Appunti del Vicario Episcopale per preparare la Visita pastorale

APPUNTI PER LA “VISITA PASTORALE” 2015-2017
( del vicario episcopale Mons.Rolla)

L'intenzione della visita pastorale 2015-2017 è di portare alla coscienza di tutte le comunità cristiane della Diocesi la comunione che ci unisce nella santa Chiesa “radunata nello Spirito Santo dall'amore del suo Redentore” (preghiera eucaristica VI).
La visita è pertanto una espressione della cura pastorale del Vescovo che si rende presente attraverso i suoi collaboratori per esercitare la sua responsabilità nel convocare, guidare, incoraggiare, consolare il popolo santo di Dio che gli è stato affidato.
Le intenzioni generali della visita pastorale si precisano nel verificare la recezione del magistero dell’Arcivescovo e delle priorità pastorali proposte nelle lettere pastorali e nei suoi diversi interventi.

  1. LE PRIORITÀ PASTORALI

Si può partire dall’orizzonte ecclesiale più ampio (vedi in particolare gli interventi del magistero del PapaEvangelii Gaudium, Laudato si’, Giubileo della Misericordia, Convegno di Firenze, Amoris Laetitia) per poi rafforzare le attenzioni alle indicazioni dell’Arcivescovo intorno ai fondamentali della comunità cristiana e alla loro determinazione pastorale (il testo di riferimento è At 2,42-48) qui di seguito ricordati:

  1. “Erano assidui nell'ascoltare l'insegnamento degli apostoli”. La comunità cristiana è il contesto in cui i discepoli si lasciano educare al pensiero di Cristo e praticano un discernimento sul tempo in cui vivono, sui pensieri che incontrano, sulle sfide che si presentano a partire dal Vangelo di Gesù e dal Magistero degli apostoli.
    Priorità: educarsi al pensiero di Cristo
  2. “Erano assidui nell'unione fraterna”. La comunità cristiana ha la responsabilità di essere quella “comunità alternativa” che annuncia e attesta la possibilità che la comunione prevalga sull'egoismo individualistico, che le tensioni e le contrapposizioni possano sciogliersi nel perdono, che il punto di vista soggettivo possa superarsi in una verità condivisa. In particolare la pluralità delle storie, dei carismi, dei gruppi può trovarsi bene nell'unità e rivelarsi così dono di Dio per l'utilità comune: “a ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per l'utilità comune” (1Cor 12,7.
    Priorità: la pluralità nell'unità
  3. “Erano assidui nella frazione del pane e nelle preghiere. La comunità cristiana riconosce il suo principio nella Pasqua di Gesù, perché frutto della Pasqua di Gesù è il dono dello Spirito Santo. La celebrazione eucaristica nella Pasqua settimanale che è la domenica è il punto di convergenza che qualifica, salva, santifica, guarisce tutta la vita e tutti gli aspetti della vita: il lavoro, il riposo, gli affetti.
    Priorità: la celebrazione eucaristica domenicale (la Parola di Dio)
  4. “Tenevano ogni cosa in comune”. La pratica della carità nella qualità delle relazioni e nel criterio per la gestione dei beni caratterizza da comunità cristiana e suscita forme di solidarietà sollecitate dalla concretezza delle situazioni.
    Priorità: Chiesa in uscita, missione, fraternità, comunione, poveri
  5. “Intanto il Signore ogni giorno aggiungeva alla comunità quelli che erano salvati. La missione è presentata come opera di Dio che persuade a motivo dell'attrattiva della comunità cristiana. Nessuno si aggiunge alla comunità cristiana come “uno qualsiasi”: ciascuno ha un nome, una vocazione, un dono da offrire.
    Priorità: la pastorale giovanile si declini come pastorale vocazionale.