Andare d'accordo in famiglia - Anniversari matrimonio 2019

Sposi21 novembre 2019
Incontro per la festa degli anniversari di matrimonio

"ANDARE D'ACCORDO IN FAMIGLIA"

Il dialogo in famiglia

La famiglia luogo di relazioni belle
Ciò che fa vivere la famiglia sono le relazioni.
Le relazioni vanno coltivare continuamente, non sono un fatto scontato
            Noi siamo relazione, se le relazioni sono riuscite, noi siamo riusciti.
Se sono bloccate, false o distorte, la nostra vita è bloccata, falsa distorta.
Noi siamo le relazioni che abbiamo,  che coltiviamo, che viviamo.
Se viviamo relazioni positive cresciamo, mentre se viviamo relazioni negative, ingannevoli, deperiamo come persone. (Martini)
        La comunicazione è crescita.
Ognuno di noi si costruisce e cresce nelle relazioni e nella comunicazione.
Comunicare non è un’attività facoltativa: senza comunicazione non c’è esistenza, né sviluppo.
La relazione dice bisogno di amore.
In noi c’è un immenso bisogno di amare e di essere amati.
È l’amore che fa esistere ( M. Blondel).  È l’amore che vince la morte: amare qualcuno significa dirgli; tu non morirai! ( G. Marcel)                                        

Mai senza l’altro
Ciò che uccide la vita di famiglia è la solitudine, la mancanza di relazioni.
In famiglia dovremmo dire: “mai senza l’altro”.

Chi è l’altro?
            * L’altro è sempre altro da noi.
            * L’altro è un mistero, non lo si  conosce mai pienamente, non lo si può possedere, manipolare, asservire perché l’altro è irriducibile all’io; è e resterà sempre diverso da te, “altro da te”, mai come te ….
            * L’altro ci chiede di fermarci, ci chiede silenzio, ascolto, ci chiede di ridimensionare i nostri desideri su di lui, la nostra voglia di dominio, ci chiede spazio nella nostra vita...
Il cammino verso l’altro non finisce mai...
È il viaggio più lungo e più bello del mondo….
L’altro resta e resterà sempre “altro“, cioè un mistero, anche dopo il rapporto più intimo…Occorre non stancarsi di camminare verso l’altro.…
Ciò che ci realizza come persone è cercare quelle relazioni che esigono che l’altro diventi un tu con il quale entrare in dialogo

Dobbiamo sempre ricordare che

1) l’altro viene prima dell’io, il tu viene prima dell’io.
Il tu presentandosi all’io chiede di essere accolto, riconosciuto.
La presenza dell’altro irrompe sull’io
2) l’altro non chiede di essere accolto e riconosciuto a parole, ma di essere accolto come un soggetto povero, portatore di bisogni, soprattutto del bisogno di essere riconosciuto
3) L’altro però è irriducibile all’io, nonostante la sua povertà e la sua debolezza. L’io non può ignorare l’altro, non può essere abbandonato, né manipolato … L’altro, nella sua debolezza dice all’io: “non uccidermi”
4) L’altro si pone di fronte all’io come provocazione, come appello … l’altro non si pone di fronte all’io come un oggetto qualsiasi da osservare, da usare, o mettere da parte, ma l’altro è il “faccia a faccia” che per primo ci parla, ci fa uscire da noi stessi, ci affida il compito di intessere una relazione
5) L’altro è portatore di dignità, il compito che ci affida è quello di riconoscere la sua dignità. L’altro è importante non per i meriti accumulati, ma per la sua dignità che ci interpella, ci chiama in causa
6) L’altro non è un peso per l’io, ma è la voce che ci chiama per nome e ci rivela la nostra identità.
Noi non scopriamo la nostra identità guardandoci dentro, specchiandoci come “narciso” in noi stessi, ripiegandoci su di noi,   ma, chiamato dall’altro, l’io si scopre come “eccomi”.
            La nostra vera identità sta nell’essere persone che non possono fare a meno dell’altro, degli altri; sta nelle relazioni che riusciamo a coltivare.

Un cammino per coltivare relazioni belle in famiglia.
            È un piccolo cammino di quattro tappe sul quale, poi, confrontarsi.

1. tappa: cercarsi 
        1) Cercarsi significa preoccuparsi dei bisogni, delle domande, dei desideri profondi dell’altro, fare attenzione a ciò che si muove nel cuore dell’altro, alle inquietudini magari doloranti che gridano nel silenzio; capire la fatica dell’altro;  farsi ascoltatori attenti delle sofferenze, per lenirle.
            Cercarsi vuol dire guardare le persone con un occhio attento, leggere in profondità, accorgersi di quello che c’è nel cuore di ciascuno.
        2) Cercarsi significa, in tante occasioni, fare il primo passo, muoversi per primo, prevenire, essere vigilanti ... Chi ama previene sempre
        3) Cercarsi significa cercare una continua riconciliazione: la vita di coppia è fatta di una continua riconciliazione, è un offrire continuamente all’altro la possibilità di ricominciare: è un luogo di speranza
        4) Cercarsi significa correggersi: fare della vita di coppia un luogo di correzione fraterna. La coppia vive una storia, custodisce i segreti... custodisce le scelte delle persone... permette all’altro di raccontare la sua storia e l’accompagna... L’esperienza di coppia è il luogo dove si possono trovare le parole giuste da dire perché ognuno sia sempre richiamato, corretto, incoraggiato nel suo cammino...
        5) Cercarsi significa, anche, saper trarre il bene anche dal male: non pensare mai che ci sia qualche situazione irrecuperabile.

