
Scuola della Parola:
BEATI I MITI
6 febbraio 2014
Una introduzione
La terza beatitudine riguarda la mitezza.
Questa sera vogliamo approfondire questo atteggiamento che, oggi, viene ritenuto poco popolare.
Il termine “mitezza”, infatti, non solo non è usuale nel nostro linguaggio, ma quando lo si impiega gli si attribuisce una certa sfumatura negativa, confondendolo con debolezza, facile accondiscendenza, oppure con l’imperturbabilità propria di chi si controlla magari per calcolo, per capacità politica. Talora si evoca con “mite” l’uomo che si lascia facilmente imbrogliare, che non riesce a cavarsela mai.
Qualche testimonianza
Diceva Martin Luther King:
Oggi ho fatto un sogno.
Ho sognato i miei quattro bambini, un giorno vivranno in una nazione in cui non saranno giudicati dal colore della pelle, ma per le loro doti personali … Questa è la fede con la quale saremo in grado di estrarre dalla montagna della disperazione una pietra della speranza.
Con questa fede potremo trasformare le note discordanti del nostro paese in una bella sinfonia di fratellanza.
E’ un discorso pronunziato da King nell’agosto del 1963, cinque anni dopo sarebbe stato assassinato. Da allora molti passi sono stati compiuti nella direzione da lui indicata. Tuttavia il pregiudizio, il razzismo larvato, il rigetto del diverso, la violenza sono sempre in agguato ed è importante non abbassare mai la guardia..
Una parabola tibetana immagina che un viandante nel deserto veda da lontano una figura e la scambi per una belva. Procedendo ‘accorge che è un uomo, ma teme che sia un brigante. Quando, da vicino, lo guarda in faccia, s’accorge che era suo fratello da tempo lontano.
Certo, la paura è sempre in agguato, come lo è l’egoismo, ma è solo incontrandosi, rispettandosi, conoscendosi che si crea “una bella sinfonia di fratellanza”.
Beati i miti.
“Beati i miti, perché erediteranno la terra” (Mt.5,5)
La parola tradotta nella Bibbia della C.E.I. con “miti” ha diverse altre traduzioni. La Bibbia interconfessionale dice: Beati quelli che non sono violenti, perché Dio darà loro la terra promessa.
Un esegeta tedesco sceglie un termine che significa “coloro che sono cortesi, gentili, affabili, accoglienti, buoni di cuore”
Per cercare di capire il significato vero di “i miti” dobbiamo guardare nella Bibbia rivolgerci all’ Antico Testamento e poi al Nuovo.
1) Dell’Antico Testamento ci soffermiamo sul Salmo 37,10:
Ancora un poco e l’empio scmpare, cerchi il suo posto e più non lo trovi.
I miti, invece, possederanno la terra e godranno di una grande pace.
I miti sono chiamati persone benedette, amate da Dio e vengono ricordati con altre categorie di persone ritenute felici, benedette come i giusti, i fedeli.
2) Nel Nuovo testamento
* Gesù nel Vangelo di Matteo 11, 29 dice: Imparate da me che sono mite e umile di cuore. Gesù attribuisce a sé la caratteristica della mitezza.
* Al capitolo 21,5 S. Matteo, raccontando l’ingresso di Gesù in Gerusalemme, riprende la profezia di Zaccaria: Ecco il tuo re viene a te, mite. Degli evangelisti solo Matteo parla della mitezza, per questo il Vangelo di Matteo è chiamato “Vangelo della mitezza”
* S. Paolo nella lettera ai Galati ricorda che la mitezza è un frutto dello Spirito nella vita del cristiano e significa mansuetudine, moderazione, mano leggera nel punire, benevolenza, dolcezza, pazienza verso gli altri.
* E nella lettera agli Efesini (4,32) S. Paolo dice che la mitezza è l’abito dell’uomo nuovo in Cristo.
* Nella lettera di Pietro (3,3-4), parlando delle donne, si dice: Il vostro ornamento non sia quello esteriore, capelli intrecciati in collane d’oro, sfoggio di vestiti, cercate piuttosto di adornare l’interno del vostro cuore con un’anima incorruttibile piena di mitezza e di pace: ecco ciò che è prezioso davanti a Dio. La mitezza è considerata un ornamento prezioso della persona, un ornamento che, per la donna, è più prezioso di quanto lo siano gioielli e pietre preziose..
Quale è allora il senso di questa parola nel Vangelo?
Per mitezza dobbiamo intendere la capacità di distinguere la sfera della materia, dove opera la forza, dalla sfera dello spirito, dove opera la persuasione e la verità.
Mitezza è la capacità di cogliere che nelle relazioni personali, che costituiscono il livello propriamente umano dell’esistenza, non ha luogo la costrizione o la prepotenza, ma è più efficace la passione persuasiva, il calore dell’amore
L’uomo mite, secondo le Beatitudini, è colui che, malgrado l’ardore dei suoi sentimenti, rimane duttile e sciolto, non possessivo, interiormente libero, sempre sommamente rispettoso del mistero della libertà, imitatore, in questo, di Dio che opera tutto nel sommo rispetto per l’uomo, e muove l’uomo all’obbedienza e all’amore senza mai usargli violenza.
La mitezza si oppone a ogni forma di prepotenza materiale e morale: è vittoria della pace sulla guerra, del dialogo sulla sopraffazione..
La mitezza si manifesta nell’affabilità nei confronti del prossimo; è una forma della carità paziente e delicatamente attenta agli altri.
Gesù è stato mite
La mitezza trova la sua illustrazione e il suo perfetto modello nella persona di Gesù, mite e umile di cuore.
Gesù è stato mite, non violento, e ne ha dato prova in diverse occasioni.
Gesù ha scelto la non violenza della parola: non è stato un maestro arrogante che ti impressiona con la sua parola e ti costringe ad accettare il suo discorso.
Gesù è stato un maestro mite ( Mt. 11, 28-30)
Venite a me voi tutti che site affaticati e oppressi, e io vi ristorerò. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime. il mio giogo, infatti è dolce e il carico leggero.
Gesù ha scelto anche la non violenza anche della parola: non è stato un maestro arrogante, non ha mai costretto nessuno ad accettare il suo discorso, non ha ha mai messo a disagio nessuno.
Durante la sua passione nel Getsemani ha rifiutato il gesto della spada.
Beati i miti
Con la beatitudine dei miti, Gesù condanna ogni forma di prepotenza, perché la prepotenza non paga.
Il messaggio di Gesù promuove il coraggio della non violenza. È importante coltivare in tutto lo spirito di dolcezza, di mitezza e di pace.
Il mite, allora, è colui che crede e difende una verità, ma per farla trionfare non ricorre alla violenza, perché chi usa violenza non si fida della verità, né degli uomini che l’ascoltano. Il mite è convinto che ciò che dice è talmente vero che non è il caso di andare a difenderlo con la violenza, rovinando tutto.
Il mite paga di persona.
In tutte le società arroganti sono i miti che pagano, i mansueti che non hanno fatto del male a nessuno. Qualsiasi arroganza, soprattutto l’arroganza con il debole deve ripugnarci.
Gesù promette ai miti il possesso della terra.
Questa terra che promette Gesù è sicuramente la terra dei santi in cielo, ma è anche la terra nella quale viviamo oggi.
La rinuncia alla vendetta, la rinuncia alla sopraffazione, alla prepotenza, fa trovare al cristiano, in ogni occasione, la via per aprire spazi e costruire un mondo nuovo, una terra nuova; per dare un volto nuovo alla società.
Tre spunti di riflessione
1) Con la Beatitudine dei miti Gesù condanna chiaramente ogni forma di prepotenza. La prepotenza non paga. Per Gesù i prepotenti che si ritengono felici in questo mondo, sono in realtà degli sventurati.
2) Gesù promuove il coraggio della non violenza.
I Padri della Chiesa che hanno commentato a lungo il brano delle Beatitudini, vedono la mitezza proprio come rinuncia alla violenza, alla vendetta, allo spirito vendicativo, alla guerra.
3) E’ importante coltivare lo spirito di dolcezza, di mitezza, di pace, in tutte le situazioni, specialmente in famiglia dove vivere relazioni autentiche, sincere, gratuite.
Tre propositi:
1) Non voler avere sempre l’ultima parola nelle discussioni, specialmente in famiglia. Talora non ci rassegniamo che sia l’altro a concludere il discorso e vogliamo per noi la battuta finale. Sarebbe bello imparare a tacere nell’umiltà, perché non è poi così importante spuntarla sempre.
2) Non rispondere al male con il male.
Per male non intendiamo soltanto le violenze fisiche, ma anche le piccole malignità, le piccole cattiverie … tutte le piccole allusioni offensive che spesso infiorano il nostro parlare e il nostro agire, perché tutto questo offusca il cuore e aggrava la mente …
3) Avere una grande attenzione ai più deboli
Infine per vivere la mitezza occorre una grande attenzione a coloro che sono più deboli, che sono dei miti per natura perché incapaci di difendersi.
Pensiamo agli anziani non autosufficienti a come talvolta vengono aiutati con sbrigatività, con durezza; pensiamo agli stranieri soli, emarginati .. Spesso si ignorano, o si guardano con diffidenza ...
Alla fine possiamo recitare insieme il Padre nostro
Maria, Madre di Dio e Madre nostra, non lasciarci soli nel nostro cammino,
ma vieni in nostro aiuto nelle situazioni che ora viviamo.
Nessuno di quelli che si sono rivolte a Te è rimasto deluso e senza risposta.
Presenta con il tuo cuore di madre, la nostra preghiera al Signore
perché ci renda capaci di affidarci, con totale fiducia ai suoi disegni,
e di impegnarci ogni giorno per rendere il nostro territorio
e le nostre famiglie relazioni autentiche e vere.