Imparare a discernere - 22 febbraio 2017

Giovedì 22 febbraio 2017 ore 21.00 in oratorio
convocazione del Consiglio Pastorale  e degli operatori pastorali:

IMPARARE A DISCERNERE

Che cosa dobbiamo fare?
Dopo aver completato il progetto pastorale della parrocchia, dopo aver incontrato l’Arcivescovo per la visita pastorale, dopo aver presentato il progetto pastorale al Vicario Episcopale, ci domandiamo che cosa dobbiamo fare?
Ora Il Consiglio Pastorale insieme agli Operatori pastorali  è chiamato
1) a tracciare concretamente il cammino della parrocchia e indicare i passi concreti da compiere
2) a definire bene la presenza della parrocchia e la sua collocazione  sul territorio, il suo rapporto con l’istituzione pubblica e con le diverse realtà e i diversi gruppi
3) a chiarire bene le finalità, gli obiettivi, l’utilizzo…  delle strutture della parrocchia
            Per fare questo lavoro occorre fare opera di discernimento
Siamo chiamati a coltivare un duplice sguardo:  ricentrarci su Gesù, sulla sua Parola e nello stesso tempo avere un’attenzione particolare al territorio dove la gente vive, ama, soffre, lavora, nasce, si sposa, muore…
Quest’”opera di discernimento” deve diventare un “cammino sinodale”, cioè un cammino fatto insieme.
Non dobbiamo aver paura del confronto, dobbiamo preoccuparci solo, perché sia un confronto ricco che costruisce e non demolisce, che arricchisce e non divide, di obbedire alla comunione
Vogliamo capire insieme come la nostra parrocchia è chiamata ad essere presente sul territorio e come è chiamata a vivere la passione di annunciare la gioia del Vangelo.
( Cfr, quello che ci ha detto il Vicario Episcopale)

Che cosa vuol dire discernere?
Discernere significa cercare di capire e cogliere la presenza e l’azione dello Spirito nella comunità cristiana e nella realtà della storia; cercare di vedere in ogni avvenimento la volontà di Dio; cercare di riconoscere il volto di Gesù nel volto di ogni uomo conosciuto o estraneo ..
Discernere significa far emergere  le dinamiche di riconciliazione e di pace che, per la presenza dello Spirito, corrono dentro la comunità, dentro la storia, dentro la realtà …
            Discernere significa domandarsi come e dove lo Spirito sta operando, oggi, nella nostra comunità, sul nostro territorio ? come riconoscere, aiutare, fare strada, dare campo all’azione dello Spirito, oggi, nella nostra comunità?
La Chiesa è una comunità guidata dallo Spirito ( Cfr. Lettera ai Romani cap. 8)
Il verbo “guidare”, essere guidati” dallo Spirito rimanda a un’azione molto ampia, perché lo Spirito è colui che sta all’inizio, al centro e al termine della vita della comunità cristiana e della vita di ogni uomo.
Non esiste nessuna situazione veramente umana che non sia, in qualche modo, raggiunta dallo Spirito.
“Lo Spirito riempie l’universo” ( Salmo 104)
Lo Spirito è il principio guida, il motore delle azioni della comunità cristiana.
A Lui bisogna obbedire, Lui dobbiamo ascoltare, sono le sue opere che dobbiamo discernere per comprendere come agisce nella comunità cristiana, nella storia, nella società.
L’importante è aprire gli occhi e il cuore alla sua presenza

Discernere è un’esperienza spirituale
Imparare a discernere è coltivare una spiritualità-
La capacità di discernere, di ascoltare lo Spirito va coltivata con la preghiera assidua, con l’ascolto perseverante della Parola di Dio, condividendo l’esperienza della santità della comunità cristiana.
È la santità vera, umile del popolo di Dio che mette in rilievo le grandi costanti dell’azione dello Spirito.
Così scriveva il card. Martini nella lettera pastorale “Tre racconti dello Spirito (1997-98):
Nella comunità cristiana c’è una convinzione profonda.
E’ la convinzione che lo Spirito Santo c’è, anche oggi, come al tempo degli Apostoli; c’è e sta operando, arriva prima di noi, lavora più di noi e meglio di noi; a noi non tocca né seminarlo, ne svegliarlo, ma anzitutto riconoscerlo, accoglierlo, assecondarlo, fargli strada, andargli dietro.
C’è e non si è mai perso d’animo  rispetto al nostro tempo; al contrario sorride, danza, penetra, investe, avvolge, arriva anche là dove mai avremmo  immaginato.
Di fronte alla crisi nodale della nostra epoca che è la perdita del senso dell’invisibile e del Trascendente, la crisi del senso di Dio, lo Spirito sta giocando, nell’invisibilità e nella piccolezza, la sua partita vittoriosa.

Vivere la gioia del Vangelo
Per discernere nella comunità cristiana è necessario vivere la gioia del Vangelo.
Gesù racconta due piccole parabole ( Mt. 13,44-46) per farci capire in che cosa consiste la gioia del Vangelo.   44Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo; un uomo lo trova e lo nasconde; poi va, pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra quel campo. 45Il regno dei cieli è simile anche a un mercante che va in cerca di perle preziose; 46trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra.
            La gioia del Vangelo è come la gioia di chi, avendo trovato il tesoro, impazzisce di felicità, va in giro, vende tutti i suoi beni, magari li svende, pur di comprare il campo che lo contiene.
La gente lo ritiene matto, … ma quell’uomo sa benissimo dove vuole arrivare, sa che il tesoro trovato vale più di tutto il resto, lo rende capace di valorizza e di gioire di tutto il resto..
Anche il mercante che ha trovato la perla preziosa vende ogni cosa per acquista la perla e la gente pensa che sia fuori di sé. Ma Lui sa che quando avrà la perla bellissima avrà un bene assai più grande di tutte le altre perle messe insieme…
            La gioia del Vangelo è propria di chi, avendo trovato la pienezza della vita, è libero, non è timoroso,  sa comprendere e apprezzare meglio la bellezza della vita e di ciò che circonda.
Ci può aiutare  a comprendere meglio  la parola del Vangelo di Luca ( 19,26):  “a chi ha sarà dato; ma a chi non ha sarà tolto anche quello che ha”
A chi ha la gioia del Vangelo, a chi ha la perla preziosa, il tesoro che ha acquistato, sarà dato il discernimento degli altri valori …; sarà data la capacità di dialogare, di aprirsi agli altri senza paura, senza difese, sarà in grado di conoscere il valore di ogni altra cosa.
A chi ha la gioia del Vangelo diventerà capace di discernere quello che di vero e buono è seminato della comunità cristiana e nella società.
Invece a chi non ha la gioia del Vangelo, sarà tolto anche quel poco che ha, cioè a chi possiede poco la gioia del Vangelo si chiuderà in se stesso, si irrigidirà nella difesa  tenendo stretto quel poco che ha; gli si smorzerà il dialogo; si metterà in contrasto con gli altri per timore di perdere il poco; avrà paura del nuovo; vivrà in difesa … La poco gioia del Vangelo è causa di meschinità, di tristezza, di cuore ristretto, di chiusure, di giudizi negativi ….
Quando una comunità  si chiude in se stessa, nelle sue cose, si ripiega sul “si è sempre fatto così”, sul passato, non sa cogliere la novità del Vangelo; non esce per le strade, sta chiusa nel tempio e nei suoi riti; non cerca di incontrare la gente ….. vuol dire che non ha la gioia del Vangelo
Per discernere dobbiamo acquistare la gioia del Vangelo.

Possiamo domandarci

  • Come aiutarci a imparare a discernere nella nostra comunità?
  • Come acquistare la gioia del Vangelo?
  • Come riconoscere nella vita della nostra comunità ciò che è mosso dallo Spirito e ciò che è contrario allo Spirito
  • Come lo Spirito sta operando nella nostra comunità ?
  • Dove lo Spirito vuole condurre la nostra comunità?