Che cosa ci ha detto la visita pastorale? - 23 marzo 2017

Giovedì 23 marzo 2017 ore 21.00 in oratorio
Convocazione del Consiglio Pastorale  e degli Operatori Pastorali:

CHE COSA CI HA DETTO LA VISITA PASTORALE?

La visita pastorale e il progetto pastorale della parrocchia
Per la Visita Pastorale abbiamo presentato il progetto pastorale “PASSI INCONTRO A GESU’:
è il volto che vogliamo dare alla nostra parrocchia.
E’ un volto che affonda le sue radici nella memoria della nostra parrocchia.
            La nostra parrocchia ha una memoria lunga, bella che siamo chiamati a tenere viva.
            La memoria è simile alle radici della comunità cristiana.
Senza memoria non c’è futuro, non si cresce, si muore.
È un volto che deve abitare il nostro territorio, entrare in dialogo con le diverse realtà presenti sul territorio
per ritrovare una giusta collocazione, una giusta distinzione, una giusta collaborazione
E’ un volto rivolto sempre a tutti per raccontare con la sua vita, le sue scelte, le sue strutture  la gioia del
            Vangelo a tutti quelli che vivono su questo territorio e bussano alle sue porte.
Il Vangelo invita la comunità parrocchiale a correre il rischio dell’incontro con il volto dell’altro,
con al sua presenza fisica che interpella, col suo dolore e le sue richieste, con la sua gioia
contagiosa in un costante corpo a corpo.
L’autentica fede nel Figlio di Dio è inseparabile dal dono di sé (Papa Francesco)

Concretamente siamo chiamati a “discernere” per
1) tracciare il cammino della parrocchia
che la nostra comunità parrocchiale è chiamata a fare; i passi concreti da percorrere, oggi.
La Parrocchia è una comunità in cammino, non può mai sedersi, né sentirsi arrivata.
Se non cammina si ammala, diventa inferma, muore.
2) precisare la sua presenza nel territorio,
il posto, la collocazione che deve avere sul territorio; quale rapporto coltivare con l’Istituzione pubblica e con le diverse realtà presenti: gruppi, associazioni, movimenti …
Questo domanda alla parrocchia almeno quattro cose precise:
        *Una distinzione: la parrocchia è una forma di Chiesa tra le case con un suo volto, con degli obiettivi e dei compiti precisi che deve custodire gelosamente e non confondere con gli obiettivi delle altre realtà presenti. Questa distinzione va mantenuta, va difesa. La distinzione fa bene a tutti. La parrocchia non deve mai dimenticare che la sua presenza sul territorio ha un solo obiettivo: annunciare la gioia del Vangelo a tutti
        *Una collaborazione: la parrocchia deve essere disposta anche a tutte le collaborazione là dove gli obiettivi sono condivisibili, soprattutto  quando c’è in gioco l’obiettivo del “bene comune”, cioè il bene di ogni uomo e di tutto l’uomo. È una collaborazione che va valutata e condivisa con chiarezza sempre, volta con volta, mai generalizzata
            *No alla contrapposizione: la parrocchia non deve mai contrapporsi, né essere di ostacolo a nessuna iniziativa bella che viene fatta, anche se deve essere “coscienza critica” sul territorio e sempre gelosa della sua identità e del suo nome.
            *Nessuna strumentalizzazione: la parrocchia deve essere vigilante sempre perché non deve mai essere strumentalizzata da nessun gruppo e da nessuna iniziativa per fini propri. E’ giusto che ognuno cammini con la sue gambe.
3) Chiarire come utilizzare le strutture della parrocchia
            È il discorso degli spazi della parrocchia.
Occorre avere molta cura degli spazi della parrocchia.
        *La struttura dell’oratorio: è lo spazio educativo della parrocchia.
Il nostro oratorio è il centro della vita della parrocchia dove si svolgono tutte le attività, i momenti di catechesi, di formazione, di incontro.
Così abbiamo detto nella comunità educante: occorre avere cura dello spazio dell’oratorio, perché sia uno spazio accogliente, educativo. Non è che in oratorio si possa fare di tutto e di più. Lo spazio dell’oratorio non è per ogni cosa, richiede alcune attenzioni perché non perda la sua fisionomia educativa.  La cura dello spazio impegna l’oratorio a fare alcune scelte e a compiere alcune distinzioni
        *La struttura teatro: è uno spazio culturale della parrocchia
La spazio teatro è il luogo dove si fanno spettacoli, incontri significativi, dove i ragazzi raccontano, comunicano alla comunità il lavoro che fanno, i valori che scoprono, che elaborano …
        *La struttura casa incontri del Santuario.
E’ uno spazio di preghiera,, di riflessione, di ritiri spirituali.
Vengono accolti gruppi che vogliono fare esperienze spirituali, non altre cose ..
Dobbiamo essere molto gelosi delle nostre strutture perché diventino luoghi, spazi che mantengono la loro identità, dove, in vario modo, risuona la logica del Vangelo.
La strutture della nostra parrocchia non dobbiamo svenderle, né darle in appalto a nessuno.

IL CAMMINO DELLA NOSTRA PARROCCHIA
Quali passi concreti la nostra parrocchia deve fare?

Elenchiamo cinque passi possibili che mettono in cammino la nostra parrocchia sui quali è necessario discutere insieme e confrontarci
1)  Il passo della bonifica 
            È necessario cercare innanzitutto, sempre, di bonificare il terreno della nostra parrocchia perché il buon seme del Vangelo possa essere gettato e portare frutto.
Occorre che la parrocchia, che è la Chiesa sul territorio, vicina alle nostre case sia sempre  in ascolto del territorio, in ascolto delle domande vere che sono nel cuore della gente. Non deve essere una Chiesa lontana dalla vita della gente, chiusa nelle sue strutture, nei suoi riti, nelle sue preghiere, ma una Chiesa dentro, immersa nella vita della gente.
Occorre coltivare relazioni vere nella comunità, creare un clima di accoglienza,  togliere tutto ciò che può essere di ostacolo all’incontro: i pregiudizi, i giudizi, le invidie, ciò che divide.
Occorre lottare contro l’indifferenza, il qualunquismo, l’individualismo …
Occorre fare della comunità un luogo di vera e grande umanità………..
Che cosa facciamo a questo proposito e che cosa dobbiamo fare, quali scelte per bonificare il terreno della nostra parrocchia, quale gramigna estirpare ?
2) Il passo del racconto della Parola
            Ti scongiuro davanti a Dio e a Cristo Gesù che verrà a giudicare i vivi e i morti, per la sua manifestazione e il suo regno: annunzia la parola, insisti in ogni occasione opportuna e non opportuna, ammonisci, rimprovera, esorta con ogni magnanimità e dottrina. ( 2 Tim 4, 1-2)
La Parola nella comunità va raccontata, va fatta risuonare con tutta la sua forza gratuita., sempre
La Parola nella comunità deve compiere la sua corsa.
La Parola non ha bisogno di nessun supporto, va raccontata e basta, va detta gratuitamente senza aspettarsi i risultati, senza guardare ai risultati.
La Parola va detta a tutti, va detta con perseveranza; non ha bisogno di nessuno strattagemma, di nessun supporto: va detta nella sua debolezza che è la sua forza
Nella comunità ci sono diversi momenti in cui risuona la Parola: l’omelia, la scuola della Parola, la catechesi..
La nostra comunità ha bisogno di ascoltare la Parola per passare da una fede di tradizione a una fede di convinzione
Che cosa facciamo a questo proposito e che cosa dobbiamo fare?
3) Il passo della fede, dell’incontro con il Dio di Gesù
           L’incontro con il Dio di Gesù avviene nella fede.
La fede della comunità dei discepoli domanda tre passi:
           1) Ho bisogno: aiutami; sono piccolo, da solo non ce la faccio a vincere la mia notte, ho bisogno di cure, di pane, di amore, per me e per coloro che amo.
           2) Mi fido: so che vuoi il mio bene, so che ti sto a cuore, che la mia vita è importante per te che vesti i fiori del campo, che sostieni il volo dei passeri, e sosterrai anche il mio volo.
           3) Mi affido: metto la mia vita nelle tue mani perché so che non mi abbandoni; mi stringo a te, ti affido tutto, metto nelle tue mani la mia felicità, la libertà e il futuro, il mio corpo e la mia anima. Affido me stesso al tuo abbraccio perché mi manca la vita se tu mi manchi.
Il passo delle fede si esprime nella preghiera, nella celebrazione dei Sacramenti, soprattutto nella celebrazione dell’Eucaristia. 
Occorre dare un posto privilegiato all’Eucaristia della domenica nella vita della comunità, deve essere il centro della vita della comunità. Sull’Eucaristia abbiamo detto molte cose e abbiamo fatto tante riflessioni.
Che cosa facciamo per coltivare il passaggio da una fede di tradizione, spesso anche lontana dalla vita, a una  fede di convinzione? Quale cura per la celebrazione dei sacramenti, perché siano un reale incontro con il Signore?
4) Il passo della vita di comunità
            La vita di comunità va scelta, va costruita, non va mai data per scontata.
*La comunità cristiana è una comunità alternativa.
Di fronte alla solitudine dell’uomo prigioniero dei propri idoli, la comunità dei discepoli che si vogliono bene annuncia il dono di una comunione nuova. Il popolo dell’Alleanza deve essere riconoscibile per la verità e la libertà dei rapporti che lo costituiscono. La comunità dei discepoli è una rete di relazioni fondate sul Vangelo che si colloca in una società frammentata e divisa dalle relazioni deboli, fiacche, prevalentemente funzionali, spesso conflittuali. È un ideale di fraternità in divenire, destinato a mostrare a una società frammentata e divisa che possono esistere legami gratuiti e sinceri , che non ci sono solo rapporti di convenienza e di interesse, che il primato di Dio significa anche l’emergere di ciò che di meglio c’è nel cuore dell’uomo e della società …Il primato di Dio non è cosa facile. È sempre terribile cadere nelle mani del Dio vivente, ma è pure un’esperienza che ci rende pienamente umani. (C. M. Martini)
*La comunità cristiana è una comunità in cui conta di più  chi conta di meno agli occhi del mondo: il più grande è il più piccolo. Nella scala dei valori non è messo al primo posto il quadrinomio denaro, piacere, potere, successo, bensì la gratuità, la benevolenza, il perdono, l’umiltà, la solidarietà, la comunione.( Martini)
*La comunità cristiana è una Chiesa in uscita. Preferisco una Chiesa accidentata, ferita, sporca per essere uscita per le strade, piuttosto che una Chiesa malata per la chiusura e la comodità di aggrapparsi alle proprie sicurezze … Più che la paura di sbagliare spero ci muova la paura di rinchiuderci nelle strutture che ci danno una falsa protezione, nelle norme che ci trasformano in giudici implacabili, nelle abitudini in cui ci sentiamo tranquilli, mentre fuori c’è una moltitudine affamata di Gesù che ci ripete senza sosta “voi stessi date loro da mangiare” Mc. 6,37).(Papa Francesco)
Queste parole del Card. Martini e di Papa Francesco che cosa dicono alla nostra comunità? Quali scelte e quali passi fare?
5) Il passo della missione.
            La parrocchia deve essere una comunità aperta al territorio, una comunità che non dimentica nessuno, attenta alle sofferenze, una comunità che parte dai piccoli per arrivare a tutti.
Solidarizzare con gli ultimi, con i piccoli non significa fermarsi a loro, ma partire da loro. Gesù ci insegna a guardare il mondo partendo dal mondo più povero.
Se la chiesa, se la comunità cristiana, guarda il mondo dal punto di vista della parte ricca, lo vede capovolto rispetto alla realtà. La chiesa, deve guardarlo, come ha fatto Gesù, a partire dalla sua parte più povera.
Occorre andare in fondo alla fila, se ci si vuole accorgere come è fatta. Se la chiesa cammina davanti, vede i più forti, i sani e non si accorge di quelli che si perdono lungo la strada.
La comunità cristiana non è una comunità di “campioni”, di “bravi”, di coloro che si pensano giusti,  che arrivano un quarto d’ora prima al traguardo della gloria di Dio, ma una comunità capace di arrivare un quarto  d’ora dopo, ma insieme a tutti. ( B. Maggioni)
Dice il Card. Scola: Il Papa non si stanca di annunciare, con gesti prima che con le parole, una Chiesa estroversa, instancabile nell’andare incontro ad ogni donna e ogni uomo, di insistere  sull’abolizione del criterio di esclusione a tutti i livelli, sul superamento di quello che lui chiama “cultura dello scarto”.
            “Non c’è più né ebreo né pagano, né uomo né donna, né chiavo né libero, perché tutti siamo uno in Cristo Gesù” ( Gal. 3,28).
Se ti chini sull’ultimo, puoi abbracciare tutti ( Scola)
Mi piace una Chiesa inquieta, sempre più vicina agli abbandonati, ai dimenticati, agli imperfetti. Desidero una Chiesa lieta col volto di mamma, che comprende, accompagna, accarezza. … Sognate anche voi questa Chiesa, credete in essa...    ( Papa Francesco)

Una conclusione
*Possono essere questi i passi concreti che la nostra parrocchia è chiama a compiere.
*È necessario lasciarci interrogare da questi passi, confrontarci tra noi per precisarli sempre più.
*Prendere coscienza dei passi da compiere è il modo concreto per dare alla nostra parrocchia un volto sempre più preciso.
*I cinque passi sono tutti necessari, tutti da compiere perché la comunità non cammini zoppa e cresca.
Sono passi che devono mantenere sempre in cammino la comunità, perché la comunità parrocchiale non è mai arrivata, è sempre in cammino, sempre in viaggio..