Con Pietro alla sequela di Gesù - Esercizi spirituali 2015 - 3

Esercizi spiritualiEsercizi spirituali 2015
“COME GESÙ”

 

3° giorno, venerdì 16 ottobre
Con Pietro alla sequela di Gesù
per lasciarci educare da Lui.

"Vi ho dato l'esempio, perché anche voi facciate
come io ho fatto a voi”

Educarsi al pensiero di Cristo
Insieme a Pietro,  vogliamo fare un percorso di piena fiducia
nei confronti di Gesù; metterci in ascolto di Lui, seguirlo.
Educarsi al pensiero di Gesù è un cammino di conversione
che nasce dall’incontro personale con Gesù
e dalla disponibilità a fare nostra la logica del Vangelo.

Preghiamo con il salmo 87
Signore, Dio della mia salvezza, * davanti a te grido giorno e notte.
Giunga fino a te la mia preghiera, * tendi l'orecchio al mio lamento.
Io sono colmo di sventure, * la mia vita è vicina alla tomba.
Sono annoverato tra quelli che scendono nella fossa, *
sono come un uomo ormai privo di forza.
E' tra i morti il mio giaciglio, * sono come gli uccisi stesi nel sepolcro,
dei quali tu non conservi il ricordo * e che la tua mano ha abbandonato.
Mi hai gettato nella fossa profonda, * nelle tenebre e nell'ombra di morte.
Pesa su di me il tuo sdegno * e con tutti i tuoi flutti mi sommergi.
Hai allontanato da me i miei compagni, * mi hai reso per loro un orrore.
Sono prigioniero senza scampo; * si consumano i miei occhi nel patire.
Tutto il giorno ti chiamo, Signore, * verso di te protendo le mie mani.
Compi forse prodigi per i morti? * O sorgono le ombre a darti lode?
Si celebra forse la tua bontà nel sepolcro, * la tua fedeltà negli inferi?
Nelle tenebre si conoscono forse i tuoi prodigi, *la tua giustizia nel paese dell'oblio?
Ma io a te, Signore, grido aiuto, * e al mattino giunge a te la mia preghiera.
Perché, Signore, mi respingi, * perché mi nascondi il tuo volto?
Sono infelice e morente dall'infanzia, * sono sfinito, oppresso dai tuoi terrori.
Sopra di me è passata la tua ira, * i tuoi spaventi mi hanno annientato.
Mi circondano come acqua tutto il giorno, * tutti insieme mi avvolgono.
Hai allontanato da me amici e conoscenti, * mi sono compagne solo le tenebre.
            Gloria al Padre ….

Preghiamo
Signore, donaci il tuo Spirito
            perché possiamo conoscere la via sulla quale camminare.
Noi tutti abbiamo bisogno di te, Spirito santo,
            perché il nostro cuore sia aperto, inondato dalla tua presenza
            e dalla tua consolazione
Aiutaci a cogliere la tua presenza nella Chiesa, nella nostra comunità,
            in ciascuno di noi,
            tu che sei l’ospite permanente che continuamente modella in noi
            la figura e la forma di Gesù.
Fa’ che possiamo intuire la tua azione nella storia dell’umanità,
            nei suoi cammini incerti verso la conoscenza della verità.
Tu che costruisci il Corpo di Cristo nella storia,
            che promuovi la testimonianza di fede riempici di fiducia e di pace
            anche in mezzo alle tribolazioni e alle difficoltà.
Ci rivolgiamo, anche a te Maria, madre della Chiesa
            che hai vissuto la pienezza inebriante dello Spirito
            e l’hai visto operante nel tuo Figlio Gesù,
            apri il nostro cuore e la nostra mente al suo amore
            in modo che i nostri pensieri, le nostre parole, i nostri gesti
            siano totale apertura al pensiero e ai sentimenti di Gesù. Amen.

Come educarci al pensiero di Cristo?
Educarci al pensiero di Cristo è il cammino che il nostro Arcivescovo propone a tutta la nostra Chiesa diocesana. Avere il pensiero di Cristo è un cammino di conversione che nasce anzitutto dall’incontro con Gesù, dal rispondere come Pietro alla sua chiamata, dalla disponibilità a fare nostra la logica del Vangelo.
Entrare nella logica di Gesù, vivere alla sua sequela, non è stato facile neanche per l’apostolo Pietro.
Nella meditazione di questa sera vogliamo lasciarci accompagnare proprio da Pietro.

Il suo cammino può diventare da esempio per il cammino che ogni discepolo vuole compiere per lasciarsi lentamente educare al pensiero e ai sentimenti di Gesù. Vogliamo anche noi seguire il cammino di Pietro per vedere come proprio dall’incontro con Cristo e dalla sequela di Gesù scaturisce la possibilità di pensare e di sentire come Lui.

1.Il Dio che chiama
Gesù Chiama
            Gesù chiama Pietro, chiama i discepoli, Gesù chiama ciascuno di noi.
È una chiamata il cui senso profondo può essere descritto con le parole di Papa Benedetto XVI: All’inizio dell’essere cristiano non c’è una decisione etica o una grande idea, bensì l’incontro con un avvenimento, con una Persona, che dà alla vita un nuovo orizzonte e, con ciò, la direzione decisiva.”
( Benedetto XVI, “Deus caritas est 2; Francesco, “Evangelii gaudium, 7)
            L’incontro con Gesù ha spalancato a Pietro e ai discepoli un orizzonte nuovo, una nuova possibilità di vivere il rapporto con se stessi, con gli altri, con tutto il creato e con Dio.
Accogliere quell’incontro significa per Pietro e per i discepoli  ospitare nella propria vita una persona che rivela loro a loro stessi.
Chi incontra Gesù si sente conosciuto nell’intimo da Lui.
            “ Andrea accompagnò Simone da Gesù. Appena Gesù lo vide gli disse: Tu sei Simone, il figlio di Giovanni. Ora il tuo nome sarà Cefa, in ebraico Pietro che vuol dire pietra.” (Gv. 1,42)
Donandogli una nuova identità, Gesù gli svela fino in fondo il volto e la concretezza di Dio e chi lui è chiamato a diventare, quale compito è chiamato a svolgere.  Nell’incontro con Gesù, Pietro incomincia a comprendere il valore della sua esistenza e della sua libertà.

Una lenta maturazione
            Gesù chiama i suoi discepoli a stare con Lui (cfr. Mc, 3,13-14)
I discepoli ascoltano la sua Parola e guardano come Lui incontra e si relazione con le persone, come giudica i fatti che accadono, come vive il rapporto con il Padre nella preghiera.
            Per esempio nei discorsi “polemici”  con le autorità religiose, in particolare farisei e sadducei, emerge un modo nuovo di intendere il rapporto con Dio, di obbedire alla legge, di relazionarsi con i peccatori, di guardare ai bisogni delle persone.
            Il suo sguardo misericordioso sui peccatori richiama tutti alle proprie responsabilità e permette sempre un inizio nuovo.
La misericordia di Dio, che si attua in Gesù, fa scoprire che la persona è più grande del suo peccato. Così accade con la peccatrice nella casa del fariseo Simone (cfr. Lc.7,36-50): “le sono perdonati i suoi molti peccati perché ha molto amato”; con l’adultera trascinata davanti a Gesù ( Giovanni (8, 1-11): “Chi è senza peccato scagli per primo una pietra contro di lei …”;

con Zaccheo, capo dei pubblicani (Lc. 19,1-10): “oggi la salvezza è entrata in questa casa”; la stessa chiamata di Matteo tra i suoi apostoli si pone su questa linea, sconvolgendo la mentalità comune.
            Anche all’interno della comunità dei discepoli il perdono del fratello non può che misurarsi su quello di Dio ( Mt. 18,21-35): “Signore, quante volte dovrò perdonare a un mio fratello che mi fa del male? Fino a sette volte? Rispose Gesù: non fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette!” ….
            I fatti che accadono  ricevono piena luce dalla Parola di Gesù: la malattia del cieco nato, ad esempio, non è spiegata a partire dalla colpa che, secondo  i suoi contemporanei, l’avrebbe originata, ma come realtà destinata alla gloria di Dio (Gv. 9,1-3); così le calamità che accadono non sono lette alla luce di una loro relazione con il peccato, ma come un invito urgente alla conversione ( Lc.13,1-5)
            Gesù insegna ai discepoli a giudicare secondo uno sguardo che va al cuore delle persone: pensiamo alla vedova che getta due spiccioli, tutto quello che ha, nel tesoro del tempio ed è molto di più delle offerte dei ricchi. (Mc.12,41-44).
            Questo modo nuovo di intendere la vita trova una impressionante documentazione nel discorso della montagna ( Mt.5,1-7,29, Lc. 6,20-38)
I discepoli imparano il pensiero e i sentimenti di Cristo condividendo con Lui la loro esistenza, vedendo come si muove e agisce, giungendo ad abitare con Lui.
            Ricordiamo l’episodio della moltiplicazione dei pani e il discorso nella sinagoga di Cafarnao ( Gv. 6,1-59).  Gesù conduce quelli che lo ascoltano a scoprire nel proprio cuore un desiderio più radicale, quello di un cibo che non perisce, capace di dare la vita che non muore.
Quel cibo è Lui stesso, il pane vivo disceso dal cielo che dà la vita al mondo.
La durezza delle parole di Gesù sul mangiare la sua carne e bere il suo sangue determina una crisi tra i suoi discepoli.
Sfidati da Gesù con la domanda: Volete andarvene anche voi? /Gv. 6,67), c’è la risposta di Pietro a nome dei dodici: Signore, da chi andremo? Tu solo hai parole di vita eterna. ( Gv.6,68)
Questa risposta di Pietro nasce dall’esperienza di vita con Gesù. Di fronte al modo con cui Gesù agiva, parlava, spiegava la realtà, nulla era più ragionevole che fidarsi di Lui., anche se il contenuto del discorso di Gesù poteva al momento non essere capito.

Non è un cammino facile
            Grazie alla sequela di Gesù, Pietro e i discepoli imparano nel tempo il suo modo di pensare e di sentire.
Ma non è un cammino facile.
Quante volte si rendono conto di non aver compreso.
Quante volte cercano di ridurre la novità di Cristo ad un loro pensiero, invece di aprirsi al pensiero di Cristo.
In questa ottica la figura di Pietro è particolarmente emblematica.

Già abbiamo sottolineato il comportamento di Pietro di fronte all’annuncio della Passione e il momento del rinnegamento.
            Pietro ha sperimentato Gesù come un ostacolo, addirittura come un estraneo quando stava per essere condannato alla morte di croce.
Pietro è arrivato al punto di dire che non riconosceva più quel Gesù che lo aveva chiamato lungo il lago, che aveva aperto prospettive grandi nella sua vita, che gli aveva dato tanto entusiasmo, che gli aveva affidato una missione grande.
Era un Gesù diverso quello che lui si era immaginato di seguire, quello che lui aveva riconosciuto come il Messia, il Cristo, il Figlio di Dio.. (Mt. 13,16)
Gesù gli aveva detto: tu sei beato perché hai scoperto questa verità non con le tue forze, ma ti è stata rivelata dal Padre mio . Io ti assicuro che su di te edificherò la mia Chiesa … però è necessario che io vada a Gerusalemme  perché dovrò soffrire molto, poi sarò ucciso, ma il terzo giorno risusciterò ..” (Mt. 13 21).  Pietro rifiutava la Croce, però Pietro non poteva conoscere il Dio che lo ha chiamato, senza la Croce..
            Il Dio che chiama Pietro e chiama ciascuno di noi è il Dio della Croce, il Dio che lava i piedi, il Dio umile, il Dio che si fa servo
Dio non è il Dio a nostra disposizione, non possiamo modellarlo come ci piace, ma è solo puro dono.
Assimilare il pensiero e i sentimenti di Cristo è un processo di conversione, è un arrendersi a Dio che ci chiama e  manifesta il suo volto come il Dio della Croce..

L’episodio della lavanda dei piedi raccontato da Giovanni nel momento in cui Gesù “avendo amati i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine” ( Gv.13,1), dice in modo  drammatico che cosa implichi avere gli stessi sentimenti di Cristo (cfr, Gv. 13,1-15):
                        1Prima della festa di Pasqua Gesù, sapendo che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò fino alla fine.
2Durante la cena, quando il diavolo aveva già messo in cuore a Giuda, figlio di Simone Iscariota, di tradirlo, 3Gesù, sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, 4si alzò da tavola, depose le vesti, prese un asciugamano e se lo cinse attorno alla vita. 5Poi versò dell’acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l’asciugamano di cui si era cinto.
6Venne dunque da Simon Pietro e questi gli disse: «Signore, tu lavi i piedi a me?». 7Rispose Gesù: «Quello che io faccio, tu ora non lo capisci; lo capirai dopo». 8Gli disse Pietro: «Tu non mi laverai i piedi in eterno!». Gli rispose Gesù: «Se non ti laverò, non avrai parte con me».
9Gli disse Simon Pietro: «Signore, non solo i miei piedi, ma anche le mani e il capo!». 10Soggiunse Gesù: «Chi ha fatto il bagno, non ha bisogno di lavarsi se non i piedi ed è tutto puro; e voi siete puri, ma non tutti». 11Sapeva infatti chi lo tradiva; per questo disse: «Non tutti siete puri».

12Quando ebbe lavato loro i piedi, riprese le sue vesti, sedette di nuovo e disse loro: «Capite quello che ho fatto per voi? 13Voi mi chiamate il Maestro e il Signore, e dite bene, perché lo sono.
14Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. 15Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi.

È assolutamente decisivo accettare la Croce, cioè farsi lavare i piedi dal Signore, accettare di essere salvati da Lui. Lasciarsi amare è la prima mossa per quella conversione che consente il pensare e il sentire di Cristo.
            Sappiamo  che il racconto della lavanda dei piedi tiene per così dire il posto che negli altri Vangeli ha l’istituzione dell’Eucaristia.
Al segno del pane e del vino è sostituito il segno della lavanda dei piedi.
Pietro, anche in questo caso, non capisce, rifiuta decisamente il gesto di Gesù. Per un motivo che, a suo giudizio, è validissimo: un servizio così umile non è degno del Maestro e, al più preferirebbe lavare lui i piedi a Gesù.
In sostanza non accetta che Dio sia il primo a servire l’uomo.
Pietro non accetta il Dio della Croce.
L’Eucaristia è accoglienza del sacrificio di Cristo che muore in croce per me.
Questa incomprensione di Pietro ci insegna come sia difficile entrare davvero nel cuore di Gesù, assimilare i suoi sentimenti.
Questo viene riproposto a noi nella celebrazione dell’Eucaristia.
L’Eucaristia è il centro della vita cristiana, va assimilata, ad essa dobbiamo convertirci ogni giorno perché possa apparire in tutta la sua forza.
È convertendoci all’Eucaristia che noi impariamo a pensare e a sentire come Lui, noi accogliamo il Dio della Croce che ci chiama a coinvolgere la nostra vita con la sua

2. Noi e l’Eucaristia
            L’Eucaristia è Dio che offre se stesso, Dio che si fa incontro a noi.
Noi siamo chiamati ad accogliere il dono di Dio.
Nella celebrazione dell’Eucaristia ci viene continuamente ricordato che è Dio a rivelarsi all’uomo, non è l’uomo che scopre Dio.
Nell’Eucaristia è Gesù che offre se stesso, è Dio che in questa maniera inaspettata e imprevedibile si rivela a noi.
Nell’Eucaristia noi ci ritroviamo come uditori della Parola.
Come coloro che sono fatti e chiamati da Dio e per i quali Gesù si è immolato sulla croce.
L’Eucaristia e la vita di fede vanno di pari passo: una seria vita di fede ci porta all’Eucaristia, che non può essere veramente accolta e vissuta se non dilatando una vita di fede.

L’Eucaristia e la sequela di Gesù
            Ci domandiamo quale è il nostro modo di seguire Gesù?
Come e dove vuoi, Signore che io ti serva?

La risposta l’abbiamo nell’Eucaristia. L’Eucaristia è luogo in cui Gesù chiama dalla Croce.  Non ci chiama al di fuori della Croce.
Gesù attraverso il pane spezzato  e il vino che è il suo sangue versato, ripete il gesto dello spogliamento della croce, ed è proprio, in quanto servo povero e umile, cinto di asciugatoio, crocifisso, che ci chiama.
            La nostra vocazione va ripensata, paragonata sempre con questo termine, la croce.
Gesù che adoriamo, che riceviamo nella comunione, è colui che viene come il Figlio totalmente donato, per affidarci il mandato, la missione.
L’Eucaristia sottolinea che la nostra vocazione, oggi, in questo momento, non è l’autorealizzazione, ma l’essere come Cristo, donati, dati, spesi, dedicati.  L’Eucaristia ci insegna che la forma della dedizione e del servizio è la misura della nostra vocazione nella comunità cristiana.
Le parole “fate questo in memoria di me” riportate dall’Evangelista Luca, non vanno intese semplicemente come invito a celebrare l’offerta del Corpo di Gesù nell’Eucaristia, ma piuttosto come invito a offrire i nostri corpi così come ha fatto Lui, ricordandoci della sua morte.
            Vivere per il cristiano è rispondere alla chiamata del Signore crocifisso, che si fa mangiare, si dà in cibo e si mette a disposizione.
La nostra vocazione qualunque sia, è il luogo della disponibilità.
Dobbiamo dare corpo e sangue per i fratelli, dobbiamo lasciaci mangiare e consumare: questa è la sola forma che ci permette di realizzare la nostra umanità, la nostra vocazione. Questa è l’esperienza che ci fa conoscere il vero volto di Dio.
Pietro ci dice che l’Eucaristia vissuta in questo modo ci rende sempre più conformi a Gesù L’Eucaristia che riceviamo ci assicura che fin d’ora la nostra vita è santa, non è perduta, è grande davanti a Dio.

L’Eucaristia e la comunità cristiana
            Celebrando l’Eucaristia noi diventiamo una cosa sola con Gesù.
L’Eucaristia configura la comunità secondo le esigenze del dono e della condivisione, anche se a tali esigenze la comunità può opporre resistenze.
Nell’Eucaristia noi partecipiamo alle sofferenze, alle speranze, alle gioie, ai cammino di tutti gli uomini e le donne di questo mondo.
            L’Eucaristia crea in noi la coscienza di essere parte di un corpo che si dona e che è fondamentale per la nostra identità.
Noi non siamo monadi isolate che cercano faticosamente il loro destino, bensì membra di un Corpo, inseriti in una comunità viva. Il segno, la garanzia di questo essere parte della comunità è, appunto, la comunione eucaristica che porta il mondo dentro di noi e che allarga la nostra preghiera, la nostra vita alla dimensione del mondo.
            Inoltre l’Eucaristia ci mette in comunione con la Chiesa dei santi, con
Maria, con tutti coloro che ci hanno preceduto e che hanno accolto l’amore di Dio in Cristo Gesù. Attraverso l’Eucaristia noi entriamo in contato reale con chi vive la pienezza definitiva e partecipiamo, in qualche maniera, alla loro visione, alla loro capacità di contemplare il volto di Dio.

Una piccola conclusione
Il Cammino di Pietro è il cammino di ogni uomo.
Il cammino di Pietro è il simbolo di ogni cammino dell’umanità verso il Regno,  di ogni pellegrinaggio verso la casa del Padre.
È un cammino che nasce dall’incontro con Gesù che rivela il vero volto sulla Croce, che domanda la scelta di seguirlo per lasciarci lentamente educare da Lui al suo modo di pensare e di sentire
Se guarderemo a Gesù nei giorni sereni e nei giorni di tempesta egli ci sosterrà, ci prenderà per mano e ci verrà incontro perché possiamo raggiungerlo e godere della sua presenza e della sua amicizia.
            “Vi ho chiamato amici perché vi ho fatto conoscere tutto quello che ho udito dal Padre mio” (Gv. 15,15)

Nel silenzio cerca un dialogo con il Signore Gesù:
* Quale frutto posso raccogliere da questi esercizi?
* Chi è Gesù per me?  * Quale è la chiamata che, oggi mi fa?
* Che cosa mi chiede Gesù?  * Ho un regola di vita spirituale?
* Come intendo dare continuità a questi giorni di Esercizi?
Dice Enzo Bianchi, priore di Bose:
Spero che i cristiani nella parrocchia abbiano queste cose:
            1) un luogo in cui crescono in una vera formazione cristiana, cioè un giorno, una sera la settimana, in cui si ritrovano attorno alla Parola
di Dio, e che possano crescere, essere cristiani adulti, maturi
            2) che poi si ritrovino tutti la domenica per l’Eucaristia dove la
comunione non è solo con il Corpo del Signore, morto e risorto, ma anche
appartenenza comunitaria
            3) poi, chiederei che trovino un momento al giorno per pregare
nella maniera che suggerisce il Signore, ricordando che la preghiera ha una
fonte che è l’ascolto della Parola contenuta nelle Scritture.
E poi nient’altro.

Preghiamo
Signore, anche a me hai detto: seguimi!
È una parola che ho già ascoltato, alla quale altre volte ho risposto di sì,
            ma Tu la ripronunci come parola per l’oggi,
            per indicarmi quella sequela, quel modo di seguirti,
            quel modo di imitarti che tu vedi urgente per me adesso.
Donami di ascoltare sempre questa parola: seguimi;
            donami di tradurla in opere di imitazione di Te.
Tu sai che sono debole, e però ti amo.
Tu sai che noi interrogati sull’amore, tentenniamo, abbiamo paura,
            non sappiamo cosa rispondere, siamo titubanti
            e, come Pietro, addolorati e tristi.
Ma vogliamo dirti anche noi, con tutta la forza del nostro cuore:
            Signore tu sai tutto, tu sai che ti voglio bene.
            Maria, madre della Chiesa, guida il nostro cammino dietro a Gesù
            per lasciarci educare da Lui.

Gruppo catechesi: