
Scuola della Parola - 19 aprile 2018
Beati quelli che hanno fame e sete di giustizia
Le Beatitudini
Stiamo riflettendo sulle Beatitudini.
Nella riflessione sulle Beatitudini ci accorgiamo che mentre per noi è beato il ricco, il potente, l’onorato, cioè vale chi ha, può e conta, per Gesù è beato il povero, l’umile, il disprezzato, cioè vale chi non ha, non può e non conta.
Il discorso della Montagna che si estende per tre capitoli (5-7) del Vangelo di Matteo costituisce il manifesto, la “magna charta” del Regno di Dio, dice chi sono i suoi cittadini, quale è la loro condizione, soprattutto ci dice chi è Gesù.
I criteri con i quali Dio giudica e agisce sono esattamente l’opposto dei nostri.
Ci sono due modi opposti di essere: quello di Gesù, Figlio del Padre e fratello di tutti, e quello di chi, senza Padre e senza fratelli, si è fatto da sé contro tutti.
Il discorso della montagna non è una nuova legge più impossibile dell’antica, ma è la descrizione del cuore nuovo promesso dai profeti e che ci è stato dato nel Battesimo.
Quanto Gesù afferma è quanto Lui è e vive e che comunica noi e ad ogni uomo. Le sue parole non sono legge, ma Vangelo, lieta notizia; non esigenze nobili e difficili, ma dono sublime e bello che ci offre attraverso il suo Spirito. Senza il suo Spirito, le Beatitudini sono un’ideologia, una dottrina, non una vita. Gesù non solo dice, ma dona a noi ciò che dice; dice ciò che siamo: figli del Padre e fratelli. Noi non abbiamo altro dovere di diventare ciò che siamo
È importante cogliere la bellezza di ciò che siamo.
Le parole di Gesù sono non solo dei discepoli, ma di ogni uomo che cerca la propria verità. Rivelano un misterioso capovolgimento antropologico che consiste nel passare dall’avere all’essere, dall’essere al dare, dall’avere per sé all’essere per gli altri.
Solo facendo questo passaggio possiamo raggiungere il segreto di Dio e insieme il vero segreto dell’uomo: donarsi.
Beati quelli che hanno fame e sete di giustizia
È la Beatitudine che mediteremo questa sera.
Questa beatitudine si rivolge a tutti gli affamati e assetati della terra, invitandoli a trasformare la loro fame e la loro sete in fame e sete di giustizia.
Gesù non si rivolge in primo luogo ai ricchi e ai sazi perché diano le briciole del loro superfluo agli affamati.
Si rivolge direttamente agli affamati, perché trovino la forza di rizzarsi in piedi e farsi protagonisti del loro cammino.
A questi affamati e assetati la beatitudine non offre progetti economici, né progetti politici, ma una speranza: “sarete saziati”.
È una speranza solida, al sicuro, perché sostenuta dalla promessa di Dio..
La speranza è indispensabile per uscire dalla rassegnazione che annullerebbe ogni sforzo di cambiamento e dalla disperazione che porterebbe fatalmente alla violenza.
Ma questa beatitudine non è rivolta solo agli affamati perché trovino la speranza e la dignità di affacciarsi come protagonisti sulla scena del mondo, ma si volge anche a noi, ai sazi richiamandoci a una profonda conversione.
L’affamato di giustizia è vivo e proteso in un’appassionata ricerca della volontà di Dio.
La giustizia è appunto la volontà di Dio, il suo disegno, il Regno di Dio che Gesù è venuto a portare e a compiere.
Avere fame e sete di giustizia significa avere la passione della giustizia, per il Regno di Dio, non un languido e sporadico interessamento.
L’assetato desidera l’acqua con tutto se stesso.
L’assetato di giustizia è chi si impegna a fondo per la giustizia, con tutto se stesso, dal mattino alla sera.
La parola giustizia ha nel Vangelo un significato globale: non soltanto indica il rispetto dei diritti fra gli uomini, ma ancor prima il rispetto dei diritti di Dio.
L’affamato di giustizia vuole che siano rispettati i diritti di Dio, non solo i diritti economici, sociali, politici.
Giustizia
La parola giustizia ricorre altre volte nel discorso della Montagna.
Beati i perseguitati per causa della giustizia perché di essi è il Regno dei cieli (Mt. 5,10
Poiché io vi dico: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel Regno dei cieli ( Mt. 5,20)
Guardatevi dal fare la vostra giustizia davanti agli uomini per essere da loro ammirati, altrimenti non avrete ricompensa presso il Padre vostro che è nei cieli.( Mt. 6,1). La Bibbia della C.E.I. traduce: Guardatevi dal praticare le vostre buone opere … dando così una interpretazione alla parola giustizia.
Cercate prima il Regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta (Mt.6,33)
Possiamo dire che la parola giustizia indica almeno tre atteggiamenti diversi.
Anzitutto indica la giustizia di Dio: è Lui che ci fa giusti; il suo amore, il suo perdono ci rendono giusti...
In secondo luogo indica la giustizia dell’uomo, le sue opere buone, l’osservanza delle leggi, l’aiuto al fratello che ha bisogno.
Infine indica la giustizia sociale, i rapporti giusti, la solidarietà, costruzione della pace …
La giustizia della beatitudine è universale: non è solo per me, o per noi, ma è per tutti, senza distinzioni.
La ricerca di giustizia di cui parla la beatitudine è una ricerca non violenta. Per questo la beatitudine della fame di giustizia è preceduta dalla beatitudine della non violenza: beati i miti perché possederanno la terra.
I non violenti assomigliano a Gesù; sono coraggiosi, si compromettono, non ricorrono mai alla violenza.
Credono nella forza dell’amore e della verità. Non sentono il bisogno di ricorrere ad altri mezzi per imporre l’amore e la verità.
L’affamato e assetato di giustizia si impegna in una ricerca vera di giustizia, non finta, perché non si limita a denunciare i sintomi, ma va alle cause.
Diceva Helder Camara: Se do da mangiare ai poveri, dicono che sono un santo, se denuncio le cause della povertà, dicono che sono un sovversivo.
La giustizia nella Bibbia
La giustizia di cui parla Gesù è certamente la giustizia di cui parla anche l’Antico Testamento.
Il libro dei proverbi condanna l’ingiustizia in tutte le sue forme: la frode, l’usura, soprattutto il sopruso nei confronti dei piccoli e dei deboli.
Non spostare il confine antico, non invadere il campo degli orfani,
perché il loro vendicatore è forte e difenderà la loro causa contro di te ( Pr. 23,10-11).
L’uomo saggio dà voce a chi non ha voce e fa sua la causa dei deboli.
Apri la bocca a favore del muto, in difesa di tutti gli sventurati.
Apri la bocca e giudica con equità, rendi giustizia all’infelice e al povero ( Pr. 31,8-9).
La giustizia non è mai senza solidarietà.
La giustizia non solo un impegno di imparzialità, ma è un appassionato impegno per l’uomo.
Soprattutto i profeti hanno trattato rigorosamente il tema della giustizia e dell’ingiustizia, mostrando che la scelta dell’una o dell’altra coinvolge due opposte visioni della vita, due modi opposti di vedere Dio e l’uomo.
La giustizia non è una virtù isolabile dal complessivo modo di pensare Dio, l’uomo e il mondo.
La prima giustizia è verso Dio: da qui quella verso gli uomini.
A una falsa concezione di Dio corrisponde un falso rapporto con gli uomini.
Il profeta è colui che si assume il compito di smascherare l’ingiustizia dietro il benessere sfacciato, la falsità dietro il culto ed è colui che, nella generale sonnolenza, fa sentire la sua voce.
Il profeta non deduce i diritti dell’uomo riflettendo non soltanto e principalmente sull’uomo, ma riflettendo su Dio e dell’agire di Dio.
La dignità dell’uomo è colta nell’atteggiamento di Dio verso l’uomo.
Quello di Dio è un atteggiamento che non soltanto fonda la dignità dell’uomo e la riconosce, ma interviene attivamente per difenderla.
Da qui scaturisce non solo il riconoscimento del valore dell’uomo, ma l’esigenza di un movimento di solidarietà verso l’uomo.
Per la Bibbia i diritti dell’uomo hanno il loro fondamento in Dio, ma sussistono soltanto dentro un movimento di attiva solidarietà.
L’uomo biblico ha scoperto la propria dignità sperimentando la vicinanza di Dio, non soltanto sperimentando la propria superiorità sulla creazione
(Cfr. Salmo 8). La dignità dell’uomo è riflessa, è ricevuta.
Questo non significa impoverire l’uomo, ma, al contrario, collocare la sua dignità in qualcosa di assoluto, in qualcosa di cui non si può disporre a proprio piacimento. Soggetto di dignità e diritti è l’uomo in quando voluto, creato, amato e difeso da Dio.
Una conclusione per riflettere
Come conclusione e come Aiuto alla nostra riflessione riprendiamo la parole che Papa Francesco a scritto nell’ultima esortazione apostolica “Gaudete et Esultate”, appena pubblicata il 19 marzo 2018.
Ci sono persone che con tanta intensità aspirano alla giustizia e la cercano con un desiderio molto forte. Gesù dice che costoro saranno saziati, giacché presto o tardi la giustizia arriva e noi possiamo collaborare perché sia possibile anche se non sempre vediamo i risultati di questo impegno.
La giustizia che propone Gesù non è come quella che cerca il mondo, molte volte macchiata da interessi meschini … la realtà ci mostra quanto sia facile entrare nelle combriccole della corruzione, far parte di quella politica quotidiana del “do perché mi diano”, in cui tutto è commercio.
Quanta gente soffre per le ingiustizie, quanti restano ad osservare impotenti come gli altri si danno il cambio a spartirsi la torta della vita . Alcuni rinunciano a lottare per la vera giustizia.....
La giustizia che Gesù elogia incomincia a realizzarsi nella vita di ciascuno quando si è giusti nella proprie decisioni, e si esprime poi nel cercare la giustizia per i poveri e i deboli.
Certo la parola giustizia può essere sinonimo di fedeltà alla volontà di Dio con tutta la nostra vita, che si manifesta specialmente nella giustizia verso gli indifesi. Dice il profeta Isaia: “Cercate la giustizia, soccorrete l’oppresso, rendete giustizia all’orfano, difendete la causa della vedova” ( Is. 1,17)
Cercare la giustizia con fame e sete, questo è santità. ( nn. 77 e 78)
Beati quelli che hanno fame e sete di fare la volontà di Dio, cioè dicono: il mio nutrimento, il nutrimento su cui faccio crescere la mia vita, così come il corpo cresce sul pane e sull’acqua, non è la mia volontà, ma la volontà di Dio.
Io ho fame di Dio, ho sete di Lui, la sua volontà è punto di riferimento per la mia esistenza.
Mi affido a Dio, Lui è la mia gioia, ciò che Lui mi rivela lo mangio e lo bevo con quella avidità con cui l’assetato e l’affamato bevono l’acqua e mangiano il pane. ( don Luigi Serenthà).