Vedrai che bello! - 28 settembre 2017

Giovedì 28 settembre ore 21.00 nel salone dell’oratorio
Incontro del Consiglio Pastorale della parrocchia

VEDRAI CHE BELLO!
E’ lo slogan che la nostra Diocesi ha indicato per il cammino dell’oratorio di quest’anno.
E’ lo slogan che vogliamo indichi anche il cammino pastorale della nostra parrocchia.
È una promessa, ma anche una grossa responsabilità: fare della nostra parrocchia una casa accogliente, attenta a tutti,  capace di offrire a tutti, soprattutto ai piccoli, ai poveri, a quelli che soffrono, a quelli che sono in ricerca … la gioia del Vangelo, cioè la gioia dello stare con Gesù e la gioia di vivere insieme come fratelli
Fa riferimento alla chiamata dei primi discepoli nel Vangelo di Giovanni (1, 35-51)

Dal Vangelo di Giovanni 1,35-39.
            35Il giorno dopo Giovanni stava ancora là con due dei suoi discepoli 36e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: «Ecco l’agnello di Dio!». 37E i suoi due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù. 38Gesù allora si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro: «Che cosa cercate?». Gli risposero: «Rabbì – che, tradotto, significa Maestro –, dove dimori?». 39Disse loro: «Venite e vedrete». Andarono dunque e videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con lui; erano circa le quattro del pomeriggio.
            Il brano descrive accuratamente la figura del discepolo secondo il quarto Vangelo.
            Discepolo è chi accoglie la testimonianza  di Giovanni Battista, segue, cerca, viene, vede,  dimora e si fa a sua volta testimone.
In questo racconto il tema dominante è la persona di Gesù, la ricerca di Gesù, l’incontro con Gesù
Tre sono le domande a cui S. Giovanni cerca di rispondere: chi è Gesù? Chi è il discepolo?
Dove conduce la sua sequela?.
Questo racconto sarà l’icona biblica del cammino di quest’anno della nostra parrocchia: lo mediteremo, insieme a tutta la comunità nei giorni degli esercizi spirituali che faremo il 12, 13, 14 ottobre prossimo in preparazione alla festa della dedicazione del Duomo di Milano.
Sarà anche l’inizio del cammino pastorale di quest’anno.

IL CAMMINO PASTORALE DI QUEST’ANNO
Il cammino pastorale di quest’anno vuole avere due attenzioni, la continuità e la novità.
1) La continuità
Il cammino pastorale della nostra parrocchia deve essere un cammino che continua.
Abbiamo fatto il progetto pastorale che abbiamo sottoposto al Vicario episcopale nella Visita Pastorale; ci è stata consegnata la lettera del Vicario generale dopo la visita pastorale con delle indicazioni precise.
Al progetto e a queste indicazioni  dobbiamo rifarci.
Ecco che cosa è stato scritto nella lettera del Vicario generale, ora nuovo Arcivescovo.
“La visita pastorale, per la nostra parrocchia, ha rappresentato il momento nel quale abbiamo presentato al Vicario Episcopale e, quindi all’Arcivescovo, il progetto pastorale della nostra parrocchia dal titolo “PASSI INCONTRO A GESU’”: la parrocchia, una Chiesa di tutti, tra le nostre case, vicina alla vita della gente, guidata dallo Spirito Santo sui passi dell’uomo che cercano Dio perché incrocino i passi di Gesù che cercano l’uomo.  È un lavoro che ha impegnato il Consiglio Pastorale per quasi due anni.
Due sono le domande che ci hanno guidato: 1) da dove veniamo? dove siamo?; 2) dove andare? dove lo Spirito vuole condurre la nostra parrocchia?
Obiettivo del progetto è fare della nostra parrocchia una Chiesa di tutti, vicina alla vita quotidiana della gente, incontro all’uomo di oggi, soprattutto all’uomo ferito; una Chiesa che racconta a tutti la gioia del Vangelo.

Ecco alcune scelte concrete:

  1. La cura delle relazioni: fare della parrocchia una Chiesa dal volto fraterno, che non fa nessuna discriminazione, che va alla ricerca di chi si è perduto
  2. L’Eucaristia al centro della vita della parrocchia, soprattutto l’Eucaristia della domenica. L’Eucaristia è il pane del cammino della parrocchia. L’Eucaristia fa della parrocchia il Corpo di Cristo che vive nella storia
  3. L’impegno della formazione: la parrocchia è il luogo dove si legge la Parola. La Parola è la protagonista della vita della parrocchia. La Parrocchia riconosce il primato e la principalità della Parola di Dio
  4. La preoccupazione educativa: fare della comunità educante lo strumento educativo della parrocchia e avere una cura particolare per l’oratorio
  5. Al di sopra di tutto ci sia la carità perché nessuno nella comunità sia bisognoso”

Compito del Consiglio Pastorale è vigilare perché il progetto pastorale non rimanga solo sulla carta; tenerlo aggiornato alla situazione della parrocchia; fare in modo che la parrocchia faccia ogni anno qualche passo in avanti, perché la parrocchia è una comunità sempre in cammino.

2) La novità
Il cammino pastorale della nostra parrocchia, quest’anno deve essere anche un cammino nuovo.
La parrocchia è una comunità sempre in cammino nella storia, ogni anno deve decidere di fare qualche piccolo passo nuovo in avanti.
La parrocchia non è una comunità seduta che ogni anno ripete sempre le stesse cose.
La parrocchia non può vivere nella logica di una  conservazione sterile, del “si è sempre fatto così”,  che la rende vecchia, sterile e incapace di parlare all’uomo di oggi.
Ecco allora la domanda:
facendo riferimento al progetto pastorale e alla visita pastorale,  guidati dall’icona della chiamata dei primi discepoli, quali passi siamo chiamati a fare insieme nella comunità parrocchiale quest’anno?

Lasciamoci guidare dal racconto della chiamata dei primi discepoli

1) Il giorno dopo Giovanni Battista stava ancora là….
Fissando lo sguardo su Gesù che passava disse: “Ecco l’Agnello di Dio
(Gv. 1,35-36)

Giovanni Battista è il testimone; si accorge di Gesù che passa, lo riconosce e lo addita.
Giovanni Battista ha visto e testimoniato.
La sua testimonianza è fondamentale.
Giovanni Battista è immagine della comunità cristiana, della parrocchia.
Giovanni Battista non testimonia un Messia assente, che verrà, ma un Messia che è in mezzo a noi, che è qui.
Testimoniare è indicare, riconoscere il Figlio di Dio che è qui in mezzo a noi, la presenza del Regno in mezzo a noi.
Gesù è il centro e il fine della storia; è punto di convergenza verso cui tendono i desideri della storia.
Siamo invitati a vederlo presente e operante in ogni realtà.
S. Paolo scrive ai cristiani di Roma ( Rom. 8,22-23): Tutta la creazione geme e soffre fino ad oggi nelle doglie del parto; ma anche noi che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente aspettando l’adozione a figli, la redenzione del nostro corpo.
Dobbiamo inserirci nell’onda dello Spirito che spinge la storia verso il suo fine.
Dobbiamo imparare interpretare tutti gli eventi sociali, politici, culturali, i desideri degli uomini di unità come un riflesso dell’azione dello Spirito nel mondo.
Dice il Papa: Questa nostro tempo richiede di vivere i problemi come sfide, non come ostacoli
Monsignor Delpini invita le comunità ad alzare lo sguardo senza cedere al dilagante pensiero scettico.
Dobbiamo allora, di fronte alle diverse situazioni, alle tante vicende da comprendere chiederci non soltanto quali sono le cause o le colpe, ma come queste cose si possono leggere come momenti  del dinamismo dell’universo che ha Gesù Cristo come centro.
Scriveva il Card. Martini nelle lettera pastorale “Tre racconti dello Spirito”: Dobbiamo essere convinti che lo Spirito c’è, anche oggi, come al tempo di Gesù e degli Apostoli: c’è e sta operando, arriva prima di noi, lavora più di noi e meglio di noi; a noi non tocca né seminarlo, né svegliarlo, ma anzitutto riconoscerlo, accoglierlo, assecondarlo, fargli strada, andargli dietro… non si è perso d’animo rispetto al nostro tempo, ... arriva anche là dove mai avremmo immaginato “
Il testimone però, non attira l’attenzione su di sé.
Il Battista testimonia ciò che ha visto: ho visto e ho testimoniato ( v. 34)
Questo è il compito della comunità cristiana, della parrocchia: riconoscere e testimoniare.
Come Giovanni Battista , la comunità cristiana deve essere tutta assorbita nel suo compito di testimoniare:
la missione della parrocchia non è altro che indicare come Gesù è presente, oggi.

Dobbiamo interrogarci  sulla testimonianza della nostra comunità parrocchiale:

  • La nostra parrocchia può dire come Giovanni: ho visto e ho testimoniato?
  • Che cosa deve fare, rinnovare, correggere, scegliere ….per testimoniare un Messia già in mezzo a noi? Per riconoscere la presenza e l’azione dello Spirito che guida e conduce la nostra storia?
  • Dove e comepassa Gesù, oggi sulle strade della nostra parrocchia?
  • Quali passi fare per essere una comunità che testimonia la presenza di Gesù, che impara a leggere le diverse situazioni lasciandosi guidare dallo Spirito? Cercando di riconoscere e accoglierel’azione dello Spirito ?

2) I due discepoli sentirono parlare Giovanni Battista e seguirono Gesù.
Gesù si voltò e, vedendo che lo seguivano, disse: che cosa cercate? ( Gv. 1, 37-38)

L’ascolto precede la sequela: i due discepoli ascoltano Giovanni, e seguono Gesù.
Non si segue il testimone,
ma colui che la testimonianza ha indicato.
La verità della testimonianza è la capacità di rinviare.
Questo deve fare la comunità parrocchiale: rinviare a Gesù, indicare Gesù.
Il testimone non parla di sé, parla di Gesù.
Seguire significa camminare dietro, perché è il Maestro, è Gesù che decide la strada.
Gesù pone la domanda decisiva: che cosa cercate?
Gesù non chiede chi, ma che cosa cercate?
Non domanda: cercate me, ma che cosa sperate di ottenere seguendomi?
Gesù fa questa domanda per indurre a prendere coscienza del vero oggetto della propria ricerca.
La domanda di Gesù fa capire che si può seguirlo con desideri sbagliati o insufficienti.
Ci possono essere sequele sbagliate ( cfr, la folla 6,28)

Che cosa cercate?

  • Proviamo a metterci in ascolto dell’uomo, oggi, che cosa ricerca davvero?
  • Proviamo a leggere il cuore dell’uomo, cerchiamo di andare al di là di quello che appare, … quali sono i desideri veri , le domande vere che ha nel cuore?
  • La ricerca dell’uomo, oggi, interroga molto la testimonianza della comunità cristiana, la nostra testimonianza, perché la ricerca nasce dalla testimonianza … dov’è la comunità cristiana? La nostra testimonianza sa far emergere i desideri veri, grandi che ci sono nel cuore dell’uomo di oggi?
  • Siamo una comunità “in uscita”, attenta, che si fa carico di questa umanità? Ricca di umanità? Siamo una presenza solidale? Siamo realmente attenti alle situazioni di sofferenza? Attenti ai desideri veri dei nostri ragazzi? Siamo una presenza che guarisce? Una presenza sempre gratuita?
  • Sappiamo scoprire, vedere la presenza del Regno che è qui, oggi tra noi e sta operando… ha bisogno soltanto di essere riconosciuto?
  • Anche su questo punto quali passi fare in questo anno? ….

3) Risposero: Maestro dove abiti? ( 1,38b)
            Non significa solo dove risiedi.
Più che indicare l’ambiente materiale, indica l’ambiente esistenziale e personale dove uno abita.
Indica la comunione con Gesù, dice il desiderio di seguirlo, di condividere la sua missione, il suo destino.
È necessario verificare l’autenticità della nostra ricerca, se davvero al centro della vita della nostra comunità sta il desiderio di fare comunione con Gesù, di conoscere la sua Parola, di seguirlo, da vicino, di condividere la sua missione…
Il desiderio della comunità cristiana deve essere quello di dimorare con Gesù, di seguirlo, di cercarlo.
Gesù è venuto per rivelare la sua dimora (14,3; 17,24) e prenderci con sé.
La premura della comunità parrocchiale deve essere quella di servire al Vangelo; di formarsi al pensiero di Cristo.
La parola del Vangelo è spesso una Parola scomoda, perché è la Parola della Croce.
E’ una Parola però, più utile alla vita e più affidabile di ogni altra parola ….
La parrocchia è la comunità di coloro che accolgono questa Parola e tengono alto il Crocifisso.
Dice Gesù: “Quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me” ( Gv. 12,32)
Il Cristo innalzato è crocifisso e vittorioso insieme.
Se il Cristo attira tutti a sé sulla Croce è perché questa croce è innalzata.
Tenere alto il Crocifisso per la comunità cristiana vuol dire cogliere un duplice capovolgimento:
il primo: se si guarda la croce si scopre che anziché essere noi chiamati a morire per Dio, è Dio che muore per noi. Questo è un Dio capovolto;
il secondo: se si guarda la croce si prende coscienza che l’amore che sembra sconfitto, in realtà è l’unica cosa che risorge, che vince la morte,
Forte di questo duplice capovolgimento la Chiesa lo annuncia al mondo.
Nella Chiesa non bisogna fare troppe cose, il primo e più importante compito è innalzare il Crocifisso con le parole e con la vita.
“Quando sono venuto tra voi per farvi conoscere il messaggio di Dio, l’ho fatto con semplicità, senza sfoggio di parole piene di sapienza umana. Avevo infatti deciso di non insegnarvi altro che Cristo e Cristo Crocifisso.” ( 1 Cor. 2,1-2)

  • Che cosa vuol dire concretamente per la nostra parrocchia tenere alto il Crocifisso?
  • La parrocchia che tiene alto il Crocifisso è libera nelle sue scelte, non ricerca privilegi
  • L’utilizzo delle sue strutture deve essere significativo; devono essere usate solo per annunciare il Vangelo

4) Gesù rispose loro: venite e vedrete
Per diventare discepoli non basta  accogliere una testimonianza, né basta una propria ricerca: occorre l’incontro personale con Gesù.
Questo è possibile solo in forza di una precisa chiamata di Gesù: venite e vedrete.
Venite!, la chiamata è all’imperativo.
Nel vangelo di Giovanni “venire a Gesù” equivale a “credere in Lui”.
“Vedrete”,  invece, è al futuro
Gesù non dice cosa vedranno, né quando.
È stando con lui che il futuro si dischiuderà.
Seguire Gesù non sapere dove Egli condurrà, fidandosi totalmente di Lui.
Gesù dice ai discepoli: “del luogo dove io vado voi conoscete la via”  (cfr. Gv.14,5)
Tommaso è convinto, come tutti, che per conoscere la strada bisogna prima conoscere la meta a cui si vuole arrivare. Per Gesù è vero il contrario: quando si conosce la via giusta, si giunge anche alla meta giusta.
Basta conoscere la via e la via da seguire è Gesù: questo i discepoli devono sapere.
L’importante è conoscere il cammino.
Non prima la conoscenza della meta e poi l’individuazione della strada, ma prima la strada.

La strada è Gesù.

  • È necessario verificare il cammino che la nostra parrocchia sta facendo per seguire Gesù:
  • È necessario verificare la proposta, i vari momenti: l’incontro con la Parola, la catechesi, i vari momenti di preghiera, le celebrazioni (Messa della domenica, Battesimi, funerali ….?
  • È necessario verificare l’ incontro con la gente, con i malati, gli anziani
  • È necessario verificare il discorso educativo …
  • Quali proposte, quali esperienze, fare nella comunità per seguire Gesù ?
  • Quale cammino fare quest’anno dietro a Gesù, proviamo a tracciarlo ….

Conclusione
            Sono spunti sui quali confrontarci e lavorare insieme.
Dobbiamo imparare a lavorare insieme.
Il nuovo Arcivescovo, Mons. Mario Delpini ci invita ad alzare lo sguardo senza cedere al dilagante pensiero scettico; a costruire una Chiesa libera, lieta e unita; ad abbandonare alcune zavorre che fanno ammalare la comunità, come le lamentazioni, le negatività, la scontentezza; a valorizzare tutto quello che di positivo c’è, soprattutto a camminare insieme, ascoltando la voce di tutti, non lasciando indietro nessuno, realizzando la missione dataci da Gesù, stando dentro il mondo, ascoltandolo, leggendolo, amandolo con il cuore di Dio.