Come fare insieme il Progetto Pastorale della parrocchia? - incontro 21 gen. 2016

Giovedì 21 gennaio 2016 ore 21.00 in oratorio 6° incontro del Consiglio Pastorale e degli operatori pastorali della parrocchia

COME FARE INSIEME
IL PROGETTO PASTORALE DELLA PARROCCHIA?

Introduzione

Siamo chiamati a fare insieme il progetto pastorale della nostra parrocchia.
L’obiettivo che vogliamo raggiungere è quello di fare della nostra parrocchia una Chiesa in uscita sul territorio, una Chiesa accogliente, sempre “aperta”, attenta alla vita quotidiana della gente, che coltiva l’arte dell’incontro con tutti e crede che, in una società frammentata, dalle relazioni deboli, fiacche, prevalentemente funzionali, spesso conflittuali, sia possibile costruire relazioni fraterne, gratuite,
sincere fondate sul Vangelo per annunciare a tutti la buona notizia del Vangelo.
Abbiamo visto insieme lo strumento di lavoro che ci fa da punto di riferimento “PASSI INCONTRO A GESU’”
Abbiamo anche detto che il metodo che vogliamo seguire nello stendere il progetto è quello del camminare insieme, cioè il metodo sinodale.
Abbiamo anche ricordato  che la nostra parrocchia non deve avere paura di mettersi in gioco per accogliere l’invito che giunge da più parti a una conversione vera al “pensiero di Cristo” , come ci dice il nostro Arcivescovo, e alla sua sequela.
Ora si tratta di metterci al lavoro e cercare di fare insieme il progetto pastorale.
Nel fare il progetto pastorale della nostra parrocchia possiamo partire da tre sguardi: il primo è sul volto della Chiesa di Gesù, il secondo sul volto di Chiesa della nostra comunità parrocchiale;  il terzo sul volto di Chiesa che vogliamo dare alla nostra comunità parrocchiale, oggi.

1. Il volto della Chiesa di Gesù.

Tentiamo di descrivere il volto della Chiesa di Gesù attraverso cinque parole che possono farci da guida nello stendere il progetto.  Non è una descrizione esaustiva, ma può essere efficace e utile.

1). La prima parola è “SEQUELA”, o anche “compagnia”, “la compagnia di Gesù”
            Possiamo leggere Marco 1,16-20: 16Passando lungo il mare di Galilea, Gesù vide Simone e Andrea, fratello di Simone, mentre gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. 17Gesù disse loro: «Venite dietro a me, vi farò diventare pescatori di uomini». 18E subito lasciarono le reti e lo seguirono. 19Andando un poco oltre, vide Giacomo, figlio di Zebedeo, e Giovanni suo fratello, mentre anch’essi nella barca riparavano le reti. 20E subito li chiamò. Ed essi lasciarono il loro padre Zebedeo nella barca con i garzoni e andarono dietro a lui.
È un episodio di chiamata; è una chiamata totalmente gratuita.
E’ Gesù che chiama a seguirlo;
Si forma un gruppo, si forma una “compagnia”.
I quattro chiamati incominciano da quel momento a vivere insieme, a camminare insieme.
Questa compagnia nasce unicamente perché ciascuno vuole seguire Gesù.
Allora prima siamo cristiani e poi fratelli: è perché diciamo di sì alla chiamata di Gesù e ci mettiamo alla sua “sequela” che siamo insieme, diventiamo una comunità.
Se si spegnesse la passione di conoscere e di seguire Gesù, il gruppo, la “compagnia” si dividerebbe, la comunità cristiana finirebbe.
La comunità cristiana nasce e vive dal rispondere alla chiamata di Gesù, dall’ascolto della sua Parola, non da altre cose….
Allora se vogliamo che la parrocchia come comunità cristiana esista non dobbiamo mai smettere di riascoltare la chiamata di Gesù e metterci alla sua sequela. Non è su altre cose che vive la comunità cristiana

2) La seconda parola è “STRADA”
            Questo gruppo, questa “compagnia”  cammina sulla strada, non sta rinchiusa nelle case, non sta chiusa nel tempio o nella proprie strutture.
Cammina sulla strada perché vuole stare davanti alla gente.
Ci sono i momenti dell’intimità, della solitudine, della preghiera… ( anche Gesù trova il tempo di salire sul monte per mettersi in comunicazione con Dio Mc.1,35).Ma questi momenti non sono fine a se stessi, ma sono in funzione dell’essere davanti alla gente, a tutta la gente, la gente qualsiasi.
È gente non sempre esaltante.
È una folla di zoppi, ciechi, indemoniati, peccatori….
È la folla che Gesù raduna, di fronte alla quale noi dobbiamo presentare il suo volto.
La Chiesa non può accontentarsi di pregare, di fare i riti, di andare in chiesa ….
La Chiesa è in cammino verso la Croce, meglio verso la comprensione della croce.
E’ un cammino per diventare liberi.
Si cammina con Gesù sulla strada per capire che la libertà sta nel donarsi, non nel conservarsi, sta nell’appartenere totalmente a Gesù e non appartenere a troppe cose.
È un cammino che domanda la semplificazione dei nostri desideri.
Il grande desiderio della Chiesa è racchiuso nel “Padre nostro” è “la domanda del Regno”.
Il Regno è il Vangelo di Gesù: che venga il Vangelo, che sia annunciato a tutti.
Questo è il grande desiderio che deve appassionare la comunità cristiana sulla strada

3) La terza parola è “ULTIMA CENA”.
            È il momento in cui la Chiesa si raccoglie tutta insieme.
È il momento in cui si festeggia la fraternità della comunità cristiana, perché, come dice il Salmo 133 è bello ritrovarsi insieme come fratelli,  ma si festeggia anche  il mondo nuovo, quello che deve venire,
quando ci sarà la grande cena con tutti i figli di Dio che verranno da tutte le parti.
Questa è la speranza che festeggiamo.
E Gesù è fra noi, seduto alla nostra stessa mensa.
Ma ciò che sorprende è che alla cena eucaristica si fa presente un Dio che si è donato a noi, che ha vissuto secondo la logica dell’amore, che ha amato soprattutto il piccolo, il povero, lo sbandato, lo straniero,
il peccatore.
Il “pane spezzato” mostra il vero volto di Dio,  dice la logica della sua esistenza: Lui vive “per”.
È con questo Dio che la comunità fa comunione nella cena eucaristica.
È questo Dio che la comunità cristiana si impegna a rendere presente con la sua testimonianza.
La comunità cristiana non è una comunità di “campioni”, di “bravi”, di coloro che si pensano giusti,  che arrivano un quarto d’ora prima al traguardo della gloria di Dio, ma una comunità capace di arrivare un quarto d’ora dopo, ma insieme a tutti.
Alla cena eucaristica si ritrova non tanto il singolo che fa le sue preghiere, ma una comunità.
E la comunità che nasce dalla cena eucaristica e si ritrova alla cena eucaristica è una comunità dove si accoglie il piccolo, il peccatore, lo straniero, il povero …

4) La quarta parola è “NEL MONDO”, cioè la missione.
            La prima preoccupazione di Gesù risorto è quella di andare a raccogliere i suoi che si erano dispersi.
Gesù non aveva altro gruppo, (era la sua “compagnia”) dice loro: “Sarete miei testimoni fino alla fine del mondo” (Mt. 28,20).  Negli Atti degli Apostoli leggiamo che Pietro in casa di Cornelio capisce che “Dio non fa preferenze di persone”  (At. 10,34)
Una comunità, non importa se piccola, non importa se ha tanti difetti, l’importante che abbia imparato a non fare differenze, a preoccuparsi di tutti, a non dimenticare nessuno, ad avere a cuore tutto il mondo.
Un uomo in Europa è importante come un uomo in Africa; il ricco è importante come il povero; il piccolo conta come il grande. Nella comunità non ci devono essere privilegi o privilegiati..
La missione non è solo questo sguardo universale, ma è anche testimonianza.
Essere suoi testimoni può dare fastidio come Lui ha dato fastidio.
La cosa che più infastidisce è la gratuità.
Il mondo non si riconosce nella gratuità.
L’amore gratuito sconcerta e infastidisce, è sorgente di libertà.
Il mondo si riconosce nella sopraffazione, nell’approfittare, tuttalpiù in una giustizia alla pari.
Gesù è stato crocifisso, perché ha parlato di un Dio totalmente gratuito: un Dio che dà agli ultimi operai, quelli dell’ultima ora, la stessa paga dei primi.
Se la comunità cristiana è diversa dal mondo è perché vive dell’amore gratuito.

5) La quinta parola è “CROCIFISSO”
            “Quando sarà innalzato da terra, attirerò tutti a me” ( Gv. 12,32)
In questa affermazione c’è dentro la croce, la risurrezione, la missione, la comunità che si fa non perché le persone si mettono insieme fra di loro, ma perché le persone più svariate, più disperse, …. ciascuno di loro  vede il crocifisso e vuole raggiungerlo.
Il Cristo innalzato è crocifisso e vittorioso insieme.
Se il Cristo attira tutti a sé sulla Croce è perché questa croce è alta.
La Chiesa è la comunità di coloro che tengono alto il Crocifisso.
Tenere alto il Crocifisso per la comunità cristiana vuol dire cogliere un duplice capovolgimento:

  • Il primo è che se si guarda la croce si scopre che anziché essere noi chiamati a morire per Dio, è Dio che muore per noi. Questo è un Dio capovolto.
  • Il secondo è che se si guarda la croce, l’amore che sembra sconfitto, in realtà è l’unica cosa che risorge, che vince la morte,

Forte di questo duplice capovolgimento la Chiesa lo annuncia al mondo.
Nella Chiesa non bisogna fare troppe cose, il primo e più importante compito è innalzare il Croci fisso con le parole e con la vita.

Una conclusione
           Concludiamo con un gesto di Gesù e una parola di Gesù:
1). Il gesto di Gesù è la lavanda dei piedi ( Gv. 13,1ss): è un Gesù che non si fa lavare i piedi, ma si alza da tavola, si  mette il grembiule, prende il catino e lava i piedi. È l’immagine della Chiesa.
La Chiesa è il luogo dove ci si lava i piedi gli uni gli altri
2) La parola di Gesù è il suo comandamento: “amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi” ( Gv. 13,34)
C’è una solidarietà, una fraternità, una compagnia nella Chiesa.
Chi la garantisce è il “come io ho amato voi”
Nel senso che noi riusciamo a volerci bene fra di noi perché Lui ama noi, ma anche nel senso della gratuità, perché il “come io ho amati voi” c’è la croce, amore che si dona gratuitamente.
Questa è la Chiesa, questa è la comunità cristiana

2. Il volto di Chiesa della nostra comunità parrocchiale

           Puntiamo la nostra  attenzione sulla  nostra Chiesa, sulla nostra comunità parrocchiale.
Tentiamo di descrivere, alla luce del volto della Chiesa di Gesù, il volto della nostra comunità parrocchiale.
Guardiamo la storia della comunità. Possiamo farci aiutare da alcune domande.
Sono domande solo indicative, se ne possono trovare altre.

  • Se cerchiamo di guardare la storia del nostro territorio, quale volto di comunità cristiana emerge?
  • Come la comunità cristiana ha segnato la storia di questo territorio?
  • Quale Gesù, quale Vangelo, quale volto di Dio ha fatto incontrare?
  • A quale stile di vita cristiana ha educato?
  • Come le cinque parole: sequela, strada, ultima cena, nel mondo, crocifisso sono risuonate nella storia della nostra comunità?
  • Come queste cinque parole possono e devono risuonare oggi, perché su questo nostro territorio prenda sempre più forma la Chiesa di Gesù desiderosa di incontrare tutti per annunciare la gioia del Vangelo a tutti?
  • Quali sono, secondo noi le cose positive da mantenere e quelle da correggere o da cambiare?
  • Concretamente da dove possiamo partire per stendere il progetto pastorale della nostra parrocchia?

3. Il volto di Chiesa che vogliamo dare alla nostra comunità parrocchiale, oggi.

            In questa terza parte dobbiamo cercare di stendere concretamente il progetto pastorale.
Il materiale dello strumento di lavoro “Passi incontro a Gesù” ci può aiutare molto.
Il progetto pastorale deve indicare i tratti fondamentali del volto di Chiesa che vogliamo dare alla nostra comunità. Sono quei tratti che non possono mancare e che qui elenco in modo molto sintetico.

1).Il primo tratto è “uscire”. “voi uscite per le strade e andate ai crocicchi: tutti quelli che troverete, chiamateli, nessuno escluso “ ( Mt. 22,9); soprattutto accompagnate chi è rimasto ai bordi della strada, “zoppi, storpi, ciechi, sordi” (Mt. 15,30) Non costruite mai muri. Occorre trovare l’audacia di percorre le strade di tutti. La Messa della domenica deve essere vissuta come luogo formativo dell’uscire, del prendersi cura, dell’accompagnare, del farsi dono …

2) Il secondo tratto è annunciare: annunciare è possedere la gioia del Vangelo. La Chiesa non cresce per proselitismo, ma per attrazione ( Benedetto XVI). Annunciare la gioia, non la paura. Annunciare significa mettere al centro il Vangelo, dare il primato alla Parola.

3) Il terzo tratto è abitare: Non si abitano solo i luoghi: si abitano soprattutto  le relazioni.
Per la comunità cristiana abitare è anzitutto “farsi abitare da Cristo”, perché solo a partire da qui può essere fatto spazio all’altro, può essere ascoltato, accolto.. La comunità cristiana deve imparare ad abitare, a fare spazio all’altro in umiltà

4) il quarto tratto è educare: anche se faticoso, educare è sempre un compito bello e appassionante per la comunità cristiana. La via relazionale, il mettersi in gioco, il coinvolgersi costituisce il cuore di ogni educazione. La relazione è lo spazio in cui diventa possibile l’incontro, l’apertura all’altro ….

5) Il quinto tratto è trasfigurare: è il Signore che trasfigura. La comunità cristiana deve lasciarsi trasfigurare, cioè non deve ostacolare l’opera di Dio, ma saperla riconoscere e aderirvi.
Trasfigurare è far emergere la bellezza che c’è, che il Signore non si stanca mai di suscitare.
È necessario trasformare in vita i gesti della liturgia, perché l’essenziale della liturgia sta fuori della liturgia.
È necessario fare della domenica il giorno del Signore, il giorno della comunità, il giorno della fraternità e della carità. La domenica deve avere al centro l’Eucaristia.