Giovedì 14 febbraio 2013 ore 20.45
in casa parrocchiale 5° sessione del Consiglio Pastorale
La missione, oggi, della parrocchia
Ecco l’ordine del giorno.
1. Alcune indicazioni emerse nella sessione del 15 gennaio 2013
1) Circa il rapporto tra la comunità parrocchiale e le varie commissioni o gruppi parrocchiali
1a) Il lavoro che le varie commissioni o gruppi parrocchiali fanno è positivo. È il segno della vitalità e della ricchezza della nostra parrocchia.
Il passo da compiere è duplice:
1b) Le diverse iniziative che i vari gruppi pensano e propongono alla comunità parrocchiale devono essere sostenute e portate avanti da tutti. Tutti si devono impegnare per la loro riuscita e tutti devono darsi da fare perché la gente sia coinvolta.
2) Circa il cammino che la nostra parrocchia è chiamata a fare per essere una Chiesa di tutti
Sono stati messi in evidenza i seguenti punti:
a) Tenere sempre alto l’annuncio della Parola di Dio: la Chiesa nasce e cresce dall’annuncio e dall’accoglienza della Parola di Dio. La Parola deve diventare il punto di riferimento della vita e delle scelte della parrocchia.
b) Ricercare sempre il dialogo e il confronto all’interno della comunità parrocchiale, soprattutto tra i diversi gruppi per arrivare a valori condivisi.
c) Dare priorità ai momenti formativi per tutti, soprattutto per quelli che si impegnano in parrocchia ( catechesi, scuola della Parola …).
d) Coltivare nella comunità parrocchiale relazioni fraterne con tutti; cercare di costruire una Chiesa delle relazioni dove nessuno si senta sconosciuto, ma tutti si sentano accolti.
2. Per continuare, qualche indicazione sulla missione oggi della parrocchia
1) Le tre caratteristiche della missione della Parrocchia.
1º. Annunciare la gioia del Vangelo, narrare la storia di Gesù, cioè proclamare l’azione di Dio in Cristo per la salvezza di ogni uomo.
L’uomo è fatto per accogliere la Parola, l’uomo è capace di accogliere la Parola … Non esiste nessuna persona che sia per natura del tutto impenetrabile alla Parola.
2º. Promuovere la reciprocità (l’incontro) tra Dio e l’uomo attraverso l’Eucaristia e i Sacramenti.
La celebrazione dell’Eucaristia è il culmine della vita della Chiesa.
3º. Testimoniare la carità, l’amore fraterno reciproco nella comunità e l’azione caritativa della comunità intorno a sé, verso tutti.
2) I punti nodali della pastorale parrocchiale.
1º. Il primato della Parola di Dio
Essere cristiano vuol dire aver riconosciuto il primato e la principalità della Parola di Dio, cioè riconoscere che essa è attiva fin dalle origini del mondo e che ci raggiunge e ci interpreta in ogni momento della nostra vicenda umana.
Il vero protagonista dell’azione pastorale della parrocchia è la Parola di Dio.
Tutta la storia del cammino pastorale di una comunità è la storia non tanto della sue realizzazioni esteriori, delle sue iniziative, ma quella della semina abbondante e ripetuta della Parola e della cura affinchè questa Parola trovi le condizioni per essere accolta.
Di qui lo sforzo e l’impegno per la scuola della Parola e per una catechesi, il più possibile sistematica rivolta a tutti.
2º. La centralità dell’Eucaristia
L’Eucaristia è il culmine della vita della Chiesa, la sintesi di tutta la sua vitalità.
L’Eucaristia è il centro della comunità cristiana e della sua missione.
L’Eucaristia è un centro dinamico: ci accoglie dalle dissite regioni della nostra lontananza spirituale, ci unisce a Gesù e ai fratelli e ci sospinge con Gesù e con i fratelli verso il Padre.
La celebrazione dell’Eucaristia va curata in tutti i particolari in modo che la gente possa viverla con gioia. La celebrazione dell’Eucaristia dà un volto alla comunità parrocchiale.
3º. L’urgenza della carità
Frutto dell’Eucaristia e termine operativo dell’azione della Chiesa è la missione e la carità.
È la carità che rende la Chiesa come una grande rete che raccoglie ogni sorta di pesci (Mt. 13,47-50)
o come una grande albero presso cui nidificano a loro vantaggio molte specie di uccelli (Mt. 13,31-32).
Prima di essere un’opera o una iniziativa, la carità è un clima spirituale, un complesso di atteggiamenti, un’unità misericordiosa di intenti dentro la comunità.
Attraverso la carità la gente si scuote, vede la sofferenza di altri ed impara ad aprire il cuore a capire che la vita vale soprattutto per i valori di dedizione.
3) La cura per un cristianesimo fatto di convinzione interiore
È il cuore il luogo delle decisioni profonde, veramente umane.
La Parola deve mettere radici nel “cuore”, cioè nell’intimo della persona.
Il vero cammino cristiano è un cammino di interiorità e di convinzioni, non solo di gesti e di abitudini.
Senza libera convinzione interiore non c’è cristianesimo. (Martini).
La nostra pastorale è chiamata, oggi, ad aiutare il passaggio culturale da una pratica tradizionale a una fede coraggiosa e missionaria; dobbiamo coltivare un cristianesimo fatto anzitutto di scelta, di convinzione, di profondità interiore.
Oggi occorre aiutare la gente a vivere un cristianesimo che, partendo dalle convinzioni interiori, si esprime in gesti esteriori, e, viceversa, a partire dai gesti esteriori, dalle tradizioni, dalle consuetudini, riverbera interiormente il significato.
4) Concretamente il lavoro da fare
1º. Innanzitutto riflettere e confrontarci su questi punti:
2º. Coinvolgere le diverse commissioni pastorali della parrocchia affidando loro il compito
5) Qualche proposta per un possibile cammino quaresimale
Un cordiale saluto
Don Enrico, Mariadele, Fabrizio