Gesù chiama Pietro - Esercizi spirituali 2015 - 1

Esercizi spiritualiEsercizi spirituali 2015
“COME GESÙ”

 

1° giorno, mercoledì 14 ottobre
Gesù chiama Pietro
"Sulla tua parola getterò le reti”

Educarsi al pensiero di Cristo
Insieme a Pietro,  vogliamo fare un percorso di piena fiducia
nei confronti di Gesù; metterci in ascolto di Lui, seguirlo.
Educarsi al pensiero di Gesù è un cammino di conversione
che nasce dall’incontro personale con Gesù
e dalla disponibilità a fare nostra la logica del Vangelo.

Preghiamo con i salmi di compieta
Salmo 30, 2-6

In te, Signore, mi sono rifugiato, + mai sarò deluso; *
per la tua giustizia salvami.
Porgi a me l'orecchio, * vieni presto a liberarmi.
Sii per me la rupe che mi accoglie, * la cinta di riparo che mi salva.
Tu sei la mia roccia e il mio baluardo, * per il tuo nome dirigi i miei passi.
Scioglimi dal laccio che mi hanno teso, * perché sei tu la mia difesa.
            Mi affido alle tue mani; * tu mi riscatti, Signore, Dio fedele.
Gloria al Padre...
Salmo 129
Dal profondo a te grido, o Signore; * Signore, ascolta la mia voce.
Siano i tuoi orecchi attenti * alla voce della mia preghiera.
Se consideri le colpe, Signore, * Signore, chi potrà sussistere?
Ma presso di te è il perdono, * perciò avremo il tuo timore.
Io spero nel Signore, * l'anima mia spera nella sua parola.
L'anima mia attende il Signore * più che le sentinelle l'aurora.
            Israele attenda il Signore, * perché presso il Signore è la misericordia,
            grande è presso di lui la redenzione; *
            egli redimerà Israele da tutte le sue colpe.
Gloria al Padre...

Premessa.
            Si narra di un monastero che, in seguito a un’ondata di persecuzioni stava vivendo momenti difficili. Oramai nella cadente abbazia non vivevano che l’Abate e quattro monaci, tutti molto anziani.
Il monastero era chiaramente destinato a scomparire.
Nel fitto bosco che lo circondava, c’era una piccola capanna che un Rabbino della città vicina usava di tanto in tanto come eremo.
            Un giorno l’Abate, sempre più preoccupato del monastero, volle recarsi alla capanna per chiedere consiglio al saggio ebreo, ma questi non poté fare altro che condividere il suo dolore. Si lamentarono insieme, poi lessero alcuni brani della Torah e conversarono serenamente di profonde questioni spirituali.
Prima di congedarsi l’Abate gli domandò di nuovo se avesse consigli da dargli per salvare il monastero. “No, mi dispiace –ripeté il Rabbino; l’unica cosa che posso dirti è che il Messia è tra voi”
            Rientrato in monastero l’Abate riferì le strane parole del Rabbino e nelle settimane che seguirono, i vecchi monaci riflettevano su quella frase: “forse il Messia è uno di noi? Certo potrebbe essere l’Abate, oppure fratello Thomas che è davvero un sant’uomo; sembra invece difficile che il Rabbino alludesse a fratel  Elred, irascibile com’è, ma non si sa mai; quanto a fratello Philip, è una vera nullità e tuttavia, quando c’è bisogno di lui, è sempre presente, magari è proprio lui il Messia. E se fossi io?,” diceva il quarto monaco. “Non è possibile, non sono tanto importante, però per il Signore lo sono; chissà?”
Immersi in questi pensieri i monaci cominciarono a trattarsi tra loro con straordinario rispetto perché esisteva, pur se remota, la possibilità che il Messia fosse tra loro.
            La foresta in cui si ergeva il monastero era stupenda e accadeva che di tanto in tanto arrivassero dei visitatori a passeggiare lungo i sentieri.
Senza rendersene conto, i visitatori cominciarono ad avvertire il clima di straordinario rispetto che circondava i cinque monaci e che da loro irradiava.
Tornarono al convento più spesso, portarono degli amici per mostrare quel posto speciale; e gli amici arrivarono con altri amici.
Dopo qualche tempo uno chiese di unirsi ai monaci; poi un altro e un altro ancora. Nel giro di pochi anni il monastero ridivenne un centro vivo di luce e di spiritualità per tutta la regione.
            Anche oggi viviamo in momenti difficili, anche oggi possiamo parlare di Dio, la comunità cristiana può parlare di Dio solo se sappiamo irradiare la gioia del Vangelo.  È quello che vogliamo fare in queste sere: andare, insieme a Pietro, alla ricerca della gioia del Vangelo perché sia per tutti.

 Fare gli esercizi
Fare gli esercizi è fare come Gesù che saliva solitario sulle cime dei monti per cercare qualche spazio di silenzio e di solitudine immune da ogni frastuono alienante , ove sia possibile tendere l’orecchio e percepire qualcosa della festa eterna, della voce del Padre.        (Card. C. M. Martini
            In queste sere di esercizi ci lasceremo guidare da alcuni testi della Parola di Dio che descrive la vicenda di Pietro.
Cercheremo di vivere in una atmosfera di preghiera.
Iniziamo puntando il nostro sguardo su Gesù: “ Subito dopo la prima moltiplicazione dei pani, Gesù ordinò ai discepoli di salire sulla barca e di precederlo sull’altra sponda, mentre egli avrebbe congedato la folla. Congedata la folla, salì sul monte solo, a pregare. Venne la notte, e Gesù era ancora là, solo lassù. ( Mt. 14,22-23)
            Contempliamo Gesù solo sulla montagna a pregare.
È questo che siamo chiamati a fare anche noi in questi giorni degli esercizi: entrare nella preghiera di Gesù, rendere la nostra preghiera totalmente sua, partecipare al suo cuore di Figlio che vive in relazione col Padre, che lo ascolta per compiere la sua volontà.
Senza l’adesione della nostra preghiera a quella di Gesù, la riflessione su Pietro servirebbe a poco; comprenderemmo con la testa qualche pagina del Vangelo,  ma non cambierebbe la nostra vita.

Che cosa è la preghiera?
            È un interrogativo che ci siamo fatti altre volte, ma è bene richiamarcelo.
Anche Pietro, stupito di vedere il Maestro sostare a lungo sulla montagna, gli avrà chiesto:  perché preghi così a lungo? Io mi stanco subito e mi annoio, tante volte ho l’impressione di perdere tempo.
            Dobbiamo ricordare sempre che il punto di partenza per pregare consiste nell’ammettere, con umiltà, di non saper pregare. Noi siamo capaci di recitare delle formule, riusciamo anche a vivere momenti di raccoglimento, a esprimere gesti di preghiera … tuttavia spesso non giungiamo oltre e, quando lo tentiamo, ci troviamo subito alle prese come le distrazioni, con la fatica …
Da un lato comprendiamo che la preghiera è importante perché Gesù l’ha vissuta, dall’altro ci accorgiamo che non possediamo la chiave.
            La preghiera è dono di Dio, è dare spazio allo Spirito santo che prega in noi, ma il primo passo sta nel riconoscere che da soli non possiamo varcare la soglia.
S. Paolo dice (Rom. 8,26-27): “Lo Spirito santo viene in aiuto ala nostra debolezza, perché nemmeno sappiamo che cosa sia conveniente domandare, ma lo Spirito stesso intercede con insistenza per noi, con gemiti inesprimibili; e colui che scruta i cuori sa quali sono i desideri dello Spirito, poiché egli intercede per i credenti secondo i disegni di Dio.”
            Tutte le volte che presumiamo di aver acquisito la capacità di pregare ci poniamo al di fuori del vero spirito orante; mostriamo di aver disimparato che

la preghiera è dono dall’alto, è permettere allo Spirito di intercedere per noi con gemiti enesprimibili.

Non  dobbiamo aver timore di confessare la nostra inadeguatezza, bensì dobbiamo incominciare la preghiera sempre dicendo: “Signore, non so pregare, vieni in mio aiuto” è il grido che diciamo sempre quando recitiamo le Lodi e le Ore della liturgia.

La preghiera e la Parola di Dio
            La preghiera cristiana fa sempre riferimento alla Parola di Dio, è la Parola che ci fa entrare in comunione reale con Gesù.
Gesù risorto è presente nella Scrittura: leggendola, ascoltandola si può sperimentare la sua presenza.
La lectio divina ci fa entrare nella preghiera di Gesù, ci rende oranti nello Spirito, ci porta all’abbraccio amoroso di Dio.
Tre sono i  gradini della Lectio divina: la lettura, la meditazione e riflessione; la preghiera o contemplazione
            * La lettura di un testo è il primo gradino della lectio divina: stimola la nostra attenzione alle parole scritte per cogliere ciò che ci viene detto nel brano, i punti salienti. Può essere di aiuto rispondere alla domanda: che cosa dice il brano che abbiamo letto?
            * La meditazione è il secondo gradino: consiste nel domandarci: che cosa questo brano dice a me, dice a noi, alla nostra comunità, oggi?
            * La contemplazione o preghiera è il terzo momento: è entrare in contatto personale con Gesù con l’adorazione, l’offerta di sé, la richiesta di perdono. È il luogo e il momento della pace orante, ove tutto il cammino della nostra vita acquista spessore e significato.
I frutti della preghiera
            S. Paolo elenca tre frutti che si possono gustare nel momento della preghiera cristiana della contemplazione.
            * La consolazione: è l’esperienza di una gioia profonda, quando lo spirito vibra di contentezza e di letizia in mezzo alle difficoltà: Sia benedetto Dio, padre del Signore nostro Gesù Cristo, Padre misericordioso e Dio di ogni consolazione, il quale ci consola in ogni tribolazione perché possiamo anche noi consolare quelli che si trovano in ogni genere di afflizione con la consolazione con cui siamo consolati noi stessi da Dio” ( 2 Corinti 1,3-4)
            * Il discernimento: è la capacità di discernere, cioè di capire ciò che è di Dio e ciò che viene dal maligno: “ non conformatevi alla mentalità del mondo, ma trasformatevi rinnovando la vostra mente per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto” ( Romani 12,2)
            * Il coraggio di scegliere: è la disponibilità ad operare scelte secondo il Vangelo: Tutto reputo una perdita di fronte alla sublimità della conoscenza di Gesù Cristo, mio Signore, per il quale ho lasciato perdere tutte queste cose e le considero spazzatura al fine di guadagnare Cristo” ( Filippesi 3,8)

Gesù chiama Pietro
Preghiamo
Ti lodiamo e ti benediciamo, Dio nostro Padre,
      che nel tuo Figlio hai chiamato Pietro a seguirti
      rivelandogli progressivamente il mistero della sua chiamata,
      il significato della sua vita, il termine del suo cammino.
Tu l’hai scelto perché lo amavi; l’hai custodito dai pericoli,
      gli sei stato vicino nelle prove,
      lo hai salvato dalle unghie dell’avversario,
      lo hai fatto passare per l’acqua e per il fuoco
      e poi, gli hai dato riposo e pace.
Noi ti chiediamo, Padre per il tuo Figlio Gesù,
      di farci conoscere il mistero della nostra vocazione cristiana,
      il senso del nostro cammino, il termine della nostra ricerca.
Donaci di sentirci amati da te
      e, per questo, interpellati per nome e inviati.
Purifica il nostro sguardo e il nostro cuore
      affinché possiamo guardare con occhi nuovi le vicende liete o tristi,
      banali o eccezionali, che ritmano il nostro pellegrinaggio.
Concedici di comprendere
      come tutta la nostra vicenda ha la sua radice,
      la sua sorgente nel cuore di Cristo,
      nella sua contemplazione, nella sua adorazione,
      nella sua preghiera sulle montagne della Galilea.
E tu Maria guidaci nella scoperta della Parola di Dio per noi.

Il volto di Dio e la vocazione
      C’è un rapporto profondo tra la  conoscenza di Dio e la vocazione.
Quanto più conosciamo il vero volto di Dio, tanto più possiamo rispondere rettamente alla nostra vocazione e quanto più cerchiamo di rispondere alla chiamata della nostra vita, tanto più approfondiamo la  conoscenza del vero volto di Dio.
In altre parole a livello negativo, ogni oscuramento del vero Dio è oscuramento della chiamata; ogni negligenza, lentezza, ritardo, noncuranza della chiamata presente nella nostra vita, è fonte di dubbi, di offuscamento, di non conoscenza del Dio di Gesù Cristo.
Sono due realtà parallele.
Dio non lo si conosce semplicemente guardandolo come fosse un libro, perché è persona vivente e lo scopro a mano a mano che mi relaziono a lui, coinvolgendomi nella risposta alla sua chiamata.
Se non mi coinvolgo, l’esistenza di Dio diventa per me una problematica così lontana da portarmi addirittura a interrogarmi se c’è e, nel caso ci sia, se non mi ha forse abbandonato.

La conoscenza di Dio passa per quella di Gesù.
      Occorre ricordare che la conoscenza di Dio passa attraverso la conoscenza di Gesù. Dio per noi è Cristo Gesù Signore, il mistero della sua vita, morte e risurrezione. Chi non passa attraverso la conoscenza di Gesù Figlio del Padre, rivelatore della Trinità, rischia l’ateismo pratico, perché Dio si rivela nell’uomo storico, sofferente, emarginato, debole, minacciato dalla solitudine e dalla morte, nel volto di Gesù..
      Sono molte le persone che vanno in chiesa, recitano preghiere, ma in realtà per loro Dio non significa nulla, non ha un volto.
Il volto di Dio è il volto di Gesù.
Queste due premesse ci aiutano a capire la chiamata di Pietro.

La chiamata di Pietro.
      C’è la chiamata di Pietro e dei primi discepoli raccontata dall’evangelista Marco 1,16-18. Noi ci soffermiamo sul quella raccontata da Luca 5,1-11:
                        1Mentre la folla gli faceva ressa attorno per ascoltare la parola di Dio, Gesù, stando presso il lago di Genèsaret, 2vide due barche accostate alla sponda. I pescatori erano scesi e lavavano le reti. 3Salì in una barca, che era di Simone, e lo pregò di scostarsi un poco da terra. Sedette e insegnava alle folle dalla barca.
4Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: «Prendi il largo e gettate le vostre reti per la pesca». 5Simone rispose: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti». 6Fecero così e presero una quantità enorme di pesci e le loro reti quasi si rompevano. 7Allora fecero cenno ai compagni dell’altra barca, che venissero ad aiutarli. Essi vennero e riempirono tutte e due le barche fino a farle quasi affondare. 8Al vedere questo, Simon Pietro si gettò alle ginocchia di Gesù, dicendo: «Signore, allontanati da me, perché sono un peccatore».
9Lo stupore infatti aveva invaso lui e tutti quelli che erano con lui, per la pesca che avevano fatto; 10così pure Giacomo e Giovanni, figli di Zebedeo, che erano soci di Simone. Gesù disse a Simone: «Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini». 11E, tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono.
Che cosa ha significato per Pietro la chiamata di Gesù?
      È importante ricordare il punto di partenza di Pietro.
Ci domandiamo:  quale conoscenza Pietro aveva di Dio?.
Sappiamo che era un buon ebreo, credente, che frequentava la sinagoga. La sua era una vita semplice, dedita al lavoro, alla famiglia. Aveva di Dio una concezione dell’ebreo comune: il Signore degli eserciti, il potente, l’infinitamente grande, il Creatore dei cieli e della terra, Colui che l’uomo non può vedere senza morire. Dunque il Dio potente e inaccessibile, ma anche il Dio che opera nella storia; il Dio che ha fatto uscire gli antichi padri dall’Egitto con mano potente e braccio forte….
Anche diremmo le stesse cose su Dio ….

Se però chiedessimo a Pietro come Dio operava nella storia dei suoi giorni da quando l’impero romano dominava … forse si sentirebbe imbarazzato,
Come del resto anche noi oggi, perché direbbe: Dio, oggi, sta tacendo. Certo nel passato ha operato grandi cose,  ma, oggi, dov’è Dio?.
La gente, oggi, è diventata opportunista, si è imborghesita  pensa soprattutto a se stesa, agli affari … La sua fede qualche momento di oscurità e di crisi l’aveva, come del resto anche noi, oggi.
Preghiere come quelle del salmista erano sulle sue labbra: Perché Dio, nascondi il tuo volto, perché dimentichi la nostra miseria ..(Salmo 44,25); “ Ci hai forse abbandonato? .. Ricordati del tuo popolo che ti sei acquistato (Sal. 74,2) ….
Pur essendo un uomo solido, anche Pietro si sarà chiesto ( come del resto facciamo anche noi) come mai gli empi, quelli  che fanno il male sembrano trionfare, sembrano avere il favore di Dio? Come mai Dio permette che venga sparso tanto sangue innocente …..?
Che cosa è stato per Pietro Gesù?
      Gesù non ha risolto i dubbi di Pietro, non gli ha spiegato perché il Dio di Abramo, di Isacco, di Giacobbe, il Dio del popolo di Israele tace, non gli ha detto perché la gente muore giovane o per quale ragione gli empi, gli ingiusti sembrano più forti e prevalere …
      Gesù semplicemente ha chiamato Pietro, gli ha fatto una proposta, lo ha scosso con un programma: Vieni, seguimi, sarai pescatore di uomini … Quello che Pietro ha capito in quel momento indimenticabile, è che aveva davanti la possibilità di compiere una grande impresa ( la vocazione) un’impresa che riguardava Dio e che valeva la pena di buttarsi.
      Gesù è uno che mi chiama a una avventura entusiasmante.
La vita di Pietro acquista una dimensione grande, diversa e il volto di Dio per Pietro si fa più luminoso.
Pietro sentiva in sé un entusiasmo nuovo, una fiducia nuova, una grande speranza e la sua conoscenza di Dio diventava più bella, più grande.
      La presenza di Gesù che lo chiama è stata come una luce che ha permesso a Pietro di confessare con umiltà, la sua condizione di creatura, di peccatore bisognoso del perdono, della misericordia dell’amore di Dio.
      Allontanati da me perché sono un peccatore ( Lc, 5,8)
Pietro è come folgorato, ha l’intuizione di Dio come di un grande mistero che tuttavia, a un certo punto, chiama l’uomo ( ciascuno di noi)  e gli chiede di buttarsi per un impresa che apparentemente lo supera.
La sua vita acquista chiarezza e gli orizzonti si allargano.
      Per Pietro, Gesù è Colui che lo chiama, lo invita, gli chiede un coinvolgimento.
Pietro capisce che non gli veniva affidato solo un compito.
Gesù chiama Lui e gli altri (noi) a partecipare da vicino alla sua vita, gli offre una proposta seria di amicizia, di condivisione, di familiarità.
Per Pietro il volto di Dio si illumina.

Proviamo a domandarci nella riflessione personale
Quali sono stati nella nostra vita i momenti nei quali ci siamo avvicinati a questa esperienza?
Quali sono state le situazioni nelle quali abbiamo colto l’iniziativa, la chiamata di Dio per ciascuno di noi?
Che cosa ci può aiutare a superare quel senso di distanza, di genericità che tante volte abbiamo e viviamo nei confronti di Dio?

Molte volte non ci accorgiamo che Dio ci chiama.
Gesù ci chiama in tanti modi: l’incontro con Gesù ci fa capire dove stiamo camminando, dove vogliamo andare. La sua chiamata è’ un incontro personale, irrepetibile, singolarissimo,  per dirci il nostro nome, la nostra identità, la nostra vocazione, per trasformare la nostra esistenza in maniera assolutamente insperata e imprevedibile.
Questo per noi  è l’evangelo, la buona notizia.  Un Vangelo che deve riempirci di stupore, di gioia, di gratitudine perché è amore e salvezza di Dio per ciascuno di noi.
Le chiamate si ripetono; dobbiamo imparare a coglierle.
Sono quelle chiamate che ci fanno conoscere sempre di più il vero volto di Dio e fanno luce e ci aiutano a rispondere alla vocazione della nostra vita.

Preghiera
Signore, noi non sappiamo parlare di Te,
            le nostre parole sono sempre deboli, imprecise, approssimative.
Tu solo sei la Parola;
            noi ti chiediamo di essere Parola per ciascuno di noi.
O Gesù, manifestati a noi come Parola di vita,
            affinché noi riconosciamo che tu sei il senso dell’esistenza,
            che tu ci doni sempre la vocazione decisiva per il nostro cammino.
Tu che sei trasparenza del Padre, splendore e riverbero del Padre,
            fa’ che contemplando il tuo volto di crocifisso risorto
            possiamo vedere il Padre;
            fa’ che ascoltando Te possiamo ascoltare il Padre,
            perché tu sei la Parola ultima, definitiva,
            nella quale c’è tutto ciò che l’uomo può desiderare.
Manifestati a noi, Gesù, nella tua umanità e nella tua divinità.
Concedici di cogliere in Te l’Assoluto, il Perfetto, l’Eterno, l’Immenso,
            la Verità, l’Amore, la Giustizia, la somma di tutti beni desiderabili,
            Colui a cui tendono le nostre speranze
            e da cui dipende tutta la nostra vita.
Fa’, Signore Gesù, Verbo di Dio fatto uomo, amico e fratello nostro,
            che in Te ci si riveli il Dio Trinità, Colui che è tutto
            e ha in mano la vita e la morte, il tempo e l’eternità,
            la gioia e il dolore, la notte e il giorno.
Tu, Signore, sei lo scopo definitivo della nostra esistenza
            perché tu sei l’Amore. Amen.

Gruppo catechesi: