Il discepolo è mandato da Gesù - Esercizi spirituali 2018

Esercizi spirituali
Esercizi spirituali 2018
“VIA COSÌ”

Andate: ecco, io vi mando...

Il Vangelo invita prima di tutto a rispondere al Dio
che ci ama e che ci salva, riconoscendolo negli altri
e uscendo da sé stessi per cercare il bene di tutti …
Un cuore missionario si fa debole con i deboli…
tutto a  tutti. ( 1 Cor, 9,22)
Mai si chiude, mai si ripiega sulle proprie sicurezze,
mai opta per la rigidità autodifensiva.
Sa che egli stesso deve crescere nella comprensione del Vangelo
e nel discernimento dei sentieri dello Spirito,
e allora non rinuncia al bene possibile,
benché corra il rischio di sporcarsi con il fango dello strada…..
Oggi e sempre i poveri sono i destinatari privilegiati del Vangelo,
e l’evangelizzazione rivolta gratuitamente ad essi
è segno del Regno che Gesù è venuto a portare.
Occorre affermare senza giri di parole
che esiste un vincolo inseparabile
tra la nostra fede e i poveri.
Non lasciamoli soli.
( Papa Francesco)

1° giorno, mercoledì 10 ottobre

Il discepolo è mandato da Gesù

Preghiamo con i salmi di compieta
        Salmo 30, 2-6

In te, Signore, mi sono rifugiato, + mai sarò deluso; *
per la tua giustizia salvami.
Porgi a me l'orecchio, * vieni presto a liberarmi.
Sii per me la rupe che mi accoglie, * la cinta di riparo che mi salva.
Tu sei la mia roccia e il mio baluardo, * per il tuo nome dirigi i miei passi.
Scioglimi dal laccio che mi hanno teso, * perché sei tu la mia difesa.
           Mi affido alle tue mani; * tu mi riscatti, Signore, Dio fedele.
Gloria al Padre ..

           Salmo 129
Dal profondo a te grido, o Signore; * Signore, ascolta la mia voce.
Siano i tuoi orecchi attenti * alla voce della mia preghiera.
Se consideri le colpe, Signore, * Signore, chi potrà sussistere?
Ma presso di te è il perdono, * perciò avremo il tuo timore.
Io spero nel Signore, * l'anima mia spera nella sua parola.
L'anima mia attende il Signore * più che le sentinelle l'aurora.
Israele attenda il Signore, * perché presso il Signore è la misericordia,
grande è presso di lui la redenzione;* egli redimerà Israele da tutte le sue colpe.
Gloria al Padre

Preghiamo
Spirito santo, luce di Gesù, Tu puoi donarmi un cuore nuovo,
sempre giovane e lieto, contento di essere cristiano
Spirito Santo, forza di Gesù, Tu puoi donarmi un cuore puro
capace di entusiasmarsi per il bene e di lottare contro il male

Spirito Santo, amore di Gesù,
Tu puoi donarmi un cuore grande, aperto alla sua Parola,
pronto ad accogliere tutti e ad amarli con il cuore di Dio

Vieni Spirito Santo
e rendimi come Gesù, “mite e umile di cuore”.   Amen.

IL DISCEPOLO E’ MANDATO DA GESU’

Fare gli esercizi spirituali
Gli esercizi spirituali sono un tempo gratuito dato a Dio solo per amore di Lui soltanto….
Fare gli esercizi è fare come Gesù che saliva solitario sulle cime dei monti per cercare qualche spazio di silenzio e di solitudine immune da ogni frastuono alienante , ove sia possibile tendere l’orecchio e percepire qualcosa della festa eterna, della voce del Padre.        (Card. C. M. Martini)

Gli esercizi spirituali partono dalla persuasione che lo Spirito Santo è all’opera, agisce in noi per farci cercare e trovare la volontà di Dio in ogni momento della nostra vita.
Dobbiamo vivere nella convinzione che lo Spirito Santo c’è, anche oggi, come al tempo di Gesù e degli Apostoli. C’è e sta operando, arriva prima di noi, lavora più di noi e meglio di noi; a noi non tocca né seminarlo, né risvegliarlo, ma anzitutto riconoscerlo, accoglierlo, assecondarlo, fargli strada, andargli dietro.  (Card. Martini)
Gli esercizi spirituali consistono nel metterci in ascolto dello Spirito Santo, nel capire dove ci vuole portare  perché noi siamo chiamati a diventare una cosa sola con Gesù,  a vivere come  Lui, a dimorare in Lui.

Per favorire e per accogliere in noi l’azione dello Spirito occorre il silenzio, la preghiera prolungata, l’ascolto della Sacra Scrittura.
E’ quello che cercheremo di fare in queste sere.
Ci lasceremo guidare dalla Parola di Dio; cercheremo di percorrere i tre gradini della Lectio divina: la lettura, la meditazione e riflessione; la preghiera o contemplazione
* La lettura è il primo gradino della lectio divina: stimola la nostra attenzione alle parole scritte per cogliere ciò che ci viene detto nel brano.
Ci faremo la domanda che cosa dice il brano che abbiamo letto?
* La meditazione è il secondo gradino e consiste nel domandarci: che cosa questo brano dice a me?
* La contemplazione o preghiera è il terzo momento: lo faremo in silenzio alla presenza del Signore. Cercheremo di rispondere alla domanda: io che cosa dico al Signore, che risposta do?

La cosa straordinaria del nostro dialogo con Dio è che, se all’inizio sembriamo noi ad incominciare a parlare a Dio, ad un certo punto ci troviamo a parlare con Dio, ed infine scopriamo che pregare è ascoltare Dio… ( C. M. Martini)

“Andate, ecco io vi mando”
Nel cammino di queste sere ci faremo guidare dal brano del Vangelo di Luca 10,1-11.16-20. Gesù manda i 72 discepoli in missione ad annunciare a tutti: è vicino  a voi il Regno di Dio”
S. Luca colloca il brano dell’invio in missione in un contesto preciso, quello della sequela.
Gesù è sulla strada, sta camminando verso Gerusalemme ( ( Lc.9,57) è la città della Cena, della Croce, della Risurrezione.
S. Luca in tre piccole scene espone le condizioni richieste per seguire Gesù.
I tre episodi sono spogliati da ogni riferimento a situazioni reali, concrete, per cui diventano tre esempi che valgono per ogni discepolo, quindi anche per noi.

Essere discepoli: seguire Gesù
Leggiamo Luca 9,57-62: 57Mentre camminavano per la strada, un tale gli disse: «Ti seguirò dovunque tu vada». 58E Gesù gli rispose: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo».
59A un altro disse: «Seguimi». E costui rispose: «Signore, permettimi di andare prima a seppellire mio padre». 60Gli replicò: «Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu invece va’ e annuncia il regno di Dio».
61Un altro disse: «Ti seguirò, Signore; prima però lascia che io mi congedi da quelli di casa mia». 62Ma Gesù gli rispose: «Nessuno che mette mano all’aratro e poi si volge indietro è adatto per il regno di Dio».

Gesù è decisamente incamminato sulla via che lo porta alla Croce(9,51) .
Essere discepoli di Gesù vuol dire seguirlo sulla strada che lui percorre.
Chi fa la scelta di seguirlo non deve farsi illusioni e deve ben ponderare il rischio che corre.
           Gesù non ha dove posare il capo, non perché gli manchi una casa.
Gli resta sempre quella di Nazareth, quella dei suoi amici, quella di Pietro, Marta, Maria …
La vera povertà è l’insicurezza, la situazione precaria, in cui spesso ci si trova, senza alleanze, senza sostegni …
Il rifiuto è spesso il destino della verità del discepolo.
Il discepolo che si mette al seguito da Gesù sa che l’annuncio del Regno viene prima di tutto e di tutti.
Soprattutto non tollera ritardi, né ripensamenti di nessun genere.
Lascia che i morti seppelliscano i loro morti, tu va e annuncia …(9,60)
Nessun che ha messo mano all’aratro e poi si volge indietro, è adatto per il Regno di Dio.(9,62)
Se il contadino vuole arare diritto, non può permettersi di voltarsi indietro.
La sequela di Gesù non sopporta rinvii, né distrazioni, né nostalgie, né uscite di sicurezza.

Il discepolo è mandato da Gesù
L’invio in missione dei 72 discepoli.
1Dopo questi fatti il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi.
2Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! 3Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; 4non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada. 5In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. 6Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. 7Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all’altra.
8Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, 9guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”. 10Ma quando entrerete in una città e non vi accoglieranno, uscite sulle sue piazze e dite: 11“Anche la polvere della vostra città, che si è attaccata ai nostri piedi, noi la scuotiamo contro di voi; sappiate però che il regno di Dio è vicino”.
16Chi ascolta voi ascolta me, chi disprezza voi disprezza me. E chi disprezza me disprezza colui che mi ha mandato».
17I settantadue tornarono pieni di gioia, dicendo: «Signore, anche i demoni si sottomettono a noi nel tuo nome». 18Egli disse loro: «Vedevo Satana cadere dal cielo come una folgore. 19Ecco, io vi ho dato il potere di camminare sopra serpenti e scorpioni e sopra tutta la potenza del nemico: nulla potrà danneggiarvi. 20Non rallegratevi però perché i demoni si sottomettono a voi; rallegratevi piuttosto perché i vostri nomi sono scritti nei cieli».

Questa Parola di Gesù ci dice che il discepolo che ha deciso di seguire Gesù è inviato in missione. La missione non è riservata ai 12, ma è di tutti i discepoli, di tutta la Chiesa.
La missione si identifica con la vocazione cristiana.
Infatti S. Luca racconta l’invio dei discepoli subito dopo aver richiamato, con estrema decisione, le esigenze radicali della chiamata alla sequela di Gesù.
Ogni discepolo è chiamato da Gesù e inviato.
Il compito di annunciare il Regno deve estendersi a tutta la terra.
Il numero 72 richiama la tradizione giudaica che riteneva che le nazioni della terra fossero 72.
Gesù, dice S. Luca, li mandò a due a due innanzi a sé, in ogni città e luogo dove stava per recarsi (10,1).
Sono in due perché si aiutino a vicenda, perché la loro testimonianza sia valida, ma soprattutto perché devono testimoniare tra loro l’amore che proclamano agli altri.
Infatti se due stanno insieme, è perché c’è anche un terzo che li accompagna sempre: dove sono due o tre riuniti nel mio nome, sono in mezzo a loro” (Mt. 18,20).
Due inoltre è principio di molti, germe della comunità.
La missione non è una iniziativa privata. I discepoli che hanno imparato a stare con Gesù, sanno stare anche tra di loro nel suo nome, insegnando agli altri a fare altrettanto.
La missione suppone l’invio di Gesù e di questo il discepolo deve essere fortemente consapevole.  Ha ricevuto un incarico, lo deve portare a compimento con fedeltà, nei termini stabiliti.
Il suo compito consiste nel precedere Gesù, preparargli la strada, (dinnanzi a sé), e annunciare che il Regno è vicino.
Non sono i popoli che devono incamminarsi, ma i discepoli che devono correre verso i popoli. Il cristiano non deve accontentarsi di parlare del Regno di Dio, del Vangelo soltanto se cercato e interrogato: ma deve prendere l’iniziativa e parlarne per primo.  Si deve preoccupare di suscitare il problema, andare, non si accontenta di dare la risposta.

Che cosa  esige Gesù dal discepolo mandato?
1)  Anzitutto la consapevolezza dell’urgenza e della vastità del compito: la messe è molta, ma gli operai soni pochi” (10,2). Da questa consapevolezza sgorga la necessità della preghiera: Pregate dunque il padrone della messe perché mandi operai per la sua messe,  (10,2). Non c’è tempo da perdere per un parlare inutile.
2) Il secondo atteggiamento è la povertà: Non portate né borsa, né bisaccia, né sandali ( 10,4). Il discepolo non deve lasciarsi appesantire da troppi bagagli e da troppe esigenze. Si tratta di una libertà indispensabile perché la purezza del Vangelo sia salvata.
È un modo di vivere che rende credibile il Vangelo: mostra davanti a tutti che il discepolo ha fiducia nel Padre.
3) Infine il terzo atteggiamento è la consapevolezza e l’accettazione di una situazione di sproporzione: Vi mando come pecore in mezzo ai lupi (10.3). Lo scontro con la logica del mondo non è ad armi pari.
Il discepolo deve aver fede nella Parola che annuncia, anche se questa sembra inadeguata. Il discepolo deve sottrarsi alla tentazione di servirsi della potenza mondana per cercare di rendere più efficace la Parola che annuncia. Una ricerca di mezzi appartenenti alla logica del mondo tradisce una profonda mancanza di fede nella Parola che si annuncia.
Ed è proprio questa mancanza di fede che impedisce, troppe volte, alla Parola di manifestare la forza di Dio. Dio, con dice S. Paolo ( 2 Cor. 12,7-10) agisce nella debolezza, non nella forza degli uomini.
Nei versetti finali si parla del ritorno dei 72 dalla missione
Di tutte le esperienze fatte, i discepoli, al ritorno, sottolineano la vittoria su Satana: Anche i demoni si sottomettono a noi (10,17).
La risposta di Gesù ai discepoli è precisa (10,20): Non rallegratevi perché i demoni si sottomettono a voi; rallegratevi piuttosto che i vostri nomi sono scritti nei cieli. Non è un rimprovero, ma piuttosto una spiegazione.
Queste vittorie su Satana sono il segno di una vittoria generale definitiva, già avvenuta: Io vedevo Satana cadere dal cielo come folgore ( 10,18). Sono parole di speranza.
Ma il discepolo deve ricordare sempre che il motivo più profondo della gioia, non è la vittoria su Satana, ma l’amore di Dio che ci accompagna sempre: Rallegratevi che i i vostri nomi sono scritti nei cieli ( 10,20)

Il discepolo è testimone di Gesù
Il discepolo è chiamato a testimoniare il Vangelo di Gesù.
Cosa significa annunciare il Vangelo, la venuta del Regno?
In negativo significa salvare dal male, tirar fuori dal non senso della vita, dalla frustrazione, dalla noia, dal disgusto, dall’incapacità di amare, dalla paura del dolore e della morte. È dare risposta all’invocazione più profonda di ogni coscienza umana.
In positivo significa comunicare la bella notizia che Dio ci è Padre, che siamo figli, la buona notizia del Regno che viene in Gesù e che si realizza gradualmente nella nostra adesione a Lui.
Annunciare, comunicare non è soltanto ripetere a parole la buona notizia del Vangelo, ma trasmettere vita, educare ad esprimere i valori che ogni persona umana ha in sé, grazie alla chiamata di Dio, collaborare con lo Spirito di Gesù risorto che attrae ogni uomo per farne una cosa sola in Gesù con il Padre.
Annunciare il Vangelo è un chinarsi verso terra, non ascendere al cielo.
È un diventare più umani non più divini, più uomini non più angeli.
Scoprirsi, col passare degli anni, sempre più appassionati di tutto ciò che è vivo, delle parole e delle opere degli uomini, e delle donne, apprezzare la bellezza ordinaria delle cose di tutti. La vita spirituale ci fa benedire la vita, girare per le strada riconoscenti, accoglienti.
Brutto e pessimo segno è lodare il cielo e maledire la terra, lodare Dio e condannare gli uomini, sentirsi circondati ad un oceano di male dove la sola cosa buona siamo noi.
Il cammino spirituale, l’annuncio del Vangelo è un passare dalle molte parole che spesso si dicono su Dio,  aumentando, invece, le buone parole sulla vita e sugli uomini. Il segno che la vita spirituale, che il Vangelo sta fiorendo e portando frutti è diventare più capaci di umanità
Allora è chiaro che, per poter comunicare il Vangelo così, occorre aver assimilato nel cuore la realtà del Vangelo, la sua ricchezza, la sua gioia, la pienezza di orizzonti che apre; occorre avere dentro il senso della vita che il Vangelo ci fa scoprire.
Allora la prima radice di una comunità missionaria, di un discepolo testimone è di essere pieni della gioia del Vangelo.
Chi ha incontrato questa gioia desidera parteciparla ad altri i quali, a loro volta, la diffonderanno.
Testimoniare il Vangelo significa essere noi stessi Vangelo, Vangelo dell’amore di Gesù, della paternità di Dio, dell’amore verso i fratelli
Il Vangelo si diffonde per contagio.
Quando uno scopre che Gesù è la verità, la speranza, il senso della sua vita, non si accontenta di aderire profondamente a Lui, ma sente l’obbligo urgente di comunicare a tutti gli altri la propria scoperta.
Se abbiamo  conosciuto Gesù e il suo immenso amore per la cura che ha della nostra vita, cercheremo di vivere il discorso della montagna, lo spirito delle Beatitudini, il perdono, la gratuità e la gente attorno a noi prima o poi si chiederà: come mai vivono così?
Se abbiamo capito davvero che Gesù non è un uomo qualsiasi, ma colui che conosce la verità piena dell’uomo, la mia verità e quella di ciascuno, non possiamo restare indifferenti dinanzi a tanti nostri fratelli che vivono, lavorano, soffrono, muoiono senza conoscere e incontrare Gesù.
Ci sentiamo spinti a diventare testimoni del Risorto.
È necessario coltivare un rapporto personale con Gesù nella preghiera, soprattutto quella che prende spunto da qualche Parola detta da Gesù nel Vangelo e cercare poi di calarla nella realtà della vita di ogni giorno.
È necessario ricorrere di frequente al gesto di perdono con cui Gesù, nel Sacramento della penitenza, ci unisce a sé e alla celebrazione dell’Eucaristia. Noi siamo chiamati a offrire braccia, bocca, cuore a Gesù, perché egli possa incontrare ogni uomo.
Dipende da ciascuno di noi che la Chiesa sia sempre più espressione dell’instancabile corsa che il Vangelo deve compiere nella storia; dipende dal nostro vivere il Vangelo come dono interiore che rende la vita bella e luminosa, che fa gustare la pace e la calma dello Spirito.
La ragione radicale della missione è racchiusa nella novità del Vangelo.
Comunicare il Vangelo significa, in ogni situazione e con differenti modalità, portare una notizia nuova, gratuita, oltre le attese dell’uomo, e al tempo stesso talmente umana che quando la si incontra fa impallidire ciò che prima si cercava.

Nel silenzio in colloquio con Gesù.
· Dopo aver ascoltato questa Parola, io che cosa sento di dire al Signore?
· Proviamo a rileggere queste pagine con una matita in mano, sottolineando quello che sentiamo più importante, più necessario per noi.
· Che cosa vuol dire per me essere discepolo di Gesù, seguirlo? Testimoniare il suo Vangelo?
· Quale cambiamento mi è chiesto
· Che cosa penso di fare concretamente?
· Che cosa mi aspetto da questi esercizi spirituali?

Preghiera
Signore Gesù, noi ti ringraziamo
perché ci chiami a stare con Te.
Tua è la Parola che ascoltiamo;
Tu parli al nostro cuore.
Sei tu che ci parli con amicizia,
è a Te che diciamo grazie
perché la tua Parola è luce ai nostri passi
Aiutaci a rispondere con gioia alla tua Parola,
fa’ che ti conosciamo come Tu ci conosci,
perché possiamo essere tuoi amici.
Maria, madre di Gesù,
sede della sapienza e aiuto dei cristiani,
prega per noi.

 

Gruppo catechesi: