Interpellati dal Sinodo Minore - 18 gennaio 2018

Giovedì 18 gennaio ore 21.00 nel salone dell’oratorio
Incontro del Consiglio Pastorale della parrocchia

INTERPELLATI DAL SINODO MINORE
“Chiesa dalle genti”

In questo incontro

1) riprendiamo, discutiamo, confrontiamoci sull’ordine del giorno dell’ultimo incontro del 30 novembre: CHIAMATI A SEGUIRE GESU'?
Quali scelte fare? Quali passi compiere?

2) lasciamoci guidare dalle domande che il nostro Arcivescovo ci fa nell’indire il Sinodo Minore, Chiesa dalle genti nella nostra Diocesi:

  • Come deve essere la nostra Chiesa diocesana perché tutti i cattolici si sentano a casa loro da qualsiasi terra o tradizione provengano? 
  • Come deve essere la nostra Chiesa diocesana perché tutti i cristiani battezzati, di ogni confessione cristiana la sentano casa accogliente?
  • Come deve essere la nostra Chiesa diocesana  per essere fedele alla missione di annunciare il Vangelo a tutte le genti, quindi ai non cristiani, ai non credenti?

 

1.Il Sinodo minore “Chiesa dalle genti”
Il nostro Arcivescovo ha voluto un Sinodo perché vuole essere “una Chiesa dalle genti”, cioè una Chiesa di tutti, che ascolta tutti, una Chiesa che cammina con tutti, una Chiesa che ha qualcosa da dire a tutti.
È una sfida che anche la nostra parrocchia è chiamata a raccogliere.
Non dobbiamo più guardare indietro con un sguardo nostalgico, ma guardare in avanti.
Dobbiamo lottare, vincere, superare tutte le chiusure ancora presenti nella nostra comunità
Facciamo ancora fatica a guardare in avanti, a mettere in discussione ciò che si è sempre fatto, soprattutto a mettere in discussione noi stessi.
Dobbiamo metterci in ascolto dello Spirito per diventare come dice il nostro Arcivescovo “docili allo Spirito, disponibili alla conversione. La docilità allo Spirito non è mai conferma rassicurante.
È sempre invito, chiamata, attrattiva e spinta per un oltre inesplorato.
Tutti siamo in cammino, tutti dobbiamo convertirci, anche se queste parole e queste urgenze ci possono mettere di malumore invece che contagiare di entusiasmo.
Lo Spirito consolatore abita in tutti, perché non ci lasciamo cadere le braccia: non siamo una casa di accoglienza ben organizzata che concede generosa ospitalità ai passanti, siamo un popolo in cammino, una casa in costruzione, una fraterna convivenza che vive un tempo di transizione che riguarda tutti e tutto.

2.Questo domanda di coltivare nella comunità la virtù dell’umiltà.
La virtù dell’umiltà è sentirsi al servizio della comunità parrocchiale.
È la capacità di mettersi in ascolto, di credere nell’altro, negli altri, anche se non la pensano come noi, anche se non partecipano o dicono di non credere.
La parrocchia è una comunità chiamata a mostrare a una società frammentata e divisa che possono esistere legami gratuiti e sinceri, che non ci sono solo rapporti di convenienza o di interesse, che il primato di Dio significa anche l’emergere di ciò che di meglio c’è nel cuore dell’uomo e della società”
( C. M. Martini, in “Ripartire da Dio”)
Occorre mettere al centro l’uomo, ogni uomo, partendo dagli ultimi della fila.
Per valutare  correttamente una situazione, o un problema, occorre anzitutto scegliere il punto di osservazione più adatto.
Se guardiamo il mondo dalla sua parte ricca, lo vediamo capovolto rispetto alla realtà.
Bisogna guardarlo, invece, come ha fatto Gesù dalla sua parte povera.
Occorre andare in fondo alla fila, se si vuole accorgersi di come questa è fatta.
Se camminiamo davanti, vediamo i forti e i sani, e non ci accorgiamo di coloro che si perdono lungo la strada
( B. Maggioni, in “La Parola di fa carne”)
Gli ultimi della fila sono anche quelli che non sono dei “nostri”, che faticano a credere, che non vengono a Messa, che sono venuti da poco qui da noi, che non conosciamo …...

3.Dobbiamo essere pronti a confrontarci con le sfide del nostro tempo!
Lo dice sempre il nostro Arcivescovo.
Siamo persuasi che possiamo sperimentare la forza dello stare insieme, del camminare insieme.
Ci proponiamo di imparare a riconoscere dentro la storia le tracce dell’ amore di Dio che ci attrae in un modo inatteso e universale, riunificandoci in un popolo, donandoci pace.
Abbiamo desiderio di imparare ad ascoltare, ad ascoltarci, per discernere, per riuscire a percepire quanto sia reale e feconda la presenza dentro la storia del Dio di Gesù Cristo, superando lo smarrimento provocato dalle troppe parole, dagli stimoli disordinati, dai messaggi che saturano i nostri ambienti e ci stordiscono nella confusione.
Ci proponiamo di vivere questo cammino con l’espressione “sinodo”, consapevoli che lo Spirito parla con la voce di tutti
Il “metodo sinodale” vorrebbe essere uno stile abituale per ogni momento di Chiesa, sfidando la tendenza all’inerzia, l’inclinazione allo scetticismo, la comoda scelta della passività di alcuni, la tentazione dell’autoritarismo di altri.
Intraprendiamo questo cammino con la persuasione che noi per primi, le nostre istituzioni e le nostre strutture, tutto quello che facciamo, tutto quello che siamo deve essere purificato dalla visione di Chiesa che lo Spirito ci ispira.
Il lavoro non sarà facile …
Dobbiamo lasciarci guidare dallo Spirito.
Per questo ci proponiamo di pregare e di pensare, di pregare e di parlare con franchezza, di pregare e di decidere, di pregare e di scrivere, di pregare e di sperare!
Siamo chiamati a dare un volto nuovo alla nostra Chiesa, un volto sempre più evangelico, che annunci a tutti la gioia del Vangelo.