Andare d'accordo in famiglia - 1° incontro sull'Educare - Gen. 2014

Educare

Incontri sull'educare - 1ª serata
ANDARE D'ACCORDO IN FAMIGLIA

 

Cammina insieme in famiglia verso un grande cuore.
“E’ bello stare insieme da fratelli”

(Salmo 133)

La festa della famiglia.

Ogni anno in questo periodo si fa la festa della famiglia ( 26 gennaio).
È una occasione per fermarci e riflettere insieme sulla famiglia.
È un’occasione bella per dire grazie al Signore per il dono grande della famiglia. È  un dono prezioso amarsi e amarsi per sempre.
L’amore rende bella la vita, la colora.
L’amore dà alla vita una dimensione di eternità.
L’amore vero non muore perché nasce da Dio.
Noi amiamo perché Lui ci ha amato e ci ama per primo.
“Andare d’accordo in famiglia” è il titolo che abbiamo dato ai nostri incontri, vogliamo scoprire il cuore che dà vita alla famiglia e camminare insieme  per far vivere questo cuore nelle nostre famiglie

La famiglia luogo di relazioni belle
Ciò che fa vivere la famiglia sono le relazioni
            L’uomo è relazione, se le relazioni sono riuscite, l’uomo è riuscito.
Se sono bloccate, false o distorte, l’uomo è bloccato, falso distorto.
L’uomo è le relazioni che ha: se ha relazioni positive cresce, mentre se ha relazioni negative, ingannevoli, deperisce come persona. (Martini)
        La comunicazione è crescita. Ognuno di noi si costruisce e cresce nelle relazioni e nella comunicazione. Comunicare non è un’attività facoltativa: senza comunicazione non c’è esistenza, né sviluppo.
                                               Il desiderio di comunicazione autentica. L’uomo è fatto per comunicare e per amare: Dio lo ha fatto così. Di qui si spiega anche l’immensa nostalgia che ciascuno di noi ha di poter comunicare a fondo e autenticamente.
Non c’è nessuna persona umana che sfugga a questo intimo desiderio.

Ogni parlare umano è dire qualcosa a qualcuno: qualcosa che  deve innanzitutto nascere dentro.
Per comunicare è necessario cogliere la propria interiore ricchezza.
Molte forme di loquela non sono vera comunicazione, perché nascono da un vuoto interiore: sono chiacchiera, sfogo superficiale, esibizionismo ..

Che cosa impedisce un’autentica relazione familiare?
                Si potrebbero forse dire tante cose.
Voi potreste dire tante cose: sarebbe bello ascoltarci.
Io elenco tre cause che mi sembrano ricorrenti: la fretta, la paura, l’alibi

        1) La fretta. La fretta è il difetto che balza immediatamente all’occhio. Oggi non si ha tempo di fermarsi di guardarsi negli occhi, di ascoltarsi.
Una relazione, qualsiasi relazione domanda tempo, tanto tempo.
“L’altro è un volto da scoprire, contemplare e accarezzare” (Lévinas)
Dobbiamo essere volti rivolti.
Se un volto non è rivolto verso l’altro non è più un volto.
Dovremmo vivere l’uno per l’altro, in famiglia, essere un volto rivolto all’altro, volto che si rapporta all’altro.
Noi dovremmo dire: “il tuo volto io cerco, fammi scorgere il tuo volto”.
Una relazione si costruisce nel tempo
La fretta rende impossibile ogni relazione vera, autentica

        2) La paura. Dietro la fretta spesso si nasconde una realtà più grave, la paura. La paura di impegnare la propria persona.
Ogni relazione impegna a fondo
Se ci si ferma e si intesse un rapporto con le persone non si sa che cosa potrà accadere: ci vuole tempo, pazienza  e bisogna essere pronti a tutto.
Occorre prepararsi a dare senza condizioni e riserve.
Dobbiamo cercare di vincere la paura del dono di noi stessi.
Questo domanda di abbandonare le pretese possessive e maturare la capacità di piena dedizione.  Purtroppo, invece, la sensibilità odierna spesso inclina solo verso ciò che  piace, che non costa troppo sacrificio, che non impegna per sempre.

        3) L’alibi. La nostra fretta e la nostra paura trovano il loro alibi per cui facilmente si trovano scuse le più svariate; si delega ad altri e non ci si impegna in prima persona. Si diventa persone che sfuggono alle situazioni, trovano sempre una scusa per non affrontarle e, spesso, si diventa estranei gli uni agli altri.

Mai senza l’altro
Ciò che uccide la vita di famiglia è la solitudine, la mancanza di relazioni.
In famiglia dovremmo dire: “mai senza l’altro”.
L’altro è sempre altro da noi.
      L’altro è un mistero, non lo si  conosce mai pienamente, non lo si può possedere, manipolare, asservire … L’altro è irriducibile all’io; è e resterà sempre diverso da te, “altro da te”, mai come te ….
            L’altro ci chiede di fermarci, ci chiede silenzio, ascolto, ci chiede di ridimensionare i nostri desideri su di lui, la nostra voglia di dominio, ci chiede spazio nella nostra vita …..

Dobbiamo sempre ricordare che
1) l’altro viene prima dell’io, il tu viene prima dell’io.
Il tu presentandosi all’io chiede di essere accolto, riconosciuto.
La presenza dell’altro irrompe sull’io

2) l’altro non chiede di essere accolto e riconosciuto a parole, ma di essere accolto come un soggetto povero, portatore di bisogni, soprattutto del bisogno di attenzione, di relazioni, di essere riconosciuto

3) L’altro però è irriducibile all’io, nonostante la sua povertà e la sua debolezza. L’io non può ignorare l’altro, non può abbandonarlo, né manipolarlo … L’altro, nella sua debolezza dice all’io: “non uccidermi”

4) L’altro si pone di fronte all’io come provocazione, come appello … l’altro non si pone di fronte all’io come un oggetto qualsiasi da osservare, da usare, o mettere da parte, ma l’altro è il “faccia a faccia” che per primo ci parla, ci fa uscire da noi stessi, ci affida un compito

5) L’altro è portatore di dignità, il compito che ci affida è quello di riconoscere la sua dignità. L’altro è importante non per i meriti accumulati, ma per la sua dignità che ci interpella, ci chiama in causa

6) L’altro allora non è un peso per l’io, ma è la voce che ci chiama per nome e ci rivela la nostra identità.

Noi non scopriamo la nostra identità guardandoci dentro, specchiandoci come “narciso” in noi stessi, ripiegandoci su di noi, su nostri interessi, …  ma, chiamato dall’altro, l’io si scopre come “eccomi”.
            La nostra vera identità sta nell’essere persone che non possono fare a meno dell’altro, degli altri; sta nelle relazioni che riusciamo a coltivare.

 

Un cammino per coltivare relazioni belle in famiglia.
            È un piccolo cammino di quattro tappa sul quale, poi, confrontarsi.

1. tappa: cercarsi  
        1) Cercarsi significa preoccuparsi dei bisogni, delle domande, dei desideri profondi dell’altro, fare attenzione a ciò che si muove nel cuore dell’altro, alle inquietudini magari doloranti che gridano nel silenzio; capire la fatica di ciascuno;  farsi ascoltatori attenti delle sofferenze, per lenirle. Cercarsi vuol dire guardare le persone con un occhio attento, leggere in profondità, accorgersi di quello che c’è nel cuore di ciascuno.
        2) Cercarsi significa, in tante occasioni, fare il primo passo, muoversi per primo, prevenire, essere vigilanti ... Chi ama previene sempre
        3) Cercarsi significa cercare una continua riconciliazione: la vita di famiglia è fatta di una continua riconciliazione, è un offrire continuamente all’altro la possibilità di ricominciare: è un luogo di speranza
        4) Cercarsi significa correggersi: fare della famiglia un luogo di correzione fraterna. La famiglia vive la storia, custodisce i segreti ..custodisce le scelte delle persone .. E le accompagna ..
La famiglia è il luogo dove si possono trovare le parole giuste da dire perché ognuno sia sempre richiamato, corretto, incoraggiato nel suo cammino..
       5) Cercarsi significa, anche, saper trarre il bene anche dal male: non pensare mai che ci sia qualche situazione irrecuperabile.

2. tappa: ascoltarsi
Oggi le persone hanno più bisogno di ascolto che di parole.
Soltanto quando diamo ascolto all’altro con attenzione e non distratti, con pazienza e non di fretta, con meraviglia e non annoiati, acquistiamo il diritto e l’autorevolezza di parlargli al cuore.
La gente ha bisogno di raccontare i propri problemi a qualcuno che li capisca, per sdrammatizzarli, per non sentirsi solo di fronte a situazioni angoscianti, per confrontarsi sui modi di uscirne.
                (C.M. Martini)

        * Una tentazione nel dialogo familiare è quella di pretendere di essere ascoltati senza disporsi all’ascolto.
        * Per imparare ad ascoltare occorre coltivare la stima vicendevole, vincendo l’egocentrismo che ci fa sembrare interessante solo ciò che interessa a noi.
        * C’è un modo di ascoltare che conduce l’altro a dire il meglio di sé, ad andare più in profondità …
        * È c’è anche un ascolto che spesso è fatto solo di vicinanza e di silenzio . E’ dire, con il silenzio: guarda che ci sono

3. tappa: farsi carico
La famiglia è il luogo dove ognuno impara a accettare e a vivere  la propria vita di ogni giorno.
                * E’ il luogo dove le situazioni si sdrammatizzano, dove si impara l’arte del sorridere, del non darsi troppa importanza, dell’esprimere  gratitudine per ogni attenzione che si riceve.
                * E’ il luogo dell’incoraggiamento, dove si insegna che ci sono molte ragioni di gratitudine e di bontà.
                * E’ il luogo dove si impara a guardare la vita positivamente, dalla parte della speranza.
                * E’ il luogo dove sai che puoi sempre ritornare, perché lì sei sempre  accolto, perdonato.

4. tappa: rallegrarsi
                E’ la gioia di vivere insieme come fratelli, di andare d’accordo, cioè di camminare insieme verso la costruzione di un grande cuore
E’ la gioia di vivere relazioni belle, sincere, gratuite .
                Anche con tutti i suoi peccati, la famiglia, pur con tutti suoi difetti è quel  luogo destinato a mostrare a una società frammentata e divisa che  possono esistere legami gratuiti e sinceri, che non ci sono solo rapporti di convenienza o di interesse, che il primato di Dio significa anche l’emergere di ciò che di meglio c’è nel cuore di ogni  persona.

                La famiglia è chiamata, con tutti i nostri difetti, a diventare un segno di  riconciliazione e di pace sul territorio che abitiamo.

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