La preghiera di Gesù sulla Croce - SdP 11 aprile 2019

Catechesi adulti

Scuola della Parola - 11 aprile 2019
La preghiera di Gesù sulla croce

 

Preghiamo insieme
Nelle tue mani, Padre buono mettiamo la nostra vita.
Tu ce l’hai donata.
Tu la guidi e la riempi dei tuoi doni.
Tu rimani accanto a noi,
            come roccia salda e amico fedele,
            anche quando noi ci dimentichiamo di te.
Ma ora torniamo a Te.
Vogliamo affidarci alla guida sicura delle tue mani
            che ci conducono alla Croce.
Sentiamo il bisogno di ascoltare la tua Parola
            per conoscere le meraviglie del tuo amore.
La Croce di Gesù ci rivela
            che il suo amore è più forte di ogni cosa.
Maria, tu che sei stata sotto la Croce del tuo Figlio,
            aiutaci a contemplare l’amore di Gesù sulla Croce.

Lettura del Vangelo di Luca 23,33-49.
                33Quando giunsero sul luogo chiamato Cranio, vi crocifissero lui e i malfattori, uno a destra e l’altro a sinistra. 34Gesù diceva: «Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno».
Poi dividendo le sue vesti, le tirarono a sorte.
35Il popolo stava a vedere; i capi invece lo deridevano dicendo: «Ha salvato altri! Salvi sé stesso, se è lui il Cristo di Dio, l’eletto». 36Anche i soldati lo deridevano, gli si accostavano per porgergli dell’aceto 37e dicevano: «Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso». 38Sopra di lui c’era anche una scritta: «Costui è il re dei Giudei».
39Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!». 40L’altro invece lo rimproverava dicendo: «Non hai alcun timore di Dio, tu che sei condannato alla stessa pena? 41Noi, giustamente, perché riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla di male». 42E disse: «Gesù, ricòrdati di me quando entrerai nel tuo regno». 43Gli rispose: «In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso».
                44Era già verso mezzogiorno e si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio, 45perché il sole si era eclissato. Il velo del tempio si squarciò a metà. 46Gesù, gridando a gran voce, disse: «Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito». Detto questo, spirò.
47Visto ciò che era accaduto, il centurione dava gloria a Dio dicendo: «Veramente quest’uomo era giusto».
48Così pure tutta la folla che era venuta a vedere questo spettacolo, ripensando a quanto era accaduto, se ne tornava battendosi il petto.
49Tutti i suoi conoscenti, e le donne che lo avevano seguito fin dalla Galilea, stavano da lontano a guardare tutto questo.

La Crocifissione
            Raccontando la scena della Crocifissione S. Luca annota il fatto che sul luogo chiamato Cranio vi crocifissero con Lui due malfattori uno a destra e uno a sinistra. Gesù prega il Padre per i suoi crocifissori perché non sanno quello che fanno (v.34)
Per S. Luca Gesù è vissuto e muore perdonando, è vissuto e muore tra i peccatori e la Croce non è altro che il culmine di quanto ha fatto nella sua vita.|
Gesù non dà personalmente il perdono, ma lo chiede al Padre, scusandoli perché non sanno quello che fanno.
Questa misericordia di Gesù nel racconto della Passione non è un tratto nuovo, già altri episodi lo rivelano: Pensiamo al gesto di guarire l’orecchio del servo del sommo sacerdote; allo sguardo a Pietro che lo rinnega, come alla promessa fatta al buon ladrone.
Ai piedi della Croce ci sono il popolo, i capi dei Giudei e i soldati ( cfr. 23,35-36)
Il popolo sta a guardare: il verbo suggerisce uno sguardo partecipe e benevolo, non semplicemente curioso
I capi dei Giudei deridono la pretesa messianica di Gesù, il suo considerarsi amato da Dio e rivolgono a Gesù una tremenda accusa: ha salvato gli altri, salvi sé stesso (v. 35)
I soldati e uno dei malfattori crocifisso con Gesù ripetono la stessa provocazione che ripresenta la tentazione del deserto: se sei il Messa di Dio salva te stesso e gli altri, cioè difendi la tua vita, fai il tuo interesse, dimostra che sei capace di vincere…
Ma Gesù non raccoglie la provocazione.
Uno che utilizza la propria potenza per salvare stesso è un povero uomo come noi. Gesù non ha mai pensato a sé stesso, ma agli altri.
Rinunciando a salvare sé stesso Gesù non fa altro che confermare la regola che ha sempre guidato la sua vita, il dono di sé.
Gesù non cedendo alla tentazione di salvare sé stesso rimane solidale con tutti gli uomini che nella morte solo da Dio attendono la salvezza.
Senza saperlo i capi affermano così la grandezza di Gesù, la bellezza della sua vita ed è una provocazione per tutta la Chiesa chiamata a servire gli altri, non ad essere servita.
Noi non siamo autentici discepoli del Crocifisso  se i rapporti tra di noi e con gli altri sono ispirati dalla legge del contraccambio o dell’interesse e non dalla gratuità.
Gesù invoca il perdono per i suoi crocifissori e risponde prontamente alla supplica del buon ladrone. Gesù compie nella sua morte ciò che ha fatto durante la sua vita; accogliere e perdonare.
Al ladrone pentito che a Lui si è affidato assicura: In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso (v,43)  La domanda del ladrone  si proiettava nel futuro ( quando entrerai), Gesù risponde con il presente (oggi, adesso)

La morte di Gesù in Croce
            Secondo S. Luca l’ultima parola di Gesù nella sua vita è una preghiera.
Gesù muore pregando: nelle tue mani consegno il mio spirito. (v.46)
È una preghiera che Gesù sa a memoria.
Nel momento drammatico che sta vivendo, non c’è evidentemente tempo, né modo di comporre preghiere. Erompono dal cuore quelle che gli sono più famigliari che gli stanno dentro come un grido.
Sono le parole del Samo 30: In te Signore mi sono rifugiato, mai sarò deluso. Per la tua giustizia salvami. E poi; Mi affido alle tue mani, tu mi riscatti, Signore, Dio fedele.
È una preghiera di forte speranza e di affidamento alle mani di Dio, anche se quel grido a gran voce lascia trapelare la forte drammaticità del momento
Tuttavia, alla domanda angosciata che si trova in Marco e Matteo: Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato? per S. Luca le parole di Gesù in Croce esprimono la serena convinzione di un compimento.
Serenità, fiducia e consegna sono i sentimenti di Gesù morente.
Gesù muore consegnandosi nelle mani del Padre.
Chi si vuol donare deve affidarsi,
La Croce diventa la chiave per comprendere la vita di Gesù e la sua vita ci aiuta a comprendere fino in fondo il senso della Croce.
Gesù è morto come è vissuto con la serena confidenza e la fiducia in Dio.
La morte svela come la vita è stata vissuta

La solitudine di Gesù
            Nessuno attorno a Lui l’ha capito.
Le persone che avrebbero potuto capirlo non ci sono.
Tutto sembra dirgli che è una morte assurda, che non serve a niente, che è un gesto sbagliato e per questo nessuno lo sostiene.
La solitudine che sperimenta non è soltanto quella di non essere capito, ma è la solitudine di essere schernito, in ciò che gli sta più a cuore e per il quale ha vissuto la sua vita; la salvezza.
Il ritornello di chi è presente è sempre uguale; Salva te stesso.
Gesù sceglie di non scendere dalla Croce.
In questo modo morirà solo e abbandonato testimoniando il Dio che dà la vita, il Dio che è amore.
Ecco in questo sfondo il significato dell’ultima parola di Gesù: nelle tue mani, Padre affido la mia vita.
Chi vuole donarsi deve imparare ad affidarsi
In questo modo Gesù testimonia il Dio del Vangelo, il Dio della fede; il Dio a cui ci si affida a occhi chiusi, il Dio nel quale siamo invitati noi stessi a deporre la nostra vita, il nostro passato, il nostro presente e il nostro futuro.

Fede e preghiera
            Davanti al Signore possiamo farci qualche domanda.
La domanda fondamentale che emerge dalla scena di Gesù sulla Croce è:
            a quale Dio credo? Al Dio da cui posso sperare un certo successo, in cui mi poso servire a mio vantaggio?
Oppure credo al Dio che dà la vita se affido a Lui tutto me stesso, il mio progetto di vita?
Credo al Dio che mi saprà ridare la vita al centuplo, anche se l’evidenza sarà la morte perché Gesù ha detto nel Vangelo: chi perde la propria vita la troverà, ma chi invece vuol trovare la propria vita, vuol tenerla chiusa in se stesso, non si affida, la perderà?
            C’è una seconda domanda: la mia preghiera è la preghiera dell’esigenza? Oppure la preghiera dell’affidamento?
Quando il Signore ci guida verso il culmine della preghiera che è preghiera di affidamento, di consegna della nostra vita nelle sue mani, allora abbiamo raggiunto l’atteggiamento fondamentale, primario e sorgivo dell’esistenza perché la nostra esistenza è affidarsi e sapersi fidare.
Il bene che si fa nel mondo viene dal fatto che qualcuno va oltre il calcolo, oltre la misura, oltre la pura razionalità.
L’atteggiamento di morte, invece, è quello di un mondo che ha paura del futuro, che ha paura di dare la vita, e cammina verso un intristirsi dell’esistenza.
Così si spiegano tanti fatti che succedono attorno a noi, in una civiltà che ha perso il gusto di rischiare, di giocarsi nel futuro di Dio, di mettersi nelle mani del Padre.
La preghiera di Gesù esprime quell’abbandono filiale nel quale noi ritroviamo la  verità di noi stessi e la pienezza della vita.

Preghiamo
Tu, Gesù che vivi nella pienezza del tuo Spirito,
            pronuncia in me quella preghiera di affidamento
            che tu hai detto sulla Croce
Fa’ che io sappia riconsiderare la mia vita alla luce della tua preghiera.
Tu, Signore, non ci hai voluto ingannare,
            non hai voluto scendere dalla Croce
            e con la tua preghiera è incominciato a sorgere il tuo Regno
Il centurione ha glorificato Dio,
           le folle sono tornate a percuotersi il petto,
            convinte di trovarsi di fronte a qualcosa di straordinario.
Aiutaci a capire che una esistenza evangelica
            che si abbandona a Dio Padre,
            è già presenza del Regno.
Te lo chiediamo in comunione con Maria tua Madre
            che era con te sotto la Croce.