Esercizi spirituali 2014
“SOLO INSIEME”
3° giorno, venerdì 17 ottobre: Gesù chiama i Dodici per mandarli
SOLO INSIEME è l’obiettivo che quest’anno vogliamo raggiungere
SOLO INSIEME è possibile incontrare Gesù e seguirlo
SOLO INSIEME ci sentiamo chiamati per nome, conosciuti, amati
SOLO INSIEME impariamo a stare con Gesù, crescere con Lui
SOLO INSIEME Gesù ci vuole come suoi discepoli
SOLO INSIEME Gesù vuole che portiamo il suo amore nel mondo
Preghiamo con il salmo 87
Signore, Dio della mia salvezza, * davanti a te grido giorno e notte.
Giunga fino a te la mia preghiera, * tendi l'orecchio al mio lamento.
Io sono colmo di sventure, * la mia vita è vicina alla tomba.
Sono annoverato tra quelli che scendono nella fossa, *
sono come un morto ormai privo di forza.
E' tra i morti il mio giaciglio, * sono come gli uccisi stesi nel sepolcro,
dei quali tu non conservi il ricordo * e che la tua mano ha abbandonato.
Mi hai gettato nella fossa profonda, * nelle tenebre e nell'ombra di morte.
Pesa su di me il tuo sdegno * e con tutti i tuoi flutti mi sommergi.
Hai allontanato da me i miei compagni, * mi hai reso per loro un orrore.
Sono prigioniero senza scampo; * si consumano i miei occhi nel patire.
Tutto il giorno ti chiamo, Signore, * verso di te protendo le mie mani.
Compi forse prodigi per i morti? * O sorgono le ombre a darti lode?
Si celebra forse la tua bontà nel sepolcro, * la tua fedeltà negli inferi?
Nelle tenebre si conoscono forse i tuoi prodigi, *la tua giustizia nel paese dell'oblio?
Ma io a te, Signore, grido aiuto, * e al mattino giunge a te la mia preghiera.
Perché, Signore, mi respingi, * perché mi nascondi il tuo volto?
Sono infelice e morente dall'infanzia, * sono sfinito, oppresso dai tuoi terrori.
Sopra di me è passata la tua ira, * i tuoi spaventi mi hanno annientato.
Mi circondano come acqua tutto il giorno, * tutti insieme mi avvolgono.
Hai allontanato da me amici e conoscenti, * mi sono compagne solo le tenebre.
Gloria al Padre ….
Preghiamo
Signore,
in queste sere ci hai incrociati;
hai camminato con noi.
Ci hai inquietati con la tua Parola,
soprattutto sei entrato dentro di noi.
Sei stato un amico paziente,
hai acceso il nostro cuore con la tua Parola.
Signore, rimani sempre con noi,
perché la tua Parola porti frutto
GESÙ CHIAMA I DODICI PER MANDARLI
“Ne costituì Dodici perché stessero con Lui e per mandarli.” ( Mc.3,14)
È Gesù che chiama a stare con Lui e a testimoniare Lui, la gioia del suo Vangelo a tutti, prolungando la sua azione nella storia. La comunità dei discepoli non sta chiusa in chiesa, ma, come Gesù, va sulla strada
La parabola del buon Pastore che lascia le 99 pecore nel deserto ( non nell’ovile, al sicuro) per andare a cercare la pecora perduta, è un esempio da seguire.
Il Papa parla di Chiesa in uscita;
Dice nell’Enciclica “Evangelii gaudium” (la gioia del Vangelo) (cap. I):
Ogni cristiano e ogni comunità cristiana deve discernere quale sia il cammino che il Signore chiede, però tutti sono chiamati ad accettare questa chiamata: uscire dalla propria comodità e avere il coraggio di raggiungere tutte le periferie che hanno bisogno della luce del Vangelo.
La gioia del Vangelo che riempie la vita della comunità dei discepoli è una gioia missionaria …
L’intimità della Chiesa con Gesù è un’intimità itinerante, e la comunione si configura essenzialmente come comunione missionaria….
È vitale che oggi la Chiesa esca ad annunciare il Vangelo a tutti, in tutti i luoghi, in tutte le occasioni, senza indugio, senza repulsioni e senza paura.
La gioia del Vangelo è per tutto il popolo, non può escludere nessuno….
La parrocchia è chiamata ad essere la Chiesa stessa che vive in mezzo alle case dei suoi figli e delle sue figlie: questo suppone che realmente stia in contatto con le famiglie e con la vita del popolo e non diventi una struttura prolissa separata dalla gente o un gruppo di eletti che guardano a se stessi….
La pastorale in chiave missionaria esige di abbandonare il comodo criterio del “si è fatto sempre così”.
Invito tutti ad essere audaci e creativi in questo compito ripensando gli obiettivi, le strutture, lo stile e i metodi evangelizzatori della comunità …
La Chiesa è chiamata ad essere sempre la casa aperta del Padre.
Uno dei segni concreti di questa apertura è avere dappertutto chiese con le porte aperte….nemmeno le porte dei sacramenti si dovrebbero chiudere per una ragione qualsiasi …. Di frequente ci comportiamo come dei controllori della grazia e non come facilitatori. Ma la Chiesa non è una dogana, è la casa paterna dove c’è posto per ciascuno con la sua vita faticosa….
La Chiesa deve arrivare a tutti, però deve privilegiare non tanto gli amici e i vicini ricchi, bensì soprattutto i poveri e gli infermi, coloro che spesso sono disprezzati e dimenticati …
Preferisco una Chiesa accidentata, ferita e sporca per essere uscita per le strade, piuttosto che una chiesa malata per la chiusura e la comodità di aggrapparsi alle proprie sicurezze. ….
Più che la paura di sbagliare ci deve muovere la paura di rinchiuderci nelle strutture che ci danno una falsa protezione, nelle norme che ci trasformano in giudici implacabili, nelle abitudini in cui ci sentiamo tranquilli, mentre fuori c’è una moltitudine affamata e Gesù ci ripete senza sosta: voi stessi date loro da mangiare. (Mc.6,37)
La Parola di Dio.
Questa sera ci soffermiamo un momento su due piccoli brani.
* Vangelo di Marco 16,15: Gesù disse agli undici discepoli:
Andate in tutto il mondo e portate il messaggio del Vangelo a tutti gli uomini. … Allora i discepoli partirono per andare a portare dappertutto il messaggio del Vangelo…. E il Signore agiva insieme con loro e confermava le loro parole con segni miracolosi.
1) Il dodicesimo discepolo
E’ un passo breve e insieme esplosivo. Gesù manda gli undici in tutto il mondo. (Giuda ha tradito). Sono undici i discepoli che Gesù manda per portare a tutti la gioia del Vangelo, il centuplo della vita.
Gesù, però, ne ha chiamato Dodici e ne ha costituito Dodici.
Ne manca uno, non è un numero chiuso, ma aperto, manca il dodicesimo.
Il Dodicesimo siamo noi, sono tutti quelli che Gesù chiama per nome e che stanno stabilmente presso di Lui.
2) Andate in tutto il mondo
La prima parola detta da Gesù nel Vangelo di Marco è “Seguitemi! Venitemi dietro!”, l’ultima è “Andate nel mondo intero”. Il seguire e l’andare sono due verbi che non si escludono, non si contraddicono, ma l’uno non può stare senza l’altro, perché per seguire Gesù bisogna andare. Siamo chiamati a seguire uno che non sta fermo, che è sempre sulla strada, tra la gente.
Gesù ne costituì Dodici perché stessero con Lui e per mandarli a predicare con il potere di scacciare i demoni”. Dallo stare stabilmente con Gesù deriva
L’andare a predicare la gioia del Vangelo.
* Atti degli Apostoli 4,33: Con grande forza gli apostoli rendevano
testimonianza della risurrezione del Signore Gesù e tutti godevamo di
grande simpatia.
Qui è messo al centro l’evento della risurrezione.
Se nel brano di Marco è espresso il mandato di evangelizzare, nel brano degli Atti è espresso il contenuto dell’evangelizzazione: testimoniare la risurrezione, cioè che siamo fatti per gustare la vita, che abbiamo dentro la speranza che nessuna situazione è totalmente chiusa.
Il messaggio della Parola
1) Il Vangelo è una ricchezza da condividere con tutti: andate in tutto il mondo, predicate il Vangelo ad ogni creatura.
Il Vangelo non è un capitale da tenere nascosto sotto terra, e nemmeno una piccola provvista da condividere solo con alcuni eletti; non è un messaggio limitato, per una cultura, per un popolo, per un tempo.
Il Vangelo è una ricchezza di tutti, per tutti, da dividere con tutti.
2) Evangelizzare è rendere testimonianza con grande forza alla risurrezione di Gesù.
In negativo evangelizzare è “salvare dal male”: tirar fuori dal non senso, dalla frustrazione e dalla noia, dalla disperazione, dal disgusto della vita, dall’incapacità ad amare, dalla paura del dolore e della morte. E’ dare risposta alle invocazioni più profonde di ogni coscienza umana (Martini)
In positivo, evangelizzare è comunicare la buona notizia su Gesù: la buona notizia che Dio ci ama davvero, tutti e ciascuno, e che Gesù è morto e risorto per la nostra salvezza, per liberarci dal peccato e dal male, dalla solitine; la buona notizia del regno che viene in Gesù e che si realizza gradualmente nella nostra adesione a Lui, nel diventare come Lui un solo Corpo, nell’entrare nella vita della Trinità. (Martini)
3) L’evangelizzazione richiede azione, movimento, testimonianza: andate, predicate. Non è uno stare fermi, un aspettare che qualcosa accada, bensì un muoversi, è un fare, un dire, un irradiare: comporta una mobilitazione e richiede dinamismo.
E’ necessaria una mobilitazione per riqualificare i cristiani, recuperare i dispersi, guadagnare a Cristo nuovi amici (Martini)
Non possiamo sottrarci a questo mandato: guai a me se non evangelizzo
(1 Cor. 9,16)
In che modo la Chiesa diventa missionaria?
La Chiesa per annunciare la gioia del Vangelo non deve chiudersi, estraniarsi dalla storia, ma deve camminare tra la gente, ascoltare il grido che sale dal cuore di ogni uomo che ha fame e sete della Parola di Gesù della sua persona, che brucia dal desiderio di essere salvata, che ha bisogno di luce e di speranza, soprattutto deve coltivare alcune attenzioni.
1) Essere una Chiesa piena della gioia del Vangelo
Quando la Chiesa è piena della gioia evangelica, si sente mossa verso chi non l’ha. E’ questo il segreto della missionarietà.
Non serve preoccuparsi anzitutto degli altri e poi, magari non sapere che cosa dare loro e domandarsi: che cosa dobbiamo fare per portare il Vangelo?
È fondamentale prendere coscienza della gioia che ci manca, della gioia della fede e invocarla da Dio: Dammi, Signore la gioia del tuo Vangelo, dammi la pienezza del tuo Spirito.
Quando sentiamo in noi la gioia del Vangelo, istintivamente ci accorgiamo dove manca e ci nasce la vogliamo di aiutare, di trasmetterla.
Chiunque ha in sé una buona notizia, un fatto che lo riempie di entusiasmo, desidera di comunicarlo ad altri.
Quando t'imbatti in una cosa bella, la racconti.
E quando t'imbatti in una cosa vera, la dici.
E se hai capito che la storia di Gesù ha illuminato
il cammino del mondo e dell'uomo dandogli senso, allora lo racconti.
Non puoi farne a meno.
E se l'incontro con Gesù ha cambiato la tua esistenza
dandole forza, direzione, senso,
allora inviti gli amici a condividerla. (B. Maggioni)
Se non si ha questa buona notizia non si ha nulla da dire ai fratelli. La prima radice di una comunità missionaria è essere pieni della gioia del Vangelo.
2) Essere una Chiesa che prepara la strada a Gesù
Non è la Chiesa a dare la salvezza, ma è Gesù. Occorre chiedere a Gesù di intervenire, dobbiamo mettere gli altri in contatto con lui.
La missionarietà mette in contatto con la sorgente che ha prima riempito di gioia ognuno di noi.
La missionarietà è dire: ti voglio far partecipare a quella amicizia che riempie la mia vita, che ha mutato in gioia la mia tristezza, che mi ha rivelato l’amore.
La Chiesa si fa missionaria non introducendo a forza il messaggio evangelico nel cuore dell’uomo, o trovando stratagemmi per rendere interessante e appetibile il Vangelo, perché Gesù è già là, si è già invitato da solo nella giornata di ciascuno, nella festa della vita, nel banchetto quotidiano.
Gesù è là come attesa e promessa, come germe, come grazia attuale.
Attende che qualcuno lo muova, che lo faccia sentire presente, gli dia spazio.
La Chiesa è missionaria nella misura in cui scopre che Gesù è già in attesa nel cuore di ogni uomo e gli permette di operare e di agire facendogli spazio, risvegliandolo.
È la convinzione che lo Spirito c’è, anche oggi, come al tempo di Gesù e degli Apostoli: c’è e sta operando, arriva prima di noi, lavora più di noi e meglio di noi; a noi non tocca né seminarlo, né svegliarlo, ma anzitutto riconoscerlo, fargli strada, andargli dietro. C’è e non si è perso d’animo rispetto al nostro tempo; al contrario sorride, danza, penetra, investe, avvolge, arriva anche là dove mai avremmo immaginato … ( C. M. Martini)
Spesso la missionarietà delle nostre comunità è pesante, incapace a muoversi perché vogliamo fare tutto noi, crediamo che ci sia chiesto chissà che cosa, mentre è Gesù che cambia l’acqua in vino, che dà la gioia del banchetto. La Chiesa, come Maria, è colei che sollecita, spinge, dice ai servi, prepara la strada. Gesù, in realtà, è già lì e la sua forza è già pronta.
3) Essere una Chiesa che sa coinvolgere
Il segreto di una Chiesa missionaria è di moltiplicare i collaboratori.
Gesù ha cominciato chiamando i Dodici che a loro volta hanno coinvolto altri.
La Chiesa missionaria è quella che sa coinvolgere; spesso le nostre comunità non sono missionarie perché si lascia tutto sempre solo a quelli che continuano a fare quello che si è sempre fatto e si vive in uno stato di conservazione. La conservazione fa invecchiare una comunità, la fa morire.
4) Essere una Chiesa che crede nella gioia del Vangelo
Il vino buono si raccomanda da sé; la gioia del Vangelo è buona per tutti, ha un sapore inconfondibile.
È gustosa per se stessa, se è vera gioia del Vangelo.
Il nostro compito è diffondere il gusto di questa gioia.
Ciascuno può mettersi dentro, può fare la sua parte.
Ciascuno la diffonde secondo i suoi doni, non però come prodotto proprio, come etichetta riservata, perché è la gioia di Gesù, gioia che appartiene a tutta la Chiesa. L’augurio è che tanti possano fare come noi, nella nostra comunità l’esperienza della gioia del Vangelo.
Oggi la testimonianza della gioia del Vangelo, dove?
Sono molteplici i contesti che oggi domandano la testimonianza della gioia del Vangelo. Ne elenchiamo qualcuno:
1) Il contesto del senso della vita.
Noi siamo venuti al mondo senza scegliere nulla. La cosa fondamentale è essere al mondo e scegliere di vivere la vita che ci è stata data, di riempirla di senso, cioè di impegno, di entusiasmo, di fatica, di amore, anche se spesso è molto diversa da come l’avevamo pensata e progettata.
La vita vissuta secondo il Vangelo non appare più come assurda o dominata dal caso, ma ricca di senso e degna di essere vissuta, anche nei suoi lati oscuri e dolorosi
Irradiare attorno a sé, con il proprio modo sereno e convinto di fare le cose, che la vita ha un senso, che vivere non è un’avventura assurda e cieca, che esistono valori per cui vivere, che vale la pena di essere onesti, giusti, sinceri, è il primo grande servizio al Vangelo.
Dice Gesù ( Gv.10.10) “Io sono venuto perché abbiano la vita, una vita vera e completa, in abbondanza” .
Signore, tu sei la mia vita, senza di te il vivere non è vivere.
Con Te, Signore, oltre le cose noi vediamo la vita, anzi la sorgente della vita.
Tu sei la vita anche di coloro che sono morti,
la vita anche di coloro che sono stati uccisi.
Tu sarai la nostra vita anche nella morte;
con Te la vita è già in noi per sempre.
Tu sei per noi sorgente che zampilla nella vita eterna. ( C. M. Martini)
2) Il contesto del dolore e della malattia.
Il dolore, la sofferenza, la malattia accompagnano la nostra vita, la vita di ogni uomo.
Il Signore, normalmente, non ci toglie il dolore, non ci libera dalla morte.
Ma il Signore è presente là dove c’è un uomo che soffre, che piange, che muore, perché il Signore ama sempre, in modo ostinato.
La croce di Gesù dice che Dio è presente là dove c’è un uomo che soffre.
Di fronte al dolore allora occorre soprattutto silenzio, ascolto, condivisione, perché non venga meno l’amore.
La carità della comunità plasmata dall’Eucaristia cerca ogni uomo che soffre per qualsiasi motivo .. per annunciargli la presenza di Cristo; per dirgli che, anche nella sua condizione, è possibile far nascere un germe di amore; per assicurarlo che, se riesce a credere all’amore e a vivere nell’amore, ha trovato la salvezza ( C,M, Martini)
Non tutte le partite si chiudono in questa vita, c’è una speranza più alta che va oltre la morte.
3) Il contesto della fedeltà alla propria vita.
L’amore di Dio è fedele, lui ci ama fedelmente; ci chiama a vivere la vita nella fedeltà. La fedeltà è il nome maturo della libertà e dell’amore.
La fedeltà è credere nella presenza di Dio nella propria vita, credere che Dio non ci abbandona. La fedeltà è credere che vivere non è un andare a zonzo senza sapere dove, in balia di tutto e di tutti, ma essere su una strada e cercare di percorrerla fino in fondo.
La fedeltà è rispondere a Dio che ci chiama e non ci abbandona.
La fedeltà non è la tomba della gioia, ma l’alveo nel quale cresce e scorre l’amore. La fedeltà è una esigenza del cuore.
La fedeltà affonda le sue radici nella gratuità.
4) Il contesto del superamento delle inimicizie.
Si tratta si far comprendere che non è necessario guardarsi da tutti come nemici o possibili concorrenti, anzi ha senso ed è praticabile un modo di vita solidale, in cui la fiducia degli uni negli altri rende possibile la costruzione di una vita di fraternità autentica che porta a lavorare insieme per il bene dell’uomo.
Non solo sono possibili amicizie sincere, ma ci è addirittura dato di superare le situazioni di odio e di conflitto, traendo bene dal male e perdono dall’odio
5) Il contesto dello sconfiggere il male.
Oggi v’è un enorme bisogno di uomini e di donne fortemente cristiani, dal cuore grande, capaci di impegnarsi nel risanamento del cuore umano e delle strutture ingiuste.
Gesù indica il cuore come causa di ogni malvagità (Mc. 7, 20-23).
Il risanamento del cuore e il conseguente cambio delle strutture di peccato in cui si sono accumulati e come solidificati gli errori e i peccati dell’umanità è un atto che manifesta la forza del Vangelo che ci insegna a rendere bene per male, a trarre il bene dal male, a vincere il male con il bene.
Qualche domanda per riflettere davanti al Signore
Sta in silenzio, alla presenza del Signore:, cerca un dialogo con Lui
* Quale frutto raccolgo da questi esercizi?
* Che cosa vuol dire per me concretamente essere chiamato
per stare con Gesù ed essere mandato?
* Ho un regola di vita spirituale?
* Come intendo dare continuità a questi giorni di Esercizi?
Il Signore mi chiama a vivere in modo responsabile nella sua comunità:
Il Signore mi chiede un impegno di formazione costante.
Occorre dedicare una sera la settimana alla propria formazione
Dice Enzo Bianchi, priore di Bose:
Spero che i cristiani nella parrocchia abbiano queste cose:
1) un luogo in cui crescono in una vera formazione cristiana, cioè un giorno, una sera la settimana, in cui si ritrovano attorno alla Parola di Dio, e che possano crescere, essere cristiani adulti, maturi
2) che poi si ritrovino tutti la domenica per l’Eucaristia dove la comunione non è solo con il Corpo del Signore, morto e risorto, ma anche appartenenza comunitaria
3) poi, chiederei che trovino un momento al giorno per pregare nella maniera che suggerisce il Signore, ricordando che la preghiera ha una fonte che è l’ascolto della Parola contenuta nelle Scritture.
E poi nient’altro.
Preghiamo la Madonna
Maria,
Tu che sei la donna della riconciliazione,
guidaci per le strade della verità,
rendici capaci di donare
ciò che gratuitamente abbiamo ricevuto,
aiutaci a contemplare il cammino
che lo Spirito del tuo Figlio Gesù
fa compiere alla tua Chiesa;
metti nel nostro cuore e sulle nostre labbra
l’inno di riconoscenza e di lode al Padre
da cui tutto discende e a cui tutto ritorna.