Il volto della Chiesa di Gesù - Catechesi Dic. 2012

Catechesi adulti

Catechesi adulti:
IL VOLTO DELLA CHIESA DI GESÙ

 

11 dicembre 2012

LA NOSTRA PARROCCHIA
una chiesa nella vita quotidiana

accessibile a tutti

Introduzione.

Questa sera vogliamo riflettere sulla parrocchia.

Così abbiamo detto: il parroco è chiamato a fare della parrocchia una Chiesa nella vita quotidiana, presso le case, accessibile a tutti, capace di dialogare con le esperienze vere della gente.

Vogliamo guardare alla Chiesa degli Apostoli e dei primi cristiani e domandarci: quale è il volto della Chiesa degli Apostoli?  Come noi desideriamo la Chiesa?  Quale immagine di Chiesa lo Spirito ci mette dentro il cuore? Quale è il volto che vogliamo dare alla nostra parrocchia?

 

IL VOLTO DELLA CHIESA DI GESÙ

Possiamo tentare di delineare insieme qualche caratteristica della Chiesa di Gesù e degli Apostoli.  Seguiamo due percorsi:

1. primo percorso:  alcune parole del Cardinal Martini

2. secondo percorso: cinque parole evangeliche

 

1. Alcune Parole del cardinal Martini

Così vedo la Chiesa

1) Una Chiesa pienamente sottomessa alla Parola di Dio, nutrita e liberata da questa Parola.

2) Una Chiesa che mette l’Eucaristia al centro della sua vita, che contempla il suo Signore, che compie tutto quanto fa “in memoria di Lui” e modellandosi sulla sua capacità di dono

3) Una Chiesa che utilizza e si serve di strutture e di mezzi umani, m non ne diviene serva.

4) Una Chiesa che desidera parlare al mondo di oggi, alla cultura, alle diverse civiltà con la parola semplice del Vangelo

5) Una Chiesa che parla più con i fatti che con le parole; che non dice se non parole che partono dai fatti e si appoggiano sui fatti. La gente è stanca di parole! Per questo un certo riserbo nel parlare darà alla parola più dignità ed efficacia. La verità ha una sua forza che non dipende dal tono della voce, ma dalla conformità tra parola e fatti.

6) Una Chiesa attenta ai segni della presenza dello Spirito nei nostri tempi, ovunque si manifestino

7) Una Chiesa conscia del cammino arduo e difficile di molta gente oggi, delle sofferenze quasi insopportabili di tanta parte dell’umanità, sinceramente partecipe delle pene di tutti e desiderosa di consolare.

8) Una Chiesa che porta la Parola liberatrice e incoraggiante del Vangelo a coloro che sono gravati da pesanti fardelli

9) Una Chiesa capace di scoprire i nuovi poveri, e non troppo preoccupata di sbagliare nello sforzo nello sforzo di aiutarli in maniera creativa

10) Una Chiesa che non privilegia nessuna categoria, né antica, né nuova, che accoglie ugualmente tutti, che educa e forma tutti alla fede e alla carità e desidera valorizzare i doni di tutti

11) Una Chiesa che cerca di operare un paziente discernimento, valutando quale deve essere il suo rapporto con il mondo, con la società.

12) Una Chiesa che educa e spinge alla partecipazione attiva e alla presenza responsabile nella società, nella politica, perché ha a cuore il bene comune che è il bene ogni uomo e il bene di tutto l’uomo …..

……..  Il discorso potrebbe continuare … È il discorso della costruzione di una Chiesa saldamente fondata sulla tradizione e aperta allo Spirito, docile al Magistero e attenta ai segni dei tempi ...

Possiamo farci qualche domanda:

* Come vediamo la nostra parrocchia?

* Quali sono le cose positive, il bene che c’è?

* Quali sono invece le cose da correggere, i vuoti che ci sono?

* Abbiamo qualche proposta da fare?

 

2. Cinque parole evangeliche

1. La sequela. All’inizio della vita della Chiesa sta la risposta a una chiamata. La chiamata è totalmente gratuita. (cfr. Mc. 1, 16-20, scheda n.2)

E’ Gesù che chiama: “venite dietro a me”.

Si forma un gruppo, una compagnia; si forma la Chiesa.

Nella Chiesa prima si è cristiani e poi fratelli. E’ perché si è seguaci di Gesù che siamo insieme. Se si spegnesse questa passione di conoscere Gesù, di rispondere alla sua chiamata, di seguirlo, la Chiesa si dividerebbe, mancherebbe la trave portante, verrebbe meno la comunità.

2. La strada. La Chiesa degli Apostoli cammina sulla strada.

E’ la strada che va verso Gerusalemme, la città della Croce e della Risurrezione.  E’ una strada dove ci sono momenti di festa, di gioia, ma ci sono anche momenti in cui bisogna indurire il volto: Gesù si incamminò verso Gerusalemme e rese di pietra il suo volto (Lc. 9,51). Sono i momenti in cui non bisogna scendere a compromessi, ma camminare con decisione.

La Chiesa degli Apostoli  cammina sulla strada, non vive chiusa nelle case, nei recinti protetti, non è chiusa nel tempio. Cammina sulla strada perché vuole stare davanti alla gente.

Ci sono i momenti dell’intimità, della solitudine, della preghiera …

Anche Gesù trova il momento di staccarsi dal suo gruppo per mettersi in comunicazione con il Padre. Ma questi momenti di solitudine sono in funzione dell’essere davanti alla gente. E la gente del Vangelo non è esaltante, è fatta di zoppi, ciechi, indemoniati, peccatori … è la folla che Gesù raduna, di fronte alla quale dobbiamo presentare il suo volto.

Si cammina con Gesù sulla strada per capire che la libertà sta nel donarsi, non nel conservarsi, sta nell’appartenere totalmente a Cristo e non appartenere a troppe cose

E’ un cammino che ci semplifica: si parte sulla strada con Gesù con tanti desideri, ma poi ne restano pochi.

Questi desideri Gesù li ha racchiusi nel Padre nostro.

Questa preghiera così sobria, parte con un grande desiderio, è quel desiderio che mette in ombra tutti gli altri desideri: la domanda del regno.

Questo è il desiderio che deve appassionare sempre la Chiesa.

Poi, accanto alla domanda del Regno, c’è la domanda del pane, ma non per sè, ma per tutti e non per domani, dopodomani, ma per un giorno, perché dobbiamo avere il coraggio di affidarci. Altrimenti che cosa è il Padre nostro se abbiamo sicurezza nel domani, nel dopodomani?

Accanto alla domanda del pane c’è anche la domanda del perdono: perdono ricevuto e perdono dato.   Se non gustiamo il perdono ricevuto, non capiremo mai nulla di Dio e nulla dell’uomo, perché l’uomo è fatto ad immagine di Dio, che è amore gratuito, fedele, al di là del tradimento.

C’è anche la domanda di liberarci dalla tentazione, perché la tentazione c’è ed è forte: è la tentazione di dubitare di Dio., di mettere in dubbio che Dio è Padre

 

 3. L’Ultima Cena. E’ il momento in cui la Chiesa si raccoglie, con-viene.  E’ il momento che anticipa la passione, ma è anche un momento festoso. E’ festa perché si festeggia la nostra fraternità: è bello trovarsi insieme.

E’ festa perché si festeggia il mondo nuovo, il mondo che verrà: quando tutti verranno da tutte le parti e siederanno alla mensa del Signore.

Questa è la speranza che noi festeggiamo.

Ma soprattutto è festa perché nella cena si rende presente un Dio che si è donato a  tutti ed è vissuto secondo la logica del dono.  Festeggiamo il Dio che ci ama.

Il pane spezzato dice la logica dell’esistenza di Gesù: è vissuto per .... Gesù in tutta la sua vita e sulla croce salva gli altri e non pensa a se stesso, sembra   perdente, sconfitto, è deriso, ma non è vero, perché è risorto.

La chiesa che fa la cena deve vivere così: è una Chiesa che deve vivere per,  che deve stare dalla parte dei piccoli: il piccolo è colui che ha bisogno: è il povero, lo sbandato, lo straniero, l’anziano, … ; il piccolo è il peccatore, colui che vive senza speranza, nelle tristezza …; il piccolo è anche il fratello nella fede che non riesce a stare al passo.

La Chiesa di Gesù non è una comunità  di campioni che arriva un quarto d’ora prima degli altri al traguardo della gloria di Dio, ma una comunità capace di arrivare un quarto d’ora dopo, ma insieme a tutti gli altri ..

 

4. La missione. Ricordiamo l e parole di Gesù:  Sarete miei testimoni .. fino ai confini del mondo.  S. Pietro, andando in casa di Cornelio e accorgendosi che lo Spirito si era manifestato nella casa di un pagano, come si era manifestato agli Apostoli nel giorno di Pentecoste, ha una folgorazione e dice: veramente Dio non fa preferenze di persona! (At. 10, 34)

La Chiesa di Gesù non importa se piccola, non importa se un po’ santa si e un po’ santa no, ma che almeno sia una comunità che ha imparato a non fare differenze.

Un uomo in Europa è importante come un uomo in Africa, un disastro in Europea e un disastro in Africa sono disastri tutti e due allo stesso modo.

La missione è anche testimonianza.  La Chiesa deve testimoniare l’amore gratuito di Dio.  La cosa che più infastidisce il mondo è la gratuità.

Il mondo non si riconosce nella gratuità.

L’amare gratuito sconcerta: Gesù è stato crocifisso per questo, perché ha parlato di un Dio così. Non si accetta che gli operai dell’ultima ora ricevano la stessa paga di quelli della prima ora. ( cfr. Mt. 20, 1 ss)

 

5. Il Crocifisso. Quando sarò innalzato attirerò tutti a me.

Il Cristo innalzato, per S. Giovanni, vuol dire il Cristo crocifisso, sconfitto, ma  insieme vittorioso, cioè risorto.  Se il Cristo attira tutti a sé, è perché questa croce è alta, pubblica: tutti la devono vedere.

La Chiesa è il popolo di coloro che tengono alto il crocifisso.

La Chiesa però non deve innalzare semplicemente l’immagine del crocifisso, ma il suo significato che dice un duplice capovolgimento:

1) il primo: se guardiamo la croce scopriamo che, anziché essere chiamati a morire per Dio è Dio che muore per noi. Questo è un Dio che si è capovolto., non ci chiede di amare Lui, ma di lasciarci amare da Lui, di non impedire a Lui di amarci

2) il secondo. L’amore che sembra sconfitto in realtà è l’unica cosa che risorge, che vince la morte. Allora la Chiesa non deve esagerare nel fare tante cose, perché se la giornata finisce facendo troppe cose, non c’è più spazio per innalzare il crocifisso. Invece il primo compito è di innalzare questo crocifisso con le parole,  con le opere, soprattutto con la vita.

Il Crocifisso non va scolorito.

 

Possiamo domandarci che cosa queste parole dicono a noi e alla nostra comunità parrocchiale

don Enrico

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