumano i miei occhi nel patire.
Tutto il giorno ti chiamo, Signore, * verso di te protendo le mie mani.
Compi forse prodigi per i morti? * O sorgono le ombre a darti lode?
            Si celebra forse la tua bontà nel sepolcro, * la tua fedeltà negli inferi?
            Nelle tenebre si conoscono forse i tuoi prodigi, *la tua giustizia
                        nel paese dell'oblio?
Ma io a te, Signore, grido aiuto, * e al mattino giunge a te la mia preghiera.
Perché, Signore, mi respingi, * perché mi nascondi il tuo volto?
Sono infelice e morente dall'infanzia, * sono sfinito, oppresso dai tuoi terrori.
Sopra di me è passata la tua ira, * i tuoi spaventi mi hanno annientato.
Mi circondano come acqua tutto il giorno, * tutti insieme mi avvolgono.
Hai allontanato da me amici e conoscenti, * mi sono compagne solo le tenebre.
            Gloria al Padre ….

Preghiamo
La tua volontà, o Dio,
è la salvezza di ogni uomo:
per realizzarla hai mandato il tuo Figlio
che è morto ed è risorto per noi.
Facci comprendere il mistero
del tuo amore;
donaci un cuore grande,
capace di accogliere i tuoi desideri
e di modellare su di essi le nostre scelte.
Aprici ad accogliere la tua Parola,
a riconoscerla come luce per i nostri passi,
come dono
capace di dare senso alla nostra vita. Amen.

SULLA TUA PAROLA GETTERO’ LE RETI
In questa ultima sera ci domandiamo: quali frutti raccogliere da queste sere in cui ci siamo incontrati; ci siamo messi in cammino, abbiamo cercato di lasciarci guidare dalla Parola di Dio, per conoscere che cosa di buono dobbiamo fare per avere il centuplo e la vita eterna. Ne indichiamo qualcuno sul quale poi, ognuno di noi  è invitato a riflettere e a decidere, meglio confrontandosi con il Confessore.

1. Scegliere il silenzio
            Il primo frutto degli esercizi è imparare, scegliere il silenzio..
C’è il silenzio dell’angoscia, della paura, del nascondimento; il silenzio della colpevolezza di chi cerca di sottrarsi a Dio e si nasconde nei rumori, nei suoni e in tutto ciò che sembra distogliere dalla paura di sé.
C’è in fondo all’uomo la paura di se stesso; c’è in tutti noi un’angoscia esistenziale più o meno sensibile.
Non è questo il silenzio che dobbiamo scegliere.
Il silenzio, invece, da scegliere è quello dove Dio chiama: udirono il rumore dei passi del Signore che passeggiava nel giardino alla brezza del giorno (Gn. 3,8)
Il vero silenzio contemplativo assomiglia un po’ all’esperienza di Elia sulla montagna che sente una sottile voce di silenzio: dopo il terremoto un fuoco, ma il Signore non era nel fuoco. Dopo il fuoco, il sussurro di una brezza leggera. Come l’udì, Elia si coprì il volto con il mantello, uscì e si fermò all’ingresso della caverna. ( 1 Re 19,12-13)
Si supera l’angoscia della propria solitudine mettendosi di fronte a Dio.
Chi sceglie il silenzio compie un atto di libertà.
Chi non sa fare silenzio rimane schiavo dell’angoscia esistenziale e cerca di camuffarla, di nasconderla nei mille rumori, nelle mille cose da fare, nell’ansia della vita, nella gioia di tutte le cose superficiali, nel riempirsi di televisione accesa in tutti i momenti possibili …
Tutte queste cose spesso possono esprimere la mancanza assoluta di disponibilità a stare con se stessi e con Dio.
Il silenzio di stare con se stessi e con Dio è invece la vera scelta di libertà …
            Riguardo al silenzio c’è un altro punto da ricordare: tutti noi abbiamo bisogno del silenzio per ascoltare la Parola di Dio come altra da noi, non come puro riflesso delle nostre angosce esistenziali, delle nostre fantasie, dei fantasmi che, magari, ci portiamo dentro
La dobbiamo ascoltare come parola altra, parola dall’alto, parola del Padre.
Sempre abbiamo bisogno di questo tipo di silenzio che diventa ascolto.
Ciascuno deve proporsi la sua regola di silenzio e, poi, essere molto rigido con se stesso, perché senza questo coraggio non si va avanti.
Si è sempre un po’ schiavi delle circostanze, magari anche buone, per cui il silenzio spesso e volentieri crolla.
Il silenzio come scelta di libertà, bisogna imporselo e bisogna darsi momenti contemplativi di lettura e di ascolto della Parola di Dio.
Bisogna mettersi davanti a Dio con momenti di vero silenzio. Ognuno deve imparare a conoscere quale sia la dose di silenzio di cui ha bisogno.

2. Incontrare Dio: chi è Dio?
            È il secondo frutto da raccogliere-
È importante lottare contro una religiosità erronea e ricuperare il vero senso di Dio. S. Giovanni dice che è Gesù che ci ha rivela il vero volto di Dio che è Padre: Dio, nessuno l’ha mai visto: il Figlio unigenito che è Dio ed è nel seno del Padre, è Lui che ce lo ha narrato. ( Gv. 1,18)
Sarebbe bello vedere come i quattro vangeli ci presentano il vero volto di Dio.
I Vangeli prima di essere scritti si sono tramandati oralmente.
Il termine “Vangelo” significa letteralmente “il lieto annuncio”, cioè è un messaggio che porta “la buona notizia” e questa buona notizia, portata e predicata da Gesù, è Gesù stesso, si identifica con la sua persona, con quello che Lui ha detto e ha fatto..
Noi ,questa sera non possiamo vedere tutti e quattro i Vangeli, lo potremo fare in altre circostanze.
Questa sera cerchiamo di scorrere brevemente alcuni testi del Vangelo di Marco che possono guidarci a conoscere Dio, a camminare verso di Lui, verso l’intimità con il Signore Gesù.
Non dimentichiamo che il Vangelo di Marco è stato scritto per il catecumeno, cioè per chi si preparava ad abbracciare la fede.
Ecco il volto di Dio che S. Marco ci presenta.

Un Dio che prende un’iniziativa misteriosa
            Ecco dinnanzi a te mando il mio messaggero ( Mc.1,2)
Dio in qualche maniera ci viene incontro: è il Dio che viene.
Preparate la via del Signore (Mc. 1,3).
Dio  si muove di sua iniziativa verso noi: Mentre usciva dall’acqua del Battesimo, Gesù vide squarciarsi i cieli ( Mc. 1,10): Il Padre che è nei cieli si fa presente alla nostra realtà, alla nostra esperienza, si mette in comunicazione con noi dal cielo. E comunica con  noi attraverso il Figlio: Tu sei il mio figlio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento ( Mc. 1,11).
È nel figlio che noi possiamo capire qualcosa dell’inconoscibile mistero di Dio. Dio che è mistero inconoscibile, ad un certo punto prende l’iniziativa e ci viene vicino per prendere possesso della nostra vita.

Un Dio che perdona
            Gesù andò nella Galilea proclamando il Vangelo di Dio ( Mc.1,14)
Il Regno di Dio è vicino ( Mc. 1,15). Dio è il Dio del Regno.
Dio entra nella nostra vita con un messaggio sconvolgente, pieno di letizia; viene a riordinare le cose della nostra vita. Non si sa ancora che cosa Dio vuole, ma occorre prepararsi in piena disponibilità a una novità misteriosa.
Più avanti S. Marco dice che Gesù al mattino presto si alzò, quando ancora era buio e, uscito, si ritirò in un luogo deserto e là pregava (Mac.1,35).
Dio è colui che Gesù prega, vive una comunione con il Padre, cerca una sintonia con il Padre.
Quando gli portano un paralitico  Gesù, innanzitutto lo perdona e i maestri della Legge dicono: chi può perdonare i peccati se non Dio solo? ( Mc. 2,7), perché Dio è colui che perdona.
Da questi piccoli accenni noi vediamo che viene operato un rovesciamento della mentalità pagana, per la quale Dio è l’essere a disposizione dell’uomo, sul quale l’uomo può mettere le mani, farselo propizio, chiedere e ottenere da Lui ciò si vuole; un Dio di fronte al quale l’uomo è in stato di attività manipolatrice.
Nel Vangelo, invece, l’uomo è posto in stato di totale passività, di attesa, di ascolto, di riverenza, di rispetto.
Dio è colui che vive, che fa, che sta per mettere in opera il suo Regno.
Noi dobbiamo umilmente ascoltare senza pretendere di capire, essere pronti ad andare là dove Lui ci vuole portare.

Un Dio buono e fedele
            Nessuno è buono, se non Dio solo
E’ la risposta di Gesù al giovane ricco.
Dio è l’unico buono da amare con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza. ( Mc. 12,30)

Un Dio a cui tutto è possibile
            Abbà! Padre! Tutto è possibile a te: allontana da me questo calice! Però non ciò che voglio io, ma ciò che vuoi tu ( Mc. 14,36)
Gesù ci dice che Dio è colui a cui tutto è possibile.
Può allontanare il calice, ma in realtà non lo fa.
È il Dio al quale bisogna rimettersi totalmente perché ha su di noi disposizione completa e ci guida per vie misteriose, come ha guidato Gesù.
Siamo invitati a passare da un’idea umanamente prefabbricata di Dio, in cui tutto è predisposto, in cui possiamo appoggiarci e ottenere ciò che vogliamo, facendo questo e quell’altro atto di culto, a un Dio che misteriosamente interviene e ci conduce con bontà e ci porta là dove Lui vuole attraverso per una strada che per noi è sempre imprevedibile e sconcertante.
            L’ultimo testo, in cui Gesù ci parla di Dio, è il più drammatico del Vangelo.   Sulla Croce Gesù grida: Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato? (Mc. 15,34). In questo brano abbiamo il culmine della rivelazione.
Il Dio che viene presentato nel Vangelo, a cui tutto è possibile, che ha in mano ogni cosa e al quale noi ci affidiamo totalmente, non è obbligato a fare ciò che noi attendiamo e può anche esteriormente abbandonarci come ha abbandonato il suo Figlio.
È chiaro che nelle parole di Gesù c’è anche un forte senso di speranza, tuttavia non bisogna dimenticare che sono parole di abbandono.
Dio ha lasciato Gesù in una situazione di amarezza, di desolazione esteriore, di derelizione umana come se l’avesse definitivamente abbandonato.
Siamo allora invitati a riflettere attentamente perché la via su cui ci mettiamo non è facile, non è una via in cui Dio ci assicura di successo in successo, una riuscita da noi programmata, … ma ci mettiamo nella mani di un Dio misterioso che è buono, che vuole da noi il meglio, però a modo suo.

3. Pregare con la Parola di Dio
            È il terzo frutto degli esercizi.
Il Concilio Vaticano II nella costituzione Dei Verbum dice:
            Tutti i cristiani devono avere accesso diretto alla Scrittura; devono leggerla frequentemente e volentieri; devono imparare a pregare a partire dalla lettura diretta della Bibbia al fine di conoscere Gesù, perché non lo si può conoscere al di fuori delle Scritture e conoscerlo in maniera senziente.
S. Girolamo diceva: l’ignoranza della scrittura è ignoranza di Cristo.
Questa sera proviamo a pregare con il salmo 23 (22). È un salmo che cantiamo tante volte, eppure, forse non lo conosciamo sul serio.
È un esempio di come fare a pregare con la Parola.

Iniziamo a leggere il Salmo:
   Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla.
2 Su pascoli erbosi mi fa riposare, ad acque tranquille mi conduce.
3 Rinfranca l’anima mia, mi guida per il giusto cammino
                a motivo del suo nome.
4 Anche se vado per una valle oscura, non temo alcun male,
                perché tu sei con me.
                Il tuo bastone e il tuo vincastro mi danno sicurezza.
5 Davanti a me tu prepari una mensa sotto gli occhi dei miei nemici.

                 Ungi di olio il mio capo; il mio calice trabocca.
6 Sì, bontà e fedeltà mi saranno compagne tutti i giorni della mia vita,
                 abiterò ancora nella casa del Signore per lunghi giorni.

Che cosa dice il Salmo?
            Due sono i simboli: il pastore è colui che ci invita a cena trattandoci in modo regale e facendoci stare con sé.
La frase che può fare da sintesi al salmo che riassume tutto in una espressione di grande fiducia potrebbe essere: perché tu sei con me.
            È chiaramente un salmo di fiducia.
I soggetti che agiscono nel testo sono due: il Signore e io.
Nove sono le azione attribuite al Signore: è il mio pastore; mi fa riposare, mi conduce; mi rinfranca; mi guida; è con me; mi dà sicurezza; prepara una mensa, cosparge di olio.
Sono nove azioni che indicano la cura, la premura, l’attenzione.
Definiscono il Signore come Colui che si prende cura di me.
Di fronte al Signore ci sto io che affermo di non mancare di nulla, di non temere alcun male; affermo che il mio calice trabocca; che sento la felicità e la grazia come compagne di vita; che voglio abitare nella casa del Signore.
Si tratta di un dialogo affettuoso, fiducioso, familiare tra il Signore e me: chi è Lui, che cosa fa a me, che cosa io gli dico.
È una preghiera semplicissima che non chiede nulla, non ringrazia, non loda, ma proprio per questo è ricchissima.
Se poi rileggiamo il salmo dal punto di vista delle immagini ne troviamo due fondamentali: il pastore e l’ospite, cioè l’immagine del pascolo e l’immagine della convivialità, dell’ospitalità a mensa.
La tenda ospitale diventa alla fine il tempio, la casa di Dio, dove si è veramente a casa: abiterò nella casa del Signore per lunghi giorni.
C’è poi l’immagine del bastone e del vincastro per difendere il gregge, per tenere lontani i cani randagi………

Quale è il messaggio e quale preghiera ?
            Le parole chiave del messaggio sono quattro: non manco di nulla; tu sei con me; mi dai sicurezza con il tuo bastone e il tuo vincastro; abiterò nella casa del Signore.
Ecco allora il messaggio: io non manco di nulla perché tu sei con me, mi dai sicurezza e abito nella tua casa.
Il salmo 23 è allora una medicina salutare, consolante, efficace per le ansietà del nostro cuore.
È una splendida preghiera da ripetere nella fede, davanti a Gesù: Signore,
io non manco di nulla davanti a te; tu sei con me, mi rassicuri, mi fai abitare nella tua casa.
È una straordinario esercizio di fede e di speranza; è il centuplo.
Allora davanti a Dio che mi si è rivelato la preghiera diventa lode, silenzio, ascolto, rapporto di amore...

Sulla tua Parola getterò le reti
Come conclusione dei nostri esercizi di quest’anno
            leggiamo un brano del Vangelo di Luca 5,1-11:
                        1Mentre la folla gli faceva ressa attorno per ascoltare la parola di Dio, Gesù, stando presso il lago di Gennèsaret, 2vide due barche accostate alla sponda. I pescatori erano scesi e lavavano le reti. 3Salì in una barca, che era di Simone, e lo pregò di scostarsi un poco da terra. Sedette e insegnava alle folle dalla barca.
                        4Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: «Prendi il largo e gettate le vostre reti per la pesca». 5Simone rispose: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti». 6Fecero così e presero una quantità enorme di pesci e le loro reti quasi si rompevano. 7Allora fecero cenno ai compagni dell’altra barca, che venissero ad aiutarli. Essi vennero e riempirono tutte e due le barche fino a farle quasi affondare.
            8Al vedere questo, Simon Pietro si gettò alle ginocchia di Gesù, dicendo: «Signore, allontànati da me, perché sono un peccatore». 9Lo stupore infatti aveva invaso lui e tutti quelli che erano con lui, per la pesca che avevano fatto; 10così pure Giacomo e Giovanni, figli di Zebedeo, che erano soci di Simone. Gesù disse a Simone: «Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini». 11E, tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono.

            S. Luca, in questo brano ci dice che la nostra esistenza al seguito di Gesù si deve qualificare come esistenza missionaria, completamente sospesa alla Parola di Dio.
Di fronte alla rivelazione di Gesù, Pietro  prova un grande stupore e prende coscienza, improvvisamente, della piccolezza, del suo peccato: Signore allontanati da me: sono un peccatore.
Non dobbiamo ignorare il nostro peccato, la nostra debolezza, i nostri limiti, anzi ne dobbiamo avere una lucida consapevolezza, ma dobbiamo sapere che l’amore di Dio sa perdonare il nostro peccato.
La nostra debolezza è superata dall’amore grande di Dio.
            Sulla tua Parola: questo è il punto decisivo dell’intero racconto, perché dice il tipo di fede che siamo chiamati a vivere.
Il gesto di Pietro che getta le reti sulla Parola di Gesù è anzitutto un gesto di obbedienza. Pietro obbedisce alla Parola di Gesù: il suo gesto prima che una decisione è una risposta.
È un’obbedienza a un ordine che poteva sembrare assurdo o inutile.
            Sulla tua Parola dice obbedienza carica di fiducia.
Pietro si fida della Parola di Gesù nonostante le verifiche che potevano giustificare il contrario.
L’originalità del discepolo di Gesù è indicata dal verbo seguire, non dal verbo imparare. Al centro della vita cristiana non s’è una dottrina, ma una Persona e un progetto di esistenza.
Discepolo è chi aderisce a Gesù senza riserve, condividendone la vita e le scelte.

Dice Enzo Bianchi, priore di Bose:
Spero che i cristiani nella parrocchia abbiano queste cose:
            1) un luogo in cui crescono in una vera formazione cristiana, cioè un giorno, una sera la settimana, in cui si ritrovano attorno alla Parola di Dio, e che possano crescere, essere cristiani adulti, maturi
            2) che poi si ritrovino tutti la domenica per l’Eucaristia dove la comunione non è solo con il Corpo del Signore, morto e risorto, ma anche appartenenza comunitaria
            3) poi, chiederei che trovino un momento al giorno per pregare nella maniera che suggerisce il Signore, ricordando che la preghiera ha una fonte che è l’ascolto della Parola contenuta nelle Scritture.
E poi nient’altro.

Nel silenzio cerca un dialogo con il Signore Gesù:
* Quale frutto posso raccogliere da questi esercizi?
* Che cosa mi chiede Gesù?  * Ho un regola di vita spirituale?
* Come intendo dare continuità a questi giorni di Esercizi?

Preghiamo
Maria,
tu che sei la donna della riconciliazione,
guidaci per le strade della verità,
rendici capaci di donare
ciò che gratuitamente abbiamo ricevuto,
aiutaci a contemplare il cammino
che lo Spirito del tuo Figlio Gesù
fa compiere alla nostra Chiesa,
metti nel nostro cuore
e sulle nostre labbra
l’inno di riconoscenza
e di lode al Padre
da cui tutto discende
e a cui tutto ritorna.

Gruppo catechesi: