La celebrazione eucaristica 2ª parte - catechesi maggio 2016

Catechesi adultiCatechesi adulti - 19 maggio 2016
LA CELEBRAZIONE EUCARISTICA
CULMINE E FONTE DELL'EVANGELIZZAZIONE

2ª parte - liturgia eucaristica e riti conclusivi

Introduzione alla seconda parte
            Stiamo vedendo la liturgia eucaristica nella nostra comunità.
Nella scheda precedente abbiamo visto i riti introduttivi e la liturgia della Parola.
Questa sera vediamo la liturgia eucaristica e i riti conclusivi.
Il tema dell’educazione liturgica è importante. Oggi  c’è una caduta di interesse per questa tematica. È da riprendere almeno su due versanti: sul versante dell’educazione ai linguaggi della celebrazione e sul versante della partecipazione.  La liturgia, anche se non esaurisce tutta l’azione della Chiesa, può essere detta culmine verso cui tende l’azione della Chiesa e, insieme, fonte da cui promana la sua azione.
Dice il Card. Martini: “c’è un messaggio semplice da raccogliere: ogni fedele sa che mentre il cibo materiale si trasforma nell’organismo di chi lo assume, Gesù nell’Eucaristia conforma a sé chi si nutre di lui: Chi mangia la mia carne dimora in me e io in lui; colui che mangia di me, vivrà per me ( Gv.6,56-57).
Questa verità, operante a livello individuale ( il cristiano che si comunica si trasforma nella linea del sentire e dell’agire di Cristo, assume i comportamenti evangelici ) non è stata ancora sufficientemente approfondita nelle sue conseguenze per la comunità.  Il cibo eucaristico fa dei molti un solo corpo, il Corpo di Cristo, nello Spirito.  Questa verità configura nel tempo un popolo che esprime a livello sociale, e non solo individuale, la forza dello Spirito di Cristo che trasforma la storia. Fa dell’umanità un popolo nuovo, secondo il disegno di Dio.
L’Eucaristia attua così nel mondo il Regno, non per la forza dell’uomo, ma in virtù dell’agire dello Spirito del Risorto.
Mettere l’Eucaristia al centro vuol dire riconoscere questa forza plasmatrice dell’Eucaristia, disporsi a lasciarla operare in noi non solo come singoli, ma anche come comunità cristiana… L’Eucaristia configura la comunità secondo le esigenze del dono e della condivisione  anche se a tali esigenze la comunità può opporre resistenze ( cfr. 1 Cor. 11,18-22.27-32)

La liturgia eucaristica
            È il cuore, è il momento centrale della Messa.
Dobbiamo innanzitutto ricordare che il passaggio dalla liturgia della Parola alla liturgia eucaristica è un momento importante e delicato perché deve favorire quella osmosi profonda e quell’integrazione reciproca di Parola e Sacramento che deve permettere di percepire, nella fede, la necessità dell’una e dell’altra nella loro concreta successione. La parola che dispone al Sacramento e il sacramento che attua la Parola nella sua piena efficacia.

La ritrascrizione dell’ultima cena
            Il percorso della liturgia eucaristica segue uno schema ternario: preparazione dei doni, preghiera eucaristica, riti di comunione che è la ritrascrizione liturgica delle principali azioni rituali di Gesù nell’Ultima Cena.
L’atto di prendere il pane e il calice, l’atto della benedizione dell’uno e dell’altro e l’atto della frazione/dispensazione del pane e del vino, che dalle parole di Gesù hanno ricevuto una nuova identità sostanziale, hanno costituito e costituiscono per la Chiesa i parametri irrinunciabili della celebrazione eucaristica.
Il rito eucaristico manifesta la sua strutturale obbedienza al Vangelo di Gesù, memoria del Signore e della sua Pasqua, memoriale fedele  delle azioni rituali con cui Gesù, nella notte in cui veniva tradito, ha in modo sacramentale, anticipato la sua totale offerta al Padre, per il mondo, sull’altare della croce.

        1) La presentazione-preparazione dei doni
La presentazione-preparazione dei doni custodiscono e annunciano in modo limpido e diretto la bontà di tutto il creato e la sua destinazione all’ordine soprannaturale ( accogli questo pane perché diventi il Corpo di Cristo, ….. è il frutto della terra e del lavoro dell’uomo perché diventi cibo di vita eterna)
Da una parte il pane e il vino sottolineano la bontà originaria delle realtà terrestri; della benedizione di Dio sull’operosità dell’uomo volta a rendere più bello e a trasformare il mondo e le cose.  Dall’altra parte, dicono la novità radicale della loro destinazione. Essere, cioè il sacramento del Corpo e Sangue di Gesù, dice una riserva critica su ogni progetto totalizzante, puramente materiale, incapace di mantenere l’uomo aperto al mistero di Dio e alla recezione di un pane nuovo.
Le conseguenze che scaturiscono da questa considerazione della preparazione dei doni sono diverse: ritrovare nello sguardo sulle cose del creato e sul lavoro dell’uomo una nuova capacità di benedizione ( il lavoro dell’uomo è benedizione, e va vissuto come benedizione …); riscoprire lo spazio del gratuito e della riconoscenza di fronte alla destinazione “altra” delle cose quotidiane ( devono essere vissute, possedute come un richiamo continuo ad un “oltre”… ai beni eterni )

        2) La preghiera eucaristica
La preghiera eucaristica è il centro e cuore di tutto il rito della Messa. È erede della todak  anticotestamentaria che è una celebrazione di lode a Dio per i suoi interventi salvifici e della berahah giudaica che è una preghiera di benedizione.
La preghiera eucaristica è strutturata come anamnesi ,cioè come celebrazione memoriale delle opere di Dio e come epiclesi, cioè invocazione attuale dell’intervento di Dio che salva, per mezzo del quale si attua il sacramento.
In profonda sintonia con la rivelazione biblica, per la quale Dio è colui che opera nella storia, la preghiera eucaristica si apre con il ringraziamento, la lode, l’esaltazione di Dio e dei suoi interventi di salvezza.
Al vertice della memoria dei prodigi operati da Dio “per noi uomini e per la nostra salvezza”, sta la memoria della Pasqua di Gesù, della sua morte e risurrezione, evento e sacramento che Gesù ci ha lasciato “in segno di perenne alleanza”.
C’è allora l’invocazione dello Spirito perchè attualizzi l’evento della Pasqua: ora, ti preghiamo, Padre, lo Spirito santifichi questi doni perché diventino il corpo e il sangue di Gesù Cristo, nostro Signore, nella celebrazione di questo grande mistero.” ( Preghiera eucaristica III)
La presenza reale di Gesù, della sua Pasqua nei segni del pane e del vino che consegue alla ripetizione dei suoi gesti dell’ultima cena rende possibile la reale comunione con Gesù e l’edificazione della sua Chiesa, che diventa il corpo di Cristo vivente nella storia.  Non sono solo le parole della consacrazione, non è solo il momento dell’elevazione, ma è da tenere presente tutto il contesto orante di lode e supplica nel quale si opera la consacrazione del pane e del vino.
Il pane e il vino ricevono dallo Spirito Santo di diventare il corpo e il sangue di Cristo affinché tutti, mangiando di questo pane e bevendo di questo calice siano “riuniti in un solo corpo dallo Spirito Santo.” ( Preghiera Eucaristica III)
La Chiesa nella celebrazione dell’eucaristia, in forza dello Spirito Santo, consegna a se stessa e al mondo il corpo eucaristico del Signore Gesù, in modo che, mangiando quest’unico pane, diventiamo il corpo di Cristo, la sua Chiesa, il suo popolo santo che vive nella storia. Il frutto proprio e specifico della Messa è l’edificazione della comunità cristiana come corpo di Cristo.

        3) I riti di comunione
I riti di comunione riprendono, soprattutto attualizzano la destinazione cristologica ed ecclesiale del convito eucaristico. In altre parole si mangia il Corpo di Cristo per dimorare in Cristo ( chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me e io in Lui (Gv. 6,56) e per costruire la comunità cristiana. Il pane che noi spezziamo, non è forse comunione con il Corpo di Cristo? Poiché c’è un solo pane, noi pur essendo molti, siamo un corpo solo: tutti partecipiamo dell’unico pane (1 Cor.10,16-17). Nella comunione al Corpo di Cristo i Cristiani sono una cosa sola nell’unico Cristo. La Chiesa nasce dall’Eucaristia; la Chiesa è l’Eucaristia, è plasmata dinamicamente, continuamente come il corpo di Cristo.
L’eucaristia è innanzitutto il pane quotidiano, il pane del cammino e il nutrimento necessario in ogni stato di vita e in ogni itinerario vocazionale.
Nutrendoci di questo pane, siamo attratti sempre più nella logica di Gesù; siamo chiamati a imparare a pensare, ad agire e ad amare secondo i criteri dettati dallo Spirito di Gesù; siamo chiamati a fare crescere in noi la gioia di essere figli di Dio e di appartenere alla comunità cristiana dove ci si chiama fratelli.
Fa dell’umanità un popolo nuovo, secondo il disegno di Dio (C.M. Martini)
            L’Eucaristia diventa l’esperienza di una fraternità nuova, capace di ascolto, di dedizione, di responsabilità, di perdono. Anche i gesti che si compiono ci richiamano questa verità. Metterci insieme in processione per ricevere il pane consacrato, la mano tesa nell’atto di mendicare il medesimo pane di vita, l’amen che attesta in modo personale l’identica fede della Chiesa, il canto di comunione all’unisono con i fratelli e il silenzio comune per ringraziare: tutto, nei riti di comunione, è attuazione del Vangelo di carità e invito a vivere nella carità.
Mangiare l’Eucaristia è impegnarci a mettere l’Eucaristia al centro della nostra vita e della vita della comunità., lasciarla operare in noi non solo come singoli, ma anche come comunità cristiana.

Una piccola conclusione
            La presentazione dei doni, la preghiera eucaristica, i riti di comunione evangelizzano la Chiesa e il mondo a cogliere in Cristo Gesù il dono definitivo fatto da Dio all’umanità e nella comunione con Lui la vita concreta per costruire una nuova umanità, umile e fraterna. Il cristiano, attraverso la celebrazione eucaristica, impara a imitare la carità di Gesù.

I riti conclusivi
            La celebrazione eucaristica si conclude aprendo il rito alla vita e alla missione.
La preghiera dopo la comunione invoca i frutti della celebrazione: rivelare al mondo il volto nuovo dell’umanità dei discepoli del Signore  Dai loro frutti li riconoscerete…..Ogni albero buono produce frutti buoni… Ogni albero che non produce frutti viene tagliato e gettato nel fuoco. Dai loro frutti li potrete riconoscere ) ( Mt. 7,16-20)
La benedizione trinitaria accompagna la comunità dei discepoli mandata a dare testimonianza al mondo di quello che ha sperimentato.
La comunità dei discepoli non deve porre al centro se stessa, le proprie esigenze, i propri progetti, ma Gesù incontrato nella celebrazione eucaristica; deve sentirsi mandata verso ogni persona, ogni situazione, ogni ambito umano e portare il lieto annuncio della Pasqua di Gesù.

La domenica il giorno dell’Eucaristia
            L’Eucaristia sta al centro della domenica, il giorno del Signore, il giorno della comunità, il giorno della carità.
L’Eucaristia dice che la carità è l’atteggiamento di coloro che si sono lasciati attrarre da Gesù. Non dobbiamo dimenticare che la carità prima di un’opera o un’iniziativa è un clima spirituale, un complesso di atteggiamenti, una rete di relazioni belle, fraterne, accoglienti, un’unità misericordiosa di intenti.
La domenica,  deve essere riscoperta come il giorno dell’amicizia, degli incontri fraterni, della gioia rasserenatrice, della visita ai malati, della prossimità confidenziale dentro le singole famiglie e tra le diverse famiglie. Alcune abitudini vanno coltivate e consolidate: l’incontro fraterno, gratuito nella comunità con rapporti personali, creativi, di fiducia; l’edificazione reciproca con parole ricche di sapienza cristiana e con esempi di umile e luminosa bontà; la correzione fraterna fatta con dolcezza e con franchezza; la comunicazione delle esperienze di fede e di carità; qualche forma di comunione anche dei beni economici….
L’Eucaristia attua nel mondo il Regno di Dio in virtù dell’agire dello Spirito.
Dice Enzo Bianchi: L’Eucaristia è edificazione della Chiesa, è l’azione che rende i cristiani un solo corpo in Cristo (1 Cor. 10.17), è l’atto che plasma, dà forma alla vita dei cristiani e della comunità nella storia. Senza Eucaristia celebrata insieme nel giorno del Signore, i cristiani non fanno esistere la comunità cristiana.
I cristiani che fanno riferimento a Cristo senza appartenere a una comunità, a un popolo che si manifesta e conviene insieme nel giorno del Signore, sono in una situazione precaria per la sequela del Signore e per la fede stessa.
La Chiesa di Dio non è un movimento, ma una comunità che riunisce tutti i credenti in Cristo senza distinzione, affinché insieme celebrino la loro fede, speranza e carità e insieme le vivano nella comunione degli uomini
Siccome la liturgia è così decisiva nella vita della comunità, occorre domandarsi con franchezza se nella realtà di oggi essa è ancora posta al centro della vita parrocchiale?  C’è la consapevolezza che quando la parrocchia celebra l’Eucaristia, diventa il corpo del Signore nella storia?
Ecco perché la celebrazione dell’Eucaristia deve essere ben vissuta nei suoi ritmi e nei suoi tempi, diventando così edificazione ed epifania della Chiesa.

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