Esercizi spirituali 2015
“COME GESÙ”
2° giorno, giovedì 15 ottobre
Pietro mi vuoi bene tu?
"Tu sai che ti voglio bene”
Educarsi al pensiero di Cristo
Insieme a Pietro, vogliamo fare un percorso di piena fiducia
nei confronti di Gesù; metterci in ascolto di Lui, seguirlo.
Educarsi al pensiero di Gesù è un cammino di conversione
che nasce dall’incontro personale con Gesù
e dalla disponibilità a fare nostra la logica del Vangelo.
Preghiamo con il salmo 15 di compieta
Proteggimi, o Dio: * in Te mi rifugio
Ho detto a Dio: "Sei tu il mio Signore, * senza di te non ho alcun bene".
Per i santi, che sono sulla terra, uomini nobili, *
è tutto il mio amore.
Si affrettino altri a costruire idoli: +
io non spanderò le loro libazioni di sangue, *
né pronunzierò con le mie labbra i loro nomi.
Il Signore è mia parte di eredità e mio calice: *
nelle tue mani è la mia vita.
Per me la sorte è caduta su luoghi deliziosi, *
la mia eredità è magnifica.
Benedico il Signore che mi ha dato consiglio; *
anche di notte il mio cuore mi istruisce.
Io pongo sempre innanzi a me il Signore, *
sta alla mia destra, non posso vacillare.
Di questo gioisce il mio cuore, + esulta la mia anima; *
anche il mio corpo riposa al sicuro,
perché non abbandonerai la mia vita nel sepolcro, *
né lascerai che il tuo santo veda la corruzione.
Mi indicherai il sentiero della vita, +
gioia piena nella tua presenza, *
dolcezza senza fine alla tua destra.
Gloria al Padre ….
Preghiamo
Ti ringraziamo, Signore
perché ci chiami a coltivare una relazione bella con te..
Guidaci, o Padre, in questo cammino:
metti sulla nostra bocca la parole vere;
metti nel nostro cuore i sentimenti veri;
metti nelle nostre mani e nei nostri corpi i gesti veri.
Non permette in noi nulla di artefatto,
ma accresci in noi la spontaneità e la verità del nostro cuore.
Sostienici nella debolezza, confortaci nella fragilità,
raccogli i pensieri dispersi e tutte le nostre energie,
che vagano attratte da mille timori e da mille desideri,
in quel centro di umanità che è Gesù, tuo figlio e nostro Redentore.
Maria Madre nostra,
Tu che conosci tutti i momenti del cammino della fede,
tutte le luci e le ombre del nostro cuore accompagnaci.
PIETRO MI VUOI BENE TU?
Ieri sera abbiamo visto che Gesù chiama Pietro a una avventura entusiasmante; gli chiede un coinvolgimento; lo invita a partecipare da vicino alla sua vita; gli offre la sua amicizia.
Ma non è una chiamata facile, priva di difficoltà: Pietro incontra lo sbaglio, la prova, la menzogna., Gesù, però, gli ridà fiducia.
Il destino dell’uomo e la sua crescita nella conoscenza di Dio e nella conoscenza di sé e della propria vocazione sono attraversati dal conflitto, dal dramma, dalla disgregazione.
Pietro ha dovuto affrontare la prova in tre momenti.
1. Pietro esperimenta Gesù come ostacolo
Pietro a Cesarea di Filippo confessa Gesù come il Cristo, come Figlio di Dio, ma sperimenta Gesù come ostacolo
Leggiamo dal Vangelo di Marco 8,27-33: 27Poi Gesù partì con i suoi discepoli verso i villaggi intorno a Cesarèa di Filippo, e per la strada interrogava i suoi discepoli dicendo: «La gente, chi dice che io sia?».
28Ed essi gli risposero: «Giovanni il Battista; altri dicono Elia e altri uno dei profeti». 29Ed egli domandava loro: «Ma voi, chi dite che io sia?».
Pietro gli rispose: «Tu sei il Cristo». 30
E ordinò loro severamente di non parlare di lui ad alcuno.
31E cominciò a insegnare loro che il Figlio dell’uomo doveva soffrire molto ed essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e, dopo tre giorni, risorgere. 32Faceva questo discorso apertamente.
Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo. 33Ma egli, voltatosi e guardando i suoi discepoli, rimproverò Pietro e disse: «Va’ dietro a me, Satana! Perché tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini».
*Tu sei il Cristo
Pietro che aveva una conoscenza generica di Dio: lo pensava un Dio grande, ma inaccessibile, un Dio che opera nella storia, ma che da tempo non si fa sentire, incontra Gesù che lo chiama. Vive un momento di folgorazione straordinaria. Tu sei il Cristo, gli dice, cioè congiunge l’ idea di Dio misterioso, grande, onnipotente che aveva con la presenza di Gesù. E dice: questo Gesù è il Cristo di Dio, il suo inviato, è il figlio stesso di Dio, la sua rivelazione nella storia.
È impossibile descrivere quello che Pietro deve aver provato.
Pietro riconosce in Colui che lo ha chiamato, che gli ha affidato un’impresa grande, che ha reso grande la sua vita, il Figlio del Dio vero.
Quanto aveva sentito nella sinagoga, tutta la realtà di Dio che aveva conosciuta, gli interventi straordinari di Jahwé in mezzo al suo popolo, l’intera storia sacra è davanti a lui. Dio, ora, non tace più, non è più lontano, inaccessibile; Dio, il Signore delle schiere, il Santo, il Benedetto, Colui che ha creato i cieli e la terra è davanti a Pietro in Gesù.
Io, dice Pietro, sono oggetto dell’amore di Dio. Io sono stato scelto da questo Dio che vive una passione di amore per l’uomo.
Pietro ha colto il punto che unifica le sue conoscenze su Dio.
*Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa
È la risposta di Gesù a Pietro: tu Pietro hai capito che il vero Dio è il Dio di Gesù Cristo, puoi ricevere la tua identità ( la tua vocazione) che è una missione precisa connessa con questa nuova conoscenza del volto di Dio.
È un’esperienza singolarissima.
È l’esperienza che fa anche Paolo sulla via di Damasco, quando il Dio generico si svela a lui nel Cristo risorto e nel momento in cui gli viene conferita la missione. Paolo capisce chi è lui, che cosa deve fare, perché prima ha sbagliato, capisce quale è il modo nuovo di leggere la storia.
È una conoscenza di Dio che è insieme conversione-vocazione-missione.
Si apre un nuovo orizzonte per la nostra vita a partire dall’incontro con Gesù. Gesù è entrato nella storia per incontrare, nel corso dei secoli ogni uomo e ogni donna e dare a ciascuno momenti e tempi opportuni per incontralo.
L’incontro avviene nel battesimo, si prolunga nei sacramenti, nella preghiera, nell’ascolto della Parola, nella vita della comunità cristiana, in tante esperienze particolari della nostra vita
È l’incontro con Gesù che dice il modo con cui Dio vuole essere il Dio per me, con cui vuole manifestarmi il suo volto come lo ha manifestato a Pietro.
L’errore più grave che possiamo commettere nella nostra vita, la più grande tentazione a cui possiamo cedere è pensare che Dio non può essere il Dio per noi, che non lo possiamo incontrare.
Incontrare Gesù è conoscere Dio, la nostra storia, la nostra vocazione, la nostra chiamata, la nostra vera identità.
*Pietro esperimenta Gesù anche come ostacolo
Pietro ha riconosciuto il volto di Dio in Gesù per una folgorazione, ma non aveva compreso che la sapienza divina passa attraverso l’umiliazione, l’umiltà, la sofferenza, la povertà, la croce.
Di fronte alla Croce, Pietro esperimenta Gesù come ostacolo, come inciampo. Pietro si sente deluso da Gesù.
Pietro ha accolto la sua chiamata, ha lasciato il suo mestiere, le sue reti, ha seguito Gesù, Gesù gli ha detto che su di lui voleva edificare la sua Chiesa; ha vissuto con Gesù momenti belli di amicizia; ora improvvisamente, annuncia che sarà respinto, rinnegato, tradito, ucciso …
Perché? Si domanda Pietro.
Ci sono altri episodi nella Bibbia che sottolineano la stessa cosa.
Per esempio la pagina della lotta misteriosa di Giacobbe con l’angelo, nella notte. Giacobbe lottò fino allo spuntar dell’aurora ( Gen. 32,25,29)
Giacobbe sperimenta un ostacolo che gli impedisce di proseguire il suo viaggio al di là del fiume.
Sono i momenti in cui nulla ci appare chiaro e nasce la domanda: ma è questo ciò a cui sono chiamato? È questo ciò che Dio vuole da me?
La vocazione si oscura, le motivazioni svaniscono, non si capisce più niente, si resta avvolti nel buio della notte.
Anche i salmi esprimono questa dolorosa e umiliante esperienza: “Fino a quando, Signore continuerai a dimenticarmi? Fino a quando mi nasconderai il tuo volto? Fino a quando proverò affanni, tristezza”… ( Sal. 13). “È forse cessato per sempre il tuo amore, è finita la tua promessa per sempre?” ( Sal. 77)
Pietro, in questo momento, vacilla, ma sente che deve andare avanti, che deve tenere duro, però non sa in che modo. Vuole essere fedele a Gesù, ma Gesù lo sta deludendo. Gesù si comporta con lui tradendo apparentemente la sua vita, il disegno che gli aveva proposto.
Gesù si presenta a Lui come un ostacolo. Pietro prende in disparte Gesù e lo rimprovera. Le sue parole erano dettate da amore, da amicizia.
*Va’ dietro a me, Satana!
Ma Gesù lo chiama Satana, lo allontana: Vai dietro a me, Satana, perché tu non la pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini”
Pietro deve compiere un salto di qualità.
Occorre accettare la rottura: il mistero di Dio si rivela a noi come totalmente diverso dal nostro modo di pensare.:
Fino a quel momento la vita di Pietro procedeva abbastanza tranquillamente, il suo stare con Gesù non creava alcun problema, ma ora esperimenta la rottura, capisce che il suo amore per il maestro deve essere purificato.
Pietro, però, non si allontana da Gesù, continua a seguire Gesù che lo ha chiamato quel giorno lungo il lago di Galilea e gli ha affidato la missione.
E quando Gesù nel Vangelo di Giovanni (6,66-69) viene accusato di linguaggio duro e molti si tirano indietro e non vanno più da lui., dice ai dodici: “forse anche voi volete andarvene?” Pietro dirà: “Signore da chi andremo, tu hai Parole di vita eterna e noi abbiamo conosciuto che tu sei il santo di Dio.”
Probabilmente nemmeno Pietro ha capito il discorso sul “pane di vita”, però intuisce che deve dare fiducia a Gesù.
2. Gesù diventa per Pietro un estraneo.
C’è un altro episodio che avviene nel cortile del sommo sacerdote, mentre Gesù viene condannato, Pietro diventa estraneo a Gesù.
Leggiamo dal Vangelo di Marco 14,66-72: Gesù è condotto davanti al Sinedrio: 66Mentre Pietro era giù nel cortile, venne una delle giovani serve del sommo sacerdote 67e, vedendo Pietro che stava a scaldarsi, lo guardò in faccia e gli disse: «Anche tu eri con il Nazareno, con Gesù». 68Ma egli negò, dicendo: «Non so e non capisco che cosa dici».
Poi uscì fuori verso l’ingresso e un gallo cantò. 69E la serva, vedendolo, ricominciò a dire ai presenti: «Costui è uno di loro». 70Ma egli di nuovo negava. Poco dopo i presenti dicevano di nuovo a Pietro: «È vero, tu certo sei uno di loro; infatti sei Galileo». 71Ma egli cominciò a imprecare e a giurare: «Non conosco quest’uomo di cui parlate». 72E subito, per la seconda volta, un gallo cantò. E Pietro si ricordò della parola che Gesù gli aveva detto: «Prima che due volte il gallo canti, tre volte mi rinnegherai». E scoppiò in pianto.
Nell’episodio precedente Gesù era diventato un ostacolo per Pietro, in questo Gesù diventa un estraneo.
*Non so chi sia, non lo conosco.
La risposta di Pietro alla serva del sommo sacerdote non è dettata solo dalla paura, ma, nel suo profondo, nasconde una verità.
Con questo comportamento, Pietro esprime che il suo Rabbì lo ha deluso, l’ha condotto a un punto che non avrebbe mai immaginato, per questo può dire di non conoscerlo più.
Il legame con Gesù si è come infranto, ha subito una lacerazione esistenziale. Pietro è giunto a quel limite in cui l’uomo non riconosce più il suo Dio.
Lo stesso Gesù lo esperimenta sulla croce quando grida: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”. Siamo al limite della prova, al limite del mistero.
È giusto sapere che l’uomo non fa esperienza profonda di Dio se non esperimenta, in qualche occasione, questa prova, questo limite, se non viene a trovarsi sull’orlo dell’abisso, sulla scogliera dell’abbandono, sulla cima solitaria dove si ha l’impressione di rimare totalmente soli.
Possiamo ricordare anche qualche espressione di S. Teresa di Gesù quando racconta la sua notte della fede: il Signore ha permesso che l’anima mia fosse invasa dalle tenebre più fitte e che il pensiero del cielo, dolcissimo per me sia diventato una lotta e un tormento...”
E’ l’esperienza di tante persone condotte da Dio a una conoscenza intima del suo mistero. Chi è chiamato a vivere la fede in tutta la sua pienezza, a partecipare alla missione di Gesù, deve a poco a
poco scoprire pagando di persona, che Dio non è a nostra disposizione, che non possiamo modellarlo come piace a noi, ma ci è dato solo come dono. Non possiamo possedere la Parola, la vocazione, la preghiera … perché tutto è dono.
Il Vangelo ci fa conoscere i momenti difficili dei discepoli perché ci confrontiamo, perché comprendiamo che nel viaggio verso la maturità delle fede e della vocazione si attraversano momenti di luce e tempi di ombre e di tenebre.
3. Gesù ridà fiducia a Pietro.
L’ultimo fatto su cui vogliamo soffermarsi è l’incontro di Gesù con Pietro al lago di Tiberiade, dopo la risurrezione.
Leggiamo dal Vangelo di Giovanni 21,4-19: Gli apostoli erano andati a pescare, durante la notte non avevano preso nulla: 4Quando già era l’alba, Gesù stette sulla riva, ma i discepoli non si erano accorti che era Gesù. 5Gesù disse loro: «Figlioli, non avete nulla da mangiare?». Gli risposero: «No». 6Allora egli disse loro: «Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete». La gettarono e non riuscivano più a tirarla su per la grande quantità di pesci. 7Allora quel discepolo che Gesù amava disse a Pietro: «È il Signore!». Simon Pietro, appena udì che era il Signore, si strinse la veste attorno ai fianchi, perché era svestito, e si gettò in mare. 8Gli altri discepoli invece vennero con la barca, trascinando la rete piena di pesci: non erano infatti lontani da terra se non un centinaio di metri.
9Appena scesi a terra, videro un fuoco di brace con del pesce sopra, e del pane. 10Disse loro Gesù: «Portate un po’ del pesce che avete preso ora». 11Allora Simon Pietro salì nella barca e trasse a terra la rete piena di centocinquantatré grossi pesci. E benché fossero tanti, la rete non si squarciò. 12Gesù disse loro: «Venite a mangiare». E nessuno dei discepoli osava domandargli: «Chi sei?», perché sapevano bene che era il Signore. 13Gesù si avvicinò, prese il pane e lo diede loro, e così pure il pesce. 14Era la terza volta che Gesù si manifestava ai discepoli, dopo essere risorto dai morti.
15Quand’ebbero mangiato, Gesù disse a Simon Pietro: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami più di costoro?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pasci i miei agnelli». 16Gli disse di nuovo, per la seconda volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pascola le mie pecore». 17Gli disse per la terza volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi vuoi bene?». Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli domandasse: «Mi vuoi bene?», e gli disse: «Signore, tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene». Gli rispose Gesù: «Pasci le mie pecore. 18In verità, in verità io ti dico: quando eri più giovane ti vestivi da solo e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti vestirà e ti porterà dove tu non vuoi». 19Questo disse per indicare con quale morte avrebbe glorificato Dio.
È una della pagine più belle del Vangelo. Puntiamo la nostra attenzione sull’incontro di Pietro con Gesù, dopo che lo aveva rinnegato.
Gesù ridà fiducia a Pietro.
*Io vado a pescare.
Siamo nei giorni successivi alla morte e risurrezione di Gesù.
La comunità dei discepoli ha subito un autentico dramma: Gesù che aveva rappresentato una ragione di vita per i Dodici è stato tolto di mezzo con violenza. Un senso di delusione c’è nell’invito rivolto da Pietro agli altri: “Io vado a pescare”. Di fronte allo sconforto, alla delusione per la morte del Maestro, si vuole ritornare alla cose abituali, alla vita di prima.
La pesca notturna, però, si rivela infruttuosa.
Di fronte alla morte l’uomo non può darsi vita da sé: o è disposto a lascarsi salvare oppure incontra la fine ( cfr. Giuda)
*Gettate la rete dalla parte destra
La domanda di Gesù : “Non avete nulla da mangiare?” può suonare beffarda, mentre semplicemente assurda è la proposta successiva: quella di calare nuovamente le reti in mare, quando oramai era l’alba.
Per ragioni che non conosciamo i pur esperti pescatori accettano il consiglio e vedono le reti riempirsi di pesci.
È allora che il discepolo che Gesù amava riconosce il Maestro. Pieno di desiderio di riabbracciarlo, Pietro, ancora vestito, si getta in acqua e lo raggiunge a nuoto. Ad attenderlo c’è un fuoco di brace con del pesce sopra.
* Pietro mi vuoi bene tu?
Dopo aver mangiato avviene il dialogo.
C’è un desiderio che abita il cuore di ogni persona, quello di essere amata. Pietro è passato per la prova, ora può sperimentare Gesù come il Dio che gli ridà fiducia. Gesù si avvicina a Pietro con molta finezza. Non gli dice: tutto è passato, non pensiamoci più, mettiamoci una pietra sopra come se nulla fosse accaduto. E nemmeno gli dice : ho visto che vali poco, ma non importa, andiamo avanti ugualmente.
Gesù agisce mettendo in moto le forze più profonde di quell’entusiasmo che aveva spinto Pietro a seguire Gesù, le forze di quell’amore che Pietro aveva espresso in tante occasioni. Gesù infatti lo interroga sull’amore, ricostituendogli la fiducia in se stesso, facendogli comprendere che il suo sguardo misericordioso va al di là di quanto è accaduto, penetra nel profondo del cuore rinnovando il suo amore. Gesù restituisce Pietro alla sua verità, raggiunge quel punto che sta sotto le nostre debolezze, i nostri peccati, le nostre fragilità e che ci qualifica perché in esso ci scopriamo amati da Dio e aperti alla sua salvezza. Finché l’uomo non raggiunge questa profondità, la sua conoscenza di Dio rimane superficiale.
Pietro ha sperimentato davvero Gesù come Dio che salva, che ama, come colui che gli ha ridato la sua personalità, il suo essere, la sua strada e gli ha ridato Dio.
Gesù si manifesta come il salvatore dell’umanità di Pietro.
Gesù ridice a Pietro la parola “seguimi” che gli aveva detto la prima volta quando l’aveva incontrato, Pietro, ora, conosce più a fondo il volto di Dio e più chiara è la sua vocazione.
*Signore tu sai tutto, sai che ti voglio bene
Ecco qualche spunto per riflettere e pregare in silenzio davanti a Dio per ritrovare la nostra verità profonda e scoprire il volto bello di Dio che ama.
So riconoscere le prove nella mia vita, non considerarle solo un fastidioso disturbo e domandarmi: come Dio mi sta chiamando in questa situazione di fatica, di dolore? In che modo questa situazione mi rende più uomo, più donna, più cristiano?
Emerge anche il tema della misericordia: Gesù non tiene a distanza coloro che hanno sbagliato. La misericordia è la capacità di guardare oltre, oltre la delusione, oltre il fallimento, oltre il peccato. La misericordia non ha uno sguardo miope, non è neanche uno sguardo distratto che finge di non vedere ciò che è successo. È uno sguardo oltre: sa vedere una pesca abbondante dietro le reti vuote. Come mi aiuta il Sacramento della riconciliazione a vedere oltre, a conoscere il Dio che ama e a vivere la mia vocazione? La Confessione non è semplicemente un elencare i peccati per esserne liberati, ma mettere tutta la vita nelle mani della Chiesa perché sia accolta da Cristo e da Lui ricostituita.
Il perdono rimette Pietro nella forza della sua missione. Come trovare nella misericordia la forza per rinnovare e rilanciare la mia vita?
Insieme alla misericordia, allora c’è spazio per la fiducia.
Pietro si sente non solo avvolto dal perdono e dalla misericordia di Gesù, ma sperimenta anche la sua fiducia. “Pasci i miei agnelli, le mie pecore”
La controprova di un effettivo perdono è la capacità di ridare fiducia alla persona, alla propria vocazione. Forse Pietro quella mattina si sentiva un fallito: fallito come discepolo, fallito come pescatore, Gesù gli ridà grande fiducia.
Dio ci dona sempre fiducia, ci da sempre la forza di ripartire.
Preghiera
Maria, tu che hai conservato a lungo nel cuore l
e parole, i fatti, i gesti di Gesù,
tu che li hai ripensati con sapienza
e li hai applicati con umiltà a coraggio alla tua vita,
donaci di leggere, meditare e contemplare la parola del tuo Figlio,
di lasciarci scuotere e penetrare da essa.
Aiutaci ad aprire le porte più segrete del nostro cuore
perché con la forza dello Spirito Santo
possiamo rinnovare la nostra vita riempiendola di libertà,
serenità, tranquillità e pace.
Te lo chiediamo, Madre, per il nome del tuo Figlio glorioso, vivo,
che regna in mezzo a noi, nella nostra comunità,
nella Chiesa di tutti i tempi, nel mondo, nella storia,
per tutti i secoli dei secoli. Amen.