Beati gli operatori di pace - SdP 6 dicembre 2018

Catechesi adulti

Scuola della Parola - 6 dicembre 2018
Beati gli operatori di pace,
perchè saranno chiamati figli di Dio

(Mt. 5, 9)

Le Beatitudini
            Stiamo meditando sulle Beatitudini del Vangelo di Matteo.
Siamo quasi al termine del nostro cammino.
L’ultima volta abbiamo meditato sulla beatitudine dei puri di cuore.
Il puro di cuore è l’uomo che ha fatto pulizia dentro di sé rispetto ai suoi desideri per riconoscere il primato di Dio, perché questa è l’essenzialità del nostro desiderio.
Solo Dio può darci quella pienezza capace di riempire il nostro desiderio.
Si diventa allora persone libere che non pretendono dalle cose che non sono Dio una pienezza che non hanno e non sono in grado di darci.
Tutte le Beatitudini ci dicono con forza che siamo fatti per Dio.
Nessuna realtà umana può sostituire questa nostra vocazione originaria.
Nulla è in grado di riempire il nostro cuore, quindi nulla e nessuno può essere ritenuto responsabile della nostra inquietudine che ha un orizzonte troppo ampio per poter essere placata da una realtà umana.
Non possiamo dare la colpa a nessuno della nostra scontentezza.
Dovremmo piuttosto fare un esame di coscienza e capire che forse non stiamo ascoltando la nostalgia di Dio che ci abita.
Se facciamo nostra questa verità, troveremo la nostra pace.
Il primato di Dio deve manifestarsi nelle relazioni degli uomini.
Affidarsi a Dio e cercarlo non corrisponde a un percorso astratto o disincarnato. È proprio in mezzo alle nostre relazioni che siamo chiamati ad affermare il primato di Dio.
Gran parte delle Beatitudini parlano di relazioni: avere fame e sete di giustizia, esercitare la misericordia, essere operatori di pace, venire perseguitati per la giustizia sono realtà che implicano relazioni.
È nella linea delle relazioni reciproche  che deve essere calato il riconoscimento del primato di Dio.
Facciamo qualche esempio.
        La beatitudine dei miti indica che si può manifestare efficacemente il primato di Dio con la non violenza, con quella non violenza che è di Gesù.
La non violenza di Gesù si distingue da altre possibili forme di non violenza, nella misura in cui essa non teme di denunciare il male, senza però ricorrere alla violenza per imporre il bene.
Quando Gesù diventa oggetto di violenza la subisce senza ricambiarla con altra violenza. Al rifiuto che Gesù subisce da parte dei suoi nemici, non risponde con il rifiuto degli altri, ma con il dono di se stesso. Lo mettono in croce e lui muore per loro.
In questo modo di rapportarsi con gli altri, risplende il primato di Dio.
Chi si mette sulle orme di Gesù, il mite, che risponde con l’amore alla violenza, ha la possibilità di diventare un segno di Dio e del suo amore.
Essere non violenti non significa rassegnarsi alla violenza degli altri, da perdenti, ma significa, al contrario, affrontare coraggiosamente le avversità, nella fiducia che la strada della non violenza è l’unica vincente.
        La Beatitudine di quelli che hanno fame e sete di giustizia
Anche qui appare la stessa dimensione relazionale.
La giustizia nella Bibbia ha sempre due valenze: una riguardante Dio e l’altra gli uomini. Il giusto è colui che mette Dio al primo posto, che gli riconosce il suo giusto posto. D’altra parte la giustizia vuol dire anche che fra uomo e uomo devono regnare relazioni di giustizia. La giustizia orizzontale tra gli uomini si fonda su quella verticale di chi si percepisce figlio di Dio
La fame e la sete per la giustizia deve essere compresa guardando a Gesù.
È a partire da come Gesù ha incarnato la fame e la sete della giustizia che noi possiamo capire quale è la strada per realizzare questa beatitudine.
La giustizia di Gesù è una giustizia per tutti, una giustizia vissuta e perseguita per altri, a costo anche della propria personale giustizia.
            Anche la beatitudine della misericordia chiama fortemente in causa la nostra capacità relazionale. Chi esercita la misericordia si misura fino in fondo con la sfida della gratuità.
Il misericordioso è colui che ama gratuitamente ed è fedele all’altro anche quando l’altro si mostra infedele.
Anche in questo caso vediamo come il riconoscimento del primato di Dio si realizza nella dimensione orizzontale delle relazioni umane.
Scommettere sull’amore misericordioso significa fare un atto di fede, abbandonandosi a colui che ci promette il successo di questa strada della gratuità apparentemente votata alla sconfitta.
Lo stesso vale per chi si impegna per la pace, per i perseguitati per causa della giustizia ….

Beati gli operatori di pace, saranno chiamati figli di Dio
            È la beatitudine sulla quale vogliamo riflettere questa sera.
La beatitudine della pace va letta in connessione con le altre beatitudini
Tutte le beatitudini descrivono una sola figura, una sola personalità, per questo ogni singola beatitudine illumina le altre ed è illuminata dalla altre
            Gesù non parla di coloro che comunemente sono detti pacifici, perché vogliono vivere in buona armonia col mondo intero, ma parla  di coloro che lavorano per la pace, che accettano il dialogo come strumento e via della pace.  L’uomo che merita la beatitudine della pace non è l’uomo che sta in pace, che lascia in pace, ma l’uomo che costruisce la pace.
Il modello da seguire è sempre Gesù.
        1) Gesù non ha esitato a portare una parola che divide; non ha esitato a diventare impopolare e a restare solo; soprattutto non ha esitato a perdere la sua pace e la sua tranquillità.
Il Vangelo è consapevole di parlare di una pace non ovvia.
La pace di cui parla Gesù  non è immediatamente conforme alle attese, non è senza tensioni; non è la pace di moda, non è la pace del mondo.
Tanto è vero che Gesù ha potuto dire: Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra, sono venuto a portare non pace, ma spada. (Mt.10,34-36)
E ancora: Vi dono la mia pace, non quella del mondo ( Gv. 14,27)
L’antitesi non è fra pace materiale e pace spirituale, terrestre e celeste, ma fra pace evangelica e mondana.
La pace di Gesù è insieme materiale e spirituale, terrestre e celeste, ma ha un’altra origine e si costruisce con un altro stile.
L’uomo delle beatitudini non promette la pace facilmente: sa che essa esige un alto prezzo.
            2) La pace evangelica è indissolubilmente legata alla giustizia e questo esige una profonda conversione, a ogni livello.
La pace non è solamente nelle mani dei politici, ma nelle mani di tutti
La pace domanda un orientamento profondo da raggiungere il cuore dell’uomo, cioè il centro della persona, il modo di concepire la vita.
È sciocco ragionare di pace senza volerne pagare il prezzo, senza crearne le necessarie condizioni.
            3) La pace evangelica richiede una rivoluzione culturale, sociale e religiosa.; richiede fede, cioè  un coraggioso superamento di alcune logiche che sembrano ovvie come quella che all’amore si debba rispondere con l’amore, alla forza con la forza, alla violenza con la violenza.
Sono logiche comuni, razionalmente inattaccabili, ma che non sono in grado di portare la pace. Sono un vicolo cieco.
La pace  esige, come ha fatto Gesù, che si risponda sempre con l’amore.
            4) La pace evangelica è una realtà molteplice e insieme unitaria.
Abbraccia tutti e settori dell’esistenza. Se fallisce in un aspetto, fallisce anche in altri. Non si costruisce la pace frammentariamente, in alcuni settori si e in altri no. La pace deve estendersi a tutti i settori della vita e della società e deve raggiungere ogni uomo.
            5) Gesù ha costruito la pace sulla Croce, dice S. Paolo
Sulla Croce Gesù è morto per tutti; il suo amore ha raggiunto ogni uomo, senza differenze. Non c’è più il vicino e il lontano, l’ebreo e il pagano, l’amico e il nemico, l’accolto e l’escluso ( Ef. 2,11-19)
La pace che nasce dalla Croce domanda un dialogo senza frontiere tra razze e popoli; un dialogo come accettazione dell’altro, in atteggiamento di riconoscimento, di stima, di aiuto, di servizio; un dialogo come contestazione del prepotente e dell’oppressore.
La Croce parla di perdono e di gratuità, non di stretta giustizia. Il Vangelo è convinto che non c’è vera possibilità di pace senza gratuità e perdono.
            6) La pace di Gesù è dono di Dio.
Infine l’uomo delle beatitudini sa che la pace è un dono di Dio, anche se impegna gli uomini con tutte le loro forze. Per questo il costruttore di pace non solo lavora per la pace, ma la chiede a Dio come dono.
Anche la preghiera costruisce la pace

La pace di Natale
            Nella notte di Natale gli angeli hanno cantato: Gloria a Dio nell’alto dei cieli e pace in terra agli uomini che egli ama. ( Lc. 2,14)
Sono parole che dimostrano che Gesù, il Figlio di Dio, Colui che manifesta la gloria di Dio, cioè il volto di Dio, il suo amore universale, è per noi uomini dono di pace.  La pace tra gli uomini è la manifestazione sulla terra della gloria che Dio ha nei cieli.
Questo vuol dire che la comunità cristiana, se intende dare gloria a Dio, manifestare Dio, parlare di Dio deve essere segno e strumento di pace tra gli uomini.
Il canto degli angeli dice che la pace di Natale è offerta ad ogni uomo.
L’espressione agli uomini che egli ama indica l’universalità e la gratuità della pace.
Dio ama ogni uomo senza differenze.
La pace è universale perché ha l’estensione dell’amore di Dio.
La pace di Natale è dono della venuta di Gesù, non è semplicemente la conquista degli uomini, sia pure di buona volontà, ma un dono che discende dall’amore di Dio,
Siamo invitati a fidarci di Dio, della sua Parola, della sua logica e a osare.

Qualche spunto per interrogarci e per pregare:
· Che significato hanno o dovrebbero avere le beatitudini nella mia vita?
· Le beatitudini oltre che imitazione di Gesù e parola nuova per il mondo, parola di cui il mondo ha bisogno, sono anche il modo per incarnare il primato Dio, per far capire che crediamo in Lui
· E’ importante domandarsi in che modo nelle nostre relazioni entra lo stile delle beatitudini, perché le Beatitudini sono vissute concretamente nei rapporti con le persone che incontriamo e abbiamo vicino.
·  Che cosa concretamente mi è chiesto per essere un costruttore di pace?

Una preghiera
Dio nostro Padre, ricco di amore e di misericordia, ti preghiamo  per la pace
Ti confessiamo i nostri peccati personali e sociali, il nostro egoismo, le infedeltà e i tradimenti, lo sciupio delle energie vitali per cose vane e frivole, il nostro voltare la faccia di fronte alle miserie di chi ci sta vicino o viene da lontano.
Cambia il nostro cuore, Signore, perché siamo noi i primi ad avere bisogno di un cuore di pace, purifica il nostro cuore.
Manda il tuo santo Spirito su di noi per convertirci a te! 
E' lo Spirito che ci fa accogliere quella pace che sorpassa ogni nostra veduta e diventa decisione ferma e seria di amare tutti i nostri fratelli, in modo che la fiamma della pace risieda nei nostri cuori e nelle nostre famiglie, nelle nostre comunità e si irradi misteriosamente sul mondo intero sospingendo tutti verso una piena comunione di pace.