Il discepolo sta con Gesù - Esercizi spirituali 2018

Esercizi spirituali
Esercizi spirituali 2018
“VIA COSÌ”

Andate: ecco, io vi mando...

La Parola di Dio è qualcosa che ci supera da ogni parte,
che ci avvolge e che quindi ci sfugge, se tentiamo di afferrarla.

Noi siamo nella Parola di Dio, essa ci spiega e ci fa esistere.
È stata la Parola per prima a rompere il silenzio,
a dire il nostro nome, a dare un progetto alla nostra vita.
È in questa Parola che il nascere e il morire,
l’amare e il donarsi, il lavoro e la società
hanno un senso ultimo e una speranza.
Il contatto vivo con la Parola di Dio che ci oltrepassa
e ci attrae con sé verso un’immagine sempre più viva
e più pura di vita umana,
produce certamente un benefico rinnovamento
dei nostri modi di pensare, di parlare,
di comunicare tra di noi.
La Parola di Dio ci assicura il contatto vivo e immediato con Cristo stesso,
Parola vivente del Padre, fonte di comunione.

Essa ci dice che l’amore del Padre ha raggiunto in Cristo
le varie situazioni umane, le ha rese vere …
E noi, mentre incontriamo questa Parola, incontriamo noi stessi,
il nostro passato, il nostro futuro, i nostri fratelli,
impariamo a costruire una comunità ….
( Carlo Maria Martini)

2° giorno, giovedì 11 ottobre

Il discepolo sta con Gesù

 

Preghiamo con il salmo 15 di compieta
Proteggimi, o Dio: * in Te mi rifugio
Ho detto a Dio: "Sei tu il mio Signore, * senza di te non ho alcun bene".
Per i santi, che sono sulla terra, uomini nobili, *
è tutto il mio amore.
Si affrettino altri a costruire idoli: +
io non spanderò le loro libazioni di sangue, *
né pronunzierò con le mie labbra i loro nomi.
Il Signore è mia parte di eredità e mio calice: *
nelle tue mani è la mia vita.
Per me la sorte è caduta su luoghi deliziosi, *
la mia eredità è magnifica.
            Benedico il Signore che mi ha dato consiglio; *
            anche di notte il mio cuore mi istruisce.
Io pongo sempre innanzi a me il Signore, *
sta alla mia destra, non posso vacillare.
                Di questo gioisce il mio cuore, + esulta la mia anima; *
            anche il mio corpo riposa al sicuro,
perché non abbandonerai la mia vita nel sepolcro, *
né lascerai che il tuo santo veda la corruzione.
            Mi indicherai il sentiero della vita, +
            gioia piena nella tua presenza, *
            dolcezza senza fine alla tua destra.     
Gloria al Padre ….

Preghiamo
Signore, tu sai che io non so pregare.
Tu solo, Signore, sai pregare.
Tu hai pregato sulla montagna, nella notte. 
Tu hai pregato nelle pianure della Palestina.
Tu hai pregato nel giardino della tua agonia. 
Tu hai pregato sulla Croce.
Tu solo, Signore, sei il Maestro della preghiera.
E tu hai dato a ciascuno di noi, come maestro personale, lo Spirito Santo.
Ebbene, soltanto nella fiducia in te,
            Signore, Maestro di preghiera,
            adoratore del Padre in spirito e verità,
            soltanto con la fiducia nello Spirito che vive in noi, 
            possiamo cercare di dire qualcosa,
            di esortarci a vicenda,
            per scambiarci qualche tuo dono,
            rispetto a questa meravigliosa realtà.
La preghiera è la possibilità che noi abbiamo di parlare con te,
            Signore Gesù, nostro salvatore,
            di parlare con il Padre tuo e con lo Spirito,
            e di parlarne con semplicità e verità.
Madre nostra Maria, maestra nella preghiera,
            aiutaci, illuminaci, guidaci in questo cammino
            che anche tu hai percorso prima di noi,
            conoscendo Dio Padre e la sua volontà  ( C. M. Martini)

IL DISCEPOLO STA CON GESU’
Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone;
ma vi ho chiamato amici,
perché tutto ciò  che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi
(Giovanni, 15,15)
Il discepolo cerca di conoscere Gesù per conoscere Dio
            Noi cristiani siamo convinti che il luogo a cui dobbiamo guardare per conoscere Dio è Gesù di Nazareth, è conoscere la sua storia come è raccontata dai Vangeli, è stare con lui.
            La umanità di Gesù, cioè il suo modo di parlare, di vivere, di scegliere, di relazionarsi, soprattutto di pregare sono il luogo dove Dio si manifesta
            Non è vero che abbiamo tutti la stessa idea di Dio, ognuno lo immagina in modo diverso.
Dobbiamo immaginarci Dio, guardando alla vita, alla storia di Gesù.
            Gesù ha vissuto l’esperienza dell’umano dal di dentro: ha narrato, spiegato, reso visibile Dio nella spazio dell’umano.
Ha dato sensi umani a Dio, consentendo a Dio di fare esperienza del mondo e dell’alterità umana e al mondo e all’uomo di fare esperienza dell’alterità di Dio.
Il linguaggio di Gesù, la parola, i gesti, le emozioni, gli abbracci, gli sguardi, le parole intrise di tenerezza, le invettive, i rimproveri ai discepoli, la stanchezza e la forza, la debolezza e il pianto, i silenzi, le sue relazioni, i suoi incontri ….sono bagliori dell’umanità di Gesù che i Vangeli ci fanno intravvedere e sono riflessi luminosi che ci consentono di contemplare qualcosa di Dio.
È la pratica di umanità di Gesù che narra Dio e apre all’uomo una via per andare verso Dio. Dio nessuno l’ha mai visto, il Figlio unigenito che è nel seno del Padre, è Lui che lo ha rivelato. ( Gv. 1,18).
            Per questo motivo il cristianesimo esige che Gesù sia conosciuto attraverso la sua vita narrata nei Vangeli. Solo attraverso questa conoscenza potremo anche noi credere in lui fino ad amarlo, fino a confessarlo “Signore” e così giungere alla conoscenza del Dio vivo e vero.
Il Vangelo va conosciuto va letto e riletto.
            È un grave rischio per i cristiani deificare Gesù prima di conoscerne la concreta esistenza umana. Se non si conosce l’umanità di Gesù, attraverso i Vangeli, si finisce per credere in Lui come a una realtà da noi immaginata e costruita.
Gesù ha vissuto la sua esistenza terrena quale uomo povero  e fragile, come uomo pienamente uomo; un uomo capace di fare della sua vita un capolavoro d’amore.
Siamo chiamati, oggi, a declinare la fede come cammino di umanizzazione. 
Attraverso l’umanità di Gesù raccogliamo anche una bellissima fotografia dell’uomo, un progetto di uomo, un progetto di umanità.
E siamo chiamati  a raccontare Dio attraverso una pratica di umanità improntata all’umanità di Gesù.

Il discepolo sta con Gesù.
            Noi siamo dei cercatori di Dio: “O Signore, ci hai creati per te, e il nostro cuore è inquieto finché non riposa in te!” (S. Agostino.)
L’uomo è fatto per Dio; solo nello stare con Lui viene vinta quella solitudine abissale che ci accompagna.
Leggiamo il Vangelo di Marco 3,13-19:  13Salì poi sul monte, chiamò a sé quelli che voleva ed essi andarono da lui.
14Ne costituì Dodici – che chiamò apostoli –, perché stessero con lui e per mandarli a predicare 15con il potere di scacciare i demòni.
16Costituì dunque i Dodici: Simone, al quale impose il nome di Pietro, 17poi Giacomo, figlio di Zebedeo, e Giovanni fratello di Giacomo, ai quali diede il nome di Boanèrghes, cioè «figli del tuono»; 18e Andrea, Filippo, Bartolomeo, Matteo, Tommaso, Giacomo, figlio di Alfeo, Taddeo, Simone il Cananeo 19e Giuda Iscariota,
il quale poi lo tradì.

            Gesù sale sul monte.
Il monte è il luogo dell’intimità con il Signore, dell’Alleanza con Dio.
Il monte richiama il Sinai, dove Dio ha parlato all’uomo; ma anche il monte Moria dove Abramo ha offerto il figlio Isacco
Gesù sale anche Lui sul monte e chiama a sé quelli che ama, quelli che ha nel suo cuore e questi vengono da Lui.
        Gesù chiama e questi escono dall’anonimato, dalla folla, si decidono per Gesù e vanno presso di Lui, lo seguono
        Gesù li costruisce in comunità. Li chiama a fare comunità con Lui, a a vivere insieme a Lui,  come Lui. Sono il nuovo popolo di Dio, sono il segno che il Regno di Dio è arrivato. Devono continuare a rendere presente Gesù, quello che Lui ha detto e ha fatto nella storia.
        Il discepolo è colui che ascolta e crede e, nonostante le esitazioni e le paure che rimangono, esce dalla folla, entra a far parte della comunità di Gesù, sta con Lui e lo segue.
Il cristianesimo è una compagnia reale con Gesù.
        Il discepolo sta con Gesù con gli orecchi per ascoltare la sua Parola, e poi con gli occhi per vedere il suo volto. Questo desiderio di vederlo, incontrarlo, contemplarlo è la fede, che apre il nostro cuore a lui.
Essa si concretizza nella lettura della Parola e nella preghiera
            Inoltre il discepolo sta con Gesù con i piedi per seguirlo nella sua stessa via.  Questo desiderio di camminare come Lui ha camminato  è la speranza, che muove la nostra vita ad essere conforme alla sua.
Chi dice di rimanere in Lui, deve anch’egli comportarsi come Lui si è comportato  (1 Gv, 2,6).  Essa ci fa preferire ciò che Lui ha preferito e scelto, per stargli più vicino e somigliargli più perfettamente.
Questa speranza amorosa libera il nostro cuore da ogni attaccamento al male, e ci spinge ad amare per amor suo la povertà e l’umiltà.
        Infine il discepolo sta con Gesù con le mani, per toccarlo e avere comunione piena con Lui. Questo desiderio di toccarlo è la carità, che ci identifica a Lui e trasforma la nostra vita nella sua, facendoci amare e operare come Lui ha amato e operato.
E’ Gesù stesso che ci guarisce orecchio, occhio, piede, mano per poter essere con Lui.
            Essere con Gesù più che un punto di arrivo, è un costante punto di partenza per una sequela sempre più stretta.
Dice S. Paolo: Non che io abbia già conquistato il premio o sia oramai arrivato alla perfezione; solo mi sforzo di correre per conquistarlo, perché anch’io sono stato conquistato da Gesù Cristo  ( fil. 3,12)
Essere con Gesù significa essere stati conquistati, innamorati e nello stesso tempo essere mandati agli  estremi confini della terra.
Andare verso tutti, nessuno escluso e stare con Gesù sembrano due cose contradditorie, ma solo in apparenza.
Più uno si stringe al Signore e più la sua azione giunge lontano.
Chi aderisce totalmente a Gesù, ha già raggiunto tutti i fratelli. S. Teresina del Gesù Bambino, monaca di clausura è la patrona delle missioni.

Gesù insegna a pregare
            Gesù si trovava in un luogo a pregare; quando ebbe finito, uno dei suoi discepoli gli disse: Signore insegnaci a pregare … Quando pregate dite: Padre…( Lc. 11,1-2)
Il discepolo che sta con Gesù, impara a pregare come Lui.
L’esempio di Gesù che prega, fa nascere nei discepoli il desiderio e la domanda della preghiera.
Quello della preghiera  è uno degli atteggiamenti della personalità di Gesù messo in risalto dall’evangelista Luca con particolare predilezione.
I momenti cruciali della vita di Gesù (il momento della battesimo, la chiamata dei 12, il Getsemani, la Croce) .sono commentati dalla preghiera al Padre.
            La preghiera di Gesù esprime innanzitutto la consapevolezza di essere unito al Padre. È la comunione con il Padre che affiora alla coscienza di Gesù e si traduce in colloquio.
            Ma c’è una seconda ragione per cui Gesù pregava: la sua preghiera esprime anche una attenzione al piano di Dio e alla Parola di Dio per capire la propria vicenda e le proprie scelte.
Il Vangelo ci fa capire che Gesù non si è mai abituato a certe scelte.
La logica di Dio è sempre nuova, minacciata, fragile.
Nella preghiera Gesù matura la propria scelta, la rinnova, la colloca nel piano di Dio, ritrova il coraggio di continuare.
            C’è poi un terzo aspetto: la preghiera di Gesù esprime la solitudine di Gesù. Una solitudine che nasce dalla ricchezza non dalla povertà.
Gesù si ritira a pregare da solo, perché parlare con gli. uomini, morire per i fratelli non gli bastava; avvertiva una solitudine che soltanto il Padre poteva colmare. .
La preghiera esprime la solitudine del credente che si sente straniero in questo mondo, insoddisfatto del presente e proteso al futuro.
Così deve essere la nostra preghiera.
E’ importante guardare a come Gesù pregava, per imparare a pregare.
La nostra preghiera si inserisce in quella di Gesù.
            L’inizio della nostra preghiera è la preghiera di Gesù
Noi possiamo pregare perché lui prega: ogni nostra preghiera è inserita nella sua. Come potremmo dire «Padre», se non in lui?
È una verità consolante.
Pur se avessimo abbandonato un poco la preghiera, se l'avessimo trascurata, non occorre mai ricominciare da zero, dal momento che Gesù prega sempre e dunque sempre possiamo inserirci nella sua preghiera.
La nostra preghiera è sostenuta dalla preghiera di Gesù
            Noi preghiamo non solo perché Gesù ha pregato o come lui ha pregato, ma preghiamo in lui: Gesù sostiene, conforta e pervade la nostra preghiera.
La preghiera domanda tempo, spazio, soprattutto silenzio
        Un silenzio vero, un silenzio capace di ascoltare, un silenzio dentro di noi, per ritrovare l’eco della voce di Dio.
Ci diceva il Card. Martini: Ciascuno di noi è esteriormente aggredito da orde di parole, di suoni, di clamori, che assordano il nostro giorno e perfino la nostra notte; ciascuno è interiormente insidiato dal multiloquio mondano che con mille futilità ci distrae e ci disperde.
            In questo chiasso, l’uomo vero che è in noi deve lottare per assicurare al cielo della sua anima quel prodigio di “un silenzio per circa mezz’ora” di cui parla l’Apocalisse(8,1); che sia silenzio vero, colmo della Presenza, risonante della Parola, teso all’ascolto, aperto alla comunione.
E’ necessario cogliere l’uomo come aperto al mistero, paradossale promontorio sporgente sull’Assoluto, essere eccentrico e insoddisfatto, che soltanto in una incondizionata dedizione all’imprevedibile piano di Dio trova le condizioni per realizzare la propria autenticità.
Ma questo “di più” evangelico, questa tensione e vocazione dell’uomo a qualcosa che lo trascende, non richiedono forse, per essere capite e accolte, uno spazio di silenzio, un’attitudine contemplativa?
Il silenzio è quella condizione mediante la quale io riesco ad ascoltare davvero me stesso, o ad ascoltare davvero un altro, senza sovrapporre le mie parole o miei pensieri… …
Ma ancor più comincio a capire il silenzio, quando cerco di ascoltare davvero Dio.
La preghiera è, in qualche modo, l’essere stesso dell’uomo che si pone in trasparenza alla luce di Dio e si riconosce per quello che è… e nello stesso tempo, riconosce la grandezza di Dio, il suo amore, il suo progetto…..
Prima che parola, la preghiera è un modo di essere, un modo di stare nella vita e di fronte al mistero di Dio…
Per pregare è necessario avere nel cuore il desiderio di imparare a pregare

Nel silenzio in colloquio con Gesù.
· Dopo aver ascoltato questa Parola, io che cosa sento di dire al Signore?
· Quale messaggio questa sera desidero raccogliere?
· Proviamo a rileggere queste pagine con una matita in mano, sottolineando quello che sentiamo più importante, più necessario per noi, da ricordare, da mettere nel nostro cuore e nella nostra vita
· Che cosa vuol dire per me stare con Gesù con le mie orecchie, i miei piedi, le mie mani?
· Come è la mia preghiera?
· Che cosa posso fare concretamente?
· Che cosa mi aspetto da questi esercizi spirituali?

Preghiera
Mio Dio,
            ti prego di risvegliare in me il desiderio di Te,
            che sta in me
            ed è veramente il più grande desiderio della mia vita.
Talora me ne dimentico,
            e tuttavia so
            che è l’unico  motore della mia esistenza.
Ciò che compio, che penso, che esprimo,
            scaturisce nella sua profondità dal desiderio di Te.

Ti chiedo di far emergere il bisogno di Te,
            di lasciarlo sgorgare come acqua zampillante,
            per vivere con Te.
Te lo chiedo per l’intercessione della Madre di Gesù,
            perché possa sperimentare quanto di più vero
            e più bello ho nel mio cuore.
                        (C. M. Martini)

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