Esercizi spirituali 2014
“SOLO INSIEME”
2° giorno, giovedì 16 ottobre: Gesù chiama vicino a sè i Dodici
SOLO INSIEME è l’obiettivo che quest’anno vogliamo raggiungere
SOLO INSIEME è possibile incontrare Gesù e seguirlo
SOLO INSIEME ci sentiamo chiamati per nome, conosciuti, amati
SOLO INSIEME impariamo a stare con Gesù, crescere con Lui
SOLO INSIEME Gesù ci vuole come suoi discepoli
SOLO INSIEME Gesù vuole che portiamo il suo amore nel mondo
Preghiamo con il salmo 15 di compieta
Proteggimi, o Dio: * in Te mi rifugio
Ho detto a Dio: "Sei tu il mio Signore, * senza di te non ho alcun bene".
Per i santi, che sono sulla terra, uomini nobili, *
è tutto il mio amore.
Si affrettino altri a costruire idoli: +
io non spanderò le loro libazioni di sangue, *
né pronunzierò con le mie labbra i loro nomi.
Il Signore è mia parte di eredità e mio calice: *
nelle tue mani è la mia vita.
Per me la sorte è caduta su luoghi deliziosi, *
la mia eredità è magnifica.
Benedico il Signore che mi ha dato consiglio; *
anche di notte il mio cuore mi istruisce.
Io pongo sempre innanzi a me il Signore, *
sta alla mia destra, non posso vacillare.
Di questo gioisce il mio cuore, + esulta la mia anima; *
anche il mio corpo riposa al sicuro,
perché non abbandonerai la mia vita nel sepolcro, *
né lascerai che il tuo santo veda la corruzione.
Mi indicherai il sentiero della vita, +
gioia piena nella tua presenza, *
dolcezza senza fine alla tua destra.
Gloria al Padre ….
Preghiamo
Apri, Signore, il nostro cuore all’ascolto della tua Parola;
fa’ che non portiamo in questo ascolto i nostri tumulti interiori,
ma soprattutto il desiderio di conoscerti come Tu ci conosci.
Donaci, per la grazia dl tuo Spirito,
di lasciare emergere le domande vere
che tu stesso ci metti nel cuore.
GESÙ SUL MONTE CHIAMA VICINO A SÈ I DODICI
La Parola che ci guiderà in questa seconda sera è il racconto del Vangelo di Marco 3, 13-21, Gesù sul monte chiama i dodici vicino a sé.
Gesù 13salì poi sul monte, chiamò a sé quelli che voleva ed essi andarono da lui. 14Ne costituì Dodici – che chiamò apostoli –, perché stessero con lui e per mandarli a predicare 15con il potere di scacciare i demoni.
16Costituì dunque i Dodici: Simone, al quale impose il nome di Pietro, 17poi Giacomo, figlio di Zebedeo, e Giovanni fratello di Giacomo, ai quali diede il nome di Boanèrghes, cioè «figli del tuono»; 18e Andrea, Filippo, Bartolomeo, Matteo, Tommaso, Giacomo, figlio di Alfeo, Taddeo, Simone il Cananeo 19e Giuda Iscariota, il quale poi lo tradì.
20Entrò in una casa e di nuovo si radunò una folla, tanto che non potevano neppure mangiare. 21Allora i suoi, sentito questo, uscirono per andare a prenderlo; dicevano infatti: «È fuori di sé».
Uno sguardo globale al racconto di Marco
Nella sua globalità il brano è composto di due scene che fanno da contrasto l’una all’altra.
La prima (vv.13-19) dice un avvicinamento a Gesù, un movimento verso di Lui. Gesù chiama alcune persone, i Dodici che vanno da Lui e stanno con Lui.
La seconda (vv.20-21) presenta un movimento di distanza, di estraneazione da Gesù che viene ritenuto fuori di sé e della realtà, fuori della ragionevolezza umana.
Mentre al centro della prima scena emerge l’importanza dello stare con Gesù, al centro della seconda troviamo l’esclamazione: non riusciamo a capirlo.
Ecco in che cosa consiste la conversione cristiana, il salto di qualità che siamo chiamati a fare come discepoli di Gesù.
La conversione cristiana sta nella differenza tra il primo e il secondo modo di rapportarsi a Gesù.
Possiamo notare che ambedue i modi sono di persone amiche, che gli vogliono bene: i Dodici, quelli che lo seguiranno per tutta la vita; e i “suoi”, cioè i parenti, i fratelli, coloro che non gli sono avversari.
Mentre i primi dicono: stiamo bene con te; i secondi concludono: non ti capiamo.
Il passaggio dal non capire il Signore, dal non comprendere che cosa voglia dire, all’espressione: vogliamo stare con te, costituisce il salto specifico della conversione cristiana.
Questo racconto di Marco 3, 13-19 ci richiama la chiamata di Simone e di suo fratello Andrea, di Giacomo di Zebedeo e di Giovanni suo fratello presso il lago che abbiamo visto ieri sera.
C’è una differenza tra le due chiamate:
C’è soprattutto una grande novità: è un passaggio di roccia che Gesù fa compiere ai suoi che salgono dietro a Lui.
Nella prima chiamata si trattava di lasciare le reti e di seguire con fiducia il Signore, nella speranza, un po’ vaga, di diventare pescatori di uomini.
Questa prima chiamata deve solidificarsi, deve mettere radici.
Ecco, allora, la seconda chiamata.
Marco dice che Gesù: “ne costituì Dodici”., cioè diede loro un modo di essere stabile, rendendoli partecipi di ciò che faceva Lui.
“Li costituì perché stessero con Lui e per mandarli.
Se la prima chiamata poteva avere il carattere di tentativo, di ricerca, di una certa prova, ora c’è una vera scelta di campo.
Una sguardo più attento al racconto di Marco
Il racconto di questa seconda chiamata è più denso e più ricco
Marco stacca il racconto da ciò che precede e da ciò che segue, perché vuole metterlo in evidenza. C’è lo sfondo su cui avviene la chiamata, il luogo dove avviene, cioè il monte e infine le varie parole prese una per una, cioè
Gesù chiama a sé
Quelli che voleva
Andarono presso di Lui
Ne fece Dodici
Affinché stessero con Lui
Per mandarli a predicare
E avere il potere di scacciare i demoni.
Dove avviene la chiamata
Questa chiamata non è più presso il lago, ma sul monte.
Gesù sale sul monte. È il monte il luogo dove Gesù sta per compiere qualcosa di speciale.
Non è più, come nelle chiamate presso il lago la vita quotidiana della gente al proprio posto di lavoro, ma l’immensa moltitudine dei bisognosi che accorre da Gesù.
È una situazione totalmente diversa dalla precedente chiamata.
La prima chiamata è avvenuta in un ambiente limitato, adesso è una moltitudine che ha sete e fame della Parola di Gesù, della sua persona; è piena di ansia, brucia dal desiderio di essere salvata da Lui.
Marco ( 3, 7-12) descrive questo scenario in maniera mirabile:
7Gesù, intanto, con i suoi discepoli si ritirò presso il mare e lo seguì molta folla dalla Galilea. Dalla Giudea 8e da Gerusalemme, dall’Idumea e da oltre il Giordano e dalle parti di Tiro e Sidone, una grande folla, sentendo quanto faceva, andò da lui. 9Allora egli disse ai suoi discepoli di tenergli pronta una barca, a causa della folla, perché non lo schiacciassero. 10Infatti aveva guarito molti, cosicché quanti avevano qualche male si gettavano su di lui per toccarlo. 11Gli spiriti impuri, quando lo vedevano, cadevano ai suoi piedi e gridavano: «Tu sei il Figlio di Dio!». 12Ma egli imponeva loro severamente di non svelare chi egli fosse.
Marco mette in rilievo il premere di un’umanità dolorante con tutte le sue miserie. Viene da ogni parte e non soltanto dalla Galilea e dalla Giudea, verso Gesù. È un grandioso scenario di convergenza dell’uomo verso la persona di Gesù.
In questo sfondo ecclesiale Gesù sale sul monte
Nell’Antico Testamento salire sul monte significa solitudine, separarsi dal resto, speciale momento di preghiera.
Nel Vangelo di Luca quando si parla di Gesù che sale sul monte si parla di Gesù che si separa e sale sul monte a pregare.
Con Marco la scena è diversa: non c’è un Gesù che lascia la gente con le sue miserie e se ne va in solitudine. Gesù è, invece, presso il lago e vicino ci sono delle alture o colline.
Gesù, lentamente, va verso una di esse, mentre la gente lo segue, poi, da quella posizione elevata, comincia a gridare, a chiamare per nome.
Quella di Gesù è una vera scelta ecclesiale: dalla massa di persone che lo seguono, Gesù, sovrastandola, chiama solennemente alcuni.
Marco ci presenta una scena solenne in cui Gesù, senza separarsi dalla folla, e tuttavia distanziandosene in qualche maniera, quasi per provvedere meglio ad essa, abbracciandola con il suo sguardo, chiama i Dodici.
Gesù non sceglie i suoi nella solitudine, li sceglie nel pieno della sua attività, tra la folla che cerca aiuto presso di Lui, perché i suoi devono essere mandati a questa gente.
Gesù chiama quelli che voleva.
Nella folla immensa, nella quale ci sono malati, storpi, gente che urla, Gesù grida ad alta voce i dodici nomi, fa segno e questi si staccano dagli altri e vanno verso di Lui.
Gesù chiama quelli che voleva, non vuol dire quelli che a lui piacevano, neanche quelli che gli erano venuti in mente, ma piuttosto il significato del verbo dice quelli che avevano uno speciale rapporto con lui, quelli che Lui aveva in mente, ma soprattutto quelli che aveva nel suo cuore.
Gesù chiama quelli che ha in cuore, quelli che voleva lui, cioè si sottolinea che non c’è nessuna qualità, nessuna bellezza o attrattiva da parte di chi è chiamato, ma è Gesù che li ha in cuore e li sceglie.
È il suo amore il movente delle sue azioni
Andarono presso di Lui
Ecco la risposta: andarono presso di Lui.
Qui S. Marco non dice, come nelle prime chiamate: “lo seguirono”, cioè il Maestro va avanti e il discepolo, il cristiano lo segue. Non dice: “andarono dietro a Lui” o “lo seguirono”, ma “andarono presso di Lui”, intorno a Lui.
È raro questo modo di dire, ma qui si vuole indicare una intimità che si viene a creare tra Gesù e i Dodici. Concretamente vuol dire che i Dodici si mettono dalla parte di Gesù, stanno con Gesù.
I dodici lasciano la loro posizione comune, in mezzo alla gente, per mettersi strettamente dalla parte di Gesù, insieme con Lui.
I dodici lasciano il loro posto e vanno là dove si trova Gesù. Non è soltanto una adesione interiore, ma un mettersi nella situazione dove Gesù si trova.
E fece Dodici che chiamò Apostoli
affinché siano con Lui per mandarli a predicare
e avere potere di scacciare i demoni.
Ne creò Dodici.
È una frase strana, ma il significato è certamente forte.
Ne creò Dodici, perché con questi dodici si doveva ricreare un popolo.
I Dodici ( i suoi, la sua comunità, noi) devono stare con Lui con una presenza fisica e quindi lo devono accompagnare sulla strada.
Lo stare con Lui è la prima cosa alla quale Gesù chiama i suoi.
Stare con Gesù
Stare con Lui è la formula tipica dell’Alleanza: Dio con noi e noi con Lui.
In questa convivenza prende inizio e si realizza il popolo della nuova Alleanza, la Chiesa, la comunità cristiana dove Dio ha deciso di abitare con noi e noi con Lui.
Il verbo indica uno stare stabile: i Dodici devono stare stabilmente con Lui.
Questa è la sua comunità: quelli che stanno stabilmente con Lui.
Dallo stare con Lui deriva l’altro verbo per il quale fece i Dodici: mandarli a predicare. Sono due azioni strettamente collegate: l’una domanda l’altra.
Mandarli a predicare.
Viene sottolineato che è Gesù che manda i Dodici, non sono loro che vanno di loro iniziativa. L’iniziativa è sempre di Gesù.
È Gesù che manda i dodici (la sua comunità, quelli che sono presso di Lui) a predicare, a proclamare, a gridare, a raccontare.
Raccontare che cosa?
È ciò che viene spiegato in tutto il Vangelo di Marco.
Lo possiamo dire così: raccontare Gesù, il mistero del Regno.
Allora si comprende perché i Dodici ( la Chiesa) sono con Lui: stanno con Lui perché devono testimoniare Lui.
Non sono con Lui perché devono essere istruiti e poi mandati a ripetere, ma perché lo conoscano intimamente in una comunione di vita e poi lo testimonino. Una persona si conosce solo frequentandola, solo stando insieme.
I Dodici sono Gesù stesso che prolunga la sua azione.
Non sono soltanto ripetitori di ciò che hanno udito, ma sono l’azione di Gesù che si allarga e si prolunga.
È questa la testimonianza che la comunità è chiamata a dare.
Ecco perché chi incontra la comunità cristiana incontra Gesù e Gesù non lo si può incontrare se non nella sua comunità che prolunga la sua azione.
Avere il potere di scacciare i demoni
Dallo stare con Lui scaturisce anche l’avere il potere di cacciare i demoni. Non si dice di cacciare i demoni, ma l’avere il potere di cacciare i demoni. Nel Vangelo di Marco soltanto Gesù e i dodici hanno il potere per eccellenza. In Marco 1,22 ci dice che quello di Gesù è un insegnamento nuovo con potenza. La Parola di Gesù sconfigge il male.
Scacciare i demoni per il Vangelo di Marco ha una grande importanza perché indica la lotta che Gesù conduce contro il male.
Gesù associa i suoi in questa lotta quando li manda in missione.
La predicazione e la lotta contro il male sono strettamente unite.
Non si tratta di una predicazione astratta e poi di una azione benefica da compiere, ma di una Parola che si attua con potenza, una Parola che ha il potere di lottare contro il male, di vincere il male
La Parola di Gesù libera dal male, sconfigge il male.
La parola della croce infatti è stoltezza per quelli che si perdono,
ma per quelli che si salvano, ossia per noi, è potenza di Dio.
( 1 Corinti ,1,18)
Ecco come Marco descrive quello che fanno i Dodici mandati in missione:
I discepoli partirono.
Essi predicavano dicendo alla gente di cambiare vita,
scacciavano molti demoni
e guarivano molti malati ungendoli con olio.
( Mc. 6,12-13)
Qualche spunto di meditazione
Che cosa sono i Dodici? Chi è il cristiano?
1). Sono Gesù stesso che prolunga la sua azione.
I discepoli ( la comunità cristiana, noi) non sono soltanto dei ripetitori di ciò che hanno udito, ma sono l’azione di Gesù che si prolunga.
Comprendiamo allora l’importanza dell’essere con Gesù, della stare con Gesù non tanto per imitare qualche parola o coglierne qualche frase, ma per identificarsi con il suo modo di vivere, di agire, per testimoniarlo e ripeterlo alla stessa maniera.
Ecco come Gesù ha preparato i suoi e come prepara coloro che rispondono alla sua chiamata.
Non ci sono condizioni particolari per essere chiamati.
La folla che segue Gesù è gente che lo cerca, che vuole essere guarita da Lui, che ha bisogno di Lui.
Gesù non cerca coloro che stanno bene, ma quanti attendono la salvezza.
Gesù li chiama per una comunione di vita perché devono prolungare la sua azione, non devono essere soltanto ripetitori di ciò che hanno udito, ma la sua azione che si prolunga nella storia.
L’iniziativa è solo di Gesù.
Non c’è spazio per autocandidature.
Occorre sempre dipendere da Gesù, l’iniziativa è sempre sua.
Che cosa ha voluto dire questa chiamata?
Per i dodici ha voluto dire mettersi definitivamente dalla parte di Gesù, sfidando anche l’incomprensione di quelli che non lo capivano.
Per noi potrebbe dire vivere con più consapevolezze la nostra appartenenza alla comunità, cercare un rapporto più personale con Gesù, lasciarci attrarre da Gesù, dal suo Vangelo, stare con Lui.
Per noi vuol dire essere con Lui, stare dalla sua parte, sentire di volergli bene e sentirci mandati a testimoniare la sua Parola che ha il potere di vincere il male, che è forte nella sua debolezza.
Non dobbiamo ricercare altre cose: questa è la nostra forza.
Cerchiamo nel silenzio un dialogo con Gesù
Dove mi vuoi portare, Signore?
Credo che il Signore risponderà: ti porterò ad essere cristiano, a essere con me, a stare con me, a vivere nella mia comunità.
Essere cristiano, infatti, è semplicemente stare con Gesù.
Il resto è facile, il resto verrà secondo le chiamate particolari di ciascuno.
Quello che voglio, dice il Signore, è che tu accetti, che tu non abbia paura delle conseguenze di lasciarti prendere così, di lasciarti invadere dentro
Lasciamo che questa esperienza faccia breccia dentro di noi.
* L’esperienza che Gesù ci chiede di fare è di stare adesso con Lui.
* Gesù vuole che ci lasciamo guardare da Lui in questo momento,
che riascoltiamo le sue parole che ci chiamano per nome.
(possiamo rileggere il brano di Mc 3,13-20; )
che riflettiamo su come possiamo fare, nella nostra vita,
per stare di più con lui.
Preghiera
Signore, ti ringrazio
perché adesso tu mi chiami,
perché la chiamata che mi ha fatto nel battesimo
è di stare con te,
perché tu, con la vita della Chiesa,
con la vita della mia comunità parrocchiale
mi chiami a lasciarmi prendere da Te!
Signore, di che cosa ho ancora paura?
Che cosa desidero?
che cosa devo superare?
quali sono le difficoltà che mi spaventano?
Signore, donami il gusto di stare un poco in silenzio con te.