          Ricordiamoci sempre che amare qualcuno significa leggerlo.
Significa saper leggere tutte le frasi che ci sono nel cuore dell’altro …
La cosa più terribile che possa accadere fra due persone che si amano è che una delle due pensi di aver già letto tutto dell’altra e se ne allontani.
Il cuore dell’altro è un libro che viene scritto un poco per volta e le cui frasi possono arricchirsi con il tempo.
Sino all’ultimo momento il contenuto del libro può essere modificato.
La nostra lettura dell’ altro non può essere completa finché l’altro è in vita.
(Christian Bobin)

2. tappa: ascoltarsi
            Oggi le persone hanno più bisogno di ascolto che di parole.
Abbiamo imparato tutti a parlare, magari anche più lingue, e non siamo capaci di ascoltarci.
Soltanto quando diamo ascolto all’altro con attenzione e non distratti, con pazienza e non di fretta, con meraviglia e non annoiati, acquistiamo il diritto e l’autorevolezza di parlargli al cuore.
Efficientisti come siamo  diventati, a volte crediamo che il tempo dato all’ascolto sia perso, in realtà, se pensiamo così, forse è perché  non abbiamo tempo a disposizione per altri, ma soltanto per noi stessi e per i nostri interessi.
Non di rado “il parlare” esprime voglia di potere sull’altro…….
Mentre “un ascolto attento” diventa un grande servizio e un effettivo aiuto che si offre all’altro.
I problemi personali, quando non si trova a chi manifestarli, possono diventare giganteschi, paurosi, affievoliscono il senso della vita, soffocano la speranza.
C’è bisogno di raccontarsi i propri problemi, di capirsi, per non sentirsi soli di fronte a situazioni angoscianti, per confrontarsi sui modi di uscirne.
   (C.M. Martini)
                * Una tentazione nel dialogo di coppia è quella di pretendere di essere ascoltati senza disporsi all’ascolto.
                * Per imparare ad ascoltare occorre coltivare la stima vicendevole, vincendo l’egocentrismo che ci fa sembrare interessante solo ciò che interessa a noi.
                * Ci sono diversi modi di ascoltare: c’è un modo di ascoltare che conduce l’altro a dire il meglio di sé, ad andare in profondità …  è c’è anche un modo di ascoltare che spesso è fatto solo di vicinanza e di silenzio: è dire, con il silenzio: guarda che ci sono

3. tappa: farsi carico
La vita di coppia è il luogo dove ognuno impara e trova la forza di accettare  la propria vita di ogni giorno.
               * È il luogo dove le situazioni si sdrammatizzano, dove si impara l’arte del sorridere, del non darsi troppa importanza, dell’esprimere gratitudine, dire “grazie” per ogni attenzione che si riceve.
                * È il luogo dove sai che puoi sempre ritornare, perché lì sei sempre  accolto, perdonato.
Il Papa dice che due parole devono abitare sempre una casa: “grazie” e “scusa”.
                * È il luogo dell’incoraggiamento, dove si insegna che ci sono sempre  molte ragioni per guardare in avanti, per superare le difficoltà, per sentirsi incoraggiati .
                * È il luogo dove si impara a guardare la vita positivamente, dalla parte della speranza.    

          È il luogo dove ci si dice spesso: “ ti voglio bene”
          «Dimmi spesso che mi ami, con parole, gesti e azioni.
Non credere che lo sappia già. Forse ti sembrerò imbarazzato e negherò di averne bisogno, ma non credermi, fallo lo stesso».

«Prenderemo del tempo per guardarci in faccia e parlarci come al principio.  Prenderemo del tempo  perché ritorni la tenerezza». (Charles Singer)

4. tappa: rallegrarsi
                È la gioia di andare d’accordo, cioè di camminare insieme verso la costruzione di un grande cuore
È la gioia di vivere relazioni belle, sincere, gratuite .
                La vita di coppia, pur con i tutti suoi difetti è quel  luogo destinato a mostrare a una società frammentata e divisa che  possono esistere legami gratuiti e sinceri, che non ci sono solo rapporti di convenienza o di interesse, che il primato di Dio significa anche l’emergere di ciò che di meglio c’è nel cuore di ogni  persona.

Nell’amore due persone alzano le mani insieme
per afferrare una cosa che, se fossero separate,
non riuscirebbero a raggiungere
(Gibran, Lettere d’amore)
(Pascal)

Una conclusione come impegno
            La preghiera insieme insegna a comprendersi, a essere fedeli, a perdonarsi, a ricominciare, ad amare come amava Gesù
Pregare è respirare il cielo
            L’Eucaristia è ricevere il respiro di Dio, l’amore di Dio, è ricevere lo stesso amore di Gesù. Gesù, il Vangelo, La Messa, la preghiera sono e devono essere la forza e la misura dell’amore.
Una coppia di sposi chiese al Maestro:
“che cosa dobbiamo fare
perché il nostro amore cresca,
il nostro matrimonio duri?”
La risposta del Maestro fu:
“Lasciate che Dio riempia il vostro amore.

Gruppo catechesi: