Il seme è la Parola del Regno - Esercizi spirituali 2013 - 1

Esercizi spiritualiEsercizi spirituali 2013
“IL CAMPO È IL MONDO”

 

1° giorno, mercoledì 16 ottobre:   “Il seme è la Parola del Regno”

E’ stata la Parola per prima a rompere il silenzio,
a dire il nostro nome, a dare un progetto alla nostra vita
( C. M. Martini)

 

Preghiamo con i salmi di compieta

        Salmo 30, 2-6

In te, Signore, mi sono rifugiato, + mai sarò deluso; *
per la tua giustizia salvami.
Porgi a me l'orecchio, * vieni presto a liberarmi.
Sii per me la rupe che mi accoglie, * la cinta di riparo che mi salva.
Tu sei la mia roccia e il mio baluardo, * per il tuo nome dirigi i miei passi.
Scioglimi dal laccio che mi hanno teso, * perché sei tu la mia difesa.
            Mi affido alle tue mani; * tu mi riscatti, Signore, Dio fedele.
Gloria al Padre ..

            Salmo 129

Dal profondo a te grido, o Signore; * Signore, ascolta la mia voce.
Siano i tuoi orecchi attenti * alla voce della mia preghiera.
Se consideri le colpe, Signore, * Signore, chi potrà sussistere?
Ma presso di te è il perdono, * perciò avremo il tuo timore.
Io spero nel Signore, * l'anima mia spera nella sua parola.
L'anima mia attende il Signore * più che le sentinelle l'aurora.
Israele attenda il Signore, * perché presso il Signore è la misericordia,
grande è presso di lui la redenzione; *
egli redimerà Israele da tutte le sue colpe.      Gloria al Padre

Preghiamo

Ti lodiamo e ti benediciamo, o Padre,
per averci riuniti nel nome del tuo Figlio,
in questo momento di intensa preghiera
e di ascolto dello Spirito.
Facciamo nostre le parole del salmo 63:
            “O Dio, Tu sei il mio Dio all’aurora ti cerco,
            di Te ha sete l’anima mia,
            a Te anela la mia carne.”
Risveglia in noi il desiderio di Te,
perché sappiamo ascoltarti con gioia.

FARE GLI ESERCIZI SPIRITUALI:

        1) Gli esercizi spirituali sono un momento tipico nel quale la parrocchia esprime nel concreto il primato di Dio.
Sono un tempo dato a Dio solo, per amore di Lui soltanto..
Dio viene prima di ogni iniziativa umana: Dio è il Padre che ama per primo, che comunica se stesso e si dona in Gesù prima ancora di ogni attesa umana.   Dio è colui da cui tutto viene, tutto dipende, tutto ritorna.

La Chiesa degli Apostoli, prima di essere una Chiesa che fa qualcosa, è una Chiesa che loda Dio, ne riconosce il primato, sa stare davanti a Lui in silenziosa adorazione
(Card. C. M. Martini)

                Gli esercizi spirituali partono dalla persuasione che lo Spirito Santo è all’opera agisce in noi, ci guida a cercare e a trovare la volontà di Dio in ogni momento  nella nostra vita.  Noi dobbiamo ascoltare la sua voce, sintonizzarci su di Lui,  seguirlo.
            Dobbiamo vivere nella convinzione che lo Spirito Santo c’è, anche oggi, come al tempo di Gesù e degli Apostoli.
C’è e sta operando, arriva prima di noi, lavora più di noi e meglio di noi;
a noi non tocca né seminarlo, né risvegliarlo, ma anzitutto riconoscerlo, accoglierlo, assecondarlo, fargli strada, andargli dietro.
(C. M. Martini, Tre racconti dello Spirito)

        2) Gli esercizi spirituali consistono proprio nel rendersi conto di quello che lo Spirito  opera nella  nostra vita,  nel capire dove ci vuole portare … perché noi  siamo chiamati a incontrare Gesù, a diventare una cosa sola con Lui,  a vivere come Lui, a dimorare in Lui.
Per favorire e per cogliere in noi l’azione dello Spirito occorre
            il silenzio,  la preghiera prolungata, l’ascolto della sacra Scrittura.
È quello che in questi giorni cercheremo di fare.

        3) Gli esercizi spirituali sono un tempo di riposo spirituale. A volte il nostro spirito è troppo carico di emozioni, di arrabbiature, di desideri, di speranze, di delusioni, di affanni … Gli esercizi sono un momento di riposo, un momento di pausa. Anche Gesù diceva, ogni tanto, agli apostoli:
Venite in disparte, in un luogo solitario, e riposatevi un po’…” (Mt. 6, 31)

        4) Gli esercizi spirituali sono un tempo per riscoprire l’importanza dell’ascolto e della meditazione  della Parola di Dio.

Diceva Giovanni Paolo II°: Una vita cristiana seria non è concepibile che a partire da un rinnovato ascolto della Parola.

Gli esercizi sono un momento privilegiato di ascolto della Parola di Dio.
La Parola di Dio che ci ha rigenerato continuamente ci rigenera.  
            Noi siamo stati rigenerati non da un seme corruttibile, ma immortale, cioè dalla Parola di Dio viva ed eterna ..” ( 1 Pt.2,23)

        5) Gli esercizi spirituali sono un tempo per trovare e ritrovare la gioia di fare la volontà  di Dio, perché Dio vuole solo la nostra gioia. Sono mille i modi in cui il Signore ci invita ogni giorno a compiere la sua volontà. Lo Spirito ci dà il gusto di Dio, soprattutto il gusto della ricerca della volontà del Signore. Lo Spirito parla a ciascuno di noi, in modo personale..

 

Due domande

        All’inizio degli Esercizi  è utile cercare di rispondere a due domande:

1) Con quali sentimenti incomincio questi esercizi?
                Posso entrare entusiasta, contento, sereno, oppure amareggiato, disgustato, triste, depresso, a seconda della circostanze in cui mi trovo …..
Quali sono le pesantezze e le gioie che mi porto dentro?   E’ bene mettere davanti al Signore il nostro stato d’animo, con libertà e verità.

2) Come vorrei uscire da questi esercizi? Quale frutto personale vorrei ottenere, quello che in questo momento mi sta soprattutto a cuore?
            Può essere una maggior calma, una maggior serenità, un più forte spirito di preghiera, un più profondo spirito di perdono, un più intenso spirito di entusiasmo, ….

 

Il tema degli esercizi

Il titolo che abbiamo dato ai nostri esercizi di quest’anno è “Il campo è il mondo”. È il titolo della lettera pastorale che il nostro Arcivescovo ha scritto per la nostra Chiesa diocesana. In queste sere noi ci metteremo in ascolto e ci lasceremo guidare dalle  parabole del seminatore e del seme raccontate da Gesù nel Vangelo di Marco 4, 1ss.

Dice il nostro Arcivescovo: Siamo chiamati a riscoprire il fascino della sequela di Gesù abitando il mondo e la storia attraverso l’incontro e il dialogo sincero e appassionato con tutti … tanto più l’uomo si abbandona a Dio, tanto più si scopre pienamente uomo.

 

IL SEME E’ LA PAROLA DEL REGNO

1Cominciò di nuovo a insegnare lungo il mare. Si riunì attorno a lui una folla enorme, tanto che egli, salito su una barca, si mise a sedere stando in mare, mentre tutta la folla era a terra presso il mare. 2Insegnava loro molte cose con parabole e diceva loro nel suo insegnamento:
3
«Ascoltate. Ecco, il seminatore uscì a seminare.
( Vangelo di Marco 4, 1-3)

La terra è l’uomo, siamo noi,  pronti a ricevere il seme della Parola di Dio, capace di accoglierlo e di fargli produrre frutto. La terra senza il seme è brulla e infruttuosa, la terra seminata può diventare un giardino rigoglioso.

                L’uomo è fatto per accogliere la Parola, l’uomo è capace di accogliere la Parola, l’uomo fruttifica in misura della sua accoglienza della Parola …
Non esiste nessuna persona che sia per natura del tutto impenetrabile alla Parola.
Accogliere la Parola significa credere, l’uomo si realizza nel credere, cos’ì come il terreno si realizza nel ricevere il seme.
Essere cristiano vuol dire riconoscere il primato della Parola.
La Parola deve mettere radici nel cuore, cioè nell’intimo della persona, nel luogo delle sue decisioni profonde e veramente umane.   C. M. Martini)

E’ necessario riconoscere il primato della Parola di Dio.
E’ stata la Parola per prima a rompere il silenzio,
a dire il nostro nome, a dare un progetto alla nostra vita
E’ in questa Parola che il nascere e il morire, l’amare e il donarsi,
il lavoro e la società hanno un senso ultimo e una speranza    
(C. M. Martini)

 

La Parola di Dio è viva

Occorre ricuperare fiducia  nella forza della Parola.
            Non è vero che gli uomini sono stanchi di parole: sono  stanchi di parole vuote, ma non di parole vere, non della Parola di Dio.   (B. Maggioni)

1) La Parola di Dio ha una efficacia tutta particolare.
E’ una efficacia unica che nessun altra Parola può vantare.
E’ una efficacia che l’uomo non può programmare. L’efficacia della parola di Dio è libera perché è tutta nella mani di Dio, non nelle previsioni dell’uomo. E’ una efficacia da accogliere, da riconoscere, non da progettare e pretendere. I tempi e le modalità sono di Dio.

2) La Parola di Dio ha una capacità di discernimento.
E’ Parola lucida e sincera; è più tagliente di ogni spada a doppio taglio;
penetra nell’intimo dello spirito e discerne i sentimenti e i pensieri del cuore.
( Cfr. Ebrei 4,12).
È vera, ci insegna a discernere i segni di Dio, nella nostra vita, e nella storia.

3) La Parola di Dio conosce l’uomo.
È  come uno specchio nel quale possiamo guardarci e riconoscerci.

4) La Parola di Dio è l’unica in grado di parlarci di Dio.
E’ anche lo specchio di Dio, non solo dell’uomo.
Per questo è una parola sempre nuova, non stanca mai, perché il suo orizzonte non è mai esaurito. E’ una parola che affascina, capace di farci intravvedere la bellezza di Dio.

 

Alcune costanti della Parola di Dio.

1) Dio parla all’uomo con il linguaggio dell’uomo.
               Per linguaggio non si intende semplicemente la lingua, il vocabolario, le immagini, ma tutti gli strumenti espressivi e prima ancora, gli stessi modi di pensare e di intendere.
Dio parla all’uomo di ogni tempo usando il linguaggio di un uomo di un tempo, con la mentalità del suo tempo, con i problemi del suo tempo.
Questo è segno di intelligente pedagogia e di grande rispetto.

2) Il parlare di Dio è dialogico.
               Dio interroga l’uomo e si lascia interrogare dall’uomo.  Se la si osserva in profondità la Bibbia è come un continuo botta e risposta. Dio pone domande all’uomo e l’uomo pone domande a Dio
               La domanda di Dio all’uomo raggiunge l’uomo attraverso il profeta o la tradizione della fede o la storia stessa.
               Le domande dell’uomo a Dio salgono dalla vita ..
La nostra storia è sempre piena di domande.
           Sono domande che, pur da angolature diverse e pur collocandosi a differenti livelli, giungono tutte allo stesso punto: se c’è un senso nella vita e nella storia, se c’è un futuro, se esiste Dio e quale Dio ..  Sono tutte domande di sempre. 
           Ci sono domande che l’uomo pone a Dio interrogandolo su come conduce la storia: se il Signore è con noi, perché ci è capitato tutto questo? (Giudici 6, 13); Perché ci fai vedere l’iniquità e resti spettatore dell’oppressione? (Abacuc 1,3); Fino a quando Signore? (Apocalisse 6, 10). Tra queste domande dell’uomo a Dio c’è anche la domanda di Gesù al Padre: Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato? ( Mc. 15,34)
           Ma ci sono anche le domande che Dio pone all’uomo, interrogandolo:sulla posizione di fronte a Lui e di fronte ai fratelli: Adamo. dove sei? (Genesi 3,9); dove è tuo fratello? Abele? ( Genesi 4,9)

3) Nel dialogo tra Dio e l’uomo si insinua spesso una tensione.
            I miei pensieri non sono i vostri pensieri, le mie vie non sono le vostre vie ( Isaia 55,8).
La Parola di Dio è una Parola che proviene da un mistero: di questo mistero l’uomo deve essere consapevole.
La Parola di Dio non sopprime la distanza fra Dio e l’uomo:  le sue vie restano le sue vie, più alte delle nostre quanto il cielo sovrasta la terra ( Isaia 55, 9).
Si comprende, allora, come tra la Parola di Dio e l’attesa dell’uomo intercorre, normalmente una tensione, quasi una lotta, come dice molte bene il racconto della lotta notturna di Giacobbe con l’angelo ( Genesi 32, 22-33) Questo episodio misterioso, di non facile interpretazione, può essere letto come una metafora del dialogo fra Dio e l’uomo, di Dio che cerca l’uomo e dell’uomo che cerca Dio.  È una ricerca mai conclusa, quasi una lotta nella quale non sembrano esserci né vinti, né vincitori. È un racconto certamente complesso che però racchiude due insegnamenti molto chiari:
            Il primo è che la lotta si protrae a lungo fino al sorgere dell’aurora, per dire che la tensione fra due ricerche, l’uomo che cerca Dio e Dio che cerca l’uomo, sembra non placarsi mai, si potrà placare quando ci raggiungerà la luce di qualche alba.
            Il secondo insegnamento è che le due ricerche obbediscono a due logiche differenti.
Giacobbe, quando avverte di trovarsi di fronte a un essere divino, gli domanda il nome. In questa domanda è racchiusa tutta la povertà, ma anche l’ardire dell’uomo di fronte a Dio. Il primo impulso dell’uomo è di afferrare Dio e vincolarlo a sé.
Ma Dio non risponde a questa domanda, non lascia che il suo mistero e la sua libertà siano violate.  Ma non di meno, di sua libera iniziativa, benedice Giacobbe.

4) La Parola di Dio è sempre all’interno dell’esistenza.
                E’ nell’esistenza, scontrandosi con l’esistenza che la Parola di Dio svela il suo vero significato, mostra che sovrasta i nostri pensieri quanto il cielo sovrasta la terra.  Non basta, allora, l’ascolto della Parola, come non basta il semplice ascolto dell’esistenza. Ma ascoltare significa confrontare la Parola con la nostra esistenza e la nostra esistenza con la Parola.

 

Come leggere la Parola di Dio?
            Una via ben collaudata per approfondire e gustare la Parola di Dio è la lectio divina, che costituisce un vero e proprio itinerario spirituale.
La lectio non è una tecnica, ma un itinerario spirituale.
La lettura della Bibbia è per sua natura aperta alla preghiera.
La Lectio è un’arte da imparare, una lettura spirituale in varie tappe.

            1) La prima è la lectio, cioè la lettura di un testo. Occorre, innanzitutto, leggere e rileggere attentamente, più volte, un passo della
Scrittura, con una penna in mano, sottolineando le parole, i verbi, le azioni  che colpiscono e domandarsi: “Che cosa dice il testo in sé?”. Senza questo momento si rischia di far dire al testo quello che vogliamo
noi e di fare del testo un pretesto per non uscire mai dai nostri pensieri.

            2) C’è, poi, la meditatio, cioè la meditazione.
È come una sosta interiore: è domandare a Dio: “Che cosa dici a me con queste Tue parole?”.  Occorre mettersi nell’atteggiamento del giovane Samuele: “Parla, Signore, perché il Tuo servo Ti ascolta!” (1 Samuele 3,10).
Occorre lasciarsi toccare e mettere in discussione, perché non sono parole del passato, ma parole che Dio dice a me in questo momento.

            3) Segue l’oratio, cioè la risposta a quello che il Signore ci ha detto. Ci si rivolge a Dio che ci ha parlato: “Che cosa dirò io a Te, mio Signore? Quale risposta ti do?”.
La risposta sarà data invitando Dio ad abitare nella casa del nostro cuore, perché trasformi i nostri pensieri nei suoi e illumini i nostri passi.

            4) Si giunge infine alla contemplatio, e all’actio. Il nostro cuore, toccato dalla presenza di Gesù, si chiede: “Che cosa devo fare ora per realizzare questa Parola?”  Quale conversione della mente, del cuore, della vita  chiede a me il Signore?  La contemplazione tende a creare in noi una visione sapienziale della vita e della realtà, a formare in noi “il pensiero di Cristo” ( 1 Cor. 2,16)
È bene ricordare che la lectio divina si conclude, nel suo cammino, solo quando muove l’esistenza credente all’azione ( actio) cioè a farsi dono per gli altri nella carità.

Attraverso questo itinerario la Parola di Dio sarà per noi “lampada che brilla in luogo oscuro, finché non spunti il giorno e la stella del mattino si levi nei vostri cuori”  (2 Pietro 1,19); Lampada ai miei passi è la Tua parola, luce sul mio cammino  (Salmo 118).

            A volte potrà sembrarci che la Parola letta non ci dica niente.
Non scoraggiamoci!
Occorre ritornare ad essa e invocare: “Signore, dammi vita secondo la tua parola!”  (Salmo 118).
È una difficoltà che hanno già vissuto tanti prima di noi, Abramo, Sara, Mosé, Geremia, Ester, il Battista, Pietro, Paolo.
Ma se si ascolta la Parola e la si custodisce nel cuore, si sentirà che la nostra vita dimora nel cuore stesso di Dio, dal cuore di Dio nasce continuamente la fiducia per il presente e la speranza per il domani:
“Quando le tue parole mi vennero incontro, le divorai con avidità; la tua parola fu la gioia e la letizia del mio cuore, perché io portavo il tuo nome, Signore, Dio degli eserciti”   (Geremia 15,16).
Chi ama la Parola, sa quanto sia necessario il silenzio, interiore ed esteriore, per ascoltarla veramente.
La Madonna  è l’icona dell’ascolto fecondo della Parola: ella ci insegna ad accoglierla, a custodirla e a meditarla incessantemente: “Maria, da parte sua, serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore” (Lc.2,19).

 

Qualche domanda per riflettere  davanti al Signore
                Sta in silenzio, alla presenza del Signore:, cerca un dialogo con Lui
Che cosa mi aspetto da questi esercizi spirituali ?
Con quali sentimenti entro in questi esercizi spirituali?
Quale frutto vorrei ottenere?
Rileggi, con una matita in mano, la scheda, sottolineando quello che più ti colpisce e segnando quello che, secondo te andrebbe più capito, più approfondito
Come fare spazio alla Parola di Dio nella mia vita? Come posso partire per avviare l’esercizio della Lectio divina?

 

Preghiamo

Ti ringraziamo, Signore
per il tempo che ci dai per ascoltare la tua Parola.

Ti preghiamo, fa’ di noi degli ascoltatoti attenti,
perché la tua Parola è il segreto della nostra vita,
della nostra identità, della nostra vera realtà alla quale siamo chiamati.
Togli da noi ogni pregiudizio,ogni prevenzione,
ogni preconcetto che ci impedirebbe
di accogliere liberamente la Parola del tuo Vangelo.
Maria, Madre del Signore,
che ripensavi nel tuo cuore le parole e i fatti di Gesù,
fa’ che ti imitiamo con semplicità,
con tranquillità, con pace;
togli da noi ogni sforzo, ansia o nervosismo
e rendici attenti ascoltatori
perché nasca in noi il frutto del Vangelo.
Te lo chiediamo, Madre,
per il nome del tuo Figlio glorioso, vivo,
che regna in mezzo a noi,
nella nostra comunità, nella Chiesa di tutti i tempi,
nel mondo, nella storia,
per tutti i secoli dei secoli. Amen.

Gruppo catechesi: