La buona politica è al servizio della pace - Veglia della Pace 2018-19

Pace 1 gennaio 2019 52° giornata mondiale della pace:
“La buona politica
è al servizio della pace

Veglia della Pace 31 dicembre 2018-1 gennaio 2019

N.B. Il testo è tratto dal messaggio del Papa; la parte in corsivo è di don Tonino Bello

Pace a questa casa
Inviando in missione i suoi discepoli, Gesù dice loro: In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. (Lc.10,5).
Offrire la pace è al cuore della missione dei discepoli di Cristo.
Questa offerta è rivolta a tutti coloro, uomini e donne, che sperano nella pace in mezzo ai drammi e alle violenze della storia umana.
La “casa” di cui parla Gesù è ogni famiglia, ogni comunità, ogni paese, ogni continente, nella loro singolarità e nella loro storia; è prima di tutto ogni persona, senza distinzioni né discriminazioni. È anche la nostra “casa comune”: il pianeta in cui Dio ci ha posto ad abitare e del quale siamo chiamati a prenderci cura con sollecitudine. Sia questo dunque anche il mio augurio all’inizio del nuovo anno: “Pace a questa casa!”.
Pace non è la semplice distruzione delle armi.
Non è neppure l‘equa distribuzione dei pani a tutti i commensali della terra.
Pace è mangiare il proprio pane a tavola con i fratelli:
aprirsi ad orizzonti di comunione nella diversità.
Pace è convivialità delle differenze.

La sfida della buona politica
            La pace è simile alla speranza, come un fiore fragile che cerca di sbocciare in mezzo alle pietre della violenza.
La ricerca del potere ad ogni costo porta ad abusi e ingiustizie.
La politica è un veicolo fondamentale per costruire la cittadinanza e le opere dell’uomo, ma quando, da coloro che la esercitano, non è vissuta come servizio alla collettività umana, può diventare strumento di oppressione, di emarginazione e persino di distruzione.
La funzione e la responsabilità politica costituiscono una sfida permanente per tutti coloro che ricevono il mandato di servire il proprio Paese, di proteggere quanti vi abitano e di lavorare per porre le condizioni di un avvenire degno e giusto. Se attuata nel rispetto fondamentale della vita, della libertà e della dignità delle persone, la politica può diventare veramente una forma eminente di carità.
            Se uno mi chiedesse a bruciapelo:”dammi una definizione di quel che dovrebbero essere i politici” io risponderei subito: “operatori di pace”
La politica opera di pace. Che cosa è la pace?
E’ un cumulo di beni. E’ la somma delle ricchezze più grandi di cui un popolo o un individuo possa godere.
Pace è giustizia, libertà, dialogo, crescita, uguaglianza
Pace è riconoscimento reciproco della dignità umana, rispetto, accettazione dell’alterità come dono.

Pace è deporre l’io della sovranità, far posto all’altro e al suo indistruttibile volto, instaurare relazioni di parola, comunicazione, insegnamento.
Si serve la causa delle pace quando l’impegno appassionato dei politici sarà rivolto a che le città vengano allagate di giustizia, le case siano sommerse da fiumi di rettitudine, e le strade cedano sotto un alluvione di solidarietà, secondo quello che dice il profeta Amos: “fate in modo che il diritto scorra come acqua di sorgente, e la giustizia come un torrente sempre in piena” ( Am. 5,24)

Chi sono gli operatori di pace
            Sono coloro che si studiano di costruire pace in tutte le case degli uomini, nel tessuto sociale della città, nei luoghi dove la gente si aggrega e fioriscono le convivenze.
Papa Benedetto XVI ricordava che «ogni cristiano è chiamato a questa carità, nel modo della sua vocazione e secondo le sue possibilità d’incidenza nella polis. L’azione dell’uomo sulla terra, quando è ispirata e sostenuta dalla carità, contribuisce all’edificazione di quella universale città di Dio verso cui avanza la storia della famiglia umana».
È un programma nel quale si possono ritrovare tutti i politici, di qualunque appartenenza culturale o religiosa che, insieme, desiderano operare per il bene della famiglia umana, praticando quelle virtù umane che soggiacciono al buon agire politico: la giustizia, l’equità, il rispetto reciproco, la sincerità, l’onestà, la fedeltà.
A questo proposito meritano di essere ricordate le “beatitudini del politico”, proposte dal Cardinale vietnamita François-Xavier Nguyễn Vãn Thuận, morto nel 2002.
Beato il politico che ha un’alta consapevolezza e una profonda coscienza del suo ruolo.
Beato il politico la cui persona rispecchia la credibilità.
Beato il politico che lavora per il bene comune e non per il proprio interesse.
Beato il politico che si mantiene fedelmente coerente.
Beato il politico che realizza l’unità.
Beato il politico che è impegnato nella realizzazione di un cambiamento radicale.
Beato il politico che sa ascoltare.
Beato il politico che non ha paura.
            Ogni rinnovo delle funzioni elettive, ogni scadenza elettorale, ogni tappa della vita pubblica costituisce un’occasione per tornare alla fonte e ai riferimenti che ispirano la giustizia e il diritto. Ne siamo certi: la buona politica è al servizio della pace; essa rispetta e promuove i diritti umani fondamentali, che sono ugualmente doveri reciproci, affinché tra le generazioni presenti e quelle future si tessa un legame di fiducia e di riconoscenza.

I vizi della politica
Accanto alle virtù, purtroppo, anche nella politica non mancano i vizi, dovuti sia ad inettitudine personale sia a storture nell’ambiente e nelle istituzioni. È chiaro a tutti che i vizi della vita politica tolgono credibilità ai sistemi entro i quali essa si svolge, così come all’autorevolezza, alle decisioni e all’azione delle persone che vi si dedicano.
Questi vizi, che indeboliscono l’ideale di un’autentica democrazia, sono la vergogna della vita pubblica e mettono in pericolo la pace sociale: la corruzione – nelle sue molteplici forme di appropriazione indebita dei beni pubblici o di strumentalizzazione delle persone –, la negazione del diritto, il non rispetto delle regole comunitarie, l’arricchimento illegale, la giustificazione del potere mediante la forza o col pretesto arbitrario della “ragion di Stato”, la tendenza a perpetuarsi nel potere, la xenofobia e il razzismo, il rifiuto di prendersi cura della Terra, lo sfruttamento illimitato delle risorse naturali in ragione del profitto immediato, il disprezzo di coloro che sono stati costretti all’esilio.

No alla guerra e alla strategia della paura
Cento anni dopo la fine della Prima Guerra Mondiale, mentre ricordiamo i giovani caduti durante quei combattimenti e le popolazioni civili dilaniate, oggi più di ieri conosciamo il terribile insegnamento delle guerre fratricide, cioè che la pace non può mai ridursi al solo equilibrio delle forze e della paura.
Tenere l’altro sotto minaccia vuol dire ridurlo allo stato di oggetto e negarne la dignità.
È la ragione per la quale riaffermiamo che l’escalation in termini di intimidazione, così come la proliferazione incontrollata delle armi sono contrarie alla morale e alla ricerca di una vera concordia.
            Non sono sostenibili i discorsi politici che tendono ad accusare i migranti di tutti i mali e a privare i poveri della speranza.
Va invece ribadito che la pace si basa sul rispetto di ogni persona, qualunque sia la sua storia, sul rispetto del diritto e del bene comune, del creato che ci è stato affidato e della ricchezza morale trasmessa dalle generazioni passate.
Il nostro pensiero va, inoltre, in modo particolare ai bambini che vivono nelle attuali zone di conflitto, e a tutti coloro che si impegnano affinché le loro vite e i loro diritti siano protetti.
Nel mondo, un bambino su sei è colpito dalla violenza della guerra o dalle sue conseguenze, quando non è arruolato per diventare egli stesso soldato o ostaggio dei gruppi armati.
La testimonianza di quanti si adoperano per difendere la dignità e il rispetto dei bambini è quanto mai preziosa per il futuro dell’umanità.

La non violenza, il volto radicale della pace
            Oggi non dobbiamo far perdere la novità del Vangelo, né rendere ininfluenti per la vita dei popoli le parole del Vangelo di Matteo: “avete inteso che fu detto amerai il prossimo tuo e odierai il tuo nemico. Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori, perché siete figli del Padre vostro celeste, che fa sorgere il sole sopra i malvagi e sopra i buoni”
È necessario far entrare nella coscienza di tutti questo messaggio che non è solo per i cristiani, ma deve diventare il tessuto connettivo dei rapporti tra i popoli.
È giunta l’ora in cui occorre decidersi a spingere la difesa della pace sul terreno della non violenza.
Non è più ammissibile indugiare  su piazzole intermedie che consentano dosaggi di violenza, sia pur misurati o prevalentemente rivolti a neutralizzare quella degli altri.
La nonviolenza, non è «resa, disimpegno e passività».
Al contrario, è impegno, proposta positiva.
Il termine nonviolenza va scritto tutto attaccato.
La nonviolenza non può ridursi a sospensione della violenza, a resistenza ad atti violenti. La non violenza è assenza assoluta dal recar danno ad ogni essere vivente. La nonviolenza, nella sua forma attiva, è buona disposizione per tutto ciò che vive. Essa è perfetto amore.”

Se il mondo vorrà la pace, il solo mezzo per quel fine è la nonviolenza-
La nonviolenza è la più grande forza a disposizione dell’umanità.
È più potente della più potente arma di distruzione
che l’ingegno dell’uomo abbia escogitato.
Quella della distruzione non è la legge degli umani
(Mahatma Gandhi)

Da dove partire per un progetto di pace
Celebriamo in questi giorni il settantesimo anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, adottata all’indomani del secondo conflitto mondiale. Ricordano che in tutti c’è il dovere di far valere i diritti come esigenza ed espressione della propria dignità e il dovere di rispettarli.
La pace è frutto di un grande progetto politico; ma è anche una sfida che chiede di essere accolta giorno dopo giorno.
La pace è una conversione del cuore e dell’anima, ed è facile riconoscere tre dimensioni indissociabili di questa pace interiore e comunitaria:
·  la pace con sé stessi, rifiutando l’intransigenza, la collera e l’impazienza e, come consigliava San Francesco di Sales, esercitando “un po’ di dolcezza verso sé stessi”, per offrire “un po’ di dolcezza agli altri”;
·  la pace con l’altro: il familiare, l’amico, lo straniero, il povero, il sofferente…; osando l’incontro e ascoltando il messaggio che porta con sé;
·  la pace con il creato, riscoprendo la grandezza del dono di Dio e la parte di responsabilità che spetta a ciascuno di noi, come abitante del mondo, cittadino e attore dell’avvenire.
La politica della pace, che ben conosce le fragilità umane e se ne fa carico, può sempre attingere dallo Spirito la forza per essere operatori di pace.

N.B.
In questa notte ci sentiamo in comunione con Matera dove si svolge la marcia nazionale della pace organizzata dalla Commissione Giustizia e  Pace della CEI, da Pax Christi, dalla Caritas e dall’Azione Cattolica.
Ci sentiamo in comunione anche con la Chiesa della Sardegna che ha organizzato una marcia della pace contro la produzione delle armi, perché non si risolve la crisi economica fabbricando armi.

Gruppo catechesi: