
23 novembre 2017
Gesù e la sua Chiesa
Introduzione
Nei nostri incontri di catechesi degli adulti di quest’anno vogliamo riflettere insieme sulla Chiesa nel Nuovo Testamento per vedere quali suggerimenti possono venire per la nostra comunità oggi e per il nostro modo di vivere nella Chiesa. La Chiesa, oggi, non può pretendere di ritornare alla comunità delle origini, sarebbe un’illusione.
La Chiesa, infatti, cammina nella storia e proprio perché cammina nella storia deve continuamente confrontarsi con la sua origine, e al tempo stesso tenere presente la situazione contemporanea con le domande che essa suscita.
Il vaso di coccio
C’è un’immagine nella seconda lettera ai Corinti di Paolo che ci può guidare nel nostro percorso: portiamo questo tesoro in vasi di coccio, affinché appaia che la straordinaria sua forza proviene da Dio e non da noi ( 2 Cor. 4,7). Vaso di coccio è ogni cristiano e l’intera comunità
Il vaso di terracotta è un vaso casalingo, umile, anche fragile, che si utilizza ogni giorno. Non è un vaso prezioso che si mette in vetrina per essere ammirato.
Spesse volte noi immaginiamo che Dio, se davvero è Dio, dovrebbe servirsi solo di santi, invece Dio si serve anche e soprattutto di uomini comuni, fragili, persino di poca fede come i discepoli che si è scelto e come noi.
Sta qui la meraviglia che sorprende: è la meraviglia dell’Incarnazione.
Se il vaso fosse prezioso attirerebbe l’attenzione su di sé. Nella sua umiltà invece, rinvia. La debolezza della comunità è la sua trasparenza.
La potenza del Vangelo si fa presente nell’inadeguatezza per rendere trasparente, chiaro a tutti, che la sua efficacia viene da Dio, non dagli uomini, dai loro strumenti, dalle nostre iniziative.
Questo è un pensiero che fa parte dell’essenza della vera fede e della vera testimonianza, come dice S. Paolo:: Io ritenni di non sapere altro in mezzo a voi se non Gesù Cristo e questo crocifisso. Io venni in mezzo a voi in debolezza e con molto timore e trepidazione, e la mia parola e il mio messaggio non si basarono su discorsi persuasivi di sapienza umana, ma sulla manifestazione di Dio e della sua potenza, perché la vostra fede non fosse fondata sulla sapienza umana, ma sulla potenza di Dio ( 1 Cor. 2,2-5)
Il Regno di Dio è presente nel mondo come un seme nascosto, dentro una storia che avanza tra smentite, frammentarietà e contraddizioni, come dicono le parabole (Mc. 4).
Chi pretende una Parola di Dio subito chiara, direttamente visibile, appariscente, clamorosa, non incontrerà mai il Signore. Ne resterà perennemente deluso, scoraggiato. Sarà sempre tentato di affrettare i tempi della maturazione del seme con mezzi non evangelici, spesse volte con mezzi mondani.
Dobbiamo anche dire che in una comunità di soli santi ci troveremmo molto a disagio. Mentre in una comunità di vasi di coccio ci sentiamo perfettamente a nostro agio, accolti, amati, perdonati. Non dobbiamo scandalizzarci mai della debolezza degli uomini, anche di Chiesa, piuttosto qualche amarezza spesso ci prende quando vediamo arroganza, ostentazione e giudizi troppo taglienti.
Preferisco una Chiesa accidentata, ferita e sporca per essere uscita per le strade, piuttosto che una Chiesa malata per la chiusura e la comodità di aggrapparsi alle proprie sicurezze…..
Se qualcosa deve santamente inquietarci e preoccupare la nostra coscienza è che tanti nostri fratelli vivono senza la forza, la luce e la consolazione dell’amicizia con Gesù Cristo, senza una comunità di fede che li accolga, senza un orizzonte di vita. Più della paura di sbagliare spero che ci muova la paura di rinchiuderci nelle strutture che ci danno una falsa protezione, nelle norme che ci trasformano in giudici implacabili, nelle abitudini in cui ci sentiamo tranquilli, mentre fuori c’è una moltitudine affamata e Gesù ci ripete senza sosta: “voi stessi date loro da mangiare” ( Mc. 6,37)
Gesù all’origine della sua Chiesa
C’è uno strettissimo legame tra Gesù e la sua Chiesa.
Possiamo iniziare con due constatazioni: .
La prima constatazione: basta una semplice lettura del Nuovo Testamento per accorgersi che ogni pagina rinvia a Gesù. Tutte le comunità primitive sono convinte che all’origine della Chiesa ci sia Gesù.
La seconda constatazione: la Chiesa ha preso coscienza di sé e si è progressivamente configurata e strutturata nel concreto della storia, sollecitata dagli avvenimenti e dalle circostanze di cui il Nuovo Testamento ha conservato ampie tracce. A puro titolo di esempio, pensiamo al passaggio della Chiesa primitiva dal popolo di Israele ai Pagani: passaggio sofferto, dibattuto …( Cfr. Concilio di Gerusalemme At. 15,1-33)…
Queste due constatazioni sono importanti; se la prima impedisce di pensare alla Chiesa come a un puro prodotto delle circostanze storiche; la seconda impedisce di pensare alla Chiesa come uscita da un progetto preciso dettagliato di Gesù come un uomo farebbe, oggi, quando fonda una società.
È bene anche chiarire la prima delle due constatazioni.
Dobbiamo dire che la categoria del “fondatore”, spesso utilizzata dalla catechesi, non corrisponde bene al dato biblico e all’esperienza della Chiesa primitiva.
Quella di Gesù fondatore della Chiesa è una categoria “stretta” perché non riesce a comprendere e a spiegare tutta l’ampiezza del rapporto Cristo/Chiesa di cui le prime comunità avevano consapevolezza e è anche una categoria, sotto certi aspetti, “deviante”, perché suscita attese di precisi riscontri storici sui diversi tratti della fisionomia della Chiesa, che poi a una lettura attenta dei testi e dei fatti vanno deluse.
È meglio l’espressione più generale, ma anche più aperta: Gesù è all’origine della Chiesa. Questa espressione va, però spiegata, perché si può essere all’origine in tanti modi. In questa espressione coesistono tre convinzioni tutte molto vive nel Nuovo Testamento.
*La prima convinzione è che Gesù è il punto di partenza della Chiesa: non semplice punto di partenza cronologico, ma teologico. L’origine della Chiesa non va riferita a una specie di “carta di fondazione”, né va cercata in un confronto particolare di ogni suo singolo tratto ( anche importante) con un altrettanto singolo tratto ( parola o gesto) riscontrabile nel messaggio o nella vita di Gesù.
Va, invece, cercata nell’interezza della vita di Gesù: parole, azioni, persona, morte e risurrezione, dono dello Spirito. E’ nella globalità dell’evento di Gesù che si colgono l’esigenza e il germe della Chiesa.
*La seconda convinzione: siccome l’evento di Gesù non è informe e senza direzione, ma configurato secondo precise modalità, la Chiesa nel suo cammino storico e nelle situazioni concrete nelle quali via via si è imbattuta, ha sempre guardato e deve continuare a guardare a Gesù come al suo modello, cercando nella sua memoria i criteri per le scelte da operare, i comportamenti da assumere, le strutture da darsi, le correzioni da farsi …..
*La terza convinzione è la consapevolezza che Gesù risorto, mediante il suo Spirito, è ora presente nella sua Chiesa la costituisce, la guida, e la genera continuamente.
La comunità dei discepoli
Il sorgere della Chiesa è pertanto simultaneamente “fatto storico” e come tale ha l’origine nel passato; ed è “evento oggi”, cioè evento sempre contemporaneo, il cui protagonista è lo Spirito che vivifica.
Ecco perché i testi del Nuovo Testamento mostrano la convinzione che all’origine della Chiesa c’è soprattutto il Cristo risorto ( Cfr. i testi della missione), ma fra il Gesù prepasquale e il Cristo risorto c’è una profonda continuità. Il Cristo risorto è quel medesimo Gesù che fu crocifisso. E i discepoli che ora lo comprendono e lo annunciano, sono gli stessi che lo hanno seguito.
Si tratta di una continuità nella discontinuità.
La Chiesa e precisamente la sua origine, non è tutta nelle parole del Gesù terreno e nei gesti da Lui compiuti. La chiarezza viene dal Cristo risorto e dalla presenza dello Spirito.
Dopo la Pasqua la comunità dei discepoli viene a trovarsi in una nuova situazione, quella di assumere il ruolo di mediazione visibile della presenza del Signore, delle sue parole e dei suoi gesti di salvezza, un ruolo che ovviamente non poteva avere prima dell’Ascensione, perché Gesù era fisicamente presente.
La comunità dei discepoli deve continuare Gesù nella storia.
Nelle prime comunità cristiane la memoria di Gesù era vivissima; leggevano la storia e facevano le loro scelte confrontandosi con l’evento di Gesù.
In questo modo la Chiesa ha preso sempre più coscienza di se stessa e progressivamente si è configurata nella storia. Questo profondo legame con la storia non è semplicemente una dato di fatto che nessuno può negare, ma è anche una necessità teologica. È infatti coerente con tutta l’economia della rivelazione che è profondamente storica.
Dobbiamo anche dire che la Chiesa, proprio perché ha all’origine l’evento di Gesù è inevitabilmente esposta a una lettura storica inadeguata. Infatti una lettura solo storica non riesce mai ad afferrarla e spiegarla nella sua totalità.
È un evento che è più profondo di quanto storicamente si possa vedere e documentare. È importante e necessaria una lettura e una ricerca storica, ma è necessario ricordare che non è giusto pretendere da questa ricerca più di quanto possa dare. Non dobbiamo dimenticare che la Chiesa è guidata dallo Spirito.
Gesù, il gruppo dei discepoli, i dodici
Gesù ha scelto dalla folla un gruppo di discepoli che non dovevano soltanto imparare un messaggio, ma seguirlo, condividendo la sua vita.
Da questo gruppo dei discepoli Gesù sceglie i dodici. Con i dodici la prima Chiesa da subito si confronta, ritrovando nell’esperienza dei dodici non soltanto la propria origine, ma anche la propria fisionomia. Possiamo elencare qualche tratto importante da tenere presente per la Chiesa di oggi.
*Il tratto dell’assoluta centralità di Gesù: sua è l’iniziativa di chiamare i discepoli e di istituire i dodici.
*Il tratto della centralità della decisione per Gesù: essenziale per il gruppo dei discepoli non è il metodo educativo di Gesù, né la sua dottrina, ma la sua persona.
*C’è anche un terzo tratto: nel gruppo dei discepoli, anzi dei dodici, ci sono uno zelota e un pubblicano, due nemici mortali. La comunità dei discepoli prepasquale è germinale, ma già aperta, senza discriminazioni.
Il fatto che il gruppo di Gesù sia lo stesso prima e dopo la Pasqua, è indicativo. Istituendo questo gruppo Gesù ha creato un ponte di continuità fra il prima e il dopo. I discepoli: hanno condiviso il cammino terreno di Gesù e poi, dopo la Pasqua, hanno subito capito di dover continuare il suo annuncio.
Un'ultima annotazione: un tratto che la Chiesa non può mai scolorire. Gesù ha istituito i discepoli perché lo seguissero e stessero con Lui, ma i discepoli nel momento cruciale della Passione lo hanno abbandonato: E tutti allora, abbandonandolo, fuggirono ( Mc. 14,50.
Ma il Crocifisso abbandonato, appena risorto, si preoccupa di mandare ad avvertire i discepoli fuggiti che li incontrerà di nuovo in Galilea ( Mc. 16,7).
Siamo di fronte a una variante, forse una delle più profonde, al tesoro ( la fedeltà di Gesù) in vasi di coccio (il venir meno dei discepoli). La sicurezza della comunità poggia totalmente sulla fedeltà del proprio Maestro, non su altro
La risurrezione è un evento che deve essere annunciato nella storia umana e deve essere accolto da ogni uomo perché dice quale è il senso della storia, il destino dell’umanità. L’uomo entra in causa sia come destinatario, sia come protagonista dell’annuncio della risurrezione.
Anzi si può dire che la libertà dell’uomo esiste appunto : per partecipare alla vita risorta di Gesù, per accoglierla pienamente dentro di sé e per comunicarla agli altri. ( C. M. Martini)
Qualche suggerimento
La Chiesa è qualcosa di straordinario, di splendido. Essere Chiesa equivale a essere in un contatto personale con Gesù. Per questo essere Chiesa ci deve riempire di gioia . Allora non dobbiamo più guardare la Chiesa con gli occhi miopi, ma con gli occhi della fede.
Dobbiamo superare la lamentosità, la grettezza, la piccineria …. anche se non dobbiamo staccarci dalla sofferenza e dal retto giudizio sulla cose che nella Chiesa non vanno.
È importante pregare e interrogare lo Spirito dicendo: che cosa vuoi da noi, Signore? Che cosa vuoi dalla nostra Chiesa?