Preparare l’incontro con il Vicario Episcopale - 15 dic. 2016

Giovedì 15 dicembre 2016 ore 21.00 in oratorio
convocazione del Consiglio Pastorale  e degli operatori pastorali per
Preparare l’incontro con il Vicario Episcopale

Dopo l’incontro con L’Arcivescovo del 22 novembre per la visita Pastorale, siamo chiamati a preparare l’incontro con il Vicario episcopale.

1. Che cosa ci ha detto l’incontro con l’Arcivescovo?
            ( possiamo ascoltarci)
L’incontro con il Vescovo non ci ha detto tanto a livello di contenuti, ma è stato importante a livello di significato. Ci ha fatto sentire che la nostra comunità parrocchiale è parte della Chiesa diocesana, che siamo chiamati a vivere in comunione con la Chiesa diocesana, che non possiamo chiuderci in noi stessi e nelle nostre cose; che la nostra Chiesa deve camminare in comunione con le altre chiese, che dobbiamo fare riferimento alla indicazioni del Vescovo ……..

2. Come preparare l’incontro con il Vicario episcopale?
            Quando farlo e come impostarlo?
Al Vicario Episcopale possiamo presentare il lavoro che abbiamo fatto.
Il progetto pastorale che abbiamo fatto dice  che cosa pensiamo della nostra parrocchia.

* Il nostro progetto
        1) L’obiettivo è fare della parrocchia una Chiesa tra le nostre case.
L’obiettivo è quello che fare della nostra parrocchia una Chiesa tra le nostre case, su questo territorio.
Una Chiesa vicina alla vita quotidiana della gente, una Chiesa di tutti, che non dimentica nessuno, accessibile a tutti, capace di dialogare con le esperienze vere della gente. Una Chiesa vicina alla vita feriale, quotidiana della gente: vicina alle famiglie, ai ragazzi, ai giovani, agli anziani, ai malati, a chi soffre, a chi si prepara al matrimonio…….
        2) Al centro della comunità parrocchiale c’è l’Eucaristia
L’Eucaristia deve stare al centro della vita della parrocchia  e della sua missione.
I cristiani, pienamente uniti a Gesù nell’Eucaristia, sono per ciò stesso, strettamente uniti tra di loro e costituiscono il Corpo di Cristo che è la Chiesa. L’Eucaristia fa la Chiesa, fa la comunità parrocchiale.
Noi siamo tanto più chiesa quanto più partecipiamo all’Eucaristia.
La comunità parrocchiale diventa il corpo del  Signore nell’Eucaristia.
        3) La comunità parrocchiale vive l’urgenza della carità
La carità della Parrocchia nasce ed è alimentata dall’Eucaristia celebrata e conservata nella chiesa.
L’Eucaristia dice che la Parrocchia deve vivere la logica del servizio come Gesù, deve amare e servire in modo particolare quelli che Gesù ha maggiormente amato
L’Eucaristia dice la necessità di coltivare relazioni belle, fraterne. Nella parrocchia  occorre ricomporre i contrasti, superare le divisioni: una comunità divisa non va da nessuna parte.
L’essere cristiani non è caratterizzato dall’andare a Messa la domenica, ma dal vivere per gli altri, fondato sul fatto che si va a Messa alla domenica. Non vive dell’Eucaristia se non chi dona corpo e sangue per i fratelli come Gesù. (Martini)
( N.B. Possiamo considerare anche le cinque parole che abbiamo visto e che descrivono la Chiesa di Gesù: sequela, strada, Cena Eucaristica, missione, Crocifisso).

* Le scelte pastorali
La cura della santità popolare. Della comunità primitiva si dice che “cresceva e camminava nel timore del Signore, colma del conforto nella Spirito Santo”. La Chiesa è descritta come una realtà che viveva una vita spirituale profonda. Godeva del conforto dello Spirito Santo; camminava nelle vie del Signore; era in pace; cresceva. ( Cfr. At. 9,31-32)
La parrocchia è una Chiesa guidata dallo Spirito, che ha a cuore sempre tutti nelle diverse situazioni in cui si trovano a vivere. La parrocchia non è una Chiesa elitaria, di alcuni privilegiati. Dio non vuole morire dalla vita quotidiana, Dio vive e rivive in questa santità di popolo che però va coltivata, suscitata, colta, capita e promossa.  Tutti lo devono poter incontrare.
La parrocchia deve dire la possibilità della santità popolare offerta a ciascuno e a tutti. Ciascuno, qualunque sia la sua condizione sociale e umana, qualunque sia il suo carattere o la sua storia è chiamato a vivere la santità, cioè a vivere in pienezza l’amore di Dio. La parrocchia deve rendere a tutti possibile un cammino autentico di umanità, di verità, di santità.
Ecco allora alcune scelte che la nostra parrocchia è chiamata a fare:
1) La cura della formazione.
La parrocchia vuole offrire momenti precisi di formazione e di crescita nella fede, di preghiera, per tutti, perché, chi lo desidera, non debba cercare altrove quello che è necessario per una vita spirituale a pieno titolo. La cura della celebrazione dell’Eucaristia, soprattutto della domenica.
Se per essere cristiano bisogna cercare una fonte spirituale lontano dalla vita ordinaria, quotidiana, fuori dalla parrocchia, allora la fede diventa un privilegio di pochi e una occasione perduta per i più.  ( Cfr. il Calendario degli incontri della parrocchia, la cura delle celebrazioni liturgiche)
Dobbiamo ricordare anche la regola del cristiano adulto indicata di E. Bianchi che abbiamo indicato negli esercizi e scritta nel notiziario
2) Un’attenzione particolare alle persone in difficoltà,
alle povertà, alle sofferenze della gente. La povertà, la sofferenza non va soltanto guardata, , ma va attraversata, condivisa. ( Cfr. gruppo caritas chiamato a tenere vivo l’impegno di carità nella comunità parrocchiale, laboratorio compiti insieme)
3) L’impegno serio per il discorso educativo, l’attenzione all’oratorio.
In questo campo non possiamo essere qualunquisti, perché con il qualunquismo non “ cresce” nessuno. L’attenzione educativa domanda non tanto cose straordinarie con le quali cercare di fare colpo o di attirare, ma  perseveranza, la pazienza della semina, crescere nel tempo.  (Cfr. la comunità educante)
4) La coltivazione di relazioni belle.
Il Clima della comunità deve essere accogliente verso tutti, mai di giudizio. Se le relazioni sono belle, la comunità è bella; se le relazioni sono bloccate, distorte, la vita di una comunità è bloccata, distorta..
Occorre coltivare relazioni di prossimità che si fanno carico della vita della gente; relazioni che vincono l’indifferenza e la solitudine. Costruire una comunità dal volto umano, ricca di umanità, che apprezza e valorizza tutto ciò che è umano; anche le nostre celebrazioni devono essere ricche di umanità, devono parlare al cuore e alla vita della gente
È necessario evitare il rischio di credere che la comunità parrocchiale possa annunciare il Vangelo senza coltivare relazioni. Oggi viviamo in un individualismo esasperato che rende l’aria irrespirabile e gli ambienti senza vita.  Non bastano i discorsi, occorre far incontrare la gente, i giovani, i ragazzi con la vita di una comunità parrocchiale dove c’è amore e passione per Dio e per l’uomo, dove c’è la capacità di leggere il presente, i segni del tempo, il cambiamento che ci incalza; dove c’è la capacità di non rinchiudersi fra le mura solide del tempio, ma di uscire e andare per le strade, raggiungere i cortili, entrare nei condomini, sostare sui pianerottoli e incontrare l’uomo là dove vive, ama, soffre.
( ricordiamo anche i cinque verbi di Firenze: uscire, annunciare, abitare, educare, trasfigurare)

Il Progetto Pastorale domanda la collaborazione di tutti.
Tutti i gruppi parrocchiali , tutte le commissioni pastorali devono trovare l’unità attorno al  progetto pastorale. Siamo ancora troppo divisi, ci sono ancora troppe divisioni.
Nessun gruppo parrocchiale deve sentirsi al di fuori del progetto pastorale e andare per suo conto o fare sue iniziative. Il progetto pastorale impegna a superare tutte le divisioni che possono esistere tra i vari gruppi che ci sono in parrocchia e ritrovare una collaborazione. Il progetto pastorale deve aiutare a coordinare e a ritrovare un’unità nelle diverse azioni e iniziative perché tutte, secondo la loro specificità contribuiscano a raggiungere gli obiettivi del progetto pastorale.

Proviamo a riflettere e a fare le nostre osservazioni  su questi punti che vogliamo presentare al Vicario Episcopale