Esercizi spirituali 2014
“SOLO INSIEME”
1° giorno, mercoledì 15 ottobre: Gesù chiama: "Seguitemi!”
SOLO INSIEME è l’obiettivo che quest’anno vogliamo raggiungere
SOLO INSIEME è possibile incontrare Gesù e seguirlo
SOLO INSIEME ci sentiamo chiamati per nome, conosciuti, amati
SOLO INSIEME impariamo a stare con Gesù, crescere con Lui
SOLO INSIEME Gesù ci vuole come suoi discepoli
SOLO INSIEME Gesù vuole che portiamo il suo amore nel mondo
Preghiamo con i salmi di compieta
Salmo 30, 2-6
In te, Signore, mi sono rifugiato, + mai sarò deluso; *
per la tua giustizia salvami.
Porgi a me l'orecchio, * vieni presto a liberarmi.
Sii per me la rupe che mi accoglie, * la cinta di riparo che mi salva.
Tu sei la mia roccia e il mio baluardo, * per il tuo nome dirigi i miei passi.
Scioglimi dal laccio che mi hanno teso, * perché sei tu la mia difesa.
Mi affido alle tue mani; * tu mi riscatti, Signore, Dio fedele.
Gloria al Padre ..
Salmo 129
Dal profondo a te grido, o Signore; * Signore, ascolta la mia voce.
Siano i tuoi orecchi attenti * alla voce della mia preghiera.
Se consideri le colpe, Signore, * Signore, chi potrà sussistere?
Ma presso di te è il perdono, * perciò avremo il tuo timore.
Io spero nel Signore, * l'anima mia spera nella sua parola.
L'anima mia attende il Signore * più che le sentinelle l'aurora.
Israele attenda il Signore, * perché presso il Signore è la misericordia,
grande è presso di lui la redenzione; *
egli redimerà Israele da tutte le sue colpe.
Gloria al Padre
Preghiamo
Spirito santo, luce di Gesù, Tu puoi donarmi un cuore nuovo,
sempre giovane e lieto, contento di essere cristiano
Spirito Santo, forza di Gesù, Tu puoi donarmi un cuore puro
capace di entusiasmarsi per il bene e di lottare contro il male
Spirito Santo, amore di Gesù,
Tu puoi donarmi un cuore grande, aperto alla sua Parola,
pronto ad accogliere tutti e ad amarli con il cuore di Dio
Vieni Spirito Santo
e rendimi come Gesù, “mite e umile di cuore”. Amen.
FARE GLI ESERCIZI SPIRITUALI
Gli esercizi spirituali sono un tempo gratuito dato a Dio solo per amore di Lui soltanto…. Fare gli esercizi è fare come Gesù che saliva solitario sulle cime dei monti per cercare qualche spazio di silenzio e di solitudine immune da ogni frastuono alienante , ove sia possibile tendere l’orecchio e percepire qualcosa della festa eterna, della voce del Padre. (Card. C. M. Martini)
Gli esercizi spirituali partono dalla persuasione che lo Spirito Santo è all’opera, agisce in noi per farci cercare e trovare la volontà di Dio in ogni momento della nostra vita.
Dobbiamo vivere nella convinzione che lo Spirito Santo c’è, anche oggi, come al tempo di Gesù e degli Apostoli. C’è e sta operando, arriva prima di noi, lavora più di noi e meglio di noi; a noi non tocca né seminarlo, né risvegliarlo, ma anzitutto riconoscerlo, accoglierlo, assecondarlo, fargli strada, andargli dietro. (Card. Martini)
Gli esercizi spirituali consistono nel metterci in ascolto dello Spirito Santo, nel capire dove ci vuole portare perché noi siamo chiamati a diventare una cosa sola con Gesù, a vivere come Lui, a dimorare in Lui.
Per favorire e per accogliere in noi l’azione dello Spirito occorre il silenzio, la preghiera prolungata, l’ascolto della Sacra Scrittura.
E’ quello che cercheremo di fare in queste sere.
Ci lasceremo guidare dalla Parola di Dio; cercheremo di percorrere i tre gradini della Lectio divina: la lettura, la meditazione e riflessione; la preghiera o contemplazione
* La lettura è il primo gradino della lectio divina: stimola la nostra attenzione alle parole scritte per cogliere ciò che ci viene detto nel brano. Ci faremo la domanda che cosa dice il brano che abbiamo letto?
* La meditazione è il secondo gradino e consiste nel domandarci: che cosa questo brano dice a me?
* La contemplazione o preghiera è il terzo momento: lo faremo in silenzio con il Signore. Cercheremo di rispondere alla domanda: io che cosa dico al Signore, che risposta do?
GESÙ CHIAMA: “SEGUITEMI!”
In queste sere vogliamo meditare sulla chiamata di Gesù.
Ci faremo guidare, dal Vangelo di Marco.
Marco, nel suo Vangelo, narra di Gesù che va in giro per la Galilea ad annunciare che “il Regno di Dio è vicino” (Mc.1,15). Per rendere credibile il suo messaggio accompagna la sua Parola con dei gesti straordinari. La gente rimaneva stupita. A Cafarnao, nella sinagoga, guarisce un uomo posseduto da un demonio e cura molte malattie e infermità del popolo (Mc.1,26-34). Guarisce anche un lebbroso e a un paralitico restituisce la possibilità di camminare, grazie alla fede di alcuni amici che, per farlo arrivare a Lui scoperchiano il tetto della casa.(Mc. 2,1-11). Frequenta pubblicani e peccatori e siede con loro a tavola ( Mc. 2,15-17). Passa parte della notte in preghiera, e si permette di fare di sabato quello che Mosè aveva vietato ( 2,23-28)
Un giorno in riva al lago incontra dei pescatori: Simone e Andrea suo fratello e Giacomo e Giovanni mentre sistemavano le reti. Gesù li chiama: “seguitemi!” e promette loro di farli diventare pescatori di uomini (1,16-20). Un altro giorno, passando vede Levi, detto anche Matteo, l’esattore delle tasse, lo chiama e lo invita a seguirlo. (2,14)
Gesù chiama
Vangelo di Marco 1,16-20: 16Passando lungo il mare di Galilea, vide Simone e Andrea, fratello di Simone, mentre gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. 17Gesù disse loro: «Venite dietro a me, vi farò diventare pescatori di uomini». 18E subito lasciarono le reti e lo seguirono. 19Andando un poco oltre, vide Giacomo, figlio di Zebedeo, e Giovanni suo fratello, mentre anch’essi nella barca riparavano le reti. 20E subito li chiamò. Ed essi lasciarono il loro padre Zebedeo nella barca con i garzoni e andarono dietro a lui.
Vangelo di Marco, 2, 13-14: 13Uscì di nuovo lungo il mare; tutta la folla veniva a lui ed egli insegnava loro. 14Passando, vide Levi, il figlio di Alfeo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì.
Marco ci presenta Gesù che va per le strade del mondo a cercare e a chiamare la gente là dove vive, al proprio posto di lavoro.
Gesù chiama la gente a seguirlo là dove la gente si trova, nella propria situazione concreta. Gesù ci incontra e ci chiama a seguirlo lì dove siamo.
La sua è una chiamata che apre alla speranza; è una chiamata a seguire lui perché ogni uomo può seguire Gesù in qualunque situazione si trova sia che si trova in una situazione comune, onesta come quella dei pescatori, sia che si trova in una situazione disonorata e moralmente difficile come quella di Levi. Gesù va dall’uno e dall’altro e li chiama.
Gesù chiama personalmente: vede Simone e Andrea, si avvicina loro, parla e li chiama. Lo stesso fa con Giacomo e Giovanni. Vede Levi, Matteo e anche lui lo chiama personalmente.
Gesù chiama a seguirlo, cioè chiama ad andare dietro a Lui, a percorrere la sua strada, cioè chiede una immensa fiducia in lui.
Seguitemi!
Dio si fa presente nella quotidianità della nostra vita, non attraverso gesti ed esperienze singolari, che ci sono una volta ogni tanto, ma nella vita quotidiana fatta di tante cose, da quando ci si alza al mattino a quando si va a dormire alla sera. Proprio come i discepoli che stavano pescando e Gesù li ha chiamati.
Ma in questo brano c'è una parola chiave: seguitemi!, venitemi dietro! È il primo imperativo del Vangelo e, nel Vangelo di Marco, è anche la prima parola che Gesù dice ai discepoli.
Seguire Gesù
1) Seguire è un verbo che non equivale ad "imparare", a "studiare", non vuol dire "andare a scuola"; ma significa "intraprendere un modo di vivere", una strada di vita. Seguire è "andare dietro a qualcuno" e vedere dove va, cosa fa, come si rivela. Indica un movimento, non uno stare fermi: Gesù cammina, è itinerante; quindi, occorre muoversi, occorre seguire.
2) Però, bisogna muoversi dietro Gesù: è lui che traccia la strada, che guida il cammino: noi gli andiamo dietro, ma è Lui che indica il cammino. Si parla spesso di scelte ed è giusto: bisogna scegliere nella vita
Ma è importante non dimenticare che, pur avendo il diritto-dovere di scegliere, non è possibile nella vita scegliere tutto: è la vita che viene incontro e ci obbliga a scegliere.
La scelta, il più delle volte, consiste nell'accettare la vita, il che non vuol dire essere passivi, bensì riempirla di impegno, di entusiasmo, di fatica, di amore, anche se essa è diversa da come la si era progettata.
Del resto la vita è cominciata così: noi siamo venuti al mondo senza scegliere nulla. La cosa fondamentale è essere al mondo e scegliere di vivere, di interpretare, di riempire la vita che ci è stata data e che ci troviamo tra le mani.
Non dobbiamo pensare che Dio chiama ad una strada e se si sbaglia si è dei disgraziati per tutta la vita. Il più delle volte la vita ci viene a incontro e ci si trova a viverla; è una strada sulla quale, il più delle volte, ci si ritrova a camminare, più che una strada che si è scelta. La cosa importante è camminare sulla strada dove ci si trova.
Seguitemi! Dice Gesù, vuol dire “andargli dietro":
Gesù ci chiama ad andare dietro a lui, a percorrere la sua strada, quindi ci chiede soprattutto un’immensa fiducia in lui. Ci dice che dobbiamo vivere la nostra vita, percorrere la nostra strada seguendo Lui, fidandoci totalmente di lui. Fiducia totale, donazione completa alla persona di Gesù.
Gesù non dice: “vieni a fare una cosa o un’altra” ma ci dice: “cammina sulla strada della tua vitta e abbi fiducia nella mia persona.”
3) Il seguire comporta anche un lasciare.
Nella vita non è possibile percorrere tutte le strade, si cammina su una strada.
Non si possono fare tutte le esperienze, occorre farne qualcuna a fondo.
Nella vita bisogna andare “a fondo" dell’esperienza che si sta facendo e da quel “fondo"; che abbiamo scelto ed approfondito, guardare tutto il panorama.
Se ci si sposa o si è sposati, ecco che all'interno della relazione matrimoniale e del rapporto genitori- figli si è chiamati a vivere il Vangelo, a seguire Gesù, a vivere tutta l’esperienza cristiana, a scoprire tutte le sue angolature, senza abbandonare o trascurare la casa, la famiglia, i figli per fare altre cose …Così pure le altre esperienze.
Non ci sono azioni più cristiane o meno cristiane, ma ognuno è chiamato a percorrere la sua strada dietro a Gesù, fidandosi di Lui.
Dobbiamo Imparare a lasciare qualcosa, per vivere fino in fondo l’esperienza che siamo chiamati a vivere, perché più esperienze non si possono fare.
Se si segue Gesù, il criterio per lasciare o meno qualcosa è quello della maggior sequela. È necessario vivere la nostra vita concentrandoci su Gesù, sul suo modo di pregare, di scegliere, di amare, di perdonare; più ci si concentra su Gesù e più alcune cose perdono di valore...
Dobbiamo ricordare, però che il cristianesimo, il Vangelo, non sono fondati sul lasciare, bensì sul seguire, sull’appartenenza, sul legame a una scelta, o meglio, sul fatto che siamo stati scelti…
Seguire e andare
Gesù dice: «Vi farò pescatori di uomini».
Questa espressione fa venire in mente l'ultima parola del vangelo: andate!.
E’ la missione. Il seguire dice lo stare vicino a Gesù, l'andare sembrerebbe quasi dire il contrario: andate altrove!
In realtà, il seguire e l'andare si assomigliano molto, perché per seguire Gesù bisogna andare: se si sta fermi, egli è già andato.
Dal momento che si segue uno che non sta fermo, che cammina sulla strada, o ci si muove come lui o egli è andato.. Quindi., la missione è parte essenziale della sequela.
Ma i discepoli che seguono Gesù sulla strada che cosa scoprono?
1) I discepoli capiscono che Gesù é uno che condivide
Innanzitutto i discepoli, vivendo con Gesù, mentre lo seguono, man mano che procedono in questa sequela, capiscono dove sta andando, qual è la sua strada e chi è, perché non è che capiscono tutto dall’inizio.
L'incontro con Dio, lo si capisce solo vivendolo.
Questo Gesù che ci chiama a seguirlo è il Figlio di Dio, ma un Figlio di Dio che dona se stesso e va sulla croce. Alla domanda posta da Gesù ai discepoli “chi dite che io sia?” ci sono varie risposte e c’è anche la risposta del discepolo che dice “Tu sei il Figlio di Dio”. Ma non è sufficiente; ed ecco che allora subentra Gesù dicendo: «Il. Figlio dell'uomo deve andare a Gerusalemme sulla Croce .».
Questa è la cosa più importante che il discepolo comprende strada facendo.
Questo Dio è diverso da come se lo era immaginato, ha un volto molto più bello; però è diverso e, a volte, anche deludente, perché è un Dio che condivide, che vuole condividere tutto dell'uomo, che è venuto a dire che l’amore del Padre condivide la nostra situazione e le dà senso, dà significato anche alla sconfitta - purché sia una sconfitta perché stiamo amando (se stiamo odiando o accumulando, la sconfitta è meritata).
Gesù va sulla croce per dimostrare il suo amore e la sua capacità di condivisione, anche nella sconfitta. Tutto questo ci porta a riconoscere che nella vita la cosa più bella da fare è condividere la condizione degli altri. Dobbiamo convincerci che la giornata è riempita se abbiamo aiutato qualcuno a sorridere, anche solo per un istante, se abbiamo offerto un briciolo di speranza. Si dovrebbe fare solo questo a un certo punto della vita. Certo, si è costretti a fare anche altro, perché la vita è fatta di tante cose che urgono, però, questo atteggiamento è fondamentale e bisogna allenarsi, perché è facile vedere solo se stessi e nulla degli altri. I discepoli, seguendo Gesù, hanno capito chi è questo Dio che pensa a noi e non tanto a lui.
Dio vuole che noi diventiamo gli strumenti visibili del suo amore, Lui si rende visibile e si fa vicino all'uomo con la nostra presenza.
Sarebbe bello capovolgere il mondo, vederlo un po' "capovolto", vederlo cioè con gli occhi di Dio: "capovolto" che vuol il bene, che vuole la pace, che dice che siamo fratelli.
I discepoli, seguendo Gesù hanno potuto capire chi è Gesù Cristo, quale volto di Dio rivela; hanno potuto comprendere la croce, che non è sconfitta, ma vita e risurrezione.
2) I discepoli capiscono che seguire Gesù è donarsi agli altri
Gesù cammina verso Gerusalemme e comincia ad insegnare che il Figlio dell’uomo doveva molto soffrire, essere rifiutato, venire ucciso e, dopo tre giorni, risorgere. Pietro cerca di distoglierlo, perché secondo lui la Croce è una strada sbagliata. È una strada perdente. Ma sì sente dire da Gesù: «Va’, dietro a me, satana» (Mc 8,33), che vuol dire: mettiti dietro a me, seguimi, non ascoltare la voce di satana, del nemico.
Gesù si rivolge non solo a Pietro ma a tutti quando aggiunge: “Se qualcuno vuol venire dietro di me ( cioè seguirmi) rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del vangelo, la salverà» (M c 8, 34-35). Questa è la strada sulla quale dobbiamo seguire Gesù.
Occorre vivere come Gesù , cioè donandoci, uscendo da noi stessi, perché se ci chiudiamo in noi stessi, chiusi nei nostri interessi crediamo di salvare la nostra vita, invece la perdiamo. Se noi viviamo chiusi in noi stessi, in modo egoistico, volendo farci padroni degli altri, sfruttando gli altri per i nostri interessi, noi non viviamo, siamo dei poveri uomini, che faranno l'esperienza della solitudine: perderanno ( non nell’al di là, ma qui, adesso) la propria vita, non sperimenteranno la gioia e la bellezza della vita, non gusteranno il sapore della vita.
Rinnegare se stessi non significa tanto "mortificarsi", ma aprire la vita all’amore verso Dio, verso i fratelli, impegnarci a costruire una comunità accogliente, deve nessuno è dimenticato, né lasciato ai margini.
3) I discepoli capiscono che seguire Gesù è il centuplo
C'è un'altra cosa ancora che i discepoli scoprono seguendo Gesù, camminando dietro a lui: quale è la loro fortuna.
Pietro fa una bella domanda a Gesù: “Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito; che cosa dunque ne otterremo?” (Mt 19, 2.7).
Ma anche la risposta di Gesù è bella, è una sfida: «Non c'è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi a causa mia e a causa del vangelo che non riceva già al presente cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e nel futuro la vita eterna» (Mc 8,29-30).
Questa è la fortuna che il discepolo si trova seguendo Gesù: il centuplo in questa vita e la vita eterna.
Gesù non ha spiegato bene cosa sia la vita eterna (ci lascia gustare un po' di sorpresa), certo deve essere molto. Però, il centuplo in questa vita significa che se crediamo al Vangelo e lo viviamo, ci sforziamo di metterlo in pratica per noi e per gli altri, allora noi siamo dei fortunati e abbiamo il centuplo.
Il centuplo non vuol dire che, ad esempio, avremo sempre salute perché può venire una malattia, possono capitare tante cose non sempre piacevoli ….. , vuol dire, invece che, qualsiasi cosa avvenga, abbiamo dentro una speranza e una certezza che nessuna situazione è totalmente chiusa, che non si deve mai dire : “qui non c’è più niente da fare…”.
Noi non sempre abbiamo chiaro cosa sia il centuplo, forse perché non facciamo a sufficienza esperienze evangeliche che ci convincano in questo senso. Alle volte non siamo convinti che la vita evangelica sia il centuplo. Riteniamo che sia giusto viverla, che sia un dovere viverla, perché è giusto obbedire a Dio e così, poi, avremo il "premio"… Noi, invece, siamo fortunati, qui adesso in questa vita…
La consapevolezza di essere dei fortunati cambia tutto e questa idea del centuplo è una sfida che oggi va assolutamente mostrata: occorre dirlo, mostrarlo, farlo vedere nella nostra vita, nel modo di parlare, di giudicare, di agire.
Qualsiasi cosa facciamo, abbiamo la speranza di trovare sempre la porta aperta., perché Dio non ci chiude mai la porta in faccia… Questo significa che siamo perdonati sempre e possiamo perdonare sempre. È bello perdonare! Se si vuole bene a una persona, nasce quasi il desiderio che sbagli un po' per avere la soddisfazione di perdonarla.
Il vangelo è piacevole e difficile allo stesso tempo. Difficile perché è la vita che è difficile, non è colpa del vangelo. Dentro una vita difficile il vangelo è qualcosa di veramente straordinario.
La nostra identità non è la mia santità, non sono i miei meriti, ma il fatto che Dio mi vuole bene. Di questo siamo contenti e di questo facciamo esperienza della gioia.
Quale la risposta dei discepoli e quale la mia risposta?
“Essi lasciate le reti e il loro padre nella barca, lo seguirono” (Mc. 1, 18.20; 2,14). Marco sottolinea la subitaneità, l’urgenza della risposta: tutti acconsentono subito.
Queste prime chiamate sono un invito a prendere coscienza di quanto la nostra vita è stata trasformata dalla chiamata di Gesù e a dire la nostra riconoscenza a Gesù
Ora nel silenzio cerchiamo un dialogo con il Signore
1) Possiamo rileggere e sottolineare nel testo qualche parola importante
che ci colpisce, facendo qualche annotazione …
2) Possiamo soffermarci in particolare sul brano di Vangelo e
domandarci: a che cosa, Signore mi chiami? che cosa vuoi da me?
che cosa vuol dire per me seguirti?
3) Possiamo chiedere al Signore: Signore aiutami ad essere contento
della vita che mi doni, aiutami a farne un dono agli altri
4) Possiamo dire al Signore il nostro grazie perché la sua Parola ci dona
gioia e speranza, ci fa capire che siamo fortunati a seguire Lui, che
questo è davvero il centuplo della nostra vita
PREGHIERA CONCLUSIVA
Ti ringraziamo, Signore
per il tempo che ci dai per ascoltare la tua Parola.
Ti preghiamo, o Signore, fa’ di noi degli ascoltatori attenti,
perché la tua Parola è il segreto della nostra vita,
della nostra identità, della nostra vera realtà alla quale siamo chiamati.
Togli da noi ogni pregiudizio, ogni prevenzione,
ogni preconcetto che ci impedirebbe
di accogliere liberamente la Parola del tuo Vangelo.
Maria, Madre del Signore,
che ripensavi nel tuo cuore le parole e i fatti di Gesù,
fa’ che ti imitiamo con semplicità, con tranquillità, con pace;
togli da noi ogni sforzo, ansia o nervosismo
e rendici attenti ascoltatori
perché nasca in noi il frutto del Vangelo.
Te lo chiediamo, Madre,
per il nome del tuo Figlio glorioso, vivo,
che regna in mezzo a noi,
nella nostra comunità, nella Chiesa di tutti i tempi,
nel mondo, nella storia,
per tutti i secoli dei secoli. Amen.