La celebrazione della Pasqua... - Scuola di formazione 2014 - 4

Cammino

Scuola di formazione:
LA CELEBRAZIONE DELLA PASQUA
È IL CENTRO DELLA VITA DELLA PARROCCHIA

10.04.2014

Una introduzione
La comunità parrocchiale ogni anno celebra la settimana santa.
La Pasqua, di cui l’Eucaristia è la manifestazione e l’attuazione, è il centro della comunità cristiana e della sua missione.

Leggiamo nel Vangelo di Giovanni 12,20-32:
20Tra quelli che erano saliti per il culto durante la festa, c'erano anche alcuni Greci. 21Questi si avvicinarono a Filippo, che era di Betsàida di Galilea, e gli chiesero: "Signore, vogliamo vedere Gesù". 22Filippo andò a dirlo ad Andrea, e poi Andrea e Filippo andarono a dirlo a Gesù. 23Gesù rispose: "È giunta l'ora che sia glorificato il Figlio dell'uomo. 24In verità, in verità vi dico: se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. 25Chi ama la sua vita la perde e chi odia la sua vita in questo mondo la conserverà per la vita eterna. 26Se uno mi vuol servire mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servo. Se uno mi serve, il Padre lo onorerà. 27Ora l'anima mia è turbata; e che devo dire? Padre, salvami da quest'ora? Ma per questo sono giunto a quest'ora! 28Padre, glorifica il tuo nome". Venne allora una voce dal cielo: "L'ho glorificato e di nuovo lo glorificherò!".
29La folla che era presente e aveva udito diceva che era stato un tuono. Altri dicevano: "Un angelo gli ha parlato". 30Rispose Gesù: "Questa voce non è venuta per me, ma per voi. 31Ora è il giudizio di questo mondo; ora il principe di questo mondo sarà gettato fuori. 32Io, quando sarò elevato da terra, attirerò tutti a me".

Qualche spiegazione
1) Alcuni greci, saliti a Gerusalemme per la festa di Pasqua, desiderano vedere Gesù. Gesù potrebbe attirarli a sé con qualche gesto affascinante. Invece la sua reazione è, in apparenza deludente.
Essi non vedranno nulla di straordinario; vedranno solo un chicco di grano, che cade nella terra, scompare e muore. (Gv. 12,23-24).
Se si vuole davvero vedere chi è Gesù, lo si deve vedere sulla Croce.
E’ proprio la morte di Gesù che rivelerà definitivamente  chi è Lui.
Quando sarà innalzato sulla Croce, Gesù apparirà agli occhi di tutti come il Salvatore del mondo, attirerà a sé tutti gli uomini, per coinvolgerli nel suo stesso movimento di dedizione all’amore del Padre (Gv.12,32-36)
2) La Pasqua di Gesù, cioè il momento in cui viene innalzato da terra, e in cui attira tutti a sé,  non può rimanere un fatto del passato: deve raggiungere tutti gli uomini di tutti i tempi. Deve raggiungere anche noi, perché anche noi possiamo essere attirati da Gesù.
Ecco la Messa, l’Eucaristia: è la Pasqua di Gesù che raggiunge la nostra vita, che tocca e penetra la nostra esistenza.
Tutta la comunicazione che Dio fa di sé all’uomo ha il suo centro, la sua pienezza, il suo compimento in Gesù e, in particolare, nella Pasqua di Gesù.
La Pasqua di Gesù è il momento più alto della comunicazione di Dio a noi.
La Pasqua di Gesù ci raggiungere nel rito simbolico della Messa che rende presente e contemporanea a noi la cena e, in essa, la morte e risurrezione di Gesù.  La Messa rende contemporanea la Pasqua di Gesù a noi.
Nell’Eucaristia non siamo noi che ci sforziamo di riandare con il pensiero e con la memoria a ciò che Gesù ha fatto una volta con i suoi discepoli.
Si tratta, piuttosto, di una memoria viva, cioè è Gesù che ci raggiunge con la sua Pasqua, per attirarci a Lui e, insieme a Lui, verso il Padre .…
            La Parrocchia celebra la Pasqua di Gesù: l’esperienza insegna che dietro un imperfetto celebrare c’è un vivere anch’esso imperfetto.
Se l’Eucaristia ( la Pasqua) è il centro della comunità, essa ne diviene anche un po’ lo specchio. Una celebrazione è significativa quando ci invita ad esclamare. “Veramente Dio è fra noi” ( 1 Cor, 14,25)  e apre ogni persona a percepire la ricchezza della vita comunitaria e, nel medesimo tempo, orienta  e spinge la comunità a diventare una presenza santa e misericordiosa sul territorio che abita.
La Pasqua, l’Eucaristia configura nel tempo un popolo che esprime a livello sociale e non solo individuale, la forza dello Spirito di Cristo che trasforma la storia. Fa dell’umanità un popolo nuovo, secondo il disegno di Dio.   L’Eucaristia attua nel mondo il Regno, non per la forza dell’uomo, ma in virtù dell’agire dello Spirito del risorto. ( Card. Martini)

La settimana santa
1) I primi tre giorni lunedì, martedì, mercoledì santo.
Descrivono quello che è avvenuto nei tre giorni prima del triduo pasquale.
   * Il lunedì santo ( Lc.21,34-36) c’è l’invito di Gesù a vegliare, a pregare, a non appesantire il cuore perché dobbiamo comparire davanti al Figlio dell’uomo
   * Il martedì santo ( Mt.26,1-5): c’è la decisione del sinedrio di arrestare Gesù per metterlo a morte
   * Il mercoledì santo (Mt.26,14-16): c’è l’accordo di Giuda con i sacerdoti per la consegna di Gesù

2) Il giovedì santo: la celebrazione “nella Cena del Signore”.
            * Si legge il racconto di Giona, segno che prefigura la morte, la sepoltura, i tre giorni nel sepolcro di Gesù e la sua risurrezione.
            * Si legge la Passione del Signore di Matteo, partendo dall’ultima Cena
            * Si legge il brano di Paolo ai Corinti che dice che la Cena del Signore si rinnova nella celebrazione dell’Eucaristia.
Nella cena del Giovedì santo facciamo memoria del mistero della Pasqua di Gesù, della sua passione, della sua morte e della sua risurrezione.
Siamo chiamati a rivivere da protagonisti la sera del Giovedì Santo.
            * È  la sera di una cena d’addio intrisa di struggente dolcezza e di intimità, e insieme di amarezza perché c’è un tradimento.
            * È la sera in cui si celebra la storia, la follia dell’amore di Dio per l’uomo: un amore esagerato, senza confini, totalmente gratuito. (cfr. 1° Cor 11, 23):
            * È  la sera dell’Eucaristia: non dobbiamo più cercare Dio alzando gli occhi, ma abbassandoli sopra un altare, basta guardare il Pane spezzato dell’Eucaristia. L’Eucaristia è il segno di un Dio vicino che vuole essere amico dell’uomo, un Dio che  vuole conquistarci con il suo amore indifeso.
            * È  la sera nella quale noi, la nostra comunità sceglie di avere come Maestro uno che lava i piedi. Giovanni ha sostituito la narrazione dell’Istituzione dell’Eucaristia con il racconto della lavanda dei piedi perché non possiamo smarrire che il senso vero, autentico dell’Eucaristia è la carità.
Noi andremo per il quartiere a lavare i piedi ad alcuni nostri fratelli.
Purtroppo spesso è più facile ripetere la presenza eucaristica  piuttosto che la presenza della carità. ( P. Mazzolari)
In questa notte vogliamo vegliare con il Signore davanti all’Eucaristia.
Anche noi faremo la notte degli ulivi in Santuario.

3) IL venerdì santo: la celebrazione della morte del Signore
            Ecco i momenti:
1) Rivivremo la morte di Gesù attraverso il racconto della passione, preceduto dalla lettura del profeta Isaia, del servo sofferente
2) Calerà un grande silenzio sulla chiesa, si spoglia l’altare.
3) Si introdurrà la Croce e sarà innalzata nella comunità perché sia adorata.
4) Si pregherà sotto la Croce: è una preghiera universale.
            Gesù sulla croce ha le braccia aperte per accogliere le preghiere di tutti
La croce di Gesù sarà portata il fondo alla Chiesa e la comunità andrà a baciare la croce di Gesù. Il bacio è un gesto di amore, di gratitudine che vuole riparare il bacio del tradimento di Giuda.

4) La veglia Pasquale, la veglia di tutte le veglie
            Quattro sono le parti della Veglia: ognuna ha un simbolo dominante: la luce, la Parola, l’acqua, il pane: quattro simboli che dicono quattro definizioni di Gesù: Io sono la luce del mondo, Io sono la Parola definitiva, Io sono l’acqua che disseta, Io sono il pane della vita.
La veglia incomincia con la benedizione del fuoco e il rito della luce, perché Gesù è la luce del mondo; nella seconda parte c’è la lettura della storia della salvezza che ha il suo compimento nel racconto della risurrezione, perché Gesù è la Parola che salva; nella terza parte c’è la benedizione dell’acqua del Battesimo e la rinnovazione delle promesse del battesimo, perché è l’acqua che ci fa rinascere alla vita di Dio; nella quarta parte c’è la celebrazione dell’Eucaristia perché Gesù è la vita che vince la morte: chi mangia di lui vivrà per Lui.
1. La veglia è un percorso di comunione con Gesù.
            Quando di una persona possiamo dire: “Tu sei per me luce, parola, acqua, pane” è come se gli dicessimo: “Tu per me sei tutto”.
            Allora celebrare la Veglia è coltivare il desiderio della comunione piena e definitiva con il Signore Gesù; vuol dire far cessare una estraneità con Gesù e iniziare finalmente la stagione della familiarità con Lui
Il frutto della veglia è decidere una comunione vera e definiva con Gesù,
è scegliere di appartenere definitivamente al Signore e alla sua Chiesa.
L’appartenenza è cosa del cuore: appartenere vuol dire legare la vita a qualcuno, investire la vita su qualcuno.
2. Il simbolo sintetico della veglia pasquale è il sepolcro vuoto.
            Il sepolcro vuoto è l’unica esperienza che non abbiamo.
Gli unici sepolcri che noi conosciamo sono chiusi, accuratamente sigillati.
Il sepolcro vuoto appartiene all’esperienza della fede.
3. la veglia termina con una domanda:
        “Ma dove hanno messo il corpo di Gesù?”
È anche la domanda di tutti noi che partecipiamo alla veglia.
Anche noi, insieme alle donne, usciamo di chiesa con questa domanda nel cuore e ci mettiamo in ricerca per capire dov’è il corpo del Signore, dove è stato messo. Ce lo dobbiamo sempre domandare  fino alla prossima Pasqua,
Dobbiamo andare a cercare i segni della presenza del Risorto per capire dove abita; in quali volti si nasconde.
Dobbiamo metterci in cammino, darci una mano gli uni gli altri per capire dove hanno messo il corpo del Signore, dove è nascosto il corpo del Signore. In quali vicende della vita si trova.
L’ascolto della Parola di Gesù che ci aiuta a  trovare il corpo di Gesù, il volto di Dio, in chi trovare il volto di Dio...
Allora vengono alla memoria le frasi del vangelo: “Quando avrete dato anche solo un bicchiere d’acqua a uno di questi piccoli, l’avete dato a me...”
Oppure. “ero carcerato, nudo, povero, e mi avete visitato, soccorso...”
Questo ci aiuta a leggere e a comprendere la cronaca dei nostri giorni, la nostra storia, i fatti della vita, le tragedie, le solitudini .. in modo nuovo.
Allora comprenderemo che il Signore non è racchiuso in un sepolcro, che le tracce di Dio sono da identificare e rintracciare dentro la storia.
Questo è ciò che questa Pasqua affida alla nostra comunità parrocchiale:
            essere uomini e donne che si mettono attorno al Vangelo del Signore per incontrarlo vivo, risorto e dargli testimonianza.
La veglia pasquale ci rilancia in missione, ci rilancia nel cuore della città a cercare dove hanno messo il corpo del Signore.
“ Non cercate tra i morti, colui che è vivo”.

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