Il discepolo testimonia l'eccesso che salva - Esercizi spirituali 2018

Esercizi spirituali
Esercizi spirituali 2018
“VIA COSÌ”

Andate: ecco, io vi mando...

Ogni uomo e ogni donna è una missione.
questa è la ragione per cui si trova a vivere sulla terra.

Essere attratti e essere inviati sono i due movimenti
che il nostro cuore sente come forze interiori dell’amore
che promettono futuro e spingono in avanti la nostra esistenza.
Vivere con gioia la propria responsabilità per il mondo
è una grande sfida.
Il fatto di trovarci in questo mondo non per nostra decisione,
ci fa intuire che c’è un’iniziativa che ci precede e ci fa esistere.
Ognuno di noi è chiamato a riflettere su questa realtà:
io sono una missione in questa terra
e per questo mi trovo in questo mondo.
(Papa Francesco)

Rimarremo senza destinazione nella vita e non saremo felici,
se guardiamo solo in noi stessi.
La cultura dell’individualismo e del godimento a tutti i costi
ha inquinato la ricerca della vera felicità.
Ha posto la domanda in questi termini:
«Qual è il modo migliore per godere la vita?».
È la strada peggiore,
perché è falso pensare che accumulare risorse mi renda felice.
C’è un segreto  che consiste nell’interrogarsi creativamente
su chi sono destinato a rendere felice
e su che cosa posso inventarmi per abbellire il mondo.
Allora si potranno scoprire molte cose su sé stessi, 
e capire la verità della parola evangelica che dice
che se si dona la vita la si guadagna cento volte.
Oggi in un mondo come il nostro questa potrebbe apparire
una sfida impossibile, ma è possibile
( Pierangelo Sequeri)

3° giorno, venerdì 12 ottobre

Il discepolo testimonia l'eccesso che salva

Preghiamo con il salmo 87 di compieta
Signore, Dio della mia salvezza, * davanti a te grido giorno e notte.
Giunga fino a te la mia preghiera, * tendi l'orecchio al mio lamento.
Io sono colmo di sventure, * la mia vita è vicina alla tomba.
Sono annoverato tra quelli che scendono nella fossa, * |
sono come un uomo ormai privo di forza.
E' tra i morti il mio giaciglio, * sono come gli uccisi stesi nel sepolcro,
dei quali tu non conservi il ricordo * e che la tua mano ha abbandonato.
Mi hai gettato nella fossa profonda, * nelle tenebre e nell'ombra di morte.
Pesa su di me il tuo sdegno * e con tutti i tuoi flutti mi sommergi.
Hai allontanato da me i miei compagni, * mi hai reso per loro un orrore.
Sono prigioniero senza scampo; * si consumano i miei occhi nel patire.
Tutto il giorno ti chiamo, Signore, * verso di te protendo le mie mani.
Compi forse prodigi per i morti? * O sorgono le ombre a darti lode?
            Si celebra forse la tua bontà nel sepolcro, * la tua fedeltà negli inferi?
            Nelle tenebre si conoscono forse i tuoi prodigi, *la tua giustizia
                        nel paese dell'oblio?
Ma io a te, Signore, grido aiuto, * e al mattino giunge a te la mia preghiera.
Perché, Signore, mi respingi, * perché mi nascondi il tuo volto?
Sono infelice e morente dall'infanzia, * sono sfinito, oppresso dai tuoi
                   terrori.
Sopra di me è passata la tua ira, * i tuoi spaventi mi hanno annientato.
Mi circondano come acqua tutto il giorno, * tutti insieme mi avvolgono.
Hai allontanato da me amici e conoscenti, * mi sono compagne solo le
                        tenebre.
            Gloria al Padre ….

Preghiamo
La tua volontà, o Dio,
            è la salvezza di ogni uomo:
            per realizzarla hai mandato il tuo Figlio
            che si è fatto uomo come noi,
            che è vissuto tra noi,
            che è morto ed è risorto per noi.
Facci comprendere il mistero
            del tuo amore;
            donaci un cuore grande,
            capace di accogliere i tuoi desideri
            e di modellare su di essi le nostre scelte.
Aprici ad accogliere la tua Parola,
            a riconoscerla come luce per i nostri passi,
            come dono
            capace di dare senso e luce
            alla nostra vita. Amen.

IL DISCEPOLO TESTIMONIA L’ECCESSO CHE SALVA

Noi siamo cercatori di Dio     
            Nel cuore di ogni uomo c’è un desiderio mai spento e sempre ritornante di conoscere Dio.
C’è una situazione di inquietudine diffusa che non è possibile ignorare.
È una inquietudine che riconosciamo anche in noi stessi che si esprime nella domanda, presente nel nostro cuore: Dio chi sei per me? e io chi sono per te?
Questa domanda viene espressa con parole molto diverse e in molti modi.
Sappiamo anche che a volte viene soffocata, disturbata, fraintesa …
Tuttavia l’interrogativo sul mistero ultimo ci avvolge tutti.
            Chi cerca le ragioni della sua vita, in qualche modo cerca Dio.
Il desiderio di conoscere Dio c’è anche nel cuore di tante persone che, pur dicendo di non credere, tuttavia cercano il volto di Dio e c’è anche in chi ( come noi), pur credendo, avvertono il bisogno di conoscere meglio Colui nel quale si crede e di poter dare ragione ad altri della propria speranza.
            La conoscenza di Dio non è mai un dato acquisito completamente, mai un dato scontato …. quanto più lo si conosce, tanto più si sente il bisogno di conoscerlo.
Ogni uomo ha nel profondo del cuore il desiderio della felicità, della verità; il desiderio di Dio.
            La non credenza non è la facile avventura di un rifiuto di Dio
La non credenza seria è la sofferenza di una vita che lotta con Dio senza riuscire a credere in Lui.
Anche il credente (anche noi) è tante volte nella sua vita un non credente, perché, in tanti momenti si fatica a credere nel Signore; non lo si sente, non lo si capisce, anche se si sente il bisogno.
Il non credente pensoso, come il credente non negligente è un uomo che ricerca, che lotta con Dio, alla ricerca della verità: è un pellegrino nella notte.
Con Dio occorre lottare come Giacobbe al guado di Jabbok:
23Durante quella notte Giacobbe si alzò, prese le due mogli, le due schiave, i suoi undici bambini e passò il guado dello Jabbok. 24Li prese, fece loro passare il torrente e portò di là anche tutti i suoi averi. 25Giacobbe rimase solo e un uomo lottò con lui fino allo spuntare dell’aurora. 26Vedendo che non riusciva a vincerlo,
lo colpì all’articolazione del femore e l’articolazione del femore di Giacobbe si slogò, mentre continuava a lottare con lui. 27Quello disse: «Lasciami andare, perché è spuntata l’aurora». Giacobbe rispose: «Non ti lascerò, se non mi avrai benedetto!». 28Gli domandò: «Come ti chiami?». Rispose: «Giacobbe». 29Riprese: «Non ti chiamerai più Giacobbe, ma Israele, perché hai combattuto con Dio e con gli uomini e hai vinto!».

30Giacobbe allora gli chiese: «Svelami il tuo nome». Gli rispose: «Perché mi chiedi il nome?». E qui lo benedisse. 31Allora Giacobbe chiamò quel luogo Penuèl: «Davvero – disse – ho visto Dio faccia a faccia, eppure la mia vita è rimasta salva».
La mia religione è tutta qui: lottare con Dio (Miguel de Unamuno)
            Diceva il Card. Martini: Ho imparato che la lotta con Dio dura tutta la vita, perché Lui è sempre al di là: crediamo di averlo capito, ma Lui è Altro.  Ogni giorno dobbiamo affrontare la fatica della ricerca e ogni giorno dobbiamo ricominciare a credere.   
            Questa  è l’altissima dignità di ogni uomo credente o non credente che sia: quella  del cercare la verità, cercare Dio.
Il valore dell’uomo non sta nella verità che qualcuno possiede o presume di possedere,  ma nella sincera fatica compiuta per raggiungerla.
            E Platone nell’apologia di Socrate mette in bocca al suo maestro questa frase: Una vita senza ricerca non mette in conto di essere vissuta
La sola vera notte del mondo è quella di chi non si riconosce in ricerca.

Dio è un mistero insondabile.
            Nessuno può pretendere di conoscere Dio pienamente.
Dio  non può essere imprigionato nei nostri schemi, non dipende dalle nostre osservanze, non è legato ai nostri principi retributivi.
            O profondità della ricchezza, della sapienza e della scienza di Dio! Quanto sono imperscrutabili i suoi giudizi e inaccessibili le sue vie !  (Rom. 11, 33)   Occorre lasciare spazio alle sorprese di Dio!
Occorre ripartire da Dio, da questo mistero indicibile per riprendere in mano il significato totale della nostra esistenza.
Dio ascolta e accompagna  i nostri perché più veri, le nostre domande più profonde, quelle che nascono dai dolori più intimi e ci risponde con il suo silenzio e con l’infinita compassione del suo amore.
Dio ci sorprende sempre.
Dobbiamo non dare nulla per scontato nel nostro cammino di fede, non cullarci nella presunzione di sapere già ciò che è invece perennemente avvolto nel mistero.
            La fede esige un completo uscire da sé per andare verso l’Altro ….
Credere non è anzitutto accettare qualcosa, ma accettare Qualcuno, rinunciare ad abitare noi stessi in un geloso possesso, perché l’Altro ci abiti, consegnando a Lui totalmente la nostra esistenza ….
La fede ricerca il volto di Colui che vuole essere trovato, e, trovatolo, non cessa di cercarlo, perché la sua occultezza suscita il desiderio di trovarlo e la sua immensità quello di cercarlo ancora …
Infatti Dio rivelandosi si vela; comunicandosi si nasconde; parlando si mostra silenzio.  ( B. Forte)
Per comprendere qualcosa del mistero di Dio dobbiamo guardare a Gesù.

Gesù sceglie l’eccedenza dell’amore per dirci Dio
Nel mondo è presente un eccesso di male e un eccesso di bene.
            L’eccesso di male: oltre al male causato anche da noi dalla stupidità, dall’incuria, dalla inettitudine, dalla negligenza, dalla fragilità, dalla debolezza, c’è anche una pianificazione del male fatta con cinismo e crudeltà, per godere del male degli altri.
Sono tanti gli esempi allorché ci si esalta per lo schiacciamento dell’altro.
Qui tocchiamo con mano un eccesso di male.
E’ un eccesso che a volte riguarda i rapporti interpersonali, famigliari,  dove c’è un farsi soffrire a vicenda, un tormentarsi per il gusto di tormentarsi.
           Ma nel mondo c’è pure un eccesso di bene.
Si verifica nel momento in cui si supera la relazione di stretta giustizia e si dona in totale gratuità, secondo la parola di Gesù.
            Quando offri un pranzo o una cena, non invitare i tuoi amici, né i tuoi fratelli, né i tuoi parenti, né i ricchi vicini, perché a loro volta ti invitino anch’essi e tu abbia il contraccambio.
Al contrario quando fai un banchetto invita poveri, storpi, zoppi, ciechi.
Allora avrai motivo di rallegrarti perché questi non hanno la possibilità di ricambiarti l’invito. ( Lc. 14,12-14).
            Si verifica soprattutto quando si perdona.
Il perdono è tutto in perdita; è dare a chi non merita, a chi ci è ostile, anche oltrepassando il cosiddetto buon senso della gente, il senso comune della misura.
Questa eccedenza di bene c’è soprattutto in Gesù.
            Tutto il Vangelo racconta l’eccedenza di Gesù.
Quando dice: il Buon Pastore dà la sua vita per le pecore (Gv. 10,11); quando dichiara che deve andare a Gerusalemme dove dovrà soffrire molto, essere respinto ( Mt. 16,21),
Gesù sceglie l’eccedenza.
Gesù, come dice S. Paolo (Fil. 2,6-8) non ha considerato un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio, ma se ne è privato e ha assunto la condizione di servo.
È la stessa eccedenza che fa esclamare S. Paolo: mi ha amato e ha dato se stesso per me ( Gal. 2,20).
È l’eccedenza dell’Eucaristia, dove Gesù si dona a noi: il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo. ( Gv. 6,51)
Eccedenza di amore è tutta la vita di Gesù, ne costituisce il senso, è la regola della sua vita.
La vita di Gesù è caratterizzata, fin dall’inizio, come totale dedizione gratuita, dedizione senza riserve anche per colui che lo tradisce.

Gesù testimonia l’eccedenza dell’amore di Dio
            Gesù ci rivela che  Dio è un eccesso infinito di amore.
Dio non è una realtà monolitica, ferma, rigida di tre persone uguali e distinte, in tutto soddisfatte.
Dio è un fuoco divorante, è un dono senza limiti, per cui ogni persona divina si dona all’altra, spogliandosi in qualche modo di sé perché l’altra sia.
Dio è un mistero di uscita da sé, di dimenticanza di sé, di dedicazione all’altro.
            La morte di Gesù in croce non è un incidente di percorso, né un fatto storico causato da circostanze contingenti, ma affonda le sue radici nel mistero della Trinità.|
Dio vive in maniera da donare se stesso, fino all’estremo, fino al dono supremo, fino allo spogliamento completo per noi, fino alla morte in croce di Gesù  Questi pensieri, forse eccessivi, ci aiutano a intuire qualcosa del mistero intimo  di Dio.
            La dedizione di Dio così totale che si manifesta in maniera inequivocabile nella morte in croce di Gesù, viene riproposta, viene raccontata, manifestata  in ogni nostro gesto gratuito.
Nell’uscire da sé, nel vivere un amore non chiuso in sé, ma che si dona, noi ritroviamo noi stessi e troviamo Dio..
Noi siamo fatti per questo perché siamo fatti per Dio.
            Gesù morendo non ci ha liberati dalla necessità di morire, ma l’ha mantenuta, perché noi, senza questa necessità, non faremmo mai un atto completo di abbandono al Padre come ha fatto Gesù. 
La nostra morte è partecipazione all’unico atto di Gesù che si abbandona totalmente nella mani del Padre: Padre nelle tue mani consegno il mio spirito (Lc. 22,46) Il momento della morte ripropone nella storia qualcosa del mistero intimo di Dio.

Questa eccedenza è la regola del discepolo.       
            Siamo fatti per andare oltre, per donarci a qualcosa di più grande, per dedicarci gratuitamente a ciò che ci supera da ogni parte.
Non è possibile all’uomo stare a metà.
Chi si rinchiude in se stesso, lo fa a proprio danno.
Solo vivendo il di più troviamo noi stessi e Dio.
Tante obiezioni sull’esistenza di Dio nascono dal fatto  che non si è compiuto questo superamento di sé, di conseguenza non si è capaci di conoscere qualcosa di Dio.
Se il vero Dio non è qualcosa che rimane in se stesso, contento di sé, ma quello che si dona, che va oltre, che gratuitamente e liberamente si sacrifica fino alla morte di croce, solo entrando in questa dinamica comincio a capire qualcosa di Lui.
Dio lo si può cogliere sintonizzandosi sul dono di sé al di là del dovuto, nel gratuito, nell’eccesso.

Qualche spunto per pregare. 
Possiamo seguire alcune linee.
        * Innanzitutto la linea dell’ammirazione per Gesù che ha immensamente amato, dimenticando se stesso.  Ammirazione anche per tante persone sante che sentiamo vicine, amiche che sono stati esempi meravigliosi di gratuità, di “oltre” vissuto senza riserve.
            * La linea della gratitudine a Dio perché si è rivelato a noi così, come amore sovrabbondante e in purissima gratuità possiamo dire grazie a Dio per averci dato la Scrittura; grazie per l’Eucaristia memoriale continuo di gratuità, di sconfinata dedizione. È bello e arricchisce lo spirito il manifestare riconoscenza per tutto ciò che Dio ci dona, soprattutto per il dono prezioso della sua Parola e della sua vita..
            * La linea  del cogliere anche qualcosa delle nostre resistenze alla conoscenza di Dio.
            * Da ultimo la linea delle attrazioni, cioè dove mi sento spinto a fare un salto di qualità?  A dare a Dio gratuitamente qualche cosa? A impegnare me stesso in qualche maniera senza riserve?
E’ importante mettere a fuoco qualche frutto di questi esercizi.
Soprattutto l’impegno a non lasciar cadere queste riflessioni, ma impegnarci a riprenderle

 Una piccola conclusione
            Il mistero trinitario è infintamente trascendente, è oltre noi, ma nello stesso tempo infinitamente prossimo; è un Amore nel quale viviamo ed esistiamo (At. 17,28); un amore che ci circonda, ci avvolge, ci abbraccia.
In tale mistero è immersa e trova vita la storia degli uomini, la nostra storia, la vita quotidiana di ciascuno di noi.

Preghiera finale
Gesù, mostraci il Padre!
Rivelaci il Padre
            e fa’ che contemplando Te, guardando Te,,
            noi possiamo comprendere chi è il vero Dio,
            il desiderio unico ed ultimo della nostra vita.
O Dio, che riempi la nostra esistenza,
            fa’ che ci saziamo della conoscenza di Te,
            della conoscenza di Gesù;
            e tu, o Maria, donaci parte della tua conoscenza di Gesù
            che hai abbracciato e tenuto in grembo;
            concedici di sentire quello che tu hai sentito
            della conoscenza del Padre a cui aspirano tutti gli uomini,
            a cui anela tutta l’umanità
Donaci, Gesù,
            di metterci davvero alla tua scuola,
            di imparare a conoscere Dio,
            di imparare a conoscere chi siamo noi,
            come dobbiamo vivere
            e come dobbiamo amarci,
            come dobbiamo impostare la nostra esistenza
            e come dobbiamo fare le nostre scelte
                        (C.M.Martini)

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