
Esercizi spirituali 2016
“SCEGLI IL BENE”
Se c’è una scelta da compiere è per il bene,
quel bene che è Gesù, l’amicizia con Lui ….
la comunione con Lui
Gesù è alleato della nostra felicità…
Gesù desidera solo aiutarci
a realizzare il desiderio di felicità
che abita la nostra vita …
1° giorno, mercoledì 12 ottobre
“Maestro che cosa devo fare di buono?”
“Seguimi”
Preghiamo con i salmi di compieta
Salmo 30, 2-6
In te, Signore, mi sono rifugiato, + mai sarò deluso; *
per la tua giustizia salvami.
Porgi a me l'orecchio, * vieni presto a liberarmi.
Sii per me la rupe che mi accoglie, * la cinta di riparo che mi salva.
Tu sei la mia roccia e il mio baluardo, * per il tuo nome dirigi i miei passi.
Scioglimi dal laccio che mi hanno teso, * perché sei tu la mia difesa.
Mi affido alle tue mani; * tu mi riscatti, Signore, Dio fedele.
Gloria al Padre ..
Salmo 129
Dal profondo a te grido, o Signore; * Signore, ascolta la mia voce.
Siano i tuoi orecchi attenti * alla voce della mia preghiera.
Se consideri le colpe, Signore, * Signore, chi potrà sussistere?
Ma presso di te è il perdono, * perciò avremo il tuo timore.
Io spero nel Signore, * l'anima mia spera nella sua parola.
L'anima mia attende il Signore * più che le sentinelle l'aurora.
Israele attenda il Signore, * perché presso il Signore è la misericordia,
grande è presso di lui la redenzione; *
egli redimerà Israele da tutte le sue colpe. Gloria al Padre
Premessa
Si legge in un racconto che un giorno Gesù tornò visibilmente sulla terra: era Natale e c’erano molti bambini riuniti per la festa.
Gesù si presentò in mezzo a loro che lo riconobbero e lo acclamarono.
Poi, uno di loro cominciò a chiedere che dono Gesù avesse portato, e, a poco a poco tutti i bambini gli chiesero dove fossero i doni.
Gesù non rispondeva e allargava le braccia.
Finalmente un bambino disse: “Vedete che non ci ha portato niente? Allora è vero ciò dice mio papà che la religione non serve a niente, non ha nessun regalo per noi!”
Ma un altro bambino replicò: “Gesù, allargando le braccia, vuol dire che ci porta se stesso, che è Lui il dono, è Lui che si dona a noi come fratello, come figlio di Dio, per farci tutti figli di Dio come lo è Lui.”
È quello che vogliamo fare noi in queste sere: incontrare Gesù, interrogarlo, metterci in ascolto della sua Parola, e capire che il “bene” più grande della nostra vita, ciò che ci dà la gioia di vivere è seguire Lui, la sua amicizia.
Fare gli esercizi
Fare gli esercizi è fare come Gesù che saliva solitario sulle cime dei monti per cercare qualche spazio di silenzio e di solitudine immune da ogni frastuono alienante , ove sia possibile tendere l’orecchio e percepire qualcosa della festa eterna, della voce del Padre. (Card. C. M. Martini)
Tre sono gli attori principali degli esercizi spirituali
1) Il primo attore è innanzitutto lo Spirito Santo.
Lo Spirito Santo tocca il nostro cuore, ci parla, è il primo attore.
Bisogna affidarsi a Lui. Lo Spirito richiede da noi il raccoglimento.
È importante che, quando si fanno gli esercizi spirituali, si ricerchi un po’ di solitudine, di silenzio, di meditazione
2) Il secondo attore siamo noi
Noi che siamo qui, che desideriamo fare insieme un cammino.
È importante, all’inizio, cercare di rispondere a due domande:
Come entro in questi esercizi? Quale è la situazione in cui mi trovo da un punto di vista spirituale? Quali domande, quali problemi mi urgono dentro?
Come vorrei uscire da questi esercizi, con quale novità, con quale forza, con quale luce?
3) Il terzo attore è la nostra comunità parrocchiale
Qui viviamo, qui incontriamo il Signore; qui coltiviamo relazioni belle, fraterne; qui ci edifichiamo gli uni gli altri
Preghiamo insieme
Ti ringraziamo, Signore,
perché ci chiami a questo momento di meditazione,
di preghiera, di silenzio..
Aprici ad accogliere le tua Parola.
La tua volontà, o Dio, è il nostro vero bene,
la nostra salvezza.
Facci comprendere il mistero del tuo amore;
donaci un cuore grande,
capace di accogliere i tuoi desideri
e di modellare su di essi le nostre scelte.
Aiutaci a riconoscere la tua Parola
come luce per i nostri passi,
come dono capace di dare senso alla nostra vita. Amen
Maestro che cosa devo fare di buono?
Dal Vangelo di Matteo 19, 16-29:
1 6Ed ecco, un tale si avvicinò e gli disse: «Maestro, che cosa devo fare di buono per avere la vita eterna?». 17Gli rispose: «Perché mi interroghi su ciò che è buono? Buono è uno solo. Se vuoi entrare nella vita, osserva i comandamenti». 18Gli chiese: «Quali?».
Gesù rispose: «Non ucciderai, non commetterai adulterio, non ruberai, non testimonierai il falso, 19onora il padre e la madre e amerai il prossimo tuo come te stesso». 20Il giovane gli disse: «Tutte queste cose le ho osservate; che altro mi manca?».
21Gli disse Gesù: «Se vuoi essere perfetto, va’, vendi quello che possiedi, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo; e vieni! Seguimi!». 22Udita questa parola, il giovane se ne andò, triste; possedeva infatti molte ricchezze.
23Gesù allora disse ai suoi discepoli: «In verità io vi dico: difficilmente un ricco entrerà nel regno dei cieli. 24Ve lo ripeto: è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio».
25A queste parole i discepoli rimasero molto stupiti e dicevano: «Allora, chi può essere salvato?». 26Gesù li guardò e disse: «Questo è impossibile agli uomini, ma a Dio tutto è possibile».
27Allora Pietro gli rispose: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito; che cosa dunque ne avremo?».
28E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: voi che mi avete seguito, quando il Figlio dell’uomo sarà seduto sul trono della sua gloria, alla rigenerazione del mondo, siederete anche voi su dodici troni a giudicare le dodici tribù d’Israele. 29Chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi per il mio nome, riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna.
La domanda rivolta a Gesù
I vangeli raccontano tanti episodi nel quali Gesù ha incontrato delle persone. Tutta la vita pubblica di Gesù è stata un susseguirsi di incontri, di relazioni. In tante occasioni ha preso Lui l’iniziativa, spesso andando a cercare; pensiamo alla chiamata dei primi discepoli, di Matteo, all’ incontro con la Samaritana, con il Cieco di Gerico, con i dieci lebbrosi …; altre volte, è stato cercato pensiamo a Nicodemo che va da lui di notte, a Zaccheo che sale sull’albero, a Maria Maddalena, al giovane ricco. ... Alcuni, come gli scribi e i farisei, lo cercano e lo vogliono incontrare per metterlo alla prova, per screditarlo, accusarlo, toglierlo di mezzo …
Tra tutti gli incontri fatti da Gesù, puntiamo la nostra attenzione sull’episodio del giovane ricco. Questi pone a Gesù una domanda a bruciapelo: che cosa devo fare di buono per avere la vita eterna?
Gesù è un grande maestro e lui, l’uomo ricco, ha una domanda importante da porgergli.
Ciò che chiede è davvero importante: non chiede un miracolo o una guarigione, bensì la vita terna, cioè un’esistenza felice, senza lo scandalo delle morte.
Matteo ritocca la formulazione di Marco. La domanda di Marco ( Mc. 10,17) è
Maestro buono, che debbo fare per meritare la vita eterna?
In Matteo l’aggettivo buono non è più rivolto a Gesù, ma alle cose da fare.
Il giovane domanda che cosa devo fare di buono?
La risposta di Gesù
Gesù non pare colpito dalla domanda, ma ne approfitta per puntualizzare che non si tratta di fare cose buone, ma di essere buoni, cioè di imitare colui che è Buono, il Padre dei cieli.
Per fare questo, per essere figli del Padre, la strada è tracciata fin dai tempi di Mosè: osservare i comandamenti, le dieci parole donate da Dio durante l’esodo dall’Egitto.
Il decalogo, prima di essere un elenco di prescrizioni, è la dichiarazione di amore di Dio verso il suo popolo: ascolta Israele, io sono il Signore tuo Dio che ti ha fatto uscire dalla terra di Egitto ( Dt. 5,6)
Dio chiede una fedeltà al popolo, perché Lui per primo è stato fedele, ha ascoltato il suo grido e lo ha liberato dalla schiavitù
Nella sua risposta, inoltre, Gesù muta il verbo utilizzato dal giovane.
Se questi gli aveva chiesto che cosa fare per avere la vita eterna, Gesù gli risponde che nella vita eterna, se si osservano i comandamenti, si entra.
Perché la vita eterna non è qualcosa da possedere o che si possa comprare, ma è un dono nel quale si viene accolti.
La vita eterna è preparata da sempre da Dio per i suoi figli e Lui la dona con gioia: venite, voi che siete i benedetti dal Padre mio; entrate nel Regno che è stato preparato per voi fin dalla creazione del mondo. (Mt.25, 34)
Alla richiesta del giovane di elencare i comandamenti, Gesù ne elenca cinque del decalogo. La sua insistenza è sul prossimo. È come se questo non bastasse, aggiunge un comandamento che non c’è nel decalogo: ama il prossimo tuo come te stesso. ( Mt. 22,39)
È interessante notare come Gesù prediliga i comandamenti rivolti al prossimo.
Gesù sarà più esplicito quando parlerà del giudizio finale (Mt. 25,31-46): è giocandosi bene nelle relazioni con gli altri, che si determina il proprio rapporto con Dio e si riceve la vita eterna.
Il giovane sembra alla ricerca di qualcosa di speciale, di una indicazione nuova; Gesù rinvia invece, a una risposta già nota, ai comandamenti di sempre. La novità, semmai, deve consistere nell’osservarli con maggior radicalità.
Una sola è la strada
Il giovane afferma: io ho sempre osservato e obbedito a tutti questi comandamenti. Che cosa mi manca?
Gesù precisa la sua risposta e gli dice: Se vuoi essere perfetto, va’, vendi quello che hai dallo ai poveri, poi seguimi!
Non è una strada diversa, si tratta della medesima strada, indicata non per i perfetti, ma per tutti. È semplicemente descritta per meglio precisarla.
Nel giudaesimo gli aggettivi buono e perfetto erano sostanzialmente sinonimi, fai il bene, scegli il bene, e sii perfetto si equivalevano.
S. Paolo nella lettera ai Romani (12,2) dice, senza fare alcuna distinzione: di discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, ciò che a Lui è gradito e perfetto.
E lo stesso Matteo (5,48) usa l’aggettivo perfetto in un passo del discorso della montagna: siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste.
Allora quando Gesù dice: se vuoi essere perfetto, va vendi, dallo ai poveri, .. Vieni .. seguimi !…, non parla di una via speciale riservata ad alcuni, a vocazioni particolari, ma parla dell’ideale cristiano, della giustizia del discepolo che deve essere superiore a quella del fariseo e dello scriba.
La conclusione è che l’evangelista quando dice: se vuoi essere perfetto, indica la strada di tutti. Tutti i cristiani devono intraprendere, se vogliono porsi alla sequela, la via del distacco e dell’amore gratuito.
Allora scegliere di fare il bene, osservare i comandamenti, essere perfetti ridicono la stessa cosa, precisandola.
La cruna e il cammello
Gesù parla della difficoltà di chi è ricco di percorrere questa strada:: è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago che un ricco entri nel Regno. I discepoli si sentono toccati da queste parole.
Evidentemente comprendono che Gesù parla di una minaccia che non riguarda solo la classe dei ricchi, ma tutti. Ci sono molti generi di ricchezza a cui siamo attaccati. Chi si potrà dunque salvare?
È una domanda che riguarda la debolezza dell’uomo di fronte alle esigenze del Vangelo.
È anche una domanda posta male, perché suppone che tocchi all’uomo, a noi, con le nostre forze, salvarci, e invece, la salvezza è dono di Dio.
Occorre fare affidamento sul suo amore, non sulle nostre forze.
L’uomo, ricco o povero, non può salvare se stesso.
Solo l’amore gratuito, esagerato di Dio può salvarlo.
Ciò che è impossibile agli uomini è possibile a Dio
Ecco allora l’importanza della preghiera.
La preghiera è vivere in maniera esplicita e riflessa l’essere figli di Dio, amati da Lui. È il momento in cui ci viene donata la conoscenza amorosa della volontà di Dio.
Noi pensiamo alla volontà di Dio come qualcosa di esterno, come un comandamento da osservare, contro cui non andare … Invece fare la volontà di Dio è essere immersi con il cuore di Gesù nella volontà di colui che ci è Padre, così da sentire, a un certo punto, che questa volontà di Dio si manifesta in noi con sempre maggior chiarezza, certezza, pace.
Allora la volontà di Dio diventa una forza grande per la vita.
C’è un rapporto stretto tra la ricerca della volontà di Dio e la preghiera.
La preghiera è costituita da quel momento o da quei tempi dell’esistenza in cui esplicitamente io mi pongo come figlio di fronte al Padre, per dirgli: rivelami la tua volontà, voglio compiere la tua volontà.
Chi è estraneo alla preghiera, la considera come qualcosa di vago (formule, aneliti del cuore, devozioni)… Ma chi entra davvero nella preghiera, chi comincia con una certa disciplina della mente e del cuore, a vivere momenti regolari di preghiera, si accorge che è un cammino da compiere.
1) Dio vive, è il vivente.
È il punto di partenza della preghiera.
Significa che Dio è imprevedibile, che la sua azione nei nostri riguardi è libera e sovrana, che non possiamo mai calcolare niente in anticipo. Ecco l’enorme differenza tra la concezione del vero Dio e ogni altra forma di religiosità.
Nella preghiera non dobbiamo mai fare di Dio un idolo.
L’idolo è sempre, in qualche modo controllato dall’uomo che può prevederne le esigenze e, in un certo qual modo tenerlo in mano, tenerlo buono, accontentarlo..
Il Dio vero è libero, vive, non si lascia disporre dalla sua creatura, non si lascia incapsulare nei nostri ragionamenti e nelle nostre previsioni.
Noi non sappiamo come Dio si comporterà, perché è una personalità vivente e trascendente. Da Lui tutto dipende e non deve rendere conto a nessuno.
Dio agisce come vuole, si rende presente come vuole e dove vuole.
Questo è il Dio vivo, e perciò la Bibbia non ammette che si possa restringerlo. Si rende presente dove e come vuole, agisce dove e come vuole, ama l’uomo perché lo vuole amare e lo salva nel modo che Lui sa.
La riprova che non sempre abbiamo la giusta idea di Dio è che talvolta siamo delusi: mi aspettavo questo, mi immaginavo che Dio si comportasse così, e invece mi sono sbagliato. Tante volte ripercorriamo il sentiero dell’idolatria, volendo che il Signore agisca secondo l’immagine che ci siamo fatti di Lui.
Soltanto attraverso Gesù noi possiamo conoscere il Dio vivo.
Tutto il Vangelo è una manifestazione della fatica compiuta dagli uomini per accettare il Dio di Gesù, a cominciare dagli apostoli, perché lo attendevano diverso. E quando il Dio di Gesù annuncia che si rivelerà sulla croce, si scandalizzano accorgendosi che non è il Dio che pensavano.
2) Il Dio vivo di Gesù è il Padre
La preghiera cristiana è sempre mossa dallo Spirito ed è sempre collegata con Gesù, è partecipazione alla preghiera di Gesù al Padre.
La preghiera cristiana è lo Spirito di Gesù come prega in noi. Siamo invitati a cercate dentro di noi la voce dello Spirito che prega, per dargli spazio.
S. Paolo dice: Lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza, noi non sappiamo infatti come pregare in modo conveniente, ma lo Spirito stesso intercede con geniti inesprimibili ( Rom. 8,26)
È lo Spirito che ci permette di gridare: Abbà, Padre!
Il culmine della preghiera cristiana ci è indicato da Gesù che nel momento dell’agonia del Getsemani, dice: Padre, non la mia, ma la tua volontà sia fatta. Oppure, dalla preghiera di Gesù sulla croce: Padre, nelle tue mani affido il mio spirito.
Si prega non nella speranza che Dio si pieghi ai nostri voleri, ma per potere sempre compiere la sua volontà, nel consegnarci nelle sue mani con fiducia e con amore.
La preghiera cristiana è entrare nel modo di pregare di Gesù che si rivolge a Dio, chiamandolo Padre.
L’invocazione “Padre” è l’atmosfera della preghiera, l’orizzonte nel quale la preghiera si compie. Questo orizzonte Gesù ce lo mette nel cuore, ce lo dona, ce lo comunica. Dire “Padre” ci rende disponibili, fiduciosi, abbandonati, sicuri di essere amati, ascoltati.
Il centuplo quaggiù
Il distacco che Gesù domanda è un guadagno, non una perdita.
Si lascia tutto per seguire Gesù e poi ci si trova tra le mani cento volte tanto e la vita eterna.
Chi vuole far posto a Dio non si ritrova povero, ma ricco.
Dio ci libera dalla smania dell’accumulo e dalla paura di perdere ciò che si ha accumulato per godere con tranquilla serenità i molti beni di Dio.
Si ritrovano centuplicate le stesse cose che si sono lasciate.
Questo è il paradosso: si lascia il possesso delle cose e si ritrova la possibilità di goderle di più. Possesso e godimento non sono la stessa cosa, anche se tante volte la si pensa diversamente.
Gesù non ha spiegato bene che cosa sia la vita eterna ( ci lascia gustare un po’ di sorpresa), certo deve essere molto.. La vita eterna non è solo la vita dopo la morte, ma incomincia già da adesso.
Il centuplo in questa vita è già vita eterna.
Se crediamo nel Vangelo e cerchiamo di viverlo, siamo dei fortunati e abbiamo il centuplo. Il centuplo non vuol dire che, ad esempio, avremo sempre più salute, perché può venire una malattia, si può perdere la casa, può venire un terremoto …. ma che qualsiasi cosa avvenga, abbiamo dentro una speranza e una capacità di lettura delle cose che un po’ le cambia.
Il centuplo è vivere una vita evangelica, ricca di umanità, sapendo che siamo amati e perdonati sempre.
Per chi si riconosce amato da Dio e si sforza di vivere l’amore solidale e fedele nelle diverse situazioni di prova della vita e della storia, diventa allora bello vivere questo nostro tempo che pur appare così pieno di cose brutte e laceranti, cercando di interpretarlo nei suoi enigmi dolorosi e conturbanti.
È bello cercare nella storia i segni dell’Amore Trinitario; è bello seguire Gesù e amare la sua Chiesa; è bello leggere il mondo e la nostra vita alla luce della croce; è bello dare la vita per i fratelli!
E’ bello scommettere la propria esistenza su Colui che non solo è la verità in persona, che non solo è il bene più grande, ma è anche il solo che ci rivela la bellezza divina di cui il nostro cuore ha profonda nostalgia e intenso bisogno.
( C. M. Martini)
Nel silenzio
Proviamo a rileggere queste pagine con una matita in mano, sottolineando quello che sentiamo più importante, più necessario per noi.
Proviamo a domandarci che cosa ci impedisce di seguire Gesù; che cosa dobbiamo lasciare per trovare davvero Gesù
Proviamo a fare una verifica del nostro modo di pregare; quale rapporto coltiviamo con il Dio vivo; che cosa vuol dire per me fare la volontà di Dio, cioè immergermi con il cuore di Gesù nella volontà di colui che è il Padre.
Preghiera
Signore Gesù, noi ti ringraziamo
perché ci chiami a stare con Te.
Tua è la Parola che ascoltiamo;
Tu parli al nostro cuore.
Sei tu che ci parli con amicizia,
è a Te che diciamo grazie
perché la tua Parola è luce ai nostri passi
Aiutaci a rispondere con gioia alla tua Parola,
fa’ che ti conosciamo come Tu ci conosci,
perché possiamo essere tuoi amici.
Maria, madre di Gesù,
sede della sapienza e aiuto dei cristiani,
prega per noi