L’incontro: venite e vedrete - Esercizi spirituali 2017

Esercizi spirituali
Esercizi spirituali 2017
L’incontro che cambia la vita
“VEDRAI CHE BELLO”

 

Quale bellezza salverà il mondo?

E’ bello cercare nella storia i segni dell’amore Trinitario
E’ bello seguire Gesù e amare la sua Chiesa
E’ bello leggere il mondo e la nostra storia alla luce della Croce
E’ bello dare la vita per i fratelli
E’ bello scommettere  la propria esistenza su Colui
che non solo è la verità in persona,
che non solo è il bene più grande,
ma è anche il solo che ci rivela la bellezza di Dio

1° giorno, mercoledì 11 ottobre

L’incontro: venite e vedrete

Preghiamo con i salmi di compieta
        Salmo 30, 2-6
In te, Signore, mi sono rifugiato, + mai sarò deluso; * per la tua giustizia salvami.
Porgi a me l'orecchio, * vieni presto a liberarmi.
Sii per me la rupe che mi accoglie, * la cinta di riparo che mi salva.
Tu sei la mia roccia e il mio baluardo, * per il tuo nome dirigi i miei passi.
Scioglimi dal laccio che mi hanno teso, * perché sei tu la mia difesa.
            Mi affido alle tue mani; * tu mi riscatti, Signore, Dio fedele.
Gloria al Padre ..
            Salmo 129
Dal profondo a te grido, o Signore; * Signore, ascolta la mia voce.
Siano i tuoi orecchi attenti * alla voce della mia preghiera.
Se consideri le colpe, Signore, * Signore, chi potrà sussistere?
Ma presso di te è il perdono, * perciò avremo il tuo timore.
Io spero nel Signore, * l'anima mia spera nella sua parola.
L'anima mia attende il Signore * più che le sentinelle l'aurora.
            Israele attenda il Signore, * perché presso il Signore è la misericordia,
            grande è presso di lui la redenzione; *
            egli redimerà Israele da tutte le sue colpe.
Gloria al Padre

Preghiamo insieme
Ti ringraziamo, Signore,
            perché ci chiami a questo momento di meditazione,
            di preghiera, di silenzio..
Aprici ad accogliere la tua Parola.
La tua volontà, o Dio, è il nostro vero bene,
            la nostra salvezza.
Facci comprendere il mistero del tuo amore;
            donaci un cuore grande,
            capace di accogliere i tuoi desideri
            e di modellare su di essi le nostre scelte.
Aiutaci a riconoscere la tua Parola
            come luce per i nostri passi,
            come dono capace di dare senso alla nostra vita. Amen

Vedrai che bello!
            È lo slogan indicato dalla nostra Diocesi per guidare il camino dell’oratorio di quest’anno. E’ lo slogan che vogliamo indichi anche il cammino pastorale della nostra parrocchia.
È una promessa, ma è anche una grossa responsabilità: fare della nostra parrocchia una casa accogliente, attenta a tutti,  capace di offrire a tutti, soprattutto ai piccoli, ai poveri, a quelli che soffrono, a quelli che sono in ricerca … la gioia del Vangelo, cioè la gioia dello stare con Gesù e la gioia di vivere insieme come fratelli nella comunità.
Fa riferimento alla chiamata dei primi discepoli raccontata nel Vangelo di Giovanni (1,35-51)
È il brano che vogliamo meditare in queste sere degli Esercizi spirituali della nostra parrocchia.
Tre sono le domande cui S. Giovanni cerca di risponde: chi è Gesù? Chi è il discepolo?  Dove conduce la sua sequela?.
È il cammino che vogliamo fare in queste sere.

L’incontro: Chi è Gesù?
Questa sera vogliamo riflettere sulla prima parte del racconto del Vangelo di Giovanni. E’ un brano breve, ma molto denso.
Racconta dei primi due discepoli che seguirono Gesù; gli chiesero dove abitava perché volevano ascoltarlo, conoscerlo, incontrarlo

Dal Vangelo di Giovanni 1,35-39.
            35Il giorno dopo Giovanni stava ancora là con due dei suoi discepoli 36e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: «Ecco l’agnello di Dio!».
37E i suoi due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù.
38Gesù allora si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro: «Che cosa cercate?».
Gli risposero: «Rabbì – che, tradotto, significa Maestro –, dove dimori?».
39Disse loro: «Venite e vedrete».
Andarono dunque e videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con lui; erano circa le quattro del pomeriggio.

L’occasionalità
            La prima osservazione che colpisce e che ricorre frequentemente nelle azioni di Dio, è l’occasionalità di quanto accade.
Si direbbe che tutto avviene per caso.
Giovanni non sapeva che Gesù sarebbe passato.
Anche Gesù, dice il testo, passava….. Per caso sembra a noi.
Ma forse questa apparenza di occasionalità è la traccia che indica un evento che non è nostro: non siamo stati noi a pensarlo… accade!.
Quante cose nella nostra vita accadono: le cose di Dio accadono sempre.
Quante volte nel Vangelo si legge questo verbo “accadde”.
È il modo di Dio per insegnarci che si tratta di un dono.
Così al contadino che arava nel campo capitò di trovare il tesoro.
Allora corse a vendere tutto quello che aveva per avere quel tesoro che sembrava capitato per caso. ( cfr. Mt. 13,44)
Anche ai due discepoli, si direbbe per caso, hanno sentito Giovanni che additava Gesù che passava.  E questa è stata la loro grande occasione.
Questa è una indicazione per la nostra vita.
Molte cose sembrano capitare per caso nella nostra vita     , non tutte, ma molte sono dono di Dio. Dobbiamo essere in grado di vedere queste cose quando succedono, dobbiamo capirle!
Giovanni non era lì ad aspettare Gesù, però appena lo vide passare, è stato in grado di fissare lo guardo su di Lui.
Se siamo distratti e ripiegati su noi stessi, non vediamo niente.
Se siamo chiusi in piccoli problemi rischiamo di sprecare quei doni che ci capitano.
L’incontro con Gesù è sempre un’improvvisata, va riconosciuto.
Al pozzo di Samaria, la donna andava a prendere solo dell’acqua e invece ha incontrato Gesù. Non si aspettava di incontrarlo, ma l’ha incontrato.
Anche noi dobbiamo imparare e riuscire a vedere.
Dobbiamo saper uscire da noi stessi, dal nostro piccolo mondo, dalle preoccupazioni immediate che ci angustiano, da ciò che ci rinchiude e ci rattrista.
Proviamo a riflettere sulle tante occasioni che segnano e accompagnano la nostra vita

La testimonianza di Giovanni Battista
            Giovanni non attira l’attenzione su di sé, né attira l’attenzione su un Messia assente e che verrà, ma su un Messia già in mezzo a noi.
La funzione del Battista è quella di distrarre l’attenzione da sé per testimoniare Gesù, indicandone la presenza e l’identità.
Per l’evangelista Giovanni nel cammino della fede la testimonianza è essenziale. È la testimonianza di chi ha visto Gesù passare.
Gesù non  rivela apertamente e direttamente la sua presenza: occorre coglierla, e chi ha il dono di coglierla, come Giovanni, ha il dovere di testimoniarla.
Giovanni testimonia, cioè attira l’attenzione su un Messia in mezzo a noi che siamo chiamati a riconoscere.  Si testimonia un Dio già qui.
Il Regno di Dio è qui in mezzo a noi.
Il Battista riassume la missione del credente chiamato a testimoniare.
Il credente è chiamato a riconoscere Gesù presente nella storia, oggi e ad additarlo mentre passa.
La testimonianza del Battista è un fondamento fermo per il cammino di fede di ogni tempo.  Giovanni ha visto e ha testimoniato ( Gv. 1,34)
Giovanni vuole attirare l’attenzione dei discepoli perché guardino Gesù presente che passa e comprendano quello che lui ha compreso.
In questo passo, Giovanni dice: ecco l’Agnello di Dio, e tralascia che toglie il peccato del mondo, come ha detto nel racconto precedete ( Gv. 1,29), perché vuole attirare tutta l’attenzione dei discepoli sulla
persona di Gesù e non sulla sua funzione (togliere il peccato del mondo)
Sapere chi è Gesù è più importante che sapere che cosa Egli fa.
Qui finisce la funzione di Giovanni.
La funzione di Giovanni è la funzione di ogni testimone: indicare Gesù presente e poi ritirarsi da parte.
I due discepoli sentono parlare Giovanni e seguono Gesù.
Il testimone non attira l’attenzione su di sé, né su Messia assente e che verrà, ma su un Messia già qui.
Testimoniare è rendere noto il  Figlio di Dio che è qui in mezzo a noi.
I due discepolo sentono Giovanni e seguono Gesù.
L’ascolto precede sempre la sequela.
Ascoltano Giovanni e seguono Gesù.
Non si segue il testimone, ma colui che la testimonianza ha indicato.
La verità della testimonianza è quella di rinviare.
Il testimone non parla di sé, preferisce parlare direttamente di Gesù
Ogni sequela comporta anche un distacco: qui non è la barca, il padre come nel racconto di Marco, 1,16 20, ma il precedente maestro.
I due discepoli lasciano il precedente maestro, Giovanni Battista non perché delusi, ma perché hanno trovato un di più.
La prima cosa non è lasciare tutto, ma riuscire ad incontrare Gesù.
L’incontro con Gesù fa impallidire tutte le altre cose.
I due seguono Gesù.

Seguire significa camminare insieme, ma dietro, non davanti, né di lato.
È il Maestro che decide la strada, non il discepolo.
Gesù è qualcosa di più: lo si capisce solo quando lo si incontra.

Che cosa cercate?
            Gesù si volta, osserva i due discepoli che lo seguono e pone loro una domanda: che cosa cercate (Gv. 1,38). Gesù prende l’iniziativa.
Per guardarli ha dovuto girarsi: è un gesto voluto.
Il verbo osservare non indica uno sguardo casuale e veloce, ma uno sguardo che si sofferma.
Gesù osserva per qualche istante il cammino dei due discepoli e pone la domanda decisiva: Che cosa cercate?
Sono le prime parole che Gesù pronuncia nel Vangelo di Giovanni.
È chiaramente la prima domanda che deve essere rivolta a chiunque intende porsi alla sequela di Gesù.
Con la sua domanda Gesù non chiede chi, ma che cosa cercate.
Non dunque: cercate me, che sarebbe ovvio, ma che cosa sperate di ottenere seguendomi? Che cosa vi ripromettete da me?
La domanda di Gesù obbliga, chi si è messo in cammino dietro a Lui, ( quindi ciascuno di noi ) a interrogarsi: che cosa ti aspetti da Gesù? Perché lo cerchi? Perché si può andargli dietro con desideri sbagliati o insufficienti.
Questa è una domanda che bisogna porsi tutta la vita.
Anche se abbiamo scelto di vivere seguendo Gesù, ogni tanto questa domanda va posta: in realtà che cosa cerchiamo? Seguiamo Gesù per che cosa? Che cosa ci aspettiamo?
È una domanda importante, anche inquietante, ma che ci mantiene vivi.
Ci possono essere sequele sbagliate, per esempio quella della folla dopo il miracolo dei pani ( Gv 6,26-27)
È necessario purificare i nostri desideri, dobbiamo fare un po’ di pulizia.
C’è ricerca e ricerca.
C’è anche gente che non cerca perché non ha voglia di muoversi perché cercare vuol dire muoversi.
C’è  chi ha paura perché intravvede che la ricerca conduce laddove non si vorrebbe.
C’è anche una ricerca impaziente. Bisogna saper aspettare, camminare ..
La compagnia di Gesù deve essere continua, solo così lo si conosce, anzi ogni giorno lo si conosce di nuovo, e un po’ diversamente, perché l’incontro con Gesù non è abitudinario.

Maestro dove abiti?
            Alla domanda di Gesù che sollecita chiarimenti, i due discepoli rispondono con un’altra domanda.
I due discepoli chiedono a Gesù dove abita, dove si può trovare..
Più che indicare l’ambiente materiale, indica l’ambiente esistenziale e personale in cui Gesù abita.

La domanda dei due discepoli esprime il senso della vera ricerca: il desiderio di dimorare con Gesù, di seguirlo nella sua vita, di condividere la sua missione e il suo destino.
Non si tratta solo di incontrare Gesù, il problema è di saperlo riconoscere, per dimorare con Lui.
Il Signore è lì, nella nostra vita, è già nostro compagno di viaggio.
Pensiamo all’episodio dei due discepoli  di Emmaus: camminavano, il Signore era con loro, ma non lo riconoscevano, i loro occhi non vedevano, non capivano. Come ha fatto a farsi riconoscere? C’è qualcosa che possiamo fare perché i nostri occhi si aprano e riconoscano il Signore?
È sempre il Signore che si fa riconoscere.
Gesù ha aperto gli occhi dei due discepoli di Emmaus insegnando loro le Scritture. La Parola di Dio è una Parola diversa  dalle parole nostre; è capace di mettere a nudo noi stessi e di parlarci veramente di Dio.
È la Parola di Dio che ci fa conoscere il Signore.
Gesù si è rivelato anche quando ha spezzato il pane.
Gli occhi dei discepoli si sono aperti.
Il pane spezzato è l’Eucaristia: questo è il cuore dell’incontro con Gesù
Il pane spezzato è Gesù stesso, il modo con cui è vissuto: come un pane spezzato.  Incontriamo il Signore se ci mettiamo su questa strada.
Cerchiamo il Signore là dove si spezza il pane, dove c’è la carità, la comunità. Gesù ha detto chiaramente che lo incontreremo nei suoi fratelli più piccoli, magari di fronte a loro non potremo fare nulla, o molto poco.
Ma possiamo incominciare a guardarli da fratelli, non tanto come fratelli nostri, ma suoi.

Venite e vedrete
            Ai discepoli che domandano dove abita, Gesù risponde :venite e vedrete.
Per diventare discepoli non basta una testimonianza, né una propria ricerca: occorre un incontro personale.
Questo domanda  una precisa chiamata di Gesù: venite.
La chiamata è sempre all’imperativo .
Per S. Giovanni venire a Gesù vuol dire credere in lui, affidarsi a Lui.
E vedrete. Gesù non dice che cosa vedranno, né quando.
E’ stando con Lui che il futuro si dischiuderà.
Seguire Gesù non significa sapere già dove Egli conduce.
Un pensiero analogo lo troviamo nei discorsi di addio, quando Gesù dice ai discepoli: del luogo dove io vado voi conoscete la via.
A Tommaso queste parole sembrano nebulose e sollecita Gesù a spiegarsi.
Signore non sappiamo dove vai come possiamo conoscere la via ( Gv. 14,5)
Tommaso è convinto, come tutti, che per conoscere la strada bisogna prima conoscere la meta cui arrivare.
Per Gesù è vero il contrario: quando si conosce la via giusta, si giunge anche alla meta giusta.

La via è seguire Gesù e questo i discepoli lo devono sapere.
L’importante è conoscere il cammino: la meta si troverà di certo alla fine.
Gesù è chiaro.
Ha rovesciato il modo comune di pensare: non prima la conoscenza della meta e poi l’individuazione della strada che conduce, ma prima la strada.

Chi è il discepolo?
            Il discepolo, secondo il IV Vangelo è colui che accoglie la testimonianza: segue, cerca, viene, vede, dimora, si fa a sua volta testimone
Il verbo importante è cercare, perché definisce la figura, il cammino del discepolo.
Il cammino del discepolo è cercare e trovare dove dimora Gesù.
Giovanni dice che la ricerca del discepolo comporta quattro momenti:

1) Verificare l’autenticità della nostra ricerca.
            C’è la domanda di Gesù, perché Gesù vuole costringerci a interrogarci sul nostro cammino.
Ma la ricerca deve essere messa in questione, perché c’è ricerca e ricerca.
È necessario comunque essere persone in ricerca.

2) La ricerca nasce sulla base di un testimonianza.
            È la testimonianza del Battista nel primo racconto, nel secondo è la testimonianza dei primi discepoli.
La testimonianza è una catena aperta.
La ricerca è preceduta da un evento rivelatore e da una testimonianza che lo proclama, che lo indica.
È l’amore di Gesù verso l’uomo che fa nascere la domanda.
Non si può venire a Gesù senza essere attirati dal Padre  ( Gv. 6,44.65)

3) La ricerca esige anche in “venite e vedrete”
            La ricerca domanda un’esperienza.
Si esige un incontro.
L’esperienza dell’incontro è una condizione per trovare.
La strada della ricerca è aperta dalla testimonianza, ma è l’incontro con Gesù che è determinante.
L’incontro personale con Gesù, nel Vangelo, è il momento decisivo.

4) La ricerca ha come oggetto il mistero di Gesù.
            Il mistero di Gesù è il luogo della presenza di Dio., luogo dell’incontro, della dimora.
Si cerca Gesù e lo si segue per dimorare con Lui.
L’uomo, noi desideriamo stare, abitare con Dio.
L’uomo cerca continuamente di sfuggire alla temporalità, alla morte; cerca di trovare qualcosa che sia durevole.
Tutto questo l’uomo lo può trovare in Gesù
Il desiderio del discepolo è di dimorare con Gesù.
Gesù è venuto per rivelare agli uomini la sua dimora.

E’ necessario mettersi in cammino dietro a Gesù
La correttezza della ricerca non sta nel sapere già con esattezza che cosa si vuole, nè dove si va, ma piuttosto nel porsi sulla strada giusta , disposti a percorrerla dovunque essa conduca.
Il difetto di fondo sta proprio nella pretesa di chiudere il cammino, di pensare di sapere già. Il difetto è rinchiudersi dentro un progetto, anziché aprirsi alla libertà di una persona che è Gesù.

Nel silenzio
Proviamo a rileggere queste pagine con una matita in mano, sottolineando quello che sentiamo più importante, più necessario per noi.
Proviamo a domandarci che cosa stiamo cercando nella nostra vita?
Sappiamo cogliere tutte le opportunità, le diverse testimonianze che ci indicano Gesù che passa  nella nostra vita e ci sta chiamando?
Che cosa ci impedisce di riconoscere e seguire Gesù che passa nella nostra vita?

Preghiera
Signore Gesù, noi ti ringraziamo
            perché ci chiami a stare con Te.
Tua è la Parola che ascoltiamo

            Tu parli al nostro cuore.
Sei tu che ci parli con amicizia,
            è a Te che diciamo grazie
            perché la tua Parola è luce ai nostri passi
Aiutaci a rispondere con gioia alla tua Parola,
            fa’ che ti conosciamo come Tu ci conosci,
            perché possiamo essere tuoi amici.
Maria, madre di Gesù,
            sede della sapienza e aiuto dei cristiani,
            prega per noi.

